martedì 25 settembre 2018

La verità sul caso Kenneka (Pt.5)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

The trick to being smart is knowing when to play dumb (Irene Roberts). 
Non avrei mai pensato, nel momento in cui mi accingevo a ungere d’inchiostro il mio primo foglio bianco, che questo articolo potesse occupare tanto spazio. L’argomento alla fine si è rivelato talmente complesso che ho dovuto spezzare il testo in cinque parti, per non far andare in vacca la sua leggibilità. Prima di mettere la parola fine avrò di gran lunga superato le seimila parole; praticamente, un romanzo breve. Mi chiedo se anche Tolstoj, mentre provava a buttar giù l’incipit di "Guerra e Pace", pensasse di starci dentro in poche pagine. 
Sta di fatto che nelle ultime sere, proprio come adesso, ogni qual volta spingevo in là il piatto sporco della cena per far spazio al computer, mi infilavo in una serie di tunnel talmente intricati che finivo sempre, invariabilmente, per smarrirmi. La vicenda di Kenneka Jenkins, lo avrete certamente notato, è assurdamente complicata. È complicata al punto che non sai mai se hai scovato tutti i piccoli dettagli, l’assenza di uno solo dei quali può davvero ribaltare la prospettiva. Ho corretto e ricorretto quanto scritto decine di volte, praticamente a ogni battito di ciglia. Ogni cinque minuti un particolare nuovo rimetteva in discussione quanto pensavo di aver compreso. Il nome della festeggiata, per esempio, l’ho scoperto solo nel momento in cui ne ho parlato (alla fine del post precedente) e ciò, inevitabilmente, mi ha costretto a correggere il testo sin dall’inizio.
Per non parlare degli innumerevoli nodi che ho dovuto sbrogliare, cioè una miriade di elementi in contraddizione tra loro che non ho potuto far finta di non notare. Il fatto è che si trovano in rete centinaia di fonti, tra articoli di quotidiani online, opinioni di youtubers, forum e blog di ogni genere, per tacer di tutti i social che da un anno a questa parte si sono scatenati sulla questione. 
Si è praticamente detto tutto e il contrario di tutto e lo si è fatto quasi sempre in maniera superficiale. Scrivere per esempio che due uomini avevano prenotato la camera al Crowne Plaza, come ho letto da qualche parte, non è solo un’informazione generica, ma taglia via di netto l’esistenza di Shaniqua Watkins. Scrivere che il corpo senza vita di Kenneka fu trovato con la maglietta sollevata fin sopra il seno, come ho letto da qualche parte, è inesatto, visto che c’è un video dove si vede chiaramente che Kenneka indossava il giubbotto di jeans direttamente sopra il reggiseno. Non solo è inesatto, ma è addirittura fuorviante, visto che lo si è scritto cercando di far passare a tutti i costi la teoria dello stupro (che se ci fosse stato, a meno di non pensare ad un clamoroso complotto, non sarebbe di certo sfuggito al coroner). 

Quello che resta, raschiando via tutto il superfluo, sono soltanto i fatti ed è esclusivamente su quelli che mi sono concentrato finora. Ed è stata una faticaccia, ve lo assicuro. Questo lungo articolo non avrebbe però altrimenti avuto senso. E adesso? Come va a finire questa storia? 
"Il dipartimento per la sicurezza pubblica di Rosemont ha chiuso l'indagine sulla morte di Kenneka Jenkins e ha classificato il caso come morte accidentale. Non ci sono elementi che portino a diverse conclusioni." 
Finisce nel modo più ovvio. Nel senso che non finisce. Nel senso che non punterò il dito accusatore contro questo o quell’individuo, anche perché, è bene ricordarlo, dietro tutti i nomi che ho citato sinora, amici e conoscenti di Kenneka Jenkins, ci sono delle persone reali. Non siamo in un giallo di Agatha Christie. Alcuni di essi avrebbero sicuramente qualcosa in più da raccontare, se solo volessero o potessero, ma altri, forse la maggior parte, sono persone sinceramente ferite dalla perdita di un’amica; doppiamente ferite dall’uragano di accuse con cui vengono travolte quotidianamente da un anno. 

Una delle teorie più popolari, che scatenano le discussioni su Facebook, Twitter e Instagram, è che qualcuno abbia venduto i favori sessuali di Kenneka a tre gangster in cambio di $200. Nulla di tutto ciò che si è detto a sostegno di questa tesi ha però delle basi solide: si basa solo sul fatto che gli amici di Kenneka si sono sempre comportati in modo piuttosto approssimativo su Facebook, scrivendo stati discutibili (come quello che ho citato più sopra) o lasciando controversi commenti ai post degli altri.
Come scrissi all’inizio, testuali parole, era però mia intenzione scrivere questo articolo “senza alimentare il delirio che si è venuto a creare, e nel religioso rispetto verso il dolore della famiglia e lo sgomento che le persone normali provano di fronte a casi come questo”.

