Quando, circa tredici anni fa, sulle pagine di The Obsidian Mirror comparvero i primi articoli dedicati agli Yellow Mythos, la mia intenzione era piuttosto semplice: seguire alcune tracce lasciate da Robert W. Chambers e dai suoi predecessori per comprendere come un'opera apparentemente marginale della narrativa fin de siècle fosse riuscita a esercitare un'influenza così persistente sull'immaginario weird.
Con il passare del tempo, tuttavia, quella che sembrava una ricognizione letteraria si è trasformata in qualcosa di diverso. Ogni tentativo di chiarire un elemento del mito conduceva infatti a nuove connessioni, a nuove fonti e, soprattutto, a nuove domande: Carcosa, il Lago di Hali, il Segno Giallo e il dramma proibito evocato da Chambers si sono rivelati non solo i frammenti di una costruzione coerente, ma anche e soprattutto i punti di accesso a una rete di influenze e stratificazioni culturali estesa ben oltre le poche pagine pubblicate in quel lontano 1895. Nel corso degli anni il percorso si è arricchito di opere riscoperte, studi specialistici e contributi provenienti da una comunità internazionale di studiosi e appassionati. Eppure, proprio l'abbondanza del materiale emerso ha reso ancora più evidente una caratteristica fondamentale degli Yellow Mythos: la loro apparente incapacità di cristallizzarsi in una forma definitiva. Forse è proprio per questo che vale la pena tornare ancora una volta sulle rive del Lago di Hali. Non per cercare oggi la soluzione di un enigma destinato probabilmente a rimanere aperto, ma per osservare come il mito si sia trasformato nel tempo e quali prospettive siano emerse lungo il cammino.
Se oggi ci volgiamo a guardare il percorso compiuto fin qui, colpisce soprattutto un aspetto: ogni tentativo di individuare un'origine univoca del mito sembra allontanarsi dal suo presunto centro. Le ricerche dedicate alle fonti del Re in Giallo, ai rapporti tra Chambers e il Decadentismo europeo, alle suggestioni provenienti da Oscar Wilde e alle molte derivazioni successive mostrano infatti una realtà complessa e diffusa. Più ci si avvicina al cuore del mito, più questo tende a dissolversi; al contrario, sono spesso gli autori dimenticati, le opere marginali e i documenti apparentemente secondari a rivelarsi le piste più fertili. È ciò che accade quando si torna a esaminare figure come il Riparatore di reputazioni o si seguono le tracce lasciate da scrittori e artisti appartenenti al medesimo clima culturale.
In questi casi gli Yellow Mythos appaiono non tanto come una mitologia definita, quanto come una peculiare sensibilità: una particolare modalità di osservare il mondo che emerge quando le certezze della modernità iniziano a incrinarsi e la realtà sembra lasciar intravedere qualcosa appena oltre il confine della percezione ordinaria. Anche per questo, nel corso degli anni, la ricerca si è progressivamente spostata dai grandi simboli alle connessioni nascoste.
Carcosa, il Segno Giallo, il Lago di Hali e la Maschera Pallida rimangono punti di riferimento essenziali, ma altrettanto importanti si sono rivelati i percorsi laterali, le influenze minori e quei frammenti dispersi che testimoniano la continua evoluzione del mito oltre i confini dell'opera originaria.
Riprendere oggi questa serie non significa quindi semplicemente aggiungere nuovi articoli a quelli già pubblicati; significa piuttosto rileggere un percorso iniziato anni fa alla luce di fonti, studi e prospettive che allora non erano ancora disponibili. Rileggere quei testi non implica stabilire quali conclusioni fossero corrette e quali errate: significa comprendere come la ricerca sia cambiata nel tempo e come nuove informazioni possano modificare il significato di domande formulate anni prima. Dopotutto, ogni studio sul Re in Giallo è inevitabilmente anche uno studio sui suoi interpreti, e ciò che vediamo in Carcosa dipende spesso dal punto da cui la osserviamo.
Gli articoli che seguiranno nasceranno dunque da questo duplice intento: esplorare materiali e prospettive nuove, ma anche tornare sui sentieri già percorsi per verificare se conducano davvero nel luogo che credevamo di aver raggiunto, perché, nelle regioni più incerte dell'immaginazione weird, non è raro che una strada percorsa molte volte riveli improvvisamente dettagli rimasti invisibili a ogni passaggio precedente. Forse la nuova fase di questa ricerca non comincia davanti a una porta ancora chiusa, ma davanti a una porta che credevamo di avere già aperto. E forse il modo migliore per riprendere il cammino consiste proprio nel tornare indietro di qualche passo, rileggere le vecchie mappe e domandarsi se il paesaggio che descrivevano fosse davvero quello che avevamo sotto gli occhi.

Sono tornato anche oggi. Per leggere il post ma anche perché la nuova veste grafica del blog stile newspaper è molto accogliente. Direi la migliore in circolazione.
RispondiEliminaNon so se sia davvero la migliore in circolazione, ma a me piace e tanto mi basta ^_^
EliminaSempre interessante questa sensazione impalpabile, misteriosa, inafferrabile dei "miti" legati a Carcosa e dintorni.
RispondiEliminaEra troppo tempo che questo progetto stava prendendo polvere. Spero solo di non finire per incagliarmi di nuovo...
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