martedì 21 maggio 2019

Orizzonti del reale (Pt.21)

Ronald Stark
LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Mettiamola così: nessuna delle sostanze che smerciavano veniva considerata da Leary pericolosa per la salute. Tuttavia, l’illegalità richiama altra illegalità, perché il denaro proveniente da attività illecite dev’essere “ripulito” prima di poter essere speso, il che in seno al gruppo costituiva la principale occupazione di Bill Hitchcock. Hitchcock riciclò gran parte dei fondi trasferendoli prima nel paradiso fiscale delle Bahamas e poi in Svizzera e nel Liechtenstein, ma a partire dal 1969 alcuni gravi avvenimenti concorsero ad allontanarlo dal gruppo.
Innanzitutto, la dogana statunitense fermò un commesso viaggiatore che trasportava denaro riciclato dalla Svizzera e questi, in preda al panico, fece il nome di Hitchcock; in seguito, Hitchcock e lo stesso proprietario della banca persero molto denaro in operazioni finanziare dubbie, e a quel punto a Bill non restò che tornare a Millbrook e trovarsi un legale per difendersi dalle accuse di evasione fiscale, frode e illeciti vari.
Ma nel 1969 la Confraternita aveva già perso un altro dei suoi elementi principali, quel John Griggs che aveva invitato Leary e i suoi seguaci a Laguna beach e che li aveva poi seguiti a Idylwild. Quando Griggs morì, si disse che aveva sbagliato a calcolare la sua dose di pillole di psilocibina; Leary, invece, sostenne che Griggs avesse comprato quelle pillole sul mercato nero di Los Angeles e si disse certo che ci fossero agenti federali pagati per smerciare di nascosto droghe adulterate con veleno nell’ambiente della Controcultura e incolpare i suoi membri di queste attività.

mercoledì 15 maggio 2019

Invisibili: il raggio verde


È meglio vivere in solitudine sognando un ideale piuttosto che arrendersi ad una mediocre realtà (Marie Rivière, Delphine).
Ero più o meno adolescente quando in tarda sera, su una di quelle emittenti che ero solito snobbare (credo fosse RaiTre), incappai in un film che non si avvicinava nemmeno lontanamente al solito cinema a cui ero abituato. Non era un horror, tanto per citare un genere che già amavo alla follia, ma non era nemmeno uno di quei film che ci si aspetta possano piacere a un adolescente, quelli dove c'è gente che fa a pugni, guida macchine veloci e mostra signorine di niente vestite.
Oggi non saprei nemmeno dire perché, contro ogni previsione, non cambiai canale dopo cinque minuti: qualcosa evidentemente aveva catturato la mia attenzione, e quel qualcosa non poteva essere che uno dei temi a cui gli adolescenti dell'epoca (non so se sia così ancora adesso) erano più sensibili, ovvero la solitudine. Da quel giorno ne è passata di acqua sotto i ponti. E assieme all'acqua sono passati anche trent'anni. Nonostante ciò, la solitudine è sempre stato un tema che mi ha affascinato, vuoi perché a tratti ne ho sofferto in passato, vuoi forse perché, anche quando la solitudine ti lascia, ti rimane sempre appiccicato un pizzico di malinconia per quei giorni, masochisticamente parlando. "La solitudine è molto devastante, però riserva in te purezza", fa dire Eric Rohmer a Delphine, la sua protagonista, ed è la frase che meglio sintetizza quella strana voglia di scrivere di solitudine che ancora oggi non mi abbandona.

