venerdì 21 settembre 2018

La verità sul caso Kenneka (Pt.4)

Monifah Shelton e Kenneka Jenkins
 LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Come sono finiti 3000 ng/ml di topiramato nel sangue di Kenneka Jenkins? Questo è un gran bel mistero e così, a sensazione (ma potrei sbagliarmi), potrebbe anche essere questa la chiave per arrivare alla verità. Essendo ormai escluso che la ragazza ne facesse uso personale per motivi terapeutici, ci basterebbe teoricamente capire come è finito lì, visto che il Topamax® può uscire dalle farmacie solo dietro presentazione della ricetta medica. 
Dicevamo la volta scorsa che si stava aprendo un piccolo spiraglio a un’ipotesi diversa dalla pura morte accidentale. A questo punto lo spiraglio inizia ad allargarsi. Se non Kenneka, sicuramente qualcun altro quella sera se ne andava in giro con delle compresse di Topamax® in tasca; e quelle compresse, per motivi a noi ancora ignoti, sono finite disciolte nel sangue di una ragazza. 
Mmmh, mi viene da dire, sta a vedere che siamo di fronte a una “cena con delitto” delle più classiche. Basterebbe, rifletto, capire se qualcuno dei presenti abbia un motivo medico per prendere topiramato e, voilà, ecco trovato uno che ha degli scheletri nell’armadio. Prima di pensare al peggio però, mi sono detto, lasciami controllare un’ultima cosa. Può essere che, nella mia ingenuità, mi sia sfuggito un punto fondamentale, vale a dire l’esistenza di certi individui disagiati che usano mix di alcol e topiramato per sballarsi meglio.

lunedì 17 settembre 2018

La verità sul caso Kenneka (Pt.3)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Occorrono solo venti minuti a Teresa Martin per coprire le 16 miglia che separano la sua abitazione, nel West End, all’Hotel Crown Plaza di Rosemont, giusto adiacente all’aeroporto internazionale O’Hare di Chicago. Solo qualche ora prima le ragazze avevano percorso lo stesso tratto di strada in quarantacinque minuti abbondanti ma, si sa, l’urgenza di arrivare non era per loro la stessa. Teresa entra nella hall dell’albergo poco dopo le 5 del mattino e al suo arrivo chiede aiuto al personale di turno, domandando di poter visionare i video di sorveglianza; riceve però un rifiuto in quanto, come da prassi, l’accesso a simili sistemi di video-sorveglianza necessita di una formale richiesta da parte delle autorità. La donna allora chiama il dipartimento di polizia di Rosemont e si sente rispondere che, a causa dell’elevato numero di falsi allarmi, è necessario attendere alcune ore prima di poter presentare rapporto. Ciò avviene alle 13:15 di sabato pomeriggio.

giovedì 13 settembre 2018

La verità sul caso Kenneka (Pt.2)

Un selfie di Kenneka Jenkins con sua madre
LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Alle 23:30 del venerdì, Kenneka Jenkins lascia la sua casa nel West Side, dove vive con la madre Teresa Martin e la sorella Leonore Harris, sale sull’auto prestatale dalla madre e passa a prendere alcune sue amiche con il proposito di recarsi prima al cinema e poi al bowling, trascorrendo così serenamente qualche ora in compagnia. Qualcosa però, probabilmente una telefonata, fa in modo che i piani cambino e che le ragazze decidano di recarsi invece ad una festa di compleanno, organizzata in una camera d'albergo al nono piano del Crowne Plaza di Rosemont. Sulla strada per l'hotel, le ragazze si fermano per comprare una bottiglia di Hennessy Cognac, qualche lattina di energy drink, un altoparlante bluetooth e, secondo quanto successivamente dichiarato dalle stesse ragazze, un po' di maria “che non si sa mai”. Non sono ovviamente qui per giudicare la lista della spesa delle quattro amiche, perché da ragazzo di puttanate ne ho fatte anch’io, però lasciatemi dire che il cognac è davvero uno strano carburante da mettere nel serbatoio. E lo definisco “strano” perché ancora oggi, dopo anni di piccole esperienze alcoliche, lo considero una schifezza imbevibile di cui non giustifico nemmeno l’esistenza. Sulla questione degli energy drink non mi esprimo, perché 1) ai miei tempi non esistevano e 2) perché l’unica volta che ho assaggiato quella merda, l’ho subito sputata. Nulla da dire nemmeno sulla maria, considerando che ha praticamente messo d’accordo tre generazioni. Mi pare anzi che sia roba già ampiamente sdoganata, e non mi stupisco che il suo fascino possa resistere invariato ancora oggi.
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