venerdì 22 giugno 2018

The peace that will not come

Istanbul o Carcosa?
"Benvenuti a Carcosa, Gallipoli, o entrambe." (The peace that will not come, Peter A. Worthy.)
Lo so, avete ragione, non era questo l'articolo che mi ero ripromesso di scrivere, ma potete davvero biasimarmi se alla fine non ho resistito alla tentazione di andare a verificare eventuali collegamenti tra Carcosa e Costantinopoli? Nell'articolo di pochi giorni fa mi ero ripromesso di procedere come da copione, tralasciando ogni ulteriore digressione; l'idea è sempre la stessa, non vi preoccupate, diciamo che è soltanto rimandata di un pochino.
Come Wilmarth prima di loro, dicevamo la volta scorsa, Engels Mugnell si ritrovano, nel finale, intrappolati in un paesaggio onirico, strettamente legato al Re In Giallo, materializzato dalla mente del colonnello Thomas Atheling, che fu ospite dell'istituto psichiatrico ai tempi della battaglia di Passchendaele. Vediamo cosa possiamo ricavare da queste informazioni analizzando i dettagli di quel paesaggio.

lunedì 18 giugno 2018

Un tentativo di datazione

Quando il governo francese ne aveva sequestrato le copie appena giunte a Parigi, Londra ovviamente aveva cominciato a bramarne la lettura: com'è noto, il libro si diffuse come una malattia infettiva, di città in città, di continente in continente, proibito qui, sequestrato là, condannato dalla stampa e dal pulpito, censurato persino dai più moderni fra i letterati anarchici. Eppure quelle pagine stregate non violavano alcun principio del vivere civile, nessuna dottrina conosciuta: nessuna ideologia vi veniva offesa. Semplicemente non poteva essere giudicato secondo i modelli abituali. (Robert W. Chambers, Il riparatore di reputazioni.)
Sono trascorsi diversi mesi da che il blog si è affacciato l'ultima volta sull'affascinante mondo del Re in Giallo. Senza quasi farlo apposta è passato di nuovo quasi un anno, tra vacanze, traslochi e impegni di varia natura; e addirittura cinque anni dal giorno in cui abbiamo iniziato assieme questo lungo percorso, nella finora vana ricerca di una chiave per decifrare il mistero che si cela dietro la mitologia rivelata da Bierce e Chambers.
Ci eravamo addirittura lasciati con una promessa, quella di "materializzare" il famigerato "King in Yellow" attraverso gli scritti di due celebri autori americani di fantasy e fantascienza.
Ebbene, il momento di fare il nostro trionfale ingresso a Carcosa è quasi arrivato, ma prima occorre fare un passo indietro e fare il punto su tutto ciò che sappiamo a proposito del famigerato testo.

martedì 12 giugno 2018

Da donna a strega: Caotica Ana

L'INTRODUZIONE SI TROVA QUI

Prendendo spunto dal folclore italiano, nello scorso articolo abbiamo visto una breve panoramica di quelle creature che, in quanto tarda espressione di un’antica tradizione di divinità femminili agresti, di notte, tempo deputato agli spiriti, lavano lenzuoli funebri, e se non lavano tessono gli umani destini.
Le analogie con lavandaie e filatrici notturne e con messaggere di morte del resto d’Europa sono lampanti, e in particolare con quelle rintracciabili nel folclore di Irlanda, Scozia, Galles, Bretagna, tutti luoghi di comprovata e duratura influenza celtica.

Senza entrare nel dettaglio, due sono le cose da sottolineare. La prima è che alcune di queste figure femminili, come le Agane, vivevano in piccoli nuclei di tre guidati da una “madre” o “sorella maggiore”, denominata sovente anche badessa o priora. Un’altra peculiarità che le accomuna a figure mitiche di solito rappresentate come triadi, oppure dai triplici attributi: le Parche; le Moire; le Norne; le Matres; Core/Persefone/Ecate, a propria volta raggruppate nella figura “una e trina” di Demetra, che racchiude in sé la vergine, la madre e l’anziana, ovvero le tre fasi della vita della donna; la celtica Brigit, o Brighid; eccetera.

mercoledì 6 giugno 2018

Traditi dalla fretta #6

Lasciato alle spalle lo speciale collettivo "Pleasure of Pain", con tutto il clamore che da esso è derivato, è tempo di riprendere il filo del discorso lasciato interrotto mesi fa per i motivi che ormai anche i sassi conoscono.
Una nuova puntata di "Traditi dalla fretta" è a questo punto necessaria (e oserei dire anche prevedibile), sebbene mi ci voglia un pochino più di impegno per riuscire a stilare una lista delle cose interessanti che mi sono perso dall'ultima volta.
Ma prima di arrivare al dunque lasciatemi spendere due parole sulla famigerata GDPR che, immagino, avrà colto di sorpresa la maggior parte di noi dilettanti del blogging.
In realtà sono due anni che nell'azienda dove lavoro si sente parlare della nuova normativa. Inizialmente solo piccoli sussurri di una cosa remota e di conseguenza evanescente; poi, con il passare dei mesi, i sussurri hanno lasciato spazio a voci sempre più moleste, con tanto di leggende metropolitane che avrebbero dipinto la GDPR come il male assoluto, l'inizio della fine dei giorni terreni di tutti noi, catturati, legati e imbavagliati da una normativa talmente rigida da non lasciare più spazio nemmeno a un respiro. Oggi che ho le idee un po' più chiare posso finalmente affermare che l'inizio della fine non era poi un concetto del tutto campato per aria.

