venerdì 10 gennaio 2020

Traditi dalla fretta #16

Siamo già nel 2020, il che significa che sono già trascorsi vent'anni dall'inizio del secolo, da quel capodanno del 2000 che, quand'ero bambino, sembrava essere un traguardo pressoché inarrivabile in un futuro remoto. Tra l'altro, ricordo che pensavo al 2000 come all'anno in cui avrei compiuto 33 anni (gli anni di Cristo, secondo alcune discutibili teorie), e già allora mi vedevo vecchio e decrepito, cosa che fortunatamente non sono ancora del tutto. Perlomeno, non decrepito.
Inevitabilmente però mi sorprendo a pensare agli anni che passano; a pensare a come il 2020 si trasformerà quasi senza preavviso in 2030; e a pensare a come quel 2030 mi troverà, a come sarò, a chi sarò. E se tra dieci anni mi ricorderò di oggi, seduto su uno sgabello a scrivere queste righe. Quel che è certo è che oggi non  ricordo per nulla il Capodanno di dieci anni fa, ma quello fu certamente un momento più anonimo di questo, per i motivi che ormai ben sapete. E poi, nel 2010 il blog (inteso come web-log, equivalente digitale di un diario) non esisteva ancora; non ho nemmeno la possibilità di andarmi a rileggere quello che scrivevo e a fare, di conseguenza, due collegamenti con quella che era la mia vita a quel tempo.
Siamo a gennaio ed è giunto il tempo, ora più che mai, per un nuovo appuntamento con Traditi dalla fretta, la periodica rubrica solitamente dedicata a ciò che mi sono lasciato indietro.

martedì 31 dicembre 2019

The Longest Year

Non c'è molto da fare a Capodanno. Perlomeno non c'è molto che abbia voglia di fare. Gli avvenimenti recenti c'entrano però solo parzialmente, visto che sono ormai molti anni che ho superato con serenità l'appuntamento con il Capodanno, con quella che in giovane età era la festa più attesa e allo stesso tempo più temuta. Non c'è bisogno che ve lo spieghi, visto che sono certo che tutti voi bene o male avete provato l'amarezza di una notte che alla fine si è rivelata essere identica a tante altre, ma che nell'immaginario delle settimane precedenti avrebbe dovuto essere speciale. Questa volta sono però anche lieto che l'annus horribilis sia terminato e che finisca in archivio assieme a tutti quelli che lo hanno preceduto. Ci ha messo un bel po', in verità. Per un motivo o per l'altro sembrava non dovesse finire mai. Sarà perché mi sono potuto concedere pochissimi giorni liberi dal lavoro, nel corso del 2019. Ho trascorso in ufficio anche il 31 dicembre e sarò di nuovo al mio posto di combattimento il 2 gennaio... non per un'insano desiderio di Christmas Jumping, ma perché ho accumulato effettivamente parecchio arretrato negli ultimi tempi.

mercoledì 25 dicembre 2019

Christmas Blues

Prima o poi dovrò venirne fuori, questo già lo so. Ho iniziato a ripetermelo come un mantra sin dal primo giorno, quel primo giorno di novembre che sembra già ormai così lontano. Questione di sopravvivenza. 
Ma il tempo è solo una parte della soluzione. Lasciarsi semplicemente trasportare dalle onde del tempo è un errore, anche perché il tempo non aspetta. Inesorabilmente va avanti, e se ne frega di chi rimane indietro. Occorre pensare a tutti gli effetti collaterali. E in fretta, prima che quel poco di senno rimasto se ne vada definitivamente a puttane. 
Ci ero già passato ventidue anni fa per questa medesima devastazione. Ma a nulla è servita l'esperienza pregressa. Non si è mai pronti al peggio, nemmeno quando i segnali sono ormai tutti ben visibili e inequivocabili. Eppure è stato tutto identico ad allora. Dannatamente identico, se non peggio.
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