Nell’Ottocento grandi schiere di viaggiatori hanno pubblicato i resoconti dei loro viaggi in terre esotiche ed erano tutti testi apprezzati perché, in epoca pre-televisiva, era l’unico modo per conoscere terre lontane: il testo che Notovitch fa pubblicare nel 1894 è esattamente un diario di viaggio, pieno di lunghe descrizioni e minuziosi particolari... finché ad un certo punto aggiunge, quasi di sfuggita, di aver trovato un testo incredibile e lo pubblica come se fosse un’appendice al suo memoriale. Ma allora perché non spendere qualche parola anche sui dieci anni di viaggi precedenti? Perché di tanti mirabolanti percorsi in territori spesso selvaggi il nostro eroe non ha fatto mai la pur vaga menzione? Io credo che Notovich non sia mai stato interessato ai diari di viaggio, e il suo racconto lunghissimo ha un’unica ragione di esistere: distrarre l’attenzione del lettore da quelle incredibili (cioè da non credere) quattro righe...
Il primo segnale che qualcosa non vada è talmente evidente che stupisce non sia lo stesso Notovitch a rilevarlo. Durante la sua prima visita ad Hemis il lama gli parla di rotoli (rouleaux), ma poi mentre il viaggiatore è a letto con la gamba rotta il lama gli si presenta con due grossi libri rilegati (deux gros livres cartonnés) e specifica che sono fatti di carta (étaient en papier): come mai il viaggiatore non nota questa differenza fondamentale? Come mai non fa caso al fatto che i libri rilegati sono enormemente più recenti rispetto ai rotoli? A voler ritenere Notovitch onesto bisogna allora pensare che il lama, scocciato dal viaggiatore importuno, gli abbia rifilato una bella fregatura promettendogli rotoli antichi ma leggendogli poi un qualche recente libro locale...