È mia intenzione mantenere questa linea di condotta, cercando magari di spazzar via le ipotesi che non servono ad altro che a seppellire la verità sotto ulteriori strati di polvere. La teoria del complotto, per esempio, si reggerebbe su quel famoso video dove si vede per tutto il tempo Irene Roberts con un paio di occhiali a specchio. Non si contano ormai più le versioni di quel video dove sarebbe possibile, secondo i cosiddetti esperti, scorgere una quantità talmente imponente di indizi da far impallidire “Le bave del diavolo” di Julio Cortázar.
Davvero qualcuno riesce a vedere scene di stupro nel riflesso degli occhiali di Irene? Davvero qualcuno riesce a cogliere frasi come “They’re raping her” o “It’s big ain’t it”? Davvero qualcuno riconosce la voce di Kenneka dire “I’m enjoying myself” e poi, qualche istante più tardi, uscirsene con un “Help me”? Davvero qualcuno può interpretare la mimica facciale di Irene come una reiterata richiesta di aiuto? Io davvero non ci sono riuscito. Ammetto che, quando qualcuno me lo fa notare, posso anche credere di aver capito ciò che viene detto, ma la verità è che la mia comprensione dell’inglese (soprattutto di quell’inglese) non è sufficiente per esprimere un’opinione che non sia telecomandata. 
Esiste un’altra ipotesi secondo la quale la ragazza che si vede barcollare non sarebbe affatto Kenneka Jenkins, bensì una sua controfigura. L’idea sarebbe che Kenneka sia stata rinchiusa nel freezer ore prima, dopo essere stata violentata e assassinata, e che tutto ciò che vediamo non sia altro che una messinscena. Lo proverebbe il fatto che la ragazza barcollante non riesce a indossare in maniera naturale i vestiti di Kenneka, per via del culo troppo grosso e dei fianchi troppo larghi (se paragonati alle famose immagini di Kenneka girate di fronte allo specchio del bagno). Siamo alla follia! Ragazzi, ma secondo voi una madre non riconosce la propria figlia quando la vede in un video? 
E, dulcis in fundo, c’è la teoria del traffico d’organi, che giustificherebbe la scelta del freezer come soluzione contro il decadimento post-mortem. Eh già, perché non è detto che il coroner, con tutto quello che aveva da fare, si sia pure messo a contare se i reni e i polmoni erano ancora due. 

Tutto questo per dire che è un bene che da un anno a questa parte centinaia di persone si stiano affannando per cercare la verità, e sono sicuro che la maggior parte di esse siano in perfetta buona fede, ma credo sia anche opportuno rimanere con i piedi per terra, evitando di inventare teorie che non stanno né in cielo né in terra. Il rischio è che si gettino nel cesso tutte le residue speranze che un giorno giustizia per Kenneka Jenkins possa essere fatta, anche se ne dubito. Personalmente, dopo tutto questo lungo viaggio che abbiamo fatto qui sul blog, posso concludere di non essere affatto convinto della totale accidentalità della morte di Kenneka Jenkins. Ma credo che nemmeno la polizia ne sia convinta. 
Il vero problema, in tutta questa faccenda, è che non esiste un solo dannatissimo elemento che possa provare una cosa o l’altra. Decine di telecamere sparse ovunque, ma nessuna posizionata nel corridoio del nono piano e, soprattutto, nessuna puntata direttamente sull’ingresso di quel maledetto congelatore. Esistono però le prove che Kenneka Jenkins quella sera abbia assunto un mix di alcol e medicinali terrificante, un mix che nessuno con un po’ d’amor proprio ingerirebbe in totale spensieratezza. Se non si tratta di omicidio preterintenzionale nel senso stretto del termine, si tratta quindi, nella migliore delle ipotesi, di un “concorso di azioni colpose costituenti cause indipendenti nella produzione dell’evento”. Tutto ciò, se mi permettete, è altrettanto deprecabile. Qualcuno sa come sono andate le cose. Qualcuno non vuole parlare o non può parlare. Noi oggi non possiamo far altro che stare qui a guardare, sperando che un giorno possa essere fatta giustizia.


12 commenti:

  1. Sai che anch'io, fin quasi dall'inizio e senza sapere nulla di quel che era stato detto sul caso, ho avuto l'impressione di vedere due persone diverse nei panni di Kenneka? Quindi posso capire perché sia stata avanzata una simile ipotesi. Ma sicuramente, come dici tu, la madre se ne sarebbe accorta e quindi la mia è soltanto un'impressione. Magari dovuta alla prospettiva delle inquadrature.

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    1. L'ipotesi della sostituzione di persona deriva dal fatto che la ragazza ripresa dalle telecamere di sorveglianza avrebbe (secondo alcuni) i fianchi molto più larghi di Kenneka. Tutti però sembrano trascurare la differenza tra un 16:9 orizzontale e la ripresa da un cellulare che è tipicamente verticale.
      Il fatto che la madre non si sia mai fatta venire alcun dubbio, stronca sul nascere qualsiasi ipotesi complottista in tal senso.

