mercoledì 26 agosto 2026

Appunti per un ritorno a Carcosa

Quando, circa tredici anni fa, sulle pagine di The Obsidian Mirror comparvero i primi articoli dedicati agli Yellow Mythos, la mia intenzione era piuttosto semplice: seguire alcune tracce lasciate da Robert W. Chambers e dai suoi predecessori per comprendere come un'opera apparentemente marginale della narrativa fin de siècle fosse riuscita a esercitare un'influenza così persistente sull'immaginario weird. 
Con il passare del tempo, tuttavia, quella che sembrava una ricognizione letteraria si è trasformata in qualcosa di diverso. Ogni tentativo di chiarire un elemento del mito conduceva infatti a nuove connessioni, a nuove fonti e, soprattutto, a nuove domande: Carcosa, il Lago di Hali, il Segno Giallo e il dramma proibito evocato da Chambers si sono rivelati non solo i frammenti di una costruzione coerente, ma anche e soprattutto i punti di accesso a una rete di influenze e stratificazioni culturali estesa ben oltre le poche pagine pubblicate in quel lontano 1895. Nel corso degli anni il percorso si è arricchito di opere riscoperte, studi specialistici e contributi provenienti da una comunità internazionale di studiosi e appassionati. Eppure, proprio l'abbondanza del materiale emerso ha reso ancora più evidente una caratteristica fondamentale degli Yellow Mythos: la loro apparente incapacità di cristallizzarsi in una forma definitiva. Forse è proprio per questo che vale la pena tornare ancora una volta sulle rive del Lago di Hali. Non per cercare oggi la soluzione di un enigma destinato probabilmente a rimanere aperto, ma per osservare come il mito si sia trasformato nel tempo e quali prospettive siano emerse lungo il cammino. 
Se oggi ci volgiamo a guardare il percorso compiuto fin qui, colpisce soprattutto un aspetto: ogni tentativo di individuare un'origine univoca del mito sembra allontanarsi dal suo presunto centro. Le ricerche dedicate alle fonti del Re in Giallo, ai rapporti tra Chambers e il Decadentismo europeo, alle suggestioni provenienti da Oscar Wilde e alle molte derivazioni successive mostrano infatti una realtà complessa e diffusa. Più ci si avvicina al cuore del mito, più questo tende a dissolversi; al contrario, sono spesso gli autori dimenticati, le opere marginali e i documenti apparentemente secondari a rivelarsi le piste più fertili. È ciò che accade quando si torna a esaminare figure come il Riparatore di reputazioni o si seguono le tracce lasciate da scrittori e artisti appartenenti al medesimo clima culturale. 
In questi casi gli Yellow Mythos appaiono non tanto come una mitologia definita, quanto come una peculiare sensibilità: una particolare modalità di osservare il mondo che emerge quando le certezze della modernità iniziano a incrinarsi e la realtà sembra lasciar intravedere qualcosa appena oltre il confine della percezione ordinaria. Anche per questo, nel corso degli anni, la ricerca si è progressivamente spostata dai grandi simboli alle connessioni nascoste. 
Carcosa, il Segno Giallo, il Lago di Hali e la Maschera Pallida rimangono punti di riferimento essenziali, ma altrettanto importanti si sono rivelati i percorsi laterali, le influenze minori e quei frammenti dispersi che testimoniano la continua evoluzione del mito oltre i confini dell'opera originaria. 
Riprendere oggi questa serie non significa quindi semplicemente aggiungere nuovi articoli a quelli già pubblicati; significa piuttosto rileggere un percorso iniziato anni fa alla luce di fonti, studi e prospettive che allora non erano ancora disponibili. Rileggere quei testi non implica stabilire quali conclusioni fossero corrette e quali errate: significa comprendere come la ricerca sia cambiata nel tempo e come nuove informazioni possano modificare il significato di domande formulate anni prima. Dopotutto, ogni studio sul Re in Giallo è inevitabilmente anche uno studio sui suoi interpreti, e ciò che vediamo in Carcosa dipende spesso dal punto da cui la osserviamo.
Gli articoli che seguiranno nasceranno dunque da questo duplice intento: esplorare materiali e prospettive nuove, ma anche tornare sui sentieri già percorsi per verificare se conducano davvero nel luogo che credevamo di aver raggiunto, perché, nelle regioni più incerte dell'immaginazione weird, non è raro che una strada percorsa molte volte riveli improvvisamente dettagli rimasti invisibili a ogni passaggio precedente. Forse la nuova fase di questa ricerca non comincia davanti a una porta ancora chiusa, ma davanti a una porta che credevamo di avere già aperto. E forse il modo migliore per riprendere il cammino consiste proprio nel tornare indietro di qualche passo, rileggere le vecchie mappe e domandarsi se il paesaggio che descrivevano fosse davvero quello che avevamo sotto gli occhi. 

4 commenti:

  1. Sono tornato anche oggi. Per leggere il post ma anche perché la nuova veste grafica del blog stile newspaper è molto accogliente. Direi la migliore in circolazione.

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    1. Non so se sia davvero la migliore in circolazione, ma a me piace e tanto mi basta ^_^

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  2. Sempre interessante questa sensazione impalpabile, misteriosa, inafferrabile dei "miti" legati a Carcosa e dintorni.

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    1. Era troppo tempo che questo progetto stava prendendo polvere. Spero solo di non finire per incagliarmi di nuovo...

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