Qui si trova anche il Wat Mahabut, ovvero il tempio dedicato a Mae Nak: in quello che la tradizione indica come il luogo in cui sorgeva il tempio dove lo spirito venne esorcizzato, un sacrario ospita un piccolo altare con due statue ornate da foglie d’oro che raffigurano Nak e suo figlio. Le offerte dell’incessante folla di fedeli che visita il tempio sono ai suoi piedi, mentre di fronte c’è una tivù sempre accesa, e poco lontana una radio trasmette sovente canzoni d’amore. Mentre la si prega, si bada a che lei e suo figlio siano distratti dai doni ricevuti, dalle immagini della tivù o dalle canzoni in modo che i loro spiriti inquieti, ancora legati alla vita, non abbiano modo di riflettere su chi si trovano davanti, di provare invidia nel realizzare che i fedeli gli chiedono proprio di elargire ciò che a loro fu negato in vita.
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domenica 9 aprile 2017
Sulle orme di Mae Nak
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Qui si trova anche il Wat Mahabut, ovvero il tempio dedicato a Mae Nak: in quello che la tradizione indica come il luogo in cui sorgeva il tempio dove lo spirito venne esorcizzato, un sacrario ospita un piccolo altare con due statue ornate da foglie d’oro che raffigurano Nak e suo figlio. Le offerte dell’incessante folla di fedeli che visita il tempio sono ai suoi piedi, mentre di fronte c’è una tivù sempre accesa, e poco lontana una radio trasmette sovente canzoni d’amore. Mentre la si prega, si bada a che lei e suo figlio siano distratti dai doni ricevuti, dalle immagini della tivù o dalle canzoni in modo che i loro spiriti inquieti, ancora legati alla vita, non abbiano modo di riflettere su chi si trovano davanti, di provare invidia nel realizzare che i fedeli gli chiedono proprio di elargire ciò che a loro fu negato in vita.
venerdì 7 aprile 2017
Il fantasma di Mae Nak
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Secondo la tradizione orale tailandese, una persona che muore di morte innaturale, specialmente se improvvisa, come nel caso di un omicidio o di un annegamento, si trasforma in un Phi Tai Hong (letteralmente “spirito di persona morta di morte violenta”). Tali spiriti sono particolarmente temuti in quanto pieni di risentimento e di desiderio di rivalsa nei confronti dei vivi. Lo spirito di una persona assassinata cercherà di ottenere giustizia, scatenando la propria vendetta non solo nei confronti dei propri assassini, ma anche nei confronti delle persone che casualmente possono venire a trovarsi nel loro raggio d’azione. È appunto per questo che i Phi Tai Hong sono tra i fantasmi più temuti: essi non riescono (o non possono, o non vogliono) a discriminare il bersaglio del loro risentimento e, pur di giungere al risultato voluto, non esitano a compiere una strage di innocenti.
Una forma ancora più estrema di Phi Tai Hong è quella nota come Phi Tai Hong Tong Klom, che è il fantasma di una donna morta insieme al suo bambino nel grembo. La forza vendicativa di tale spirito si può considerare in pratica come la somma del rancore di due spiriti, quello della madre e quello del nascituro. Ecco forse individuato il motivo per il quale Mae Nak è una storia che, allo stesso tempo, ha affascinato e terrorizzato intere generazioni di tailandesi. Anche perché, e di questo ve ne potrà dare conferma chiunque se mai visiterete la Tailandia e avrete l’ardore di chiedere, Mae Nak non è una semplice figura del folclore locale: si ritiene infatti che quella di Mae Nak sia una storia dannatamente vera, avvenuta sul finire del 1860, durante il regno di Sua Maestà Re Mongkut (1851-1868), conosciuto anche come Rama IV del Siam, uno dei sovrani più amati dai tailandesi per via dei suoi grandi risultati nel sociale, per i progressi economici e scientifici avvenuti negli anni del suo dominio, e per il lungo periodo di relativa pace di cui aveva goduto il paese, anche per via dell’estrema tolleranza che Mongkut aveva dimostrato nei confronti delle numerose confessioni religiose che chiedevano attenzione.
mercoledì 5 aprile 2017
Nang Nak
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Sono stato a lungo combattuto sull’opportunità di iniziare questo speciale proprio da questo punto anziché, come sarebbe tecnicamente più ovvio, da una introduzione generale sul mondo degli spiriti tailandesi. In realtà, ho riflettuto, sarebbe inopportuno o quantomeno sciocco girare eccessivamente attorno a un argomento che è fondamentale nell’economia di questo speciale.
Cominciamo quindi questa avventura dalla vicenda di Mae Nak, senza ombra di dubbio una delle più note della tradizione tailandese. Credo di non sbagliarmi sostenendo l’ipotesi che non esista un solo tailandese adulto che non la conosca a memoria e che non ne sia allo stesso tempo affascinato e terrorizzato. Il nostro obiettivo oggi è quello di cercare di comprendere i motivi per i quali la leggenda legata a un fantasma femminile possa essersi elevata, nel corso di decenni, alla più rappresentativa espressione della cultura popolare di un intero paese. Sono certo di poter anticipare sin da ora che sono almeno due gli aspetti che, convergendo nella figura di una donna-fantasma allo stesso tempo temuta e ammirata, hanno realizzato questo fenomeno: da una parte il substrato di credenze religiose, incredibilmente espressive, radicate nella tradizione locale, dall’altro il significato dualistico della figura femminile stessa, portatrice di vita attraverso il proprio grembo e simbolo di morte attraverso la violazione di un tabù divino e attraverso l’inquinamento del sangue.
Cominciamo quindi questa avventura dalla vicenda di Mae Nak, senza ombra di dubbio una delle più note della tradizione tailandese. Credo di non sbagliarmi sostenendo l’ipotesi che non esista un solo tailandese adulto che non la conosca a memoria e che non ne sia allo stesso tempo affascinato e terrorizzato. Il nostro obiettivo oggi è quello di cercare di comprendere i motivi per i quali la leggenda legata a un fantasma femminile possa essersi elevata, nel corso di decenni, alla più rappresentativa espressione della cultura popolare di un intero paese. Sono certo di poter anticipare sin da ora che sono almeno due gli aspetti che, convergendo nella figura di una donna-fantasma allo stesso tempo temuta e ammirata, hanno realizzato questo fenomeno: da una parte il substrato di credenze religiose, incredibilmente espressive, radicate nella tradizione locale, dall’altro il significato dualistico della figura femminile stessa, portatrice di vita attraverso il proprio grembo e simbolo di morte attraverso la violazione di un tabù divino e attraverso l’inquinamento del sangue.
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