Mai e poi mai, e questo devo tenermelo bene a mente, annunciare la recensione di un film per la
rassegna Notte Horror prima ancora di averlo guardato. Questo perché ora che finalmente
(termine ironico) l’ho visto, mi trovo davanti a un foglio bianco che non so davvero come riempire.
O meglio, un modo ci sarebbe: quello di mettere in sequenza un migliaio di insulti fino a
raggiungere una lunghezza decente per un articolo di blog. Potrebbe però essere l’occasione per
mettere in pratica un esperimento sociale, che è una cosa che da un po’ mi frulla in testa, per
capire quanta gente atterra sul blog, guarda le immagini, legge giusto il titolo e passa alla sezione
commenti senza davvero leggere il contenuto.
Il problema è che i colleghi blogger che partecipano
alla Notte Horror i post li leggono davvero e non posso permettermi di tradire la loro fiducia. Ecco
quindi che due parole sensate, per questo “Ristorante all’angolo” (Blood Diner, 1987), mi tocca
proprio metterle in fila.
Ho detto poco fa di non aver mai visto questo film prima d’ora, ma riflettendoci non ne sono poi
così sicuro. La locandina, questo è un fatto, è un déjà-vu piuttosto solido, e ciò potrebbe significare
che in tempi remoti potrei aver avuto a che fare con la VHS in quella vecchia videoteca che
frequentavo da ragazzo.
Ciò non garantisce che io l’abbia noleggiata, ma visto quant’era scarna la
sezione horror in quel posto, le probabilità sono tutt’altro che irrisorie. Anche perché, bisogna
ammetterlo, quella locandina, con l’insegna al neon e il coltellaccio, è ancora oggi una potente
calamita. Comunque sia andata non ricordavo nulla di quel film, anche perché, se l’avessi fatto,
non mi sarei certamente avventurato in una nuova visione che chiamare superflua è sin troppo
generoso.