giovedì 9 maggio 2019

Orizzonti del reale (Pt.20)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Lo scorso articolo si è chiuso con Leary e Alpert felicemente trapiantati nella tenuta di Millbrook, la Mecca della Psichedelia. Tutto questo era però destinato a finire entro il 1966. Molti dei “pellegrini” in visita a Millbrook erano disposti a pagare bene per il loro trip e facevano molta pubblicità all’attività del gruppo, esponendolo alle ritorsioni della Buoncostume. E difatti, l’FBI effettuava numerose incursioni e arresti, spesso con accuse pretestuose, finché tutta questa attenzione indesiderata non spinse i capifamiglia degli Hitchcock a sfrattare i loro famosi inquilini.
Leary ne fu in qualche modo sollevato, perché la vita a Millbrook non era tutta rose e fiori, caratterizzata com’era da liti e contrasti tra le varie fazioni che nel tempo si erano formate al suo interno. Persino lui e Alpert finirono per separarsi per via della loro visione contrastante della questione spirituale: se quest’ultimo asseriva che il cambiamento interiore cominciasse e finisse all’interno, Leary lo vedeva invece come il primo passo di un’evoluzione che doveva riguardare la società intera. Il significato del motto Accenditi. Sintonizzati. Lasciati andare [Distaccati] (“Turn on, Tune in, Drop out” [1]) e del concetto di Politica dell’Estasi (“Politics of Ecstasy”), che avrebbero dato il nome a due sue famose opere, sta proprio in questo. Leary si cimentò dapprima in un inconcludente dibattito sull’LSD promosso da una Commissione Parlamentare guidata dal senatore Ed Kennedy, per poi concludere, ispirato dal guru dei media Marshall McLuhan, che era forse meglio divulgare le basi del suo pensiero direttamente alle masse con quelli che oggi chiameremmo senza mezzi termini dei veri e propri slogan pubblicitari. Erano molto lontani i tempi in cui Leary avrebbe affidato le sue speranze ai computer e alla cybercultura, ma bisogna dire che oggi ciò che si ricorda maggiormente di lui, spesso senza averli compresi a pieno, sono proprio i suoi “mantra” e le sue frasi a effetto.

venerdì 3 maggio 2019

Bambi contro Godzilla

Poster realizzato da CMYK46 per Pxleyes.com
Cosa avrò mai da raccontare di un cortometraggio animato che dura solo 90 secondi? Beh, chi mi segue da tanti anni sa benissimo che sono stato talvolta in grado di elaborare lunghi discorsi filosofici partendo praticamente dal nulla cosmico. Nient’altro che esercizi di scrittura, starete pensando. Ecco, in un certo qual modo questo potete prenderlo proprio come uno di quegli stessi esercizi, ma con la sostanziale differenza che “Bambi Vs Godzilla” offre numerosi spunti degni di essere approfonditi, non ultimo il fatto che per quasi mezzo secolo lo si è ritenuto una pura leggenda, una leggenda sulla quale andava raccontato quel tanto che bastava per tenere viva l’attenzione su di essa senza tuttavia mai scendere troppo nei dettagli.
È la stessa logica delle leggende metropolitane: qualcuno che conosciamo avrebbe sentito dire (da qualcun’altro che conosce solo lui, e che a sua volta conosce qualcuno che è parente, zio, cugino dell’anziana signora che abitava dirimpetto al salumiere del paese dove stava prima di sposarsi) dell’esistenza di una strana pellicola in cui si scontrerebbero senza esclusione di colpi il simpatico cerbiatto di Walt Disney e il lucertolone atomico di Ishirô Honda. Una pura leggenda metropolitana oppure una realtà di cui si è sempre saputo poco e nulla?

sabato 27 aprile 2019

Traditi dalla fretta #12

Sul finire del cammin di questo aprile, in cui il blog ha spento la sua ottava candelina, "Traditi dalla fretta" torna nuovamente a reclamare il suo spazio. Ancora una volta dovrebbero essere moltissime le news da proporre, ma vista l’occasione metterò un po' da parte le segnalazioni per lasciare il posto all'esposizione di qualche piccola idea che, seppure ancora a livello embrionale, potrebbe tramutarsi in qualcosa di concreto e divenire parte del palinsesto di questo blog. Nulla succederà domani, ovviamente, ma conto di iniziare a lavorarci sopra in un futuro abbastanza prossimo.
La questione dello “speciale di aprile” rimane ancora aperta. Sebbene quest’anno sia andata come sappiamo, numerosi sono stati gli incoraggiamenti a perseguire la formula originale. Ne consegue che arriveranno di sicuro altri speciali, ma dovranno essere loro ad adattarsi alle umane esigenze del blogger e non viceversa. Mi viene in mente per esempio la possibilità di abbandonare la tradizione del mese di aprile, originariamente pensata per celebrare in maniera simpatica il compleanno del blog. Ciò mi permetterebbe di lavorare con maggiore serenità e senza il patema di dover avere tutto pronto entro una data specifica. Mi viene anche in mente la possibilità di realizzare dei micro-speciali di tre o quattro post e che possano concludersi nel giro di una settimana. I recenti articoli dedicati al cinema di Carl Andersen, per esempio, se fossero stati pensati diversamente sin dall’inizio avrebbero benissimo potuto ricadere nella categoria degli “speciali”. La questione rimane comunque ancora aperta, come dicevo poco fa.