giovedì 31 maggio 2018

...a riveder le stelle

Luogo è là giù da Belzebù remoto / tanto quanto la tomba si distende / che non per vista, ma per suono è noto / d’un ruscelletto che quivi discende / per la buca d’un sasso, ch’elli ha roso / col corso ch’elli avvolge, e poco pende. / Lo duca e io per quel cammino ascoso / intrammo a ritornar nel chiaro mondo / e sanza cura aver d’alcun riposo / salimmo sù, el primo e io secondo / tanto ch’i’ vidi de le cose belle / che porta ’l ciel, per un pertugio tondo / E quindi uscimmo a riveder le stelle.

Questo nostro lungo viaggio è giunto alla fine. Nel corso dei trenta giorni appena trascorsi siamo sprofondati in territori che mai forse avremmo pensato di raggiungere. Dolore, sofferenza, masochismo... termini scomodi che crediamo non appartenerci ma, come abbiamo visto, un po' ci circondano, e sono a vari livelli parte integrante delle nostre vite. Abbiamo già avuto modo di verificare che certi termini (masochismo, in particolar modo) non sono appannaggio esclusivo di pratiche sessuali estreme, né tanto meno di sempre più rari episodi di estremismo religioso (legati, a mio parere, più al folclore locale che a convinzioni di altro genere).

martedì 29 maggio 2018

Lasciate ogni speranza...

Hellraiser (1987)
Benvenuti all'inferno e...
Lasciate ogni speranza!

Le vie dell’inferno sono lastricate di brutti film, soprattutto di quelli prodotti esclusivamente per spennare i fan. Questo 2018 festeggiamo i trent’anni dell’arrivo in Italia dell’ottimo primo film di una saga terrificante, un ciclo di dieci film totali che dal 1987 ad oggi rappresenta il perfetto specchio in cui l’arte cinematografica riflette il proprio declino verticale: c’è da credere che neanche gli infernali Supplizianti usino gli ultimi film di Hellraiser come tortura: sarebbe troppo crudele. 
Difficile stabilire quanto successo abbia avuto in Italia la saga di Hellraiser, quanti fan l’abbiano seguita e le siano rimasti fedeli: è raro trovare qualcuno che ricordi più di due o tre titoli e spesso le trame si confondono. Di sicuro si ricordano i titoli pre-Duemila. 
Penso si possa affermare che in Italia – dove sono usciti solamente sette film su dieci – la saga di Hellraiser non sia così amata e seguita come nei Paesi anglofoni, in cui i fan hanno tenuto vivo qualcosa che vivo non è mai stato. E proprio i fan hanno iniziato ad utilizzare un termine molto pericoloso, che intorbidisce ogni discussione: mythology.

domenica 27 maggio 2018

Carne e metallo

L’audio-tortura Barkeriana
Carne e Metallo

"The only group I've heard on disc, whose records I've been taken off because they made my bowels churn." [L'unico gruppo che ho ascoltato su vinile, i cui dischi li ho rimossi perché mi hanno ridotto le viscere in poltiglia]. 
A pronunciare queste strane (e in un certo senso profetiche) parole è l’autore dei Libri di Sangue Clive Barker (uno che con viscere e poltiglie assortite aveva praticamente rifondato un genere) il quale, nei mesi di preparazione del suo primo film da regista, il famigerato Hellraiser (in Italia Hellraiser, Non Ci Sono Limiti), deciderà di assecondare i suoi umori funesti, affidando la colonna sonora a una band inglese che attraverso rimandi esoterici e lugubri sinfonie elettronico/industriali aveva costruito una carriera altrettanto controversa: parliamo dei Coil
Barker ama e odia la musica del duo britannico (Peter Christopherson, ex-Throbbing Gristle e John Balance) e ricordando il disagio che aveva provato nell’ascoltare i loro dischi rompe gli indugi e si affida al terribile combo d’Albione per costruire quelle sinfonie di dolore e di morte che accompagneranno le gesta dei suoi Cenobiti sul grande schermo.