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  2. In un certo senso le hai reso più giustizia tu che non la conoscevi che centinaia dei suoi presunti amici e di tanti di quelli che stanno investigando.

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    1. Sono migliaia quelli che stanno cercando di rendere giustizia alla ragazza. Probabilmente la strada giusta è quella di smetterla di inventarsi ipotesi assurde e lasciarla definitivamente in pace.

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  3. Mah, mi lascia l'impressione di quei casi in cui la polizia non ha voglia di "perdere tempo" ritenendo impossibile ricostruire la verità dei fatti e quindi derubrica la cosa a "morte accidentale" (in questo caso; in altri casi "suicidio") per poter chiudere le indagini.
    Lo dico in generale, vale ovunque. Ricordo ancora lo scalpore che suscitò qui nella mia città la morte di una ragazzo che, la sera prima delle sue nozze, è andato in macchina sino in Umbria (non si sa perché, non aveva alcun legame noto da quelle parti) ed è stato ritrovato il giorno dopo morto con una fiocina da fucile subacqueo (la sua) sparata in faccia. Sai cosa ha concluso la procura di Perugia? Mi sembra ovvio: suicidio. Come ho fatto a non pensarci?

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    1. Chissà, probabilmente le hanno davvero tentate tutte le strade, prima di chiudere il caso. Resta però il dubbio che a qualcuno potesse far comodo mettere a tacere un caso che stava diventando imbarazzante per via dell'enorme eco mediatica.
      Una fiocina in faccia? Davvero uno strano modo per suicidarsi. Davvero pensano che siamo tutti stupidi? Ah già, noi siamo quelli che si sono bevuti anche la favola dell'aereo sul Pentagono...

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  4. Brutta, bruttissima storia. Sopratutto per l'epilogo tragico e apparentemente senza colpevoli. Un susseguirsi di azioni causa-effetto che prese singolarmente sono sciocchezze di poco conto ma unite hanno avuto un effetto devastante sulla psiche della povera Kenneka. Bere alcol pesante, fumarsi una canna, prendere una pasticca di un farmaco, ballare e sudare aumentando il ritmo cardiaco, baciarsi con un ragazzo (altro batticuore e altro sangue che circola più intensamente),... Tutte cose da nulla o "innoque" (passatamela buona, so che bere, fumare o assumere farmaci per sballarsi sono azioni deprecabili!). Alla fine tutto ha mandato in tilt il cervello della ragazza che ha cominciato a non connettere più e magari in preda al delirio ha scambiato i corridoi, le scale e la porta della cella per quella dell'ascensore in una tragica fatalità.
    Non colpevolizzo nessuno perché può essere che i ragazzi siano stati messi sotto silenzio da un membro di una gang particolarmente pericoloso, ma può anche essere che tutti siano stati un po' alticci o annebbiati e veramente non si sono accorti di nulla.

    Bellissimo articolo comunque. Complimenti.

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    1. ...ragazzi che è da ormai un anno che, ininterrottamente, si prendono sputi in faccia sui social. Diciamo che se la morte di Kenneka è stata accidentale (come mi pare di capire) allora la pena per i presenti mi sembra tutto sommato adeguata. Viceversa, se qualcuno ha davvero cercato di vendere l'amica per qualche bigliettone, beh, allora riparliamone. Grazie per i complimenti. ^_^

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  5. Una serata esagerata finita male, come chissà quante altre finite bene.
    Un minimo di colpa la do anche alle sue amiche che hanno lasciato sola una persona in difficoltà, soprattutto se usava medicinali.

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    1. Ci sono cose a cui, se hai quell'età, proprio non pensi. Quanti adolescenti in fondo sono molti per delle stupidate, magari sulle strade dopo essere usciti dalla birreria? La differenza tra il caso di Kenneka e mille altri casi è proprio l'esistenza di quel video. Nemmeno il miglior sceneggiatore di horror avrebbe potuto giralo meglio...

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  6. Ma in America hanno programmi televisivi tipo Chi l’ha visto?
    Dove si cercano soluzioni alle morti più assurde ..oltre cercare scomparsi.

    Magari se esistesse una versione americana di Federica Sciarelli ...il caso sarebbe già risolto :)

    Mha...tutte ste puntate per alla fine non sapere un cazzo...;)
    Per me resta valida la prima ipotesi imbracatura , mix di topomix ( sola o in compagnia ) inciampa dentro il frigo perde conosciemnza e se la dimenticano la.
    Chiudono per sbaglio o se la chiude lei , la porta e strafatta non riesce a girare il pomello nel verso giusto.

    Poi se il coroner ha constatato che non c’è stata violenza , stupro ecc...non so darmi altre spiegazioni.
    Ciao

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    1. I casi più interessanti da discutere sono quelli che rimangono insoluti, non trovi? Fu così quando parlai di Elisa Lam ed è così adesso.
      In entrambi i casi la spiegazione potrebbe essere quella più razionale, ma c'è sempre quel margine di incertezza che spinge a tenere vivida l'attenzione.

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