domenica 21 aprile 2019

Il barone

Oggi torniamo in Portogallo per parlare di un’opera che non è solo un classico del Novecento, ma è anche nota per la perfezione formale e per la maniera mirabile in cui testimonia la doppia natura, concreta e sentimentale, e profondamente nostalgica, di una nazione intera.
O Barão (Il Barone), del 1942, è l’opera omnia di António José Branquinho da Fonseca, personaggio di spicco del secondo Modernismo portoghese, e fu trasformata dal regista Edgar Pêra in un film incentrato su un vampiro, anche se invero molto particolare, in un’operazione che potrebbe apparire un po’ blasfema, ma che è innegabilmente affascinante: il suo O Barão (2011), lungometraggio di poco meno di due ore, mantiene però intatte le atmosfere rarefatte e sospese nel tempo del racconto, e almeno in questo la volontà di Branquinho da Fonseca può dirsi rispettata.
La novella è molto breve, e si può così riassumere: un ispettore scolastico viene inviato in uno sperduto villaggio di montagna e trova ospitalità nel palazzo del Barone, un personaggio che pare provenire dritto dal Medioevo ed è abituato a fare il bello e il cattivo tempo. Insieme, i due affrontano una serie di avventure notturne al limite del surreale, e dopo una serie di confidenze sempre più intime, favorite da una sorta di delirio nostalgico-alcolico, sembrano dar vita al germe di un’amicizia. Il mattino, però, si interromperà bruscamente l’idillio.

lunedì 15 aprile 2019

La monaca portoghese

"Sono riuscito, con molta cura e molti affanni, a recuperare una copia corretta della traduzione delle cinque Lettere portoghesi scritte a un nobile gentiluomo di stanza in Portogallo. Ho sentito tutti quelli che s'intendono di sentimenti lodarle o ricercarle con tanta sollecitudine, che ho creduto, dandole alle stampe, di far loro gran piacere. Non conosco il nome di colui al quale sono state scritte, né di colui che ne ha fatto la traduzione, ma mi è parso di capre che, rendendole note, non avrei recato loro un dispiacere. Difficilmente sarebbero state pubblicate senza errori di stampa, che le avrebbero sfigurate." (Claude Barbin, 1669.)
Fu non molto tempo fa che in una bancarella di libri usati trovai questo curioso, minuscolo quanto anonimo libretto nell'edizione Marsilio che vedete qui accanto. Non saprei dire perché mi rimase appiccicato alle dita così tenacemente da finire poi incastonato nella mia libreria. Forse il caso, forse una necessità improvvisa, forse qualcosa mi aveva inconsciamente colpito e ispirato... forse semplicemente il fatto che il libro era effettivamente anonimo, nel senso letterale che in copertina non era riportato il nome dell'autore.
Non avrei mai potuto immaginare che in quelle 30 pagine scarse, ampliate a 120 da una corposa pre(post)fazione, da numerose annotazioni e dal testo francese a fronte, si potesse trovare una così alta espressione di letteratura epistolare da far impallidire Goethe e tutti gli altri specialisti del genere.

domenica 7 aprile 2019

Vampiros Sexos

Carl Andersen: alzi la mano chi si ricorda  questo nome. Dai, non dovrebbe esservi del tutto ignoto, visto che solo un paio di mesi fa abbiamo affrontato uno dei film più allucinanti mai recensiti su questo mio piccolo blog, ed era proprio un film diretto da Carl Andersen. Se in quell'occasione avevamo definito il suo mediometraggio, senza troppi giri di parole, una coglionata, cosa mai si potrà dire oggi di "Vampiros Sexos", che di "Mondo Weirdo" rappresenta un po' la prova generale? Allacciate le cinture, quindi, perché c'è davvero il rischio di farsi male...
Prima di entrare nel vivo della questione, lasciatemi però chiudere un dibattito lasciato aperto la volta scorsa, vale a dire l'eventualità che i nomi delle attrici fossero verosimili. Possibile. ci chiedevamo, che Soledad Marceignac e Jessica Franco Manera siano nomi anagraficamente corretti? Possibile che non siano semplicemente stati scelti in omaggio al cinema di Jess Franco, tra l'altro menzionato come "ispiratore" nei crediti? Molti miei colleghi recensori giurerebbero di sì, rimarcando con orgoglio l'eventualità che la seconda sia niente meno che la figlia del quasi omonimo regista spagnolo. Quello che in realtà ho scoperto, andandomi a guardare bene i nomi di tutti i componenti del cast, è la presenza di ulteriori elementi sospetti. E se è vero che due indizi fanno una prova, allora cosa mai si potrebbe dire di tre, quattro o cinque indizi? Vediamo insieme di cosa si tratta.

