martedì 21 luglio 2020

Gutterballs

Ogni estate, in questo periodo, arriva il momento di razzolare in fondo a un barile per vedere di recuperare qualche idea decente per la rassegna "Notte Horror", la più longeva iniziativa blogghesca che, ormai da sette anni a questa parte, infesta i palcoscenici virtuali di una ventina di blog qua intorno. 
Un manipolo di scappati di casa, ogni martedì sera, razzola nello stesso contenitore con risultati alterni, spostando l'attenzione ora su un film cult anni Settanta, ora su una tamarrata anni Ottanta. 
The Obsidian Mirror quest'anno cerca di sorpassare tutti da destra pescando qualcosa che va ben oltre la tamarrata fine a se stessa, e lo fa con la serenità di chi è consapevole che, per quanto ripugnante possa essere un film, ce ne sarà sempre uno, da qualche parte, che lo sarà di più.
Usare l'aggettivo ripugnante per “Gutterballs” (Canada, 2008) non è in realtà corretto: sarebbe stato molto più onesto da parte mia definirlo semplicemente "osceno" (scegliete voi quale sfumatura dare al termine), il che, a conti fatti, potrebbe essere stata effettivamente l'intenzione di Ryan Nicholson, specialista in make-up ed effetti speciali per produzioni anche importanti (“Final Destination”, “The Chronicles of Riddick”) ma con il pallino del cinema estremo, con il quale si è dilettato, nelle vesti di regista, fino alla sua prematura scomparsa, avvenuta solo pochi mesi fa alla risibile età di 47 anni.

mercoledì 15 luglio 2020

La porta sull'estate

Ci sarebbero svariati motivi per cui potrei consigliarvi di correre in edicola a comprare il numero di luglio 2020 di "Urania Collezione" prima che vada esaurito. Il primo ovvio motivo è che stiamo parlando di Robert Anson Heinlein, uno dei massimi protagonisti dell'età d'oro della fantascienza, vincitore di ben sette Premi Hugo con romanzi ormai divenuti classici del genere, quali "Stella doppia" (1956), "Fanteria dello spazio" (1959), "Straniero in terra straniera" (1961), e "La Luna è una severa maestra" (1966), titoli che qualsiasi appassionato di fantascienza dovrebbe, almeno teoricamente, aver letto e imparato a memoria. 
Il secondo motivo è che questa non solo è una nuova traduzione, ma (a quanto pare) è la prima tanto attesa edizione integrale che arriva in Italia, a quarant'anni di distanza da quell'ultima, ennesima versione sforbiciata del 1982. Non posso garantirvi che sia effettivamente così, non avendo ancora letto il mio ultimo acquisto, ma confrontandolo rapidamente con la mia vecchia storica copia dei "Classici della fantascienza", non posso fare a meno di notare quella trentina di pagine in più che, unite ad altri fattori quali il formato della pagina, diventano almeno il doppio (e lasciatemi dire che una sessantina di pagine su duecento sono davvero un bel po'). Prematuro è giudicare la nuova traduzione, quella che spazza via la traduzione storica di Beata Della Frattina, che, dalla fine degli anni Cinquanta a oggi, Mondadori ha riciclato almeno tre o quattro volte.

giovedì 9 luglio 2020

Nightmare at Elm Manor

Ancora qui a parlare di Dracula? Che palle, direte voi! Ma perché no? In fondo l’argomento, mi pare di aver già detto in uno dei tanti post che ho pubblicato dall’inizio di settembre a oggi, è praticamente inesauribile. In realtà, tecnicamente non è proprio Dracula il protagonista del post di oggi ma, credetemi, ci va dannatamente vicino. Partiamo comunque dall'inizio.
Sapete benissimo quanto io sia poco incline alla sintesi e, di conseguenza, mi capita spesso che da un semplice abbozzo di idea finisca per scrivere lunghi e tediosi articoli, sviluppandoli magari in cinque o sei parti per ovvie necessità di spazio. In questo caso, il rischio di trasformare il commento a un insignificante cortometraggio di cinque minuti in uno "Speciale" infinito dedicato all'opera del suo regista è stato, fino a pochi giorni fa, altissimo.
La fortuna (o il suo contrario) ha invece voluto che tutto ciò riuscisse a risolversi nello spazio limitato di questo singolo post, concedendomi però di tenere aperta una piccola possibilità di un (poco probabile) progetto futuro.
Parlando di fortuna (o del suo contrario) mi riferisco al fatto che poco o nulla del materiale girato da George Harrison Marks sia oggi rintracciabile in rete. Magari, e di questo sono consapevole, si tratta di un mio limite, e voi che passate di qua mi farete notare quanto scarso sia il mio acume investigativo. Converrete anche voi, d'altra parte, che è non è facile googlare il nome del regista senza finire, nove volte su dieci, su qualche sito dedicato al quasi omonimo scarafaggio di Liverpool.
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