L’uomo aveva deciso di trascorrere quel tardo mattino di inizio giugno ai giardini pubblici, come era ormai sua abitudine consolidata da quando aveva deciso di condividere la sua vita con quel cucciolo. Era una splendida giornata e mai avrebbe potuto immaginare che, prima del calar della sera, dense nubi si sarebbero addensate sulla sua esistenza, scaraventando lui e il suo nome sulle prime pagine di tutti i giornali con un’accusa tra le più infamanti. Cinquantaquattro anni, ex calciatore dilettante, ora professore in fisica, Leonard Sydney Dawe era un uomo schivo e timido, con un ristretto giro di pochi amici di lunga data che ormai da tempo non riusciva a frequentare più una o due volte l’anno. Conduceva una vita tranquilla, concedendosi nulla di più di qualche birra al pub, una volta alla settimana, dove amava trascorrere qualche ora a discutere di football con altri occasionali avventori, per poi ritirarsi nella sua abitazione al centro del piccolo paese di Leatherhead, nel Sussex.
Il professor Dawe solo all’apparenza era una persona qualunque. Nessuno dei suoi concittadini poteva immaginare che fosse proprio lui quel Leonard Sydney Dawe che tutti i giorni faceva impazzire i lettori del Daily Telegraph: milioni di persone ogni giorno tentavano inutilmente di risolvere i suoi complicatissimi cruciverba, i più complicati che mai s’erano visti prima, quei cruciverba che Leonard Sydney Dawe inventava ogni sera, nella penombra del suo salotto, e che gli permisero di ascrivere il suo nome nell’olimpo dei più geniali enigmisti di tutti i tempi.