lunedì 1 aprile 2019

A piccole dosi siamo speciali tutti

Primo giorno di aprile, giorno di pesci e, almeno in passato su questo blog, giorno di speciali. Mi chiedo in quanti là fuori siano venuti a farsi un giro su The Obsidian Mirror per capire se era per caso partito uno degli appuntamenti da queste parti più tradizionali. 
Lo speciale di aprile, lo dico subito a scanso di equivoci, quest'anno non si farà per tutta una serie di motivi. Potrei tirare in ballo la stanchezza, i molteplici impegni e il durissimo mese che si è appena concluso, durante il quale il sottoscritto è stato imbarcato su un aereo per ben otto volte (praticamente un record). Ma non è nemmeno quello. D'altra parte, uno speciale sul genere di quelli fatti in passato richiede molto più di un mese di impegno, e se avessi davvero voluto arrivare in orario all'appuntamento, come esperienza insegna avrei dovuto iniziare a scrivere già da ben prima di Natale. Così non è stato. E questo che avete davanti è l'inevitabile risultato.

martedì 26 marzo 2019

Gemini (Sōseiji)

«Bisogna accontentarsi di estrarre, tra i motivi che esercitano un'azione perturbante, quelli che più spiccano [...]. Questi motivi sono quello del "sosia" in tutte le sue gradazioni e conformazioni, ossia sono la comparsa di personaggi che, avendo uguale aspetto, debbono venire considerati identici». (Sigmumd FreudDas Unheimliche,  1919). 
Non poteva che iniziare con una citazione freudiana questo mio piccolo contributo al tema del "doppio", tema nel quale mi sono visto mio malgrado coinvolto per merito (o per colpa) di Kuku, la Cinecivetta, che a sua volta ha cavalcato l'onda sollevata dall'Etrusco su un prezioso assist di Federica, la cacciatrice di libri.
D'altra parte, una serie di favorevoli coincidenze mi stava già spingendo su questa stessa strada. Tralasciando il nome stesso di questo blog, che con il "doppio" ha sempre avuto molto a che spartire, la coincidenza più incredibile è la lettura, completata di recente, del sacro testo "Der Doppelgänger" (1914), una delle opere più importanti del filosofo austriaco, allievo di Freud, Otto Rank. Curiosamente, anche le coincidenze, al pari dei sosia, sono (psic)analizzate nel "Das Unheimliche" e, quasi come se quel cerchio volesse per forza chiudersi, eccoci catapultati nel post di oggi.

mercoledì 20 marzo 2019

Da donna a strega: sacerdotesse

L'INTRODUZIONE SI TROVA QUI

Nel mondo classico vi fu almeno un caso documentato di sacerdozio al femminile: sto parlando naturalmente delle Vestali, le sacerdotesse di Vesta, la controparte romana della greca Estia. Una dea che ha parecchio a che fare con l’immaginario cristiano.
La vergine Estia era una divinità che proteggeva la casa e il focolare: primogenita del padre Crono, fu la prima a venire ingoiata da lui e, di conseguenza, l'ultima a essere poi rigurgitata. Proprio per questo era ritenuta il centro dell'universo, e trovava spazio nell'edificio più importante di ogni città così come nei templi degli altri dèi. In un braciere circolare il fuoco, suo simbolo, doveva essere mantenuto sempre vivo, un'usanza poi estesa alla celebrazione delle Olimpiadi e in auge ancora oggi; all'inizio e alla fine del pasto calici di vino si levavano in suo onore.
Il culto romano di Vesta, per quel che ne sappiamo, era molto simile a quello di Estia, ma se possibile ancora più primitivo. Sappiamo per certo che le sue sacerdotesse, le Vestali, erano deputate al mantenimento del sacro fuoco (e chissà che le streghe medievali col loro calderone, o paiolo, oltre ad essere compagne simboliche – madri, figlie, mogli – del Sole, che è poi la fonte del fuoco stesso, non debbano qualcosa del loro immaginario a queste “custodi del fuoco”).

