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lunedì 26 ottobre 2026

La donna dagli occhi oleosi

“La donna con gli occhi oleosi” di Dick Donovan è uno di quei racconti che difficilmente si incontrano nelle consuete storie incentrate sui vampiri, nello specifico nei racconti sui vampiri di genere femminile, categoria della quale la nostra “Oily Eyes” fa parte. Pubblicato nel 1899 dall’editore Chatto & Windus, compare quando ormai tutte le proto-vampire letterarie come Carmilla (1872) di Sheridan Le Fanu e le più sfuggenti “varianti psichiche” Ligeia (1838) e Morella (1835) di Edgar Allan Poe avevano già portato sulla pagina donne capaci, in modi diversi, di oltrepassare i limiti della morte e di esercitare un’influenza inquietante sui vivi. La vampira letteraria, dunque, non è affatto una novità; tuttavia, la figura di Annette, la protagonista, possiede alcune caratteristiche abbastanza singolari da meritare una rilettura. 
La recente edizione italiana curata da Dagon Press permette di farlo senza dover andare a cercare il testo nelle vecchie raccolte inglesi. La donna dagli occhi oleosi, uscita infatti all’inizio di quest’anno, riunisce le due novelle apparse nell’antologia “Tales of Terror”: il racconto originale e il successivo "La storia di Annette". La scelta di pubblicarle insieme permette di seguire meglio la protagonista, perché il secondo testo torna sulla sua vicenda e ne amplia il passato. 
Il volume comprende anche l'introduzione "I misteri di Dick Donovan", dedicata alla vita e all'opera di James Edward Preston Muddock, lo scrittore che firmava con lo pseudonimo Dick Donovan. 

Ma cominciamo dal titolo: l'espressione “occhi oleosi” restituisce subito qualcosa di sgradevole, decisamente “fisico”. Donovan avrebbe potuto insistere sul sangue, sulla morte o sulla seduzione, tutti elementi già familiari al lettore dell'epoca, ma preferisce concentrarsi sul particolare degli occhi, il che rende la sua Annette piuttosto originale. Quando la incontriamo, però, il racconto non offre subito una spiegazione: ci mette davanti alle conseguenze della sua presenza. Il dottor Peter Haslar si trova a occuparsi dell'amico Jack Redcar, il cui stato fisico e mentale peggiora dopo l'incontro con Annette. 
Haslar cerca di capire che cosa stia succedendo e, seguendo gli indizi, finisce per sospettare che dietro quella donna si nasconda qualcosa di più inquietante di una semplice seduttrice. La storia procede attraverso osservazioni, racconti e tentativi di ricostruzione, mentre Annette resta sempre un passo avanti rispetto a chi cerca di comprenderla. 
In questa sede non posso davvero raccontare di più perché finirei per rovinare, a chi si trova a passare di qua, il piacere della lettura, ma posso al contrario rivelare che nel secondo racconto, che possiamo considerare una sorta di prequel ante-litteram, Donovan torna indietro e ci mostra la donna prima che diventasse la figura inquietante che abbiamo incontrato nel primo. Anche qui, però, l'autore evita di spiegare completamente il mistero. 
È proprio questo, a mio avviso, a rendere interessante l’edizione Dagon Press: i due racconti non sono semplicemente accostati, ma permettono di vedere Annette da due angolazioni diverse. Nel primo è soprattutto una presenza misteriosa che gli altri cercano di decifrare; nel secondo diventa invece una persona della quale si cerca di ricostruire il passato. Il soprannaturale rimane, ma cambia il modo in cui il lettore vi arriva: prima attraverso ciò che Annette provoca negli altri, poi attraverso la sua storia. 

Nella presentazione del volume Dagon Press insiste sul rapporto fra vampirismo, mesmerismo e folklore, e il collegamento è senz’altro interessante. Donovan prende infatti una figura ormai riconoscibile nell’immaginario gotico e la porta fuori dal castello e dalle atmosfere più tradizionali, mettendola in un contesto che doveva apparire molto più vicino al lettore del suo tempo. Letto oggi, naturalmente, The Woman with the “Oily Eyes” porta tutti i segni della narrativa popolare dell’epoca e in alcuni momenti il melodramma prende decisamente il sopravvento. Ma è proprio questo, almeno in parte, il suo fascino: è un piccolo frammento di quella narrativa ottocentesca dell’orrore che è rimasta ai margini delle genealogie più note e che vale la pena riscoprire. 
Tornando alla questione degli occhi “oleosi”, non possiamo non ammettere che l'aggettivo che li definisce, che richiama una superficie lucida, umida, quasi coperta da una pellicola, sia un'immagine che resta fortemente impressa nel lettore. Quando Annette guarda qualcuno, il suo volto trasmette prima di tutto disagio; il volto può apparire normale, il comportamento può non rivelare subito nulla, ma lo sguardo introduce da subito una stonatura, il che allontana Annette dalla tradizione della vampira seduttrice, nella quale incanto e paura sono momenti nettamente separati. Nel caso di Annette le due cose convivono fin dall'inizio, ed è proprio questo a renderla inquietante: attira l'attenzione mentre, nello stesso momento, qualcosa nel suo aspetto mette in allarme. Non è necessario che aggredisca qualcuno. Basta che l'altro continui a guardarla, che voglia starle vicino, che cerchi di capire cosa ci sia dietro quella presenza così strana. 
A poco a poco la curiosità diventa una forma di dipendenza e chi le sta intorno finisce per collaborare, quasi senza rendersene conto, alla propria rovina. La curiosità, quindi, diventa parte della trappola. Il lettore avverte subito, sin dalle prime pagine, che il rapporto fra Annette e le sue vittime non è alla pari e non lo sarà mai, a differenza di molti vampiri ottocenteschi che, prima o poi, erano destinati a incontrare qualcuno disposto a dar loro la caccia: il loro personale Van Helsing. Alla fine, forse, il motivo per cui vale la pena recuperare “La donna con gli occhi oleosi” non sta tanto nella possibilità di collocare Annette lungo una genealogia del vampiro femminile, stabilendo chi tra esse è la più “precoce”, quanto nella sua singolarità. Donovan avrebbe potuto mostrarci i denti, il sangue, la morte, e invece ci lascia gli occhi, occhi che continuano a tornare alla mente anche dopo aver chiuso il libro.

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