In memoria di Ace ‘Spaceman’ Frehley (1951-2025)
Ci sono in giro film decenti, film tutto sommato carini, film belli, avvincenti, emozionanti, profondi,
divertenti, sorprendenti, qualche indiscusso capolavoro e anche alcuni rarissimi film che
trascendono la perfezione. Nessuno tra questi aggettivi può però essere attribuito a “Kiss
Phantoms”, nome con il quale è stata distribuita in Italia una delle più clamorose croste
cinematografiche mai girate dai tempi dei fratelli Lumière. Perché allora sono qui a parlarne?
Semplicemente perché capita che quando un film tocca il fondo e inizia a scavare la terra, la
situazione può ribaltarsi di 360° ed entrare nel mito.
È successo a “Plan 9” di Ed Wood ed è
successo a “Kiss Phantoms” (1978) di Gordon Hessler, un regista che sicuramente non avete mai
sentito nominare e che potete tranquillamente continuare a ignorare come avete fatto finora.
Ad
ogni modo, mentre sta girando qualche episodio dei CHiPs (questi però ve li ricordate, no?), il
nostro Gordon Hessler viene contattato dalla Hanna-Barbera Productions, quella di Scooby-Doo e
dei Flinstones, per realizzare un film per la tivù che diventerà negli anni oggetto di culto per i fan
della band statunitense senza dubbio più popolare della storia del rock.
Un film musicale, direte
voi. Sì e no. Indubbiamente l’ossatura è quella di un film concerto, ma le definizioni horror e
fantascienza, in questo caso, non sono affatto fuori luogo.
“Kiss meets the Phantom of the Park” (questo il titolo originale) viene trasmesso dalla NBC il 28
ottobre 1978, circa sette mesi prima dell’uscita del celeberrimo album “Dynasty”. In Italia
ovviamente arrivò molto dopo, proprio sulla scia del successo planetario di “Dynasty” e della sua
opening track “I was made for lovin’ you”, che sfido chiunque ad affermare di non aver mai
ascoltato.
Il sottoscritto in quel periodo andava alle scuole medie e vi posso assicurare che l’arrivo
di quel disco fu devastante; non per niente tutti i motorini della città avevano appiccicato da
qualche parte il famoso “adesivo dei Kiss”, elemento decorativo rievocato da un sopravvalutato gruppo hip-hop milanese in una loro vecchia canzone.
Il giorno che “Kiss Phantoms” (questo il titolo "italianizzato") arrivò nella piccola sala del mio paese
tutti noi ragazzini ci precipitammo a vederlo, senza peraltro conoscere nulla della discografia della
band tranne giusto quella canzone e un paio d’altre dello stesso album. L’idea era quella di
assistere a qualcosa di molto simile a un concerto senza il prezzo del biglietto e senza la necessità
di spostarci nel capoluogo, cosa piuttosto difficile da fare a quell’età.
Fu un’ora e mezza di
sfibrante attesa dell’arrivo delle inconfondibili note d’apertura di “I was made…”, che ovviamente
non arrivarono mai. Una delusione totale, in pratica, aggravata dall’essermi dovuto non solo
succhiare un numero interminabile di canzoni a me sconosciute, ma anche un film in cui la parte
horror (o fantascientifica, se preferite) era risultata essere imbarazzante.
La trama di “Kiss Phantoms” è un singolare incrocio tra un film di supereroi, un'avventura
fantascientifica e un episodio di Scooby-Doo. La vicenda si svolge nel parco divertimenti Magic
Mountain in California. Il proprietario del parco, Calvin Richards, preoccupato per i deficit finanziari
decide di ingaggiare i Kiss per una serie di concerti da tenersi proprio all’interno della struttura.
Questa decisione fa infuriare Abner Devereaux, il geniale ma instabile ingegnere del parco e
creatore di attrazioni animatroniche, che vede la band come una minaccia che offuscherà le sue
creazioni. Dopo essere stato licenziato per il suo comportamento e per i continui malfunzionamenti
delle giostre, Devereaux si rifugia nel suo laboratorio sotterraneo, giurando vendetta contro i Kiss.
Si noti che nel film i membri della band non sono semplici musicisti, ma esseri dotati di poteri
soprannaturali conferiti da quattro talismani mistici: Paul Stanley può sparare laser dall'occhio
destro; Gene Simmons possiede una forza sovrumana e può sputare fuoco; Ace Frehley ha il
potere del teletrasporto e Peter Criss è ovviamente dotato di agilità felina.
Devereaux mette quindi in atto il suo piano per screditare i Kiss: riesce a far rubare i talismani e a
imprigionare i musicisti nel suo laboratorio sotterraneo; quindi, invia dei cloni robotici sul palco per
rovinare il concerto e incitare la folla alla rivolta cantando una versione malvagia di "Hotter Than
Hell" intitolata "Rip and Destroy" (in pratica Paul Stanley scrisse per l’occasione un nuovo testo
sulle note del brano originale). Alla fine (occhio allo spoiler), dopo una lotta contro i loro
doppelgänger malvagi, i veri Kiss trionferanno e porteranno a termine il concerto tra il delirio dei
fan.