venerdì 25 maggio 2018

Pelle e metallo

Come il sadomaso ha influenzato l’immaginario heavy metal
Pelle e metallo

Capelli lunghi, jeans, t-shirt nere, pelle e borchie: a meno che tu non viva sulla Luna, avrai già individuato che si tratta del look tipico di un amante dell’heavy metal. Se sei venuto in contatto con questo tipo di estetica, di sicuro ne sarai rimasto colpito, in positivo o (più probabilmente) in negativo. Ma ti sei mai chiesto perché i metallari si vestono proprio così?
Forse a te può sembrare solo sciatteria, o volontà di vestirsi male a tutti i costi, magari per attirare l’attenzione, ma non è così. Al contrario, ogni componente del vestiario heavy metal ha una sua precisa origine storica – e spesso capire quale non è nemmeno difficile. Per esempio, i jeans sono stati, fino almeno alla fine degli anni ottanta, il capo tipico dei giovani di ceto medio-basso. Proprio come quelli che crearono la New Wave of British Heavy Metal – il primo vero movimento del genere – agli inizi degli anni ottanta. E come quelli che, qualche anno dopo, diedero vita al thrash metal, che riprendeva la NWOBHM in una chiave più irruenta, con influssi punk, ed è alla radice delle branche più estreme del genere.

mercoledì 23 maggio 2018

The Deviant Hearts

La felicità è pericolosa
The Deviant Heart

"She stood there, dissolved in the simple completeness of the moment, leaning against the trunk of the familiar tree that welcomed her like an old friend by the waving of its branches and the rustling of its leaves. Her spine complained as she bent down, one hand holding the tree for balance, one searching the ground, finding a small oval leaf. She inspected it and decided that it would do. Gently, she held it by both edges and pressed it against her lips. She closed her eyes and let the air travel from her lungs. As the simple melody it created traveled over the water, the long skinny branches of the willow swayed softly to the rhythm of the new song. A sting in her chest, a smile on her lips." 
Una fitta nel petto, un sorriso sulle sue labbra. Sofferenza e piacere, dolore e felicità. Quanto sembrano lontane queste coppe di emozioni? Quante volte, invece, capita di provarle mescolate, avvolte una sull'altra e inseparabili come il dì e la notte? 

lunedì 21 maggio 2018

L’inferno di una donna

Through the Looking Glass
L'inferno di una donna

Frugando bene in quella che oggi è citata come “golden age of porn” (l'età d'oro del porno) è possibile accorgersi di come nel 1976 videro la luce ben due pellicole, di qualità medio-alta, ispirate ai due famosi romanzi scritti da Lewis Carroll con protagonista la piccola Alice, intitolati rispettivamente Alice in Wonderland e Through the Looking Glass. Di queste due pellicole, una, Alice in Wonderland: An X-Rated Musical Fantasy di Bud Townsend, ripercorre abbastanza fedelmente la storia del primo dei due romanzi, mentre l'altra, Through The Looking Glass di Jonas Middleton, preleva un po' da entrambi. Sebbene forse, ancor più che nelle due opere dello scrittore irlandese, i riferimenti più diretti dei due film vadano ricercati all’interno dello stesso medium espressivo: il cinema. E qui la distanza si fa ancora più marcata, poiché mentre Townsend, con il suo musical a luci rosse, strizza chiaramente l’occhio al cartone disneyano, Middleton sembra piuttosto avere in mente l'Alice in Wonderland del 1933, diretto da Norman Mc Leod.

sabato 19 maggio 2018

La terapia del dolore

Naked Blood
La terapia del dolore

Non vi pare che masochismo sia in sé un termine riduttivo, una di quelle voci del vocabolario che richiederebbero pagine e pagine di approfondimenti che tuttavia potrebbero non arrivare mai a offrirne una definizione davvero esauriente? Non vi pare che masochismo sia un termine imperfetto, un termine di cui facciamo largo uso ma a cui ci riferiamo limitatamente al suo significato più comune, quello universalmente noto della pratica sessuale un po', come dire, particolare? In questo speciale stiamo cercando di trovare nuovi significati: alcuni piuttosto evidenti, come le pratiche di mortificazione del corpo portate avanti da certi attivisti religiosi, altri meno evidenti, come vedremo quando arriverà il momento, alla fine di questo mese, di tirare le somme di tutto quanto è stato detto e fatto. L'articolo di oggi è però ancora una volta incentrato sul dolore fisico e sul piacere che da esso deriva.
Ma la domanda, un po' provocatoria, è: "siamo davvero certi che tutto ciò non ci riguardi in prima persona?". Quando pensiamo a certi casi documentati di perversione sessuale o religiosa, di solito tendiamo a riferirci ad essi come ad avvenimenti lontani al nostro mondo (ed è logico) ma... è davvero sempre così? Davvero non abbiamo mai associato in prima persona alcun piacere al dolore fisico?

