domenica 30 aprile 2017

Bangkok is not the end

Bangkok Haunted (Bangkok Kill City, 2001)
Ed eccoci arrivati al capolinea. Quello che state per leggere è l’ultimo articolo dello speciale di aprile, quello in cui si suppone che io tiri le somme di quanto scritto e pubblicato nel corso del mese e dia appuntamento, a chi lo vorrà, al prossimo anno. Voglio innanzitutto ringraziare tutti coloro che hanno speso del tempo per seguirmi in questo ultimo mese e in particolare chi ha voluto lasciare un segno del suo passaggio. Voglio anche scusarmi con i blogger a me più prossimi, dai quali ultimamente ho latitato anche più del solito: vi voglio bene come sempre, è che proprio non mi riesce di fare due cose insieme. Se qualcuno mi chiedesse com’è andata, così sui due piedi non saprei cosa rispondere: possono il numero di visualizzazioni e commenti, da soli, decretare il successo (o l’insuccesso) di un progetto come questo? Credo di no, anche perché il lavoro fatto non si esaurisce con il post di oggi, ma sarà usufruibile da tutti coloro che, nei mesi e negli anni a venire, arriveranno qui attraverso i motori di ricerca. Comunque stiano le cose, è ormai tempo di voltare pagina.
A prescindere da come “Bangkok Haunted” sia stato recepito, posso però dire di essere abbastanza soddisfatto. Credo di aver fatto quanto di meglio potevo nel tempo a mia disposizione, e anche se sono consapevole che con un po’ più di calma il risultato finale sarebbe stato sensibilmente migliore, non voglio essere troppo severo con me stesso.

venerdì 28 aprile 2017

Memorie fantasma

Spiriti d’autore. È così che avrei dovuto chiamare questo articolo, giacché gli spiriti presenti nei film del regista di culto Apichatpong Weerasethakul sono l’unico motivo che giustifica la comparsa dell’autore trentasettenne in uno speciale, come questo, dedicato al cinema horror tailandese. Weerasethakul non è un regista mainstream, ma non ha nemmeno nulla a che fare con l’horror. Tuttavia, per quanto i suoi siano film in gran parte realistici e anche sottilmente politici, arriva sempre il momento in cui vi fanno capolino fantasmi e presenze.
È qui che la dimensione spirituale (o onirica, se vogliamo metterla in altri termini) diventa il vero motivo dominante della narrazione. Abbiamo visto come i tailandesi siano abituati a fare i conti con gli spiriti e i fantasmi in ogni momento della propria esistenza, pertanto non deve stupire che essi compaiano anche in contesti inusuali ai nostri occhi. Fra i suoi lungometraggi più famosi vanno citati “Loong Boonmee raleuk chat” (Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti, palma d’Oro a Cannes nel 2010), “Sang sattawat” (Syndromes and a Century, 2006, miglior film del decennio secondo la classifica The Best of the Decade: An Alternative View della Cinemathèque del Toronto International Film Festival nel 2010) e “Sud pralad” (Tropical Malady, premio della Giuria a Cannes nel 2004). Tralasciando quello di mezzo, che non ho ancora visto, è sugli altri due che mi concentrerò oggi.

mercoledì 26 aprile 2017

Mae Snake

Mae Bia Uncut (Snake lady, 2015)
La genesi di una leggenda è forse la sua parte più interessante, ma è anche quella che di norma è destinata a rimanere incerta, se non proprio oscura, come nella maggior parte dei casi che abbiamo esaminato nel corso di questo mese (Mae Nak, Phi Krasue, Phi Pop, eccetera). Con il passare del tempo è sempre però possibile seguirne a ritroso le tracce all’interno delle forme di culto più primitive, e quando un legame si trova, che non sia campato per aria né labile, le leggende stesse assurgono a tutti gli effetti a letteratura religiosa, e acquisiscono un valore antropologico molto maggiore di quello che avrebbero se fossero solo mere testimonianze di superstizioni popolari (a meno di non considerare il sentimento religioso stesso come una forma di superstizione). 
Nel caso di Mae Nak, abbiamo già visto che Mae corrisponde all’appellativo “madre”, ma è il nome proprio Nak che ci fornisce un indizio chiave per comprendere la possibile origine di questo spettro. Un’origine ben più antica e “nobile” della leggenda kmer che abbiamo menzionato in precedenza. Uno dei significati della parola tailandese nak, infatti, è serpente, e questo legame evidente con i Naga della mitologia vedica e induista, presenti più o meno in tutti i paesi in cui è diffuso l’Induismo, ci dice che molto probabilmente Mae Nak era in origine una divinità.
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