Credo che per poter cogliere appieno anche le più sottili sfumature di questo film olandese, dal curioso titolo di “170 Hz”, bisognerebbe immedesimarsi completamente nei suoi due protagonisti. Bisognerebbe in primis avere un’età vagamente “tardo-adolescenziale”, se mi passate il termine, e in secondo luogo avere alle spalle una famiglia discretamente alto borghese, in modo da potersi permettere, senza grosse ripercussioni, uno spensierato atteggiamento da “rebel without a cause”. Su quest’ultimo punto non posso esprimermi, visto che provengo da una famiglia operaia (anche se l’idea di fare il ribelle è balenata nella mente anche a me ad un certo punto, un po’ come a tutti, senza tuttavia risultare credibile nemmeno a me stesso). Sul primo punto mantengo pure qualche riserva: è vero che un “tardo-adolescente” lo sono stato anch’io qualche tempo fa, ma è anche vero che ho trascorso quegli anni meravigliosi a zonzo nelle periferie di Milano, anziché in una moderna e disinibita città del Nord Europa. Ah, dimenticavo… e in terzo luogo bisognerebbe essere sordomuti, come Evy e Nick, i due teenager di cui sopra. Queste sono le premesse.