giovedì 17 maggio 2018

Secretary: il lavoro fa male

Il lavoro fa male, lo dicono tutti (cit.)
Secretary

Ho sempre pensato che il lavoro fosse la più articolata e radicata forma di masochismo per le donne e gli uomini di questo gnocco minerale che ruota attorno al Sole.
Pensateci: ti svegli presto la mattina, abbandoni la persona amata e tutte le tue care cose per andare a fare qualcosa per un numero esageratamente alto di ore al giorno, ogni giorno, tutti i giorni, per quarant’anni, forse anche di più. Se ti va bene al lavoro hai qualche collega simpatico, il più delle volte non è affatto così, legato mani e pieni al ruolo di schiavo volontario, due settimane all’anno di ferie e se fai il bravo magari una promozione, più soldi per comprare cose che tanto non potrai usare, visto che stai sempre al lavoro. Per non parlare di cosa avviene all’interno di quel rebus complicatissimo, stile scatola di Lemarchand che si chiama posto di lavoro. Un intricato gioco di ruolo in cui vorresti mandare tutti a quel paese, ma devi stare incasellato nel ruolo che ti hanno assegnato, in un rapporto di dominazione a sottomissione ad un Cenobita che tutti chiamano signor direttore che se ti va bene può essere un padrone magnanimo, ma anche in questo caso, pensate mica di essere nati fortunati? Il lavoro nobilita l’uomo e lo rende simile alla più grande forma di BDSM legalizzata e moralmente riconosciuta.

martedì 15 maggio 2018

L'impero dei sensi

Lasciate perdere Grey! Ecco..
L'impero dei sensi

Giappone 1936, i soldati si preparano ad andare in Manciuria per l'incidente del ponte di Marco Polo, una serva appena arrivata in questa casa buona di Tokyo scopre che il suo padrone gradisce approfittare delle giovani cameriere, pensando che delle occasionali prestazioni sessuali siano comprese nel compendio che elargisce alle giovani signorine. Per i servi questa cosa è abbastanza normale, nessuno se ne sconvolge più di tanto, e anzi molti escono dalle stanze o passano lì vicino evitando i due corpi avvinghiati come se stessero scansando un sacchetto posato sul pavimento.
Per essere un film del '76, non dichiaratamente porno (seppur molti lo han tacciato di esserlo), c'è tanta roba, tutta normale, niente di sconvolgente o particolarmente atletico, ma il sesso è presente in ogni parte, liberamente e serenamente condiviso, senza mai essere morboso o eccedere nel mostrare quel che succede in scena.
Il sesso è il vero potere, universale ed eternamente valido: l'amore è solo una delle sfaccettature del sesso, compreso il violento estraniamento a cui porta; i due protagonisti ne sono inizialmente conquistati, poi sempre più dipendenti, fino al finale tragiromantico.

domenica 13 maggio 2018

Masochisti fino all'ultimo

Il desiderio estremo della sofferenza
Masochisti fino all'ultimo

Masochismo. Anomalia psichica che riguarda sia la sessualità, con il bisogno di associare il piacere a condizioni di sofferenza fisica e di mortificazione, sia un tratto del carattere proprio delle persone che ricercano maltrattamenti e umiliazioni. 

Questa è la definizione che la Treccani dà del masochismo. Mi son sempre chiesta fino a che punto un essere umano può spingersi, nella sua ricerca di questa sofferenza fisica, di queste forme di mortificazione; fino a che punto si possa spingere con maltrattamenti e umiliazioni. Potrebbe arrivare al maltrattamento estremo, a farsi così maltrattare da desiderare la morte. Potrebbe, per contro, ricercare proprio la morte? 
Purtroppo, la risposta a queste domande è sì. Potrebbe farlo. E i casi che vi voglio presentare riguardano due persone dei nostri tempi, un uomo e una donna, che hanno cercato in tutti i modi di soddisfare il loro estremo bisogno di sofferenza, fino ad arrivare alla privazione della loro stessa vita.

venerdì 11 maggio 2018

Una storia mesoamericana

Il sacrificio umano e l’autosacrificio nella cultura azteca: piacere per la sofferenza o strumento politico? 

“How the gods had their beginning and where they began is not well known. But this is plain, [that] there at Teotihuacan... when yet there was darkness, there all the gods gathered themselves together, and they debated who would bear the burden, who would carry on his back - would become - the sun. And when the sun came to arise, they all [the gods] died that the sun might come unto being... and thus the ancient ones thought it to be.” (Bernardino de Sahagún, Florentine Codex)

Gli Aztechi sono stati uno dei pochi popoli mesoamericani a non essere nativi del luogo in cui hanno stabilito il proprio impero, bensì un insieme di diversi popoli uniti soltanto da un comune linguaggio, il Nahuatl, che migravano dalle regioni del nord del Messico (una mitica terra di nome Aztlan da cui deriva appunto il termine di Azteco) fino a stabilirsi nella più florida e ospitale Valle centrale. 
Fra tutti questi popoli quello di cui si conosce sicuramente di più è quello dei Mexica (che si pronuncia Mescica), il quale stabilendosi nella zona paludosa di quella che diventerà la città di Tenochtitlan creerà dal nulla uno degli imperi più straordinariamente organizzati fra le civiltà precolombiane.