giovedì 14 marzo 2019

Confessioni di una maschera #2

Più di un anno è ormai passato dal giorno in cui lanciai il numero zero di questa rubrica e ancora non ho ben capito quale significato dargli. In un remoto numero uno, scritto tra una sigaretta e l'altra mentre vivevo da profugo in un monolocale preso in affitto tra due traslochi, avevo anche permesso a qualche idea di farsi largo (avrei voluto raccontare qualcosa di tutte le case che mi hanno ospitato nel corso di una vita, per esempio), ma dopo tanto tempo, e dopo tanti progetti ventilati e mai realizzati, non so se è davvero il caso di continuare su quella strada.
Confessioni di una maschera rimane però uno spazio dedicato ai ricordi, con particolare attenzione a quelli più remoti, belli o brutti, che il tempo ha cancellato o rischia di cancellare.
Ed è quasi un caso che, giusto qualche giorno fa, frugando tra le mie vecchie cose di quand'ero ragazzino, è saltato fuori un vecchio disco. Un vecchio disco che ha riaperto una parte della memoria che avevo in tutti modi cercato di sigillare.

venerdì 8 marzo 2019

Flavia, eroina d'altri tempi

Un nuovo inaspettato capitolo di Obsploitation Rewind sbarca oggi in occasione dell’otto marzo,  riproponendo un articolo che era apparso, e non per caso, esattamente cinque anni fa, in questo stesso giorno, sul mio vecchio blog ormai da tempo dismesso.
In fondo, se non questa, non mi viene in mente altra occasione per andare a scrivere di un film che, sebbene oggi sia stato quasi dimenticato, può giustamente ergersi a simbolo dell’orgoglio femminile, incarnando quel dissenso verso ogni condizionamento repressivo, che oggi quasi tendiamo ad ignorare.
Tra l'altro il mondo non è cambiato molto negli ultimi cinque anni, così come non è cambiato molto negli ultimi cinque secoli. Riproporre quindi quella che ad alcuni potrebbe sembrare una "minestra riscaldata" è assolutamente coerente con la necessità di attirare attenzione a quanto ancora accade là fuori ogni giorno, nelle case e per le strade. Oggi come dieci, cento o mille anni fa. E se un giorno tutta questa disperata ricerca di simboli potesse perdere di significato, beh, quello sarà un bel giorno.
Da parte mia so benissimo che scrivere un post all'anno (o un post ogni cinque anni, come nel mio caso) è ridicolo. Tanto varrebbe far finta di niente e parlar d'altro, evitando in tal modo anche spiacevoli malintesi. Diciamo che, a scanso di equivoci, quella di oggi è una ricerca storica dedicata  a Flavia Gaetani, una donna e un’eroina del XV secolo di cui si è perso anche il ricordo, tanto è difficile, se non impossibile, trovarne qualche riferimento certo nel web.

domenica 3 marzo 2019

Il varco di Satana

Tra tante novità editoriali e tanti classici universali che avrei potuto recensire, oggi mi occuperò di un romanzo che è tutt’altro che una novità e che non è un classico neanche nel suo genere, tanto che il suo autore, Frank Dubrez Fawcett (1891-1968), originario di Driffield nello Yorkshire, non si è guadagnato nemmeno una voce di Wikipedia, neppure in quella del suo paese d'origine.
È anche vero che Fawcett non scelse mai un genere ben definito, passando con estrema scioltezza dalle hard-boiled gangster novels alle più romantiche avventure per ragazzi. Un particolare questo che forse lo ha un po’ penalizzato, così come certamente non ha favorito la sua notorietà la scelta di utilizzare una serie infinita di pseudonimi, tra cui Cass Borelli, Henri Dupres, Madame E Farra, "Griff", Eugene Glen, Duke Linton, Coolidge McCann, Elmer Eliot Saks, Ben Sarto e Hank Spencer (tra l’altro pseudonimi dietro i quali, nel corso del tempo, si sono alternati numerosi autori). Ma erano gli anni a cavallo della guerra e non deve stupire, vista la mentalità dell’epoca, che si preferisse rimanere nell’ombra, specialmente se chi versava lo stipendio, l’editore Edwin Henry Turvey, aveva sulle spalle una condanna a due anni per pubblicazione di letteratura definita “oscena”. (fonte)

