domenica 12 agosto 2012

Corpus Imperfectum


Anche dopo il trionfo di “The Artist” all’ultima edizione degli Oscar, chi continua a trovare noiosi i film muti alzi la mano. Scommetto che là fuori siete in tanti. E vi capisco, davvero. In quest’era in cui la tecnologia permette di ottenere risultati strabilianti a livello audio e video, con girati che sembrano più veri del vero, mi rendo conto che i film muti non sono per tutti. Eppure, se amate le atmosfere gotiche non potete prescindere da alcuni classici come, tanto per fare i soliti nomi, “Il gabinetto del Dr. Caligari” e il “Nosferatu” di Murnau. E naturalmente come “Golem - Come venne al mondo” (Der Golem, wie er in die welt kam di Paul Wegener, 1920), considerato un capolavoro dell’espressionismo tedesco nonostante il parere del suo stesso regista, che lo descrisse piuttosto come un film naturalista.
E pensare che da qualche anno a questa parte i registi fanno a gara a realizzare film visivamente “poveri” - i cosiddetti PoV - e che di recente addirittura è stato completato il primo film interamente girato con un iPhone… Immaginate invece cosa avrebbe potuto fare Wegener del suo film se avesse avuto a disposizione i mezzi odierni… Ma no, non ha senso ragionare in questi termini: il fascino dei film di quell’epoca sta principalmente nella loro aria vintage, nella loro diversità e anche in quello che hanno in meno, e non in più, rispetto ai film moderni. 

La storia (come sempre con spoiler annesso… attenzione). Nel XVI secolo, a Praga, l’imperatore Rodolfo II ordina con un decreto l’espulsione della comunità ebraica locale dal ghetto, che dovrà avvenire prima della luna nuova. Quando il conte Florian recapita il messaggio al rabbino Loew, egli capisce che i suoi timori hanno un fondamento concreto: già in precedenza aveva letto negli astri il presagio di una catastrofe che si sarebbe presto abbattuta sulla sua comunità, in concomitanza con l’entrata dei pianeti in congiunzione sfavorevole. Prima che questo si verifichi, Loew decide di creare un Golem per proteggere la sua gente approfittando del breve periodo in cui ancora gli astri gli saranno favorevoli. Detto, fatto. Dopo aver modellato una statua di argilla, seguendo un antico rituale evoca il demone Astaroth perché gli riveli la parola creatrice, quella che permette di infondere la scintilla della vita: aemaeth (verità). Questa parola sarà scritta su un foglietto e nascosta all’interno di una stella di Davide che il rabbino appunterà sul petto del Golem: per far tornare la creatura un oggetto inanimato, sarà sufficiente rimuoverla. Il rituale ammonisce che il Golem deve essere creato esclusivamente per fini nobili e una volta adempiuto il suo compito deve essere “restituito alla polvere”, e soprattutto non deve assolutamente essere utilizzato per scopi personali, altrimenti si rivolterà contro il suo creatore e porterà sciagura a chiunque incrocerà la sua strada. Naturalmente l’infausta circostanza si avvererà… 
Ma andiamo con ordine. Il Golem diviene il servitore di Loew, anche per svolgere alcune semplici commissioni, e la sua sola vista riempie gli abitanti della città di terrore. Nel frattempo grazie a Florian, che si è invaghito di sua figlia Miriam, Loew ottiene un invito a corte: Rodolfo gli è debitore per aver sfruttato le sue doti di astrologo per ben due volte, e non se la sente di negargli udienza. In una scena molto suggestiva, il rabbino per perorare la propria causa chiede di poter mostrare agli astanti tramite un incantesimo le vicende bibliche del popolo ebraico, che poi non sono altro che un elenco interminabile di peregrinazioni e persecuzioni.  Ammonisce però i presenti a non ridere né parlare, altrimenti ci saranno gravi conseguenze per tutti. 
Ed ecco le tragiche vicende dell’Antico Testamento comparire sul muro come in una proiezione cinematografica, ma questo, invece che empatia, provoca l’ilarità generale. Questa grave mancanza di rispetto sta per costare molto cara, perché il soffitto sta per schiacciare tutti gli astanti, quando il rabbino ordina al Golem di intervenire per salvare i presenti in cambio della revoca dell’editto. Questo impressiona profondamente l’imperatore, che puntualmente concede quanto richiesto. A quel punto, avendo ottenuto lo scopo che si era prefisso, il rabbino decide di non servirsi più del Golem e lo disattiva. Ma avviene qualcosa (di imprevisto?) che cambia il corso degli eventi. Mentre nel quartiere ebraico fervono i festeggiamenti, Miriam si incontra in casa sua con il suo amante segreto che altri non è che Florian. Il servo Famulus scopre la tresca e, in preda alla gelosia, rianima il Golem e lo scatena contro Florian; ma una volta che quest’ultimo è stato ucciso, Famulus non è più in grado di fermare il Golem, e non può che assistere impotente alla sua furia. La creatura per errore appicca il fuoco in casa del rabbino, e il fuoco ben presto diviene un incendio che distrugge completamente il quartiere ebraico; tenta di rapire Miriam, poi la rilascia e si avventura libero al di fuori del ghetto. Mentre parte la caccia al Golem una bambina, inconsapevole del pericolo che corre, gli si avvicina e per gioco afferra la stella e gliela strappa via dal petto. Il Golem si accascia, poi la folla lo raggiunge, lo solleva, trascina con sé il suo corpo di nuovo senza vita.

Golem - Come venne al mondo” è il rifacimento del film omonimo datato 1914, e quindi va considerato il prequel di “The Golem” (Der Golem, und wie er auf die Welt kam, 1915) e “The Golem and the dancing girl” (Der Golem und die Tanzerim, 1917), anch’