mercoledì 9 maggio 2018

Religione e sofferenza

Farsi del male per uno scopo più alto
Religione e sofferenza

In molte religioni è presente il principio della mortificazione del corpo ai fini dell’elevazione dello spirito: ridurre all’indispensabile le pulsioni della carne tramite l’astinenza sessuale e il digiuno per concentrarsi sulla meditazione trascendente e la preghiera. Tali pratiche aiuterebbero il credente a entrare in contatto con l’entità divina (o quanto meno a percepirla) giungendo a sperimentare in alcuni casi la cosiddetta ‘estasi mistica’. 
La parola ‘estasi’ nell’accezione comune è però più affine al piacere fisico che non alla serenità spirituale, tanto è vero che una delle più celebri opere d’arte dedicate a questa sensazione estrema, ovvero la statua della Transverberazione di Santa Teresa d’Avila scolpita dal Bernini e conservata nella Chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma, ci mostra una donna che – detto con rispetto e senza voler in nessun modo offendere né la santa né i cattolici in generale – sembra aver raggiunto l’orgasmo.

lunedì 7 maggio 2018

Il dolore di essere Masoch (Pt.3)

Sucker for Pain
Il dolore di essere Masoch

4. Venere in celluloide 

Probabilmente l’Italia è stato l’ultimo Paese in Europa a tradurre Venere in pelliccia, malgrado le altre opere del suo autore siano state tranquillamente pubblicate sin dall’Ottocento: la colpa è delle varie società moralistiche e censorie che si sono alternate nel nostro Paese? Mi permetto di dubitarne. Il problema è che nel nostro Paese probabilmente era impossibile portare quel racconto prima di un autore che l’ha studiato dopo: Sigmund Freud. 
Freud si occupa di masochismo già agli inizi del Novecento per poi riprendere più volte il tema, intendendolo però sempre come un sadismo rivolto verso se stesso. «Spesso si può riconoscere che il masochismo non è nient’altro che una prosecuzione del sadismo rivolto contro la propria persona, la quale fin dall’inizio tiene il luogo dell’oggetto sessuale» (da “Le aberrazioni sessuali”, primo dei “Tre saggi sulla teoria sessuale”, 1905).

domenica 6 maggio 2018

Il dolore di essere Masoch (Pt.2)

Sucker for Pain
Il dolore di essere Masoch

2. Venere dal deserto 

Fa caldo nel deserto egiziano del 300 dopo Cristo, dalla cui sabbia rovente fuoriesce un cenobita: che sia un delizioso rimando alla futura saga filmica di Hellraiser e ai suoi cenobiti infernali? Ovviamente no, è semplicemente il nome di un uomo che si è ritirato a vivere in una piccola comunità religiosa. Ma Pafnuzio non è più un cenobita, il suo percorso non seguirà le orme del futuro Sant’Agostino, perché Pafnuzio è impazzito della più folle delle pazzie: Pafnuzio si è innamorato, e si è innamorato di Taide. Una peccatrice. Peggio: un’attrice. 
Questa storia ce la racconta nel 1890, con ancora Sacher-Masoch in vita, il grande romanziere Anatole France in uno dei suoi capolavori forse oggi più dimenticati: Taide (Thaïs). Pafnuzio non prova amore per Taide, prova passione, ossessione («Sai tu che cosa vedevo in questo manoscritto dettato dal più grave degli stoici? Precetti di virtù forse e crude massime? No. Vedevo sull’austero papiro danzare mille e mille piccole Taidi»), follia, totale perdita di qualsiasi ragionamento logico a causa di amore (od ossessione amorosa), e quando per la prima volta vede la donna a teatro recitare nel ruolo di Polissena, in una versione dell’Iliade, France non trova miglior modo di descrivere il piacere che prova Pafnuzio:

sabato 5 maggio 2018

Il dolore di essere Masoch (Pt.1)

Leopold von Sacher-Masoch
Sucker for Pain
Il dolore di essere Masoch

I torture you / Take my hand through the flames / I torture you / I’m a slave to your games / I’m just a sucker for pain / I wanna chain you up / I wanna tie you down / I’m just a sucker for pain (Lil Wayne, Wiz Khalifa & Imagine Dragons, dalla colonna sonora del film Suicide Squad).

Prologo 

C’era una volta un rettore dell’Università di Leopoli che pativa due grandi sofferenze. La primo era la morte del figlio, che già di suo è una di quelle disgrazie che rovinano una vita, e nei confronti del quale la seconda sofferenza impallidiva. Però rimaneva lì, a logorarlo: la seconda sofferenza del rettore era che, morto suo figlio, il cognome di famiglia si sarebbe estinto. Gli rimaneva solo una figlia, che sposandosi ovviamente acquisiva il nome del marito, condannando all’oblio il cognome nobile del rettore. 
La disperazione spinse l’uomo ad una richiesta impensabile: era qualcosa di inaudito, ma doveva provarci. Andò dal marito della figlia e lo pregò di non far perdere per sempre quel cognome, che sebbene appartenesse ad una piccola borghesia di campagna per lui era comunque importante. Il marito della figlia era anche lui nobile, discendente da una famiglia spagnola il cui cognome riscuoteva ammirazione in tutto il mondo austriaco, e forse proprio per questa nobiltà – sia di sangue che d’animo – accettò l’ardita proposta del rettore. La proposta di “unire” i cognomi delle due famiglie.
Quel rettore di Leopoli ha fatto di tutto perché il suo cognome non andasse dimenticato... e non ha mai saputo quanto il suo desiderio sia stato esaudito. Perché quell’uomo si chiamava Franz Masoch.

