martedì 14 luglio 2026

La bimba di Satana

E anche quest’anno, come accade puntualmente da tredici anni a questa parte, casco con tutti e due i piedi in questo “malsano” progetto multi-blog noto come “Notte Horror”, a imperitura memoria delle omonime maratone televisive che accompagnavano quelle lontane serate d’estate di cui probabilmente solo i più grandicelli si ricordano. Ammetto che quest’anno per un attimo avevo anche pensato di dare forfait, ma poi ho pensato che, essendo di questa cosa (mio malgrado) l’organizzatore, sarebbe stato brutto non partecipare. E così eccomi di nuovo qua. 
Nelle scorse due edizioni decisi, per poi pentirmene, di scegliere il tema del post prima di accingermi alla visione, per poi realizzare che avrei dovuto inventarmi qualcosa di sensato da dire su film completamente privi di senso e dove la noia aveva regnato sovrana. Quest’anno ho fatto il contrario. Ho scelto il primo film che mi è capitato sottomano (nel rispetto delle regole del gioco), me lo sono guardato, l’ho ugualmente trovato noioso e privo di senso, ma per pigrizia (o per paura di cadere dalla padella nella brace) ho deciso di fermarmi su quello. Proverò quindi a scriverne e vada come vada. 
La scelta è stata, come dicevo poc'anzi, completamente casuale: mi serviva solo un titolo girato sul finire del secolo scorso e che fosse anche vagamente horror. In tale scenario, la possibilità di pescare qualcosa di drammaticamente marcio era altissima e infatti eccomi qui con “La bimba di Satana” (1982), pellicola diretta da un certo Mario Bianchi che in teoria dovrebbe narrare la storia di una giovane donna posseduta dallo spirito vendicativo della madre defunta all'interno di un castello gotico. Detto così potrebbe anche essere una figata, ma lo sarà davvero? Lo scopriremo tra poco. 

Mario Bianchi, colmo la mia ignoranza appellandomi a Wikipedia, è il regista di “Non aver paura della zia Marta” (1988) e di altri filmacci del genere, ma, soprattutto, Mario Bianchi (Wikipedia non perdona) è ricordato, non si sa bene da chi, per aver diretto uno sconfinato oceano di pellicole a luci rosse. Non mi stupisce quindi che di questa “Bimba di Satana” esista una versione con inserti hard ribattezzata “Orgasmo di Satana” che sfruttava le peculiarità della protagonista Marina Hedman, che i più attempati tra i miei lettori avranno forse riconosciuto essere uno dei tanti alias della leggendaria Marina Lotar (o Marina Frajese che dir si voglia). 
Al netto della performance dell’attrice svedese naturalizzata italiana, ciò che resta di “La bimba di Satana” è un minutaggio di circa 70 minuti, prova provata che l’integrazione delle scene hard era stata largamente premeditata. Settanta minuti di pellicola che, sottraendo i numerosi momenti dove il regista si è dilettato a inquadrare tette e culi, si riducono ulteriormente fino a scendere sotto il minimo sindacale. Se a tutto ciò aggiungiamo che la narrazione è assurdamente lenta, cosa mai rimane? E come può quindi questo blogger riuscire a scrivere qualcosa di interessante da così poco materiale? Non può, è ovvio, ma ormai ha iniziato a scrivere e gli tocca andare avanti, provando magari a fare un po’ di pulizia per vedere cosa si può ricavare di positivo. 

Per inciso, mi spiace aver scoperto a posteriori, sempre grazie a Wikipedia, che “La bimba di Satana” altro non è che il remake (o la scopiazzatura, se preferite) del più celebre “Malabimba” (1979) di Andrea Bianchi, fratello di Mario, con il quale condivide il team di produzione, una parte del cast e la trama per intero. Pazienza. Concentriamoci su questo, tanto sono sicuro che se un giorno dovessi scrivere una recensione dell’altro potrei usare lo stesso testo e cambiare solo il titolo del post. 
Le ambientazioni di “La Bimba di Satana” sono uno degli elementi più intriganti della produzione, un aspetto questo che è già chiarissimo sin dalle prime inquadrature. Per inciso, l’intero film è stato girato, per ovvie ragioni finanziarie, in un’unica location, un castello isolato situato in cima a un’altura all’apparenza inaccessibile. Qui le riprese mettono in risalto un incredibile labirinto di scale a chiocciola, saloni con soffitti affrescati, porte socchiuse e lunghi corridoi che vengono percorsi dai personaggi in modo molto lento, quasi ipnotico, accentuando così il ritmo piuttosto dilatato della vicenda narrata. Come ogni castello dell'orrore, la dimora include nel seminterrato una cripta di famiglia con gli antenati mummificati in bella vista, e un pozzo utilizzato dai personaggi (in particolare dal padre, Antonio) per occultare i cadaveri delle persone uccise. 
In estrema sintesi, il castello funge da unico palcoscenico per un dramma familiare claustrofobico, mescolando l'estetica classica del gotico italiano con i temi della possessione e della vendetta. Non aspettatevi però che a un certo punto si manifesti il demonio, come il titolo slealmente suggerisce: qui l’unica possessione è quella, tra l’altro discutibile, della figlia da parte dello spirito della madre morta. 

Ed è proprio con il funerale di Maria Aguilar (interpretata da Marina Hedman/Lotar), la cui bara è poggiata su un catafalco che, per la sua maestosità, ricorda quelli usati per esporre i pontefici morti, che si alza il sipario. Ci viene subito spiegato che l’anima di Maria non trova pace e torna per vendicarsi del marito Antonio (Aldo Sambrell), uomo prepotente e dedito al vizio, attraverso una diabolica possessione della propria figlia Miria (Jacqueline Dupré); ma la vendetta in realtà colpirà a casaccio anche altri personaggi. Non manca, in tal contesto, il contorno di una piccola comunità di personaggi torbidi, tra cui svetta Ignazio (Joe Davers), l’immancabile fratello paralitico di Antonio che trascorre il suo tempo spiando costantemente le donne della casa. Abbiamo poi Isidro (Giancarlo Del Duca), un servitore ossessionato dalla magia nera che tenta di praticare innocui esorcismi verso tutto ciò che capita; abbiamo il dottor Juan Suarez (Alfonso Gaita), prevedibilmente la prima vittima; e infine abbiamo Sol (Mariangela Giordano), una novizia incaricata di prendersi cura di Ignazio e Miria. Se vi state chiedendo la logica per cui una giovane e procace suora cattolica trascorra le sue giornate in un castello anziché in un timorato convento, allora significa che non avete mai visto un film di questo genere. 

Il commento musicale è terrificante (nel senso “quasi buono” del termine) e accompagna alla perfezione il nostro viaggio attraverso “La bimba di Satana”; si tratta, in sintesi, di una sequenza fissa di cinque note che vengono ripetute in modo ossessivo per tutta la durata della pellicola, un invisibile martelletto, chiaramente ispirato alle musiche dei Goblin, che ti percuote il cervello e che ti accompagna inesorabile per molte ore dopo i titoli di coda. Sembra folle, ma un tale accompagnamento è in grado di bilanciare il ritmo eccessivamente lento del girato, trasformando l’insieme in una scelta stilistica che rende l'intera esperienza, tutto sommato, sopportabile. 
Non è un caso se ho usato il termine “sopportabile” anziché “godibile” o “apprezzabile”. In fondo, per quanto mi sia affannato a scovare gli aspetti positivi (ma mi sono sforzato), “La bimba di Satana” è e resta una porcheria imbarazzante, dove non succede nulla per quasi tutto il tempo e dove anche i pochi omicidi sono involontariamente comici, e questo più a causa di un livello di recitazione imbarazzante che per la povertà dei mezzi. 
La maggior parte degli avvenimenti avviene senza una ragione logica o senza un comprensibile fine narrativo, i dialoghi non portano mai a nulla e pare vi sia una precisa volontà del regista di trascinare sadicamente all’infinito le scene più insignificanti. E in tutto questo l’idea non è nemmeno originale! 

L’aspetto più curioso, come detto all’inizio, è che si tratta di una spudorata copia del ben più celebre “Malabimba”, girato dal fratello del regista, Andrea Bianchi, solo tre anni prima. La trama è identica: lo spirito di una madre defunta torna per possedere la giovane figlia all'interno di una remota magione, spingendola a compiere atti di lussuria e vendetta contro i membri della famiglia. 
Nel cast di “Malabimba” troviamo alcuni degli stessi interpreti, tra cui Mariangela Giordano, che già in quel film vestiva i panni della novizia. Direttore di produzione è Gabriele Crisanti, all’epoca fidanzato con la Giordano, sospettato di essere l’artefice dell’inserimento di scene hard in entrambi i progetti al termine delle riprese. 
Altro fatto curioso è che in entrambi i film le protagoniste principali, Katell Laennec e Jacqueline Dupré rispettivamente, sono ricordate per quell'unica, intensa interpretazione e per essere poi sparite del tutto dal mondo dello spettacolo senza lasciare tracce nei database cinematografici successivi. 
Spiace, come dicevo all’inizio, aver perso tempo con questo superfluo remake, girato solo all’evidente scopo di tentare di replicare il successo dell’originale, ma è andata così. Diciamo che “La bimba di Satana” può essere considerata la scelta più “confortevole”, perché attraverso di essa viene a mancare il disagio etico legato alla giovane età della Laennec (solo sedicenne ai tempi della produzione di “Malabimba”), perpetuamente indaffarata in scene sessuali molto più che esplicite.

Questo articolo è parte della tradizionale rassegna estiva “Notte Horror”, rassegna che poco a che fare con l’omonimo contenitore televisivo anni Ottanta se non che da esso trae ispirazione. Un pugno di blogger nostalgici, in pratica dei sopravvissuti a un’epoca che quasi non esiste più, cercano di rievocare quelle vecchie atmosfere facendo quello che sono bravi a fare: scriverne. Questa rassegna, giunta ormai alla sua dodicesima edizione, è iniziata su La Bara Volante, è proseguita su Il Zinefilo e su Solaris, e proseguirà su Vengono fuori dalle fottute pareti, dove vi consiglio di precipitarvi mertedì prossimo alle ore 21. L’elenco completo dei partecipanti all’iniziativa è consultabile nella colonna qui a destra, dove rimarrà per un tempo lungo ma non infinito. Prendete nota. 

2 commenti:

  1. Appartengo alla categoria "grandicella", per utilizzare un gentile eufemismo, che ben ricorda le notti horror qui omaggiate. Neppure sospettavo l'esistenza di questo titolo, e la recensione poco entusiasta non mi farà precipitare a colmare la lacuna, però come ho fatto altrove desidero esprimere il mio appuntamento per questa bella iniziativa a blog unificati. Un gradito brivido estivo. Bravissimi. Francesco

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  2. Chiedo scusa... Apprezzamento non appuntamento ovviamente! F.

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