Gli effetti speciali di “Kiss Phantoms” sono ricordati per essere talmente ridicoli da rasentare
l’osceno, nemmeno degni della grafica di un Commodore Vic-20, per chi se lo ricorda. Uno degli
effetti più miserabili, ma nonostante ciò più iconici per chi si ricorda il film, è rappresentato dai laser
che Paul Stanley sparava dal suo occhio destro: non erano nemmeno “effetti” nel senso stretto del
termine, ma semplici righe tratteggiate e colorate disegnate direttamente sulla pellicola,
fotogramma per fotogramma, in post-produzione.
La produzione frettolosa commise inoltre evidenti
errori tecnici, lasciando per esempio chiaramente visibili i fili che sostengono la scatola dei
talismani o che aiutano i membri della band a compiere balzi o movimenti acrobatici.
Nonostante tutto ciò, “Kiss Phantoms” è diventato un film di culto per i fan della band e anch’io,
che dei Kiss non ho mai fatto una malattia, lo ricordo con struggente malinconia.
Una malinconia
che deriva evidentemente più dal ricordo di quei vecchi tempi andati che da altro. Senza contare
che per noi ragazzini dell'epoca vedere i Kiss agire sullo schermo come supereroi fu un'esperienza
"fichissima" e memorabile che contribuì a consolidare la passione per la band.
Rivedere oggi “Kiss Phantoms”, a quasi cinquant’anni di distanza (sottolineo il fatto che in rete l’ho
trovato solo di recente dopo interminabili e assidue ricerche), è un’esperienza bipolare: da un lato il
film, da qualsiasi parte lo si guardi, è scandalosamente ripugnante, dall’altro lato viene offerta
comunque dell’ottima musica anni Settanta che, piaccia o non piaccia, è lo specchio di un’epoca, e
brani come “Rock ‘n’ Roll All Nite” e la già citata “Hotter Than Hell” sono incontestabilmente dei
capolavori senza tempo.
Sul fatto che il termine “ripugnante” non sia solo una mia esagerazione sono corroborato
dall’opinione dei quattro componenti del gruppo, che hanno sempre manifestato, nelle successive
interviste, una profonda vergogna per aver preso parte a quella porcheria (diciamo anche che non
aiutò il fatto che Peter Criss e Ace Frehley, durante le riprese, fossero perennemente sotto l’effetto
di alcol e cocaina). Purtroppo, era capitato che il loro manager Bill Aucoin avesse "venduto" loro il
progetto descrivendolo come un incrocio tra “A Hard Day's Night” dei Beatles e “Star Wars”,
mentre il risultato finale altro non faceva che farli apparire ridicoli, al punto che per anni i quattro
proibirono a chiunque lavorasse per loro di menzionare la pellicola in loro presenza e, contestualmente, cercarono in ogni modo di limitarne la diffusione, trasformandola in questo modo,
loro malgrado, in una sorta di preziosa reliquia, una specie di “Santo Graal” per i collezionisti della
"Kiss Army”.
Con il trascorrere degli anni i quattro artisti hanno infine cambiato opinione su quel vecchio
episodio della loro carriera, al punto che nel 2015, con buona dose d’ironia, presentarono un film
d'animazione che vide la loro partecipazione in un crossover con i protagonisti della serie Scooby-Doo.
Il cartone, intitolato “Scooby-Doo! and KISS: Rock and Roll Mystery”, riprende
deliberatamente molti elementi della trama del film di Hessler, inclusa l'idea dei membri della band
come supereroi dotati di poteri mistici. Un film d’animazione che in pratica chiude un cerchio, visto
che “Kiss Phantoms” era stato preceduto da un Comic Book Marvel (Super Special KISS Comic
book, 1977) e seguito da una serie Image Comics (KISS: Psycho Circus, 1997).
Per concludere, “Kiss Phantoms” è un'opera che occupa un posto unico e paradossale nella storia
del rock e del cinema: sebbene sia considerato quasi all’unanimità un "disastro cinematografico", il
film rappresenta la capacità, anche se involontaria, dei Kiss di trasformare se stessi da semplice
band di rock’n’roll a brand globale multimediale.
Questo articolo è parte della tradizionale rassegna estiva “Notte Horror”, rassegna che poco ha a che fare con l’omonimo contenitore televisivo anni Ottanta se non che da esso trae ispirazione. Un pugno di blogger nostalgici, in pratica dei sopravvissuti a un’epoca che quasi non esiste più, cercano di rievocare quelle vecchie atmosfere facendo quello che sono bravi a fare: scriverne. Questa rassegna, giunta ormai alla sua dodicesima edizione, prosegue sul "Bollalmanacco di cinema”, dove vi consiglio di precipitarvi. L’elenco completo dei partecipanti all’iniziativa è consultabile nella colonna qui a destra, dove rimarrà per un tempo lungo ma non infinito. Prendete nota.

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