giovedì 3 maggio 2018

The Hellbound Heart

Come cominciò:
The Hellbound Heart

Durante la seconda metà degli anni '80s del XX secolo il mondo della narrativa fantastica venne sconvolto da uno dei suoi periodici scossoni.  
Come tutti gli scossoni alla fine si trattò di un fuoco di paglia che dopo qualche anno esaurì tutta la sua portata propulsiva, però è indubbio che finché ebbe durata quello scossone ebbe effetti deflagranti in tutto il mondo dell'horror, letterario, televisivo e cinematografico. 
In buona sostanza era nato un nuovo movimento narrativo, un movimento che lo scrittore e sceneggiatore David J. Show aveva battezzato come "splatterpunk", anche se - come spesso succede - una parte degli scrittori associati a questo movimento avrebbe finito per dissociarsene o per effettuare i propri bravi distinguo. 
Detto ancora più in soldoni lo splatterpunk rappresentava una sorta di ribellione contro l'horror più tradizionale, un suo adattamento alla controcultura (letteraria,musicale, cinematografica) dei tempi moderni e alla nuova società che stava arrivando con molte meno sicurezze, molta più violenza e molto molto più caos. Dovendone dare una definizione potremmo dire che lo splatterpunk descrive in maniera cruenta e con dovizia di particolari situazioni già cruente per loro natura. 
Sangue e frattaglie non mancavano, così come non mancava una sorta di bizzarra poetica del macabro al suo interno.

martedì 1 maggio 2018

Il piacere della sofferenza

Shiny shiny, shiny boots of leather / whiplash girlchild in the dark / Comes in bells, your servant, don’t forsake him / strike, dear mistress, and cure his heart / Downy sins of streetlight fancies / chase the costumes she shall wear / Ermine furs adorn imperious / Severin, Severin awaits you there. (Velvet Underground)

E così pare che anche questa volta ce l'abbiamo fatta, vero? Intendo dire che per il quinto anno consecutivo il primo giorno di un mese di primavera coincide con la partenza dello "speciale" più atteso dai lettori di Obsidian Mirror. Chi avrebbe mai detto che quell'iniziativa, a suo tempo ideata per festeggiare il terzo compleanno del blog (e che avrebbe potuto, o dovuto, rimanere un'esperienza unica), si sarebbe nel tempo trasformata in un appuntamento fisso, praticamente irrinunciabile?
Quest'anno il blog, nello spegnere la sua settima candelina, prova a fare qualcosa di diverso e, se avete letto quel post che tempo addietro lo annunciava, avrete già capito a cosa mi riferisco. E no, non sto parlando del fatto di essere partito con un mese di ritardo. Andiamo comunque con ordine.

sabato 21 aprile 2018

Headless Olga

Il mondo che ci circonda è essenzialmente un mistero. Ancora di più lo è la "magia" (non riesco a pensare a un termine più appropriato) che si cela dietro la macchina umana, il suo cervello, il suo sistema nervoso, la fitta rete deputata al trasporto di sangue e di altri fluidi meno "nobili". Sembra che la natura abbia saputo ben dosare gli elementi a sua disposizione senza lasciare una sola parola scritta, un solo indizio che possa aiutarci a capire la logica del nostro stesso funzionamento.
E nel momento in cui l'uomo ha creduto di aver compreso perlomeno il quadro generale, ecco che la sua logica ha dovuto arrendersi di fronte a casi documentati di personaggi, spesso reduci di guerra, sopravvissuti a mutilazioni orrende.
Tra tutti questi, il caso più incredibile è sicuramente quello che ha avuto come protagonista una certa Olga Hess, una ragazza di circa vent'anni che perse letteralmente la testa in un terribile incidente ferroviario occorsole in Svizzera nel 1937.
Sono certo che non oserete mai credere alle mie parole qualora vi dicessi che la scienza medica, per quanto approssimativa, sia stata in grado, ottant'anni fa, di preservare la vita in un corpo decapitato.

