mercoledì 7 gennaio 2026

Traditi dalla fretta #48

Come da qualche tempo è diventa tradizione, il post di esordio del nuovo anno appartiene alla serie "Traditi dalla fretta", rubrica generalmente bimestrale (salvo mie mancanze) in cui metto ordine nella mia wish list, tra cose che ho comprato, che sto per comprare, e che probabilmente comprerò appena ne avrò modo. L'idea iniziale di questa rubrica era in realtà un filino diversa, ma non  mi dispiace che sia finita per prendere questa piega, anche perché mi sono reso conto che non c'è un modo più semplice, almeno per me, di prendere nota (e poi ricordarmene) delle letture sulle quali vorrei gettarmi il prima possibile.
Vero è anche che, come accennato nel post precedente, ho iniziato da qualche tempo a dedicarmi a letture cosiddette "classiche", andando a ripescare anche tomi di proporzioni inaudite che avevo sempre visto come ostiche e pertanto colpevolmente trascurate, me vero è anche che alternare letture di un certo tipo con altre, diciamo così, più leggere, è un buon modo per procedere spedito.
Purtroppo la Befana è ormai arrivata (e se ne pure già andata) e i miei giorni di ferie sono ormai nulla di più che un bel ricordo, portavi via definitivamente dall'epifanica strega legata ai riti pagani del raccolto (anche se alcuni si ostinano ad associarla alla più confortante ricorrenza nota come Adorazione dei Magi). Da oggi non mi resta che un paio di manciate di carbone trovate in una calza e una sequenza di brevi weekend che dovranno bastarmi fino alla prossima estate. Me ne farò una ragione. Che altro posso fare?

mercoledì 31 dicembre 2025

L'anno che è stato e quello che verrà

Scrivo nel pomeriggio dell'ultimo dell'anno, ma programmo la pubblicazione alle 23:59. Questo perché mi piace pensare che, mente io sarò prevedibilmente impegnato con la gabbietta metallica di un tappo di spumante, qualcuno in Google (ovviamente un automatismo) si occuperà di aggiornare il blog. Si, lo so che è una stronzata, ma mi diverto anche così. ^_^

mercoledì 24 dicembre 2025

Armand, o la geometria proibitiva del nuovo cinema norvegese

In questa mattina di dicembre, a poche ore dal Natale, mi ricollego dopo una lunga latitanza dal blog per una sorta di senso di colpa. Mai prima d’ora avevo lasciato la mia “creatura” così abbandonata a se stessa, quasi come se improvvisamente la creatività (ma anche la voglia di fare) avesse deciso di lasciarmi e spostarsi altrove. Decido di rientrare proprio oggi, approfittando di qualche giorno di ferie, spinto dalla voglia di scrivere qualcosa a tema cinematografico, qualcosa a proposito di un film su cui sono inciampato qualche settimana fa e il cui ricordo fatica a sbiadire. Un grande film, se non lo si fosse capito. Mi occorreva qualcosa per chiudere quell’esperienza ed è proprio il post di oggi, il cui scopo è cercare di mettere a terra questa babele di pensieri, e che mi consentirà, almeno mi auguro, di passare finalmente ad altro. Altre volte in passato mi era capitato di rimanere colpito da una visione, non tanto da ciò che attraverso di essa viene raccontato, ma dalla forza delle sue immagini. C'è stato un tempo in cui avevo anche inaugurato una piccola serie di post etichettata “Obsploitation Visions” sotto il cui cappello, vado a memoria, avevo infilato opere enigmatiche, esoteriche e iniziatiche come “The Capsule” (2012), della regista greca Athina Rachel Tsangari. e “Les Garçons sauvages” del francese Bertrand Mandico. La logica qui è molto simile, il cinema e le sue immagini, spesso fortemente simboliche, prendono il sopravvento e si lasciano alle spalle ogni forma di intrattenimento.
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