Come ho già scritto la volta scorsa, scrivere cento post su un unico argomento non è affatto facile. Occorre organizzare tutto con coerenza, evitando di cadere nella trappola dell’entusiasmo che, per quanto sia un ottimo lubrificante per questo mio motore, potrebbe essere alla lunga la causa di un fallimento (termine, quest’ultimo, che è presente nel mio vocabolario). Mentre scrivo mi rendo conto che servirebbero non uno, ma dieci o venti post di introduzione per poter gettare delle fondamenta stabili. Mettersi a raccontare storie di fantasmi, così come preannunciato all’inizio di questo speciale, è rischioso, e questo “edificio” avrebbe bisogno di basi solide su cui essere costruito e, sul versante tempo, di poter (r)esistere alla sua inevitabilmente mostruosa durata. Il calendario editoriale di questo blog (*), nonché la sua tradizione, prevede però che il mese di aprile sia interamente dedicato a uno speciale cinematografico e ciò complica un pelino le cose. Non resta quindi che approfittare delle circostanze e volgerle a nostro vantaggio, per cui quest’anno il tanto atteso evento primaverile si trasformerà in un acrobatico “speciale nello speciale”. Di cosa si tratta? Non posso ancora rivelarlo ma, sebbene vagamente, ne accennerò in fondo a questo post.
Ricominciamo oggi il discorso dal punto in cui lo avevamo interrotto qualche settimana fa, vale a dire da un punto ancora molto lontano dalla nostra destinazione finale.
sabato 26 marzo 2016
lunedì 21 marzo 2016
Orizzonti del reale (Pt.6)
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Timothy Leary
LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI
Il primo impatto di Timothy Leary con l’LSD, avvenuto all’inizio di dicembre 1961, viene narrato nel capitolo 12 de “Il Gran Sacerdote”. Sembra incredibile, ma fino ad allora Leary aveva assunto solo i funghi e la psilocibina ed era restio a provare una sostanza molto più potente; funghi e peyote venivano utilizzati da milenni ma l’LSD era ancora in gran parte, per così dire, un’incognita. Forse era destino che compisse quel passo prima o poi, ma fu la convivenza con un certo Michael Hollingshead a creare le circostanze adatte perché il suo primo trip di LSD potesse avvenire.
Alla fine di ottobre Leary era stato contattato da Hollingshead, un inglese, che diceva di aver lavorato con un professore di Oxford, di aver provato l’LSD a New York e di averne ottenuta una certa quantità tramite un amico dottore per degli esperimenti. Un conoscente glielo descrisse come un individuo inaffidabile, sempre impegnato a spillar soldi al prossimo, ma nonostante questo Leary decise di ospitarlo per qualche tempo nella sua casa di Boston mentre cercava lavoro, o almeno così diceva, poiché in quel momento era disoccupato. In seguito, in effetti, Hollingshead ebbe qualche problema con la Fondazione di Parapsicologia con la quale aveva collaborato per qualche tempo, e nel 1967 fu incarcerato in Inghilterra, ma finché si frequentarono Leary ammise di aver provato di fronte a lui una certa soggezione. Dopotutto era stato Hollingshead ad “accenderlo” e, benché le sue motivazioni potessero non essere delle più altruistiche, egli prese segretamente a considerarlo come il messaggero di qualche divinità.
mercoledì 16 marzo 2016
A proposito di incubi...
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Sergio Duma
| Sergio L. Duma, autore de "I libri degli incubi" |
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