mercoledì 11 aprile 2018

Confessioni di una maschera #1

Che strano mettersi a tamburellare di nuovo sulla tastiera dopo tanto tempo di silenzio. Una sensazione che non è affatto quella che mi attendevo di provare, quel lontano giorno di autunno quando decisi di chiudere baracca e burattini e mettere il blog in pausa a tempo indeterminato. Oggi provo una un qualcosa che si porrebbe definire quasi svogliatezza, la quale suppongo sia dovuta solo in parte alla recente influenza che mi ha bloccato a letto. Ma è forse tutto l'insieme, le cose che mi sono capitate e le cose che mi stanno capitando che hanno giocato, e giocano, la loro parte in tutto questo.
Il mese di aprile è ormai iniziato e del promesso appuntamento qui sul blog con lo speciale di compleanno non si è vista traccia. Nulla è perduto, non vi preoccupate: lo speciale è solo slittato di un mese, dando così modo a tutti coloro che hanno risposto al mio appello di potersela prendere con più calma. Caso vuole però che oggi è il giorno in cui il blog compie sette anni e mi pareva brutto lasciarlo trascorrere nel silenzio. Tanto vale, mi sono detto, scrivere due righe e approfittarne per inaugurare questa nuova rubrica di cui avevo fatto in tempo a lanciare il solo numero zero.

giovedì 22 febbraio 2018

Il mito di Gesù in India (Pt.4)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

4. Esplode lo scandalo

«[1] La terra tremò e il cielo pianse a causa del grande crimine che è stato commesso nella terra d’Israele, [2] perché veniva torturato e giustiziato il grande e giusto Issa, in cui risiedeva l’anima dell’universo, [3] che si è incarnato in un semplice mortale per fare del bene agli uomini e sterminare i cattivi pensieri, [4] e per rilanciare la pace, l’amore e il bene, l’uomo degradato dal peccato e per ricordargli l’unico ed indivisibile Creatore la cui misericordia è infinita e illimitata: [5] ecco cosa raccontano i mercanti provenienti da Israele.»  
Questo l’incipit con cui Notovitch presenta la raccolta di pensierini che dovrebbe raccontarci la vita sconosciuta di Gesù, spacciando il tutto per racconti dei mercanti di Israele: se ci sono inesattezze, sembra suggerire, prendetevela con loro... 
Mentre l’interesse dei lettori e degli editori sale con una velocità esponenziale, arrivare ad un largo pubblico fa sì che ci si accorga subito che il saggio del nostro eroe fa acqua da tutte le parti.

lunedì 19 febbraio 2018

Il mito di Gesù in India (Pt.3)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

3. Primi segnali di "bruciato" 

Nell’Ottocento grandi schiere di viaggiatori hanno pubblicato i resoconti dei loro viaggi in terre esotiche ed erano tutti testi apprezzati perché, in epoca pre-televisiva, era l’unico modo per conoscere terre lontane: il testo che Notovitch fa pubblicare nel 1894 è esattamente un diario di viaggio, pieno di lunghe descrizioni e minuziosi particolari... finché ad un certo punto aggiunge, quasi di sfuggita, di aver trovato un testo incredibile e lo pubblica come se fosse un’appendice al suo memoriale. Ma allora perché non spendere qualche parola anche sui dieci anni di viaggi precedenti? Perché di tanti mirabolanti percorsi in territori spesso selvaggi il nostro eroe non ha fatto mai la pur vaga menzione? Io credo che Notovich non sia mai stato interessato ai diari di viaggio, e il suo racconto lunghissimo ha un’unica ragione di esistere: distrarre l’attenzione del lettore da quelle incredibili (cioè da non credere) quattro righe... 
Il primo segnale che qualcosa non vada è talmente evidente che stupisce non sia lo stesso Notovitch a rilevarlo. Durante la sua prima visita ad Hemis il lama gli parla di rotoli (rouleaux), ma poi mentre il viaggiatore è a letto con la gamba rotta il lama gli si presenta con due grossi libri rilegati (deux gros livres cartonnés) e specifica che sono fatti di carta (étaient en papier): come mai il viaggiatore non nota questa differenza fondamentale? Come mai non fa caso al fatto che i libri rilegati sono enormemente più recenti rispetto ai rotoli? A voler ritenere Notovitch onesto bisogna allora pensare che il lama, scocciato dal viaggiatore importuno, gli abbia rifilato una bella fregatura promettendogli rotoli antichi ma leggendogli poi un qualche recente libro locale...

venerdì 16 febbraio 2018

Il mito di Gesù in India (Pt.2)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

2. Il viaggio 

Appena siglata la pace di Santo Stefano del 1878, che mette fine alle ostilità fra Russi e Turchi che incendiano i Balcani, c’è finalmente possibilità di viaggiare tranquillamente per avventurieri curiosi come il nostro eroe: Nikolaj Aleksandrovič Notovič. (Il suo nome conosce molte varianti a seconda della lingua utilizzata: per comodità lo chiamerò all’inglese, Nicolas Notovitch.) 
Stabilire chi sia egli veramente è impresa ardua e destinata al fallimento, in quanto gli avventurieri del suo livello non hanno mai amato divulgare troppe informazioni personali (o divulgarle vere), e visto che dopo lo scandalo del suo “ritrovamento” egli scomparirà nel nulla, tanto che si ignora persino la sua data di morte, non val la pena perdere tempo in una biografia che sarebbe solo ipotetica. Non possiamo fare altro che fidarci delle parole di Notovitch stesso: da quel 1878 egli intraprende una serie di viaggi che lo portano dai Balcani all’Asia centrale, alla Persia e, nel 1887, in India. Come possa permettersi un decennio di viaggi continui, non si sente in dovere di spiegarlo: si parlerà di viaggi mercantili e addirittura di missioni di spionaggio, ma in mancanza di prove certe è necessario sospendere il giudizio.