lunedì 25 febbraio 2019

Mondo Weirdo

Iniziamo con la solita premessa: per anni ho ritenuto Mondo Weirdo essere il più brutto film di tutti i tempi.  No, "brutto" non è nemmeno il termine più adatto: "disgustoso" forse è meglio. Meglio ancora "vomitevole". La mia opinione non è cambiata, se è questo che vi state chiedendo. Semmai si è leggermente ammorbidita quella vecchia regola del blog secondo la quale mai e poi mai avrei segnalato o recensito porcherie. 
D'altra parte le logica di proporre una rubrica periodica come "Obsploitation", specialmente nella sua declinazione "Obspolitation Vomit", che debutta quest'oggi, mi ha costretto a riconsiderare certi parametri.
D'altra parte, mi viene da pensare, quale miglior titolo avrebbe mai potuto finire per inaugurare questa (discutibile) serie se non Mondo Weirdo, rintracciato casualmente in rete una ventina di fa quando ancora ero un ragazzino imberbe alle prese con il suo giocattolo nuovo. Non ricordo nemmeno quale sito fosse che lo aveva reso downloadabile, ma ricordo che da lì a poco quel sito, osceno tanto quanto le sue proposte cinematografiche, sparì nel nulla senza lasciarmi nemmeno il tempo di esplorarlo come avrei voluto. Sebben nella certezza che non fosse stata una gran perdita per l'umanità, mi rimane il rimpianto di ciò che oggi, da blogger navigato e navigante, avrei potuto trovare in quell'archivio digitale. Ma veniamo a noi.

martedì 19 febbraio 2019

Traditi dalla fretta #11

Colpa forse della prolungata pausa natalizia, era da diverso tempo che la rubrica di divagazioni "Traditi dalla fretta" non faceva la sua apparizione qui sul blog. Moltissimi dovrebbero quindi essere i contenuti da proporre nel corso dell'appuntamento odierno ma... così non è.
Anch'io, come spero tanti di voi, mi sono affaccendato in tutt'altre faccende. Ho staccato la spina come mai prima d'ora avevo fatto e mi sono goduto una totale disintossicazione dal mondo digitale... ma tutto questo probabilmente ve l'ho già detto.
Nel frattempo gennaio se ne è andato e anche febbraio, ridendo e scherzando, lo sta per seguire. Teoricamente mancherebbe poco più di un mese al tradizionale "Speciale" che, come ormai sanno anche i sassi, è uno dei pochi punti inossidabili e immarcescibili del calendario ossidianico... ma... ma...
Nell'attesa di capire se anche quest'anno sarò costretto a ricorrere a dei sotterfugi per onorare la tradizione, procediamo senza indugio con la presentazione di ciò che, malgrado tutto, ha attirato la mia attenzione.
Prima di farlo lasciatemi però spendere due parole su uno degli avvenimenti più malinconici di questo inizio d'anno, ovvero la chiusura della leggendaria libreria "Miskatonic University"...

mercoledì 13 febbraio 2019

Oscuro Prossimo Venturo

Racconti di fantascienza. Sì, ma che cos'è la fantascienza? Bella domanda. Una domanda a cui nemmeno io, che di fantascienza ne ho letta tanta, saprei dare una risposta compiuta. Questa raccolta di racconti, la cui copertina campeggia qui a lato, è davvero fantascienza come lascerebbe intendere il sottotitolo? Beh, diciamo che se state cercando quel genere un po' alla Star Trek, dove prevalgono viaggi interstellari e battaglie spaziali, allora non è certamente "Oscuro Prossimo Venturo" il libro che fa per voi. Non è nemmeno, per quanto ne sappia, quel glorioso genere nel quale la precisione scientifica precede quella letteraria: alcuni passaggi richiedono infatti, in tutta onestà, una buona dose di sospensione dell'incredulità per essere digeriti. Diciamo che questa è più una fantascienza interiore, se mi passate questo termine appena coniato. Un tempo, negli anni Sessanta, cose di questo genere le chiamavano "fantascienza sociologica", che non ho mai capito dove iniziasse e dove finisse, ma è un termine che mi è sempre piaciuto e me lo faccio andar bene appena posso. E oggi posso. Anche perché quale migliore occasione per tirare in ballo analogie con quel classicone di Ray Bradbury nel quale ci si trastullava a bruciare libri? Spero non me ne voglia nessuno se butto lì un paragone tra uno dei più acclamati autori statunitensi e uno scrittore romano contemporaneo, ma quando mi capita di farmi trasportare in agghiaccianti distopie, è a Bradbury che la mia mente va puntualmente a parare.

