domenica 22 settembre 2019

Dracula in Istanbul (Pt.1)

Ebbi modo di farne un breve accenno qui sul blog un paio di anni fa, nei giorni in cui venne resa pubblica l’iniziativa della casa editrice britannica Neon Harbor di pubblicare, per la prima volta in una lingua occidentale, questo sconosciuto testo turco ispirato alle vicende del vampiro più celebre della letteratura. Nel frattempo, il volume è stato pubblicato, distribuito e, grazie al meraviglioso web, ne ho ordinato e ricevuto una copia. Complici poi quelle mie due settimane di luglio lontano dalla routine quotidiana, come avevo già accennato in un post di pochi giorni fa, mi sono infine deciso a tuffarmi a pesce tra le sue pagine.
Stiamo parlando di "Kazıklı Voyvoda", tradotto in inglese come "Dracula in Istanbul" e completato da un sottotitolo piuttosto rivelatore che lo definisce come una "versione non autorizzata" del celebre classico di Bram Stoker.
Il punto interessante è proprio questo: "Kazıklı Voyvoda" è letteralmente un clamoroso caso di plagio perpetrato nel 1928 dal poeta e scrittore turco Ali Rıza Seyfioğlu, il quale si appropriò del testo originale, lo tradusse, tagliò via le parti a suo parere meno interessanti, aggiunse nuove situazioni e una volta terminata quell'operazione di fine sartoria lo presentò al pubblico spacciandolo come suo.

lunedì 16 settembre 2019

Invisibili: Touch me not

Tell me how you loved me, so I understand how to love. (Adina Pintilie)

Il tema dell'intimità umana e del rapporto che abbiamo con i nostri corpi e con i corpi degli altri è affascinante. Avete mai riflettuto sulla questione della "pelle"? Quella sensazione inspiegabile per la quale la sola idea di avvicinarvi fisicamente a una persona vi disturba, anche se tale persona oggettivamente rientra nei canoni universali di bellezza? Qualcuno la chiama chimica, anche se non so se è la parola giusta.
Stiamo parlando di un film che mette in scena situazioni al limite del grottesco, offrendo la scena ad attori non professionisti che qualche opinione in proposito ce l'hanno, specie quelli tra loro che soffrono di menomazioni fisiche talmente gravi dal renderne difficilmente sopportabile anche la sola vista.

martedì 10 settembre 2019

Non aprite quell'armadio

L’estate volge al termine e per me è il tempo di abbassare il sipario su una delle iniziative più longeve delle blogosfera cinefila. La “Notte Horror”, quel piccolo esperimento che vide la luce anni fa senza grandi prospettive, mette in archivio anche la sua sesta edizione, chiudendosi oggi proprio qui su Obsidian Mirror dopo due mesi di tournée in giro per l’Italia.
Numerosissimi sono stati i blogger che quest’anno hanno aderito al progetto, ancora più di quanti potessi mai sperare, vista la tendenza involutiva degli anni precedenti. Alcuni amici inevitabilmente si sono persi per strada, ma nuove voci nel frattempo si sono aggiunte al coro, e ciò ci è di assoluto conforto per il futuro.
Ancora una volta, a beneficio di chi bazzica da queste parti solo raramente, ricordo che la nostra “Notte Horror” nacque con il proposito di rievocare quegli omonimi appuntamenti televisivi che negli anni Novanta proponevano in tarda ora lunghe maratone di filmacci horror. Tutto ciò che si fa da queste parti è "recensire" uno a scelta di quei vecchi film (e ci tengo a precisarlo perché qualcuno in passato aveva frainteso).
Nella scelta, l’unica regola imposta ai partecipanti è che si tratti di un horror tamarro d’epoca. E quale miglior scelta, la mia, se non uno tra quei milioni di film, di vario spessore culturale, il cui titolo ci mette in guardia dal fare qualche cosa?
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