martedì 13 febbraio 2018

Il mito di Gesù in India (Pt.1)

Mentre su New York calavano le prime ombre della sera (cit.), dall'altra parte dell'Atlantico il solito, ossidianico blogger continuava ad essere indaffarato nell'organizzazione del proprio trasloco, lasciando la sua creatura digitale colpevolmente in balia degli eventi. Nella realtà credo mai nella storia sia accaduto che un blog dichiaratamente in pausa riaprisse di continuo, appellandosi alla necessità di fare così spesso il punto della situazione. La verità è che il blogging causa dipendenza e, per chi scrive, ogni occasione è buona per aprire una piccola finestra alla quale potersi affacciare.
I più attenti di voi si saranno accorti che, solo qualche giorno fa, un mio vecchio post è stato rispolverato dai tipi di Heroic Fantasy Italia (link). Se tutto andrà come mi auguro, quell'episodio dovrebbe essere solo l'inizio di una collaborazione a lungo termine; una collaborazione a cui potrebbero seguirne altre, visto che il blogging costretto tra le proprie quattro mura è qualcosa che ormai inizio a percepire come incompleto.
È la stessa logica, seppur con inversa prospettiva, che si trova alla base dell'evento che inizierà da queste parti all'inizio di aprile, in occasione della riapertura definitiva di Obsidian Mirror. È anche la stessa logica che vuole che oggi sia giunto il momento di un'ennesima (già annunciata) finestra che vede al timone della baracca un guest blogger d'eccezione, un ospite che ci intratterrà con un argomento che mi auguro possa essere di vostro interesse così come lo è per me. Diamo quindi spazio al misterioso ospite che, come forse avrete già intuito, altri non è che...

giovedì 25 gennaio 2018

Be My Mirror

Come già accennavo, tra una cosa e l'altra, nel mio post precedente, il mese di aprile si avvicina. Chi capita qui per caso, magari per la prima volta, penserà che sono pazzo a preoccuparmi di queste cose, visto che siamo ancora a gennaio e ad aprile mancano ancora due mezze stagioni. In realtà in un mondo come il nostro, dove le giornate si rincorrono una dopo l'altra alla velocità della luce, i mesi passano svelti come la vita di una libellula: non facciamo in tempo ad accorgercene che se ne sono già andati. E così sarà anche per queste due mezze stagioni che ci aspettano là davanti.
Chi invece è capitato qui non per caso, ma per quella compulsiva abitudine che lo attira inspiegabilmente su questo blog tutto nero ogni volta che mi ricordo di aggiornarlo, saprà già benissimo a cosa mi riferisco.
Sin dagli albori il mese di aprile ha rappresentato per The Obsidian Mirror il tradizionale appuntamento con il suo speciale di compleanno, un appuntamento a cui il sottoscritto non ha saputo rinunciare neanche quando (ed è capitato più di una volta) le premesse per non arrivare puntuale erano dannatamente solide. In un modo o nell'altro lo Speciale di Aprile è comunque sempre andato in onda. Fattore C? Anche.

mercoledì 17 gennaio 2018

Traditi dalla fretta #5

Siete stupiti di veder uscire un post così presto? Non dovreste, visto che avevo già detto che era mia intenzione non lasciare il post natalizio troppo a lungo in cima alla home page. Una nuova puntata di "Traditi dalla fretta" mi sembrava quindi la cosa migliore per inaugurare questo 2018 partito singolarmente un po' in sordina. Le cose da recuperare in queste lunghe settimane di silenzio sarebbero in verità davvero tante, e non mi basterebbe un'enciclopedia per mettermi in pari; tuttavia, un paio di simpatiche segnalazioni mi sembravano d'obbligo e quindi non vedo perché non cogliere l'occasione di questa serata di relax per buttare giù due pensieri sparsi.
Buon anno, innanzitutto! Buon 2018! A chi si stesse chiedendo a che punto siamo (io e la mia lei) con il trasloco, posso rispondere brevemente con un semplice "in progress". Questo è il tempo della burocrazia: il tempo in cui intermediari, periti e notai fanno a gara per succhiarci i risparmi accumulati in tanti anni di certosino risparmio. Mi pare quasi pazzesco che ogni settimana, per anni, scivolando col carrello tra le corsie del supermercato, si sia perso tanto tempo a caccia del prodotto più conveniente in termini di prezzo/qualità per poi cedere le armi a professionisti abilissimi nel piantarti davanti parcelle astronomiche a fronte di non ho ben capito che cosa.
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