giovedì 7 febbraio 2019

Uomo a mare

Mentre lo storico e mai abbastanza compreso contenitore social  dalla "G" maiuscola sta ormai preparandosi al preannunciato trapasso, e in attesa di capire quali conseguenze possa avere l'azzeramento dei contenuti postati negli anni da qualche miliardo di utenti (oltre tre, secondo wiki), decido di andare a dare un'occhiata nel mio account per capire se c'è qualcosa che valga la pena di essere salvato dalla Grande Cancellazione. 
Immagino di non essere l'unico in questi giorni ad aver ricevuto notifica del fatto che è possibile scaricare sul proprio computer molti dei contenuti postati sul "social-coso". Mi sbaglio?
Ad ogni modo, non mi è stato difficile rendermi conto che è praticamente tutto pattume quello che a breve verrà smaltito. 
Inizialmente avevo anche creduto nelle possibilità che si sarebbero potute creare entrando a far parte di G+, che guarda caso aveva visto la luce più o meno negli stessi giorni in cui anche Obsidian Mirror aveva alzato il sipario. Mi ero iscritto a decine di "communities", avevo iniziato a seguire utenti che mi pareva avessero qualcosa di interessante da condividere, ma poi col tempo ho lasciato perdere. Il "social-coso", mi sono accorto (e vi sarete accorti), non è affatto quel luogo social di cui si favoleggiava. Non so nemmeno se lo sia mai stato. A me pare solo un grosso cassonetto dove gettare i propri stracci affinché possano venire ritirati la mattina dopo. 

venerdì 1 febbraio 2019

The Machine in Yellow

"A portly man in his early millions". Con queste parole James Blish, nel suo tentativo di materializzare il famigerato Re in Giallo, introdusse uno dei principali personaggi del dramma, suggerendo in tal modo che egli, come probabilmente altri sulla scena, viva la sua esistenza da un tempo che supera ogni concezione umana. Ho scritto "uno dei personaggi principali", anche se in realtà si tende a dimenticarlo. Il principe Uoht non è infatti quasi mai chiamato in causa quando si scorrono le pagine che centinaia di autori da tutto il mondo hanno scritto, contribuendo alla divulgazione della mitologia chambersiana. E ve lo dice uno che sta scrivendo su questo argomento da abbondanti cinque anni: nessuno mai si ricorda di un certo Uoht. 
Lo stesso Chambers, d'altra parte, lo nominò una sola volta, senza nemmeno spendere tempo in definizioni. Il che ha di fatto consentito a Blish, e dopo di lui a Lin Carter, di elevare quell'anonimo personaggio al rango di principe. 
Nella fattispecie Cassilda, che ormai abbiamo assodato essere una regina, lo chiama "My prince" (nella versione di Blish) e "My boy" (nella versione di Carter); le due cose messe insieme lo pongono nella veste di "principe ereditario" visto che mai, a mia sensazione, una regina potrebbe chiamare "boy" qualcuno che non sia un figlio, un nipote o tutt'al più un genero. Senza anticipare troppo i tempi, visto che abbiamo ancora molto da scrivere sulle opere dei due autori già citati, prendiamo una piccola deviazione e facciamo qualche indagine parallela su questo misterioso Uoht.

sabato 26 gennaio 2019

Visioni di un anno

Dopo le letture e gli ascolti, eccoci a chiudere questo breve ciclo di "best of" con le visioni di un anno, vale a dire i cinque film che, più di tanti altri, hanno deliziato le mie serate sul divano. Non solo sul divano, a dire la verità, visto che lo scorso anno, a causa del noto trasloco, mi sono speso ridotto a guardare cinema, in posizioni impossibili, sullo schermo di questo stesso computer.
La selezione di cinque titoli in questo caso è stata molto più ardua, sia perché usufruisco molto più della settima arte di quanto non faccia di tutte le altre, per ovvi motivi legati al tempo libero, sia perché da ormai diversi anni ho preso l'abitudine a segnare su un calendario i titoli dei film visti, il che mi permette di riportare rapidamente alla memoria i momenti più emozionanti ma anche, ahimé, certe cose che avrebbero meritato di venir dimenticate.
So benissimo che esistono mezzi molto più tecnologici di un calendario di carta, e qualche anno fa avevo anche provato a creare un mio profilo su Letterboxd, che in sostanza serve esattamente a ciò, ma poi nella pratica la sola idea di doverci mettere più di due secondi (per scrivere una cosa che non ne richiede di più) mi ha scoglionato. L'unico problema con i calendari è che una volta trascorso l'anno vengono "archiviati" in un cassetto o sul fondo di qualche armadio e che, per motivi che non mi spiego, da questi vengono fagocitati. Dovrebbero essercene in giro per casa, a memoria, non meno di cinque o sei, ma porco diavolo se riesco a trovarne uno solo di quelli vecchi. Mi affretto quindi a tirare giù qualche titolo da quello del 2018 prima che anche quest'ultimo segua il misterioso destino di tutti gli altri. Pronti? Via!

mercoledì 23 gennaio 2019

Ascolti di un anno

Subito dopo le "letture di un anno" eccoci nuovamente con un altro recap, questa volta dedicato agli ascolti che  più di altri mi hanno fatto compagnia nel corso degli ultimi dodici mesi.
Ancora una volta, e forse in questo caso più che mai, la classifica sarà virata decisamente sul personale. Raramente infatti presto attenzione alle nuove uscite discografiche. Non ascolto praticamente più radio (e di questo un po' mi dispiaccio) e solo raramente, intrappolato nel traffico, mi metto alla ricerca di un canale che mi garbi, dando priorità ai notiziari, visto che quelli sono gli unici momenti dove mi aggiorno sui fatti del mondo, o scivolando vergognosamente nella bieca bestialità dei canali dedicati al calcio mercato, dove interminabili discussioni vengono portate avanti senza ragione alcuna (che è poi lo scopo stesso, e se volete il bello, di certe programmazioni). Ma sto divagando.
Stavo dicendo che, da buon vecchietto legato alle sue cose, ascolto poco le novità (anche perché mi fanno abbastanza ca#are, dovrei aggiungere). Resto ancorato come una cozza a ciò che ascolto da sempre, concedendomi di tanto in tanto alcune incursioni esplorative in questo e in altri generi. La piccola classifica di oggi riflette quindi la logica delle "letture" di qualche giorno fa: rappresenta ciò che ho ascoltato di più nel 2018, a prescindere dalle mode e da qualsiasi altro fattore esterno. Sarà, come vedrete, un elenco piuttosto eterogeneo e questo, lo ammetto, sorprende anche me. Aggiungo, e poi la faccio finita con questa palla di introduzione, che sto seriamente pensando di iniettare nuova linfa a una rubrica musicale che avevo iniziato sul blog un milione di anni fa senza poi darvi la continuità (o dovrei dire il seguito) che avrebbe meritato. Lasciatemi mettere un po' d'ordine tra le mie tante scartoffie e magari prossimamente ne riparliamo. Passiamo al sodo.

domenica 20 gennaio 2019

Letture di un anno

L'hanno scritta in molti una classifica delle cose migliori dell'anno appena trascorso e, una volta tanto, voglio provarci anch'io. Nulla di trascendentale, sia chiaro, solo un piccolo espediente per mettere in ordine i miei pensieri. Va detto che, tecnicamente, una classifica dovrebbe partire da presupposti che a me mancano, primo fra tutti quello di avere ben chiaro il campione da cui prelevare il "best of" che si vuole affrontare che, se non si fosse ancora capito, è di carattere letterario.
Il tempo tiranno, che non mi permette di essere sempre sul pezzo, fa sì che la mia classifica non sia lo specchio di ciò che è uscito nel 2018, ma più semplicemente una piccola lista di quelle che ritengo essere state le migliori letture che mi hanno tenuto compagnia nel corso degli ultimi dodici mesi; non necessariamente quindi delle novità assolute, sebbene per me siano state tali. 
Anche il termine "classifica" è un po' fuori luogo, visto che non vedo il senso nel porre dei giudizi di merito comparativi. Non esiste il migliore, così come non esiste il secondo migliore. Entrambi a loro modo sono stati i migliori nel momento in cui mi hanno regalato qualcosa di buono, una sensazione, un'emozione, chiamatela come volete. Per questo motivo, i cinque titoli che andrò tra breve a elencare sono ordinati (spero) in perfetto ordine cronologico, dal primo, letto lo scorso gennaio, all'ultimo, letto sul finire dell'anno.

lunedì 14 gennaio 2019

Hesitant Opening

Sono stato molto combattuto sull'opportunità di riaprire il blog così presto. In fondo le festività sono appena trascorse, e sono ancora (lo siamo ancora tutti) nella fase post-traumatica tipica di questo periodo, quella che segna il ritorno alla normalità dopo tanti panettoni e tanti calici di spumante. 
Non sono nemmeno stati così tanti, se devo dire la verità, i panettoni e spumanti che ho ingurgitato: sarà per via della vecchiaia che avanza, ma mi pare che siano passati i tempi in cui potevo permettermi di esagerare in tal senso. Oggi una fetta di panettone di troppo significa far incazzare di brutto il mio stomaco e, vista la qualità dei prodotti dolciari che c'è in giro, non posso che dargli ragione. Gli spumanti, d'altro canto, non è che mi abbiano mai fatto impazzire, e oggi più che mai le bottiglie mezze vuote finiscono sistematicamente giù nel lavandino (a mano di non mettersi una mano sul cuore e tenerle lì per cucinarci i risotti).
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