mercoledì 13 febbraio 2019

Oscuro Prossimo Venturo

Racconti di fantascienza. Sì, ma che cos'è la fantascienza? Bella domanda. Una domanda a cui nemmeno io, che di fantascienza ne ho letta tanta, saprei dare una risposta compiuta. Questa raccolta di racconti, la cui copertina campeggia qui a lato, è davvero fantascienza come lascerebbe intendere il sottotitolo? Beh, diciamo che se state cercando quel genere un po' alla Star Trek, dove prevalgono viaggi interstellari e battaglie spaziali, allora non è certamente "Oscuro Prossimo Venturo" il libro che fa per voi. Non è nemmeno, per quanto ne sappia, quel glorioso genere nel quale la precisione scientifica precede quella letteraria: alcuni passaggi richiedono infatti, in tutta onestà, una buona dose di sospensione dell'incredulità per essere digeriti. Diciamo che questa è più una fantascienza interiore, se mi passate questo termine appena coniato. Un tempo, negli anni Sessanta, cose di questo genere le chiamavano "fantascienza sociologica", che non ho mai capito dove iniziasse e dove finisse, ma è un termine che mi è sempre piaciuto e me lo faccio andar bene appena posso. E oggi posso. Anche perché quale migliore occasione per tirare in ballo analogie con quel classicone di Ray Bradbury nel quale ci si trastullava a bruciare libri? Spero non me ne voglia nessuno se butto lì un paragone tra uno dei più acclamati autori statunitensi e uno scrittore romano contemporaneo, ma quando mi capita di farmi trasportare in agghiaccianti distopie, è a Bradbury che la mia mente va puntualmente a parare.

giovedì 7 febbraio 2019

Uomo a mare

Mentre lo storico e mai abbastanza compreso contenitore social  dalla "G" maiuscola sta ormai preparandosi al preannunciato trapasso, e in attesa di capire quali conseguenze possa avere l'azzeramento dei contenuti postati negli anni da qualche miliardo di utenti (oltre tre, secondo wiki), decido di andare a dare un'occhiata nel mio account per capire se c'è qualcosa che valga la pena di essere salvato dalla Grande Cancellazione. 
Immagino di non essere l'unico in questi giorni ad aver ricevuto notifica del fatto che è possibile scaricare sul proprio computer molti dei contenuti postati sul "social-coso". Mi sbaglio?
Ad ogni modo, non mi è stato difficile rendermi conto che è praticamente tutto pattume quello che a breve verrà smaltito. 
Inizialmente avevo anche creduto nelle possibilità che si sarebbero potute creare entrando a far parte di G+, che guarda caso aveva visto la luce più o meno negli stessi giorni in cui anche Obsidian Mirror aveva alzato il sipario. Mi ero iscritto a decine di "communities", avevo iniziato a seguire utenti che mi pareva avessero qualcosa di interessante da condividere, ma poi col tempo ho lasciato perdere. Il "social-coso", mi sono accorto (e vi sarete accorti), non è affatto quel luogo social di cui si favoleggiava. Non so nemmeno se lo sia mai stato. A me pare solo un grosso cassonetto dove gettare i propri stracci affinché possano venire ritirati la mattina dopo. 

venerdì 1 febbraio 2019

The Machine in Yellow

"A portly man in his early millions". Con queste parole James Blish, nel suo tentativo di materializzare il famigerato Re in Giallo, introdusse uno dei principali personaggi del dramma, suggerendo in tal modo che egli, come probabilmente altri sulla scena, viva la sua esistenza da un tempo che supera ogni concezione umana. Ho scritto "uno dei personaggi principali", anche se in realtà si tende a dimenticarlo. Il principe Uoht non è infatti quasi mai chiamato in causa quando si scorrono le pagine che centinaia di autori da tutto il mondo hanno scritto, contribuendo alla divulgazione della mitologia chambersiana. E ve lo dice uno che sta scrivendo su questo argomento da abbondanti cinque anni: nessuno mai si ricorda di un certo Uoht. 
Lo stesso Chambers, d'altra parte, lo nominò una sola volta, senza nemmeno spendere tempo in definizioni. Il che ha di fatto consentito a Blish, e dopo di lui a Lin Carter, di elevare quell'anonimo personaggio al rango di principe. 
Nella fattispecie Cassilda, che ormai abbiamo assodato essere una regina, lo chiama "My prince" (nella versione di Blish) e "My boy" (nella versione di Carter); le due cose messe insieme lo pongono nella veste di "principe ereditario" visto che mai, a mia sensazione, una regina potrebbe chiamare "boy" qualcuno che non sia un figlio, un nipote o tutt'al più un genero. Senza anticipare troppo i tempi, visto che abbiamo ancora molto da scrivere sulle opere dei due autori già citati, prendiamo una piccola deviazione e facciamo qualche indagine parallela su questo misterioso Uoht.

sabato 26 gennaio 2019

Visioni di un anno

Dopo le letture e gli ascolti, eccoci a chiudere questo breve ciclo di "best of" con le visioni di un anno, vale a dire i cinque film che, più di tanti altri, hanno deliziato le mie serate sul divano. Non solo sul divano, a dire la verità, visto che lo scorso anno, a causa del noto trasloco, mi sono speso ridotto a guardare cinema, in posizioni impossibili, sullo schermo di questo stesso computer.
La selezione di cinque titoli in questo caso è stata molto più ardua, sia perché usufruisco molto più della settima arte di quanto non faccia di tutte le altre, per ovvi motivi legati al tempo libero, sia perché da ormai diversi anni ho preso l'abitudine a segnare su un calendario i titoli dei film visti, il che mi permette di riportare rapidamente alla memoria i momenti più emozionanti ma anche, ahimé, certe cose che avrebbero meritato di venir dimenticate.
So benissimo che esistono mezzi molto più tecnologici di un calendario di carta, e qualche anno fa avevo anche provato a creare un mio profilo su Letterboxd, che in sostanza serve esattamente a ciò, ma poi nella pratica la sola idea di doverci mettere più di due secondi (per scrivere una cosa che non ne richiede di più) mi ha scoglionato. L'unico problema con i calendari è che una volta trascorso l'anno vengono "archiviati" in un cassetto o sul fondo di qualche armadio e che, per motivi che non mi spiego, da questi vengono fagocitati. Dovrebbero essercene in giro per casa, a memoria, non meno di cinque o sei, ma porco diavolo se riesco a trovarne uno solo di quelli vecchi. Mi affretto quindi a tirare giù qualche titolo da quello del 2018 prima che anche quest'ultimo segua il misterioso destino di tutti gli altri. Pronti? Via!

mercoledì 23 gennaio 2019

Ascolti di un anno

Subito dopo le "letture di un anno" eccoci nuovamente con un altro recap, questa volta dedicato agli ascolti che  più di altri mi hanno fatto compagnia nel corso degli ultimi dodici mesi.
Ancora una volta, e forse in questo caso più che mai, la classifica sarà virata decisamente sul personale. Raramente infatti presto attenzione alle nuove uscite discografiche. Non ascolto praticamente più radio (e di questo un po' mi dispiaccio) e solo raramente, intrappolato nel traffico, mi metto alla ricerca di un canale che mi garbi, dando priorità ai notiziari, visto che quelli sono gli unici momenti dove mi aggiorno sui fatti del mondo, o scivolando vergognosamente nella bieca bestialità dei canali dedicati al calcio mercato, dove interminabili discussioni vengono portate avanti senza ragione alcuna (che è poi lo scopo stesso, e se volete il bello, di certe programmazioni). Ma sto divagando.
Stavo dicendo che, da buon vecchietto legato alle sue cose, ascolto poco le novità (anche perché mi fanno abbastanza ca#are, dovrei aggiungere). Resto ancorato come una cozza a ciò che ascolto da sempre, concedendomi di tanto in tanto alcune incursioni esplorative in questo e in altri generi. La piccola classifica di oggi riflette quindi la logica delle "letture" di qualche giorno fa: rappresenta ciò che ho ascoltato di più nel 2018, a prescindere dalle mode e da qualsiasi altro fattore esterno. Sarà, come vedrete, un elenco piuttosto eterogeneo e questo, lo ammetto, sorprende anche me. Aggiungo, e poi la faccio finita con questa palla di introduzione, che sto seriamente pensando di iniettare nuova linfa a una rubrica musicale che avevo iniziato sul blog un milione di anni fa senza poi darvi la continuità (o dovrei dire il seguito) che avrebbe meritato. Lasciatemi mettere un po' d'ordine tra le mie tante scartoffie e magari prossimamente ne riparliamo. Passiamo al sodo.

domenica 20 gennaio 2019

Letture di un anno

L'hanno scritta in molti una classifica delle cose migliori dell'anno appena trascorso e, una volta tanto, voglio provarci anch'io. Nulla di trascendentale, sia chiaro, solo un piccolo espediente per mettere in ordine i miei pensieri. Va detto che, tecnicamente, una classifica dovrebbe partire da presupposti che a me mancano, primo fra tutti quello di avere ben chiaro il campione da cui prelevare il "best of" che si vuole affrontare che, se non si fosse ancora capito, è di carattere letterario.
Il tempo tiranno, che non mi permette di essere sempre sul pezzo, fa sì che la mia classifica non sia lo specchio di ciò che è uscito nel 2018, ma più semplicemente una piccola lista di quelle che ritengo essere state le migliori letture che mi hanno tenuto compagnia nel corso degli ultimi dodici mesi; non necessariamente quindi delle novità assolute, sebbene per me siano state tali. 
Anche il termine "classifica" è un po' fuori luogo, visto che non vedo il senso nel porre dei giudizi di merito comparativi. Non esiste il migliore, così come non esiste il secondo migliore. Entrambi a loro modo sono stati i migliori nel momento in cui mi hanno regalato qualcosa di buono, una sensazione, un'emozione, chiamatela come volete. Per questo motivo, i cinque titoli che andrò tra breve a elencare sono ordinati (spero) in perfetto ordine cronologico, dal primo, letto lo scorso gennaio, all'ultimo, letto sul finire dell'anno.

lunedì 14 gennaio 2019

Hesitant Opening

Sono stato molto combattuto sull'opportunità di riaprire il blog così presto. In fondo le festività sono appena trascorse, e sono ancora (lo siamo ancora tutti) nella fase post-traumatica tipica di questo periodo, quella che segna il ritorno alla normalità dopo tanti panettoni e tanti calici di spumante. 
Non sono nemmeno stati così tanti, se devo dire la verità, i panettoni e spumanti che ho ingurgitato: sarà per via della vecchiaia che avanza, ma mi pare che siano passati i tempi in cui potevo permettermi di esagerare in tal senso. Oggi una fetta di panettone di troppo significa far incazzare di brutto il mio stomaco e, vista la qualità dei prodotti dolciari che c'è in giro, non posso che dargli ragione. Gli spumanti, d'altro canto, non è che mi abbiano mai fatto impazzire, e oggi più che mai le bottiglie mezze vuote finiscono sistematicamente giù nel lavandino (a mano di non mettersi una mano sul cuore e tenerle lì per cucinarci i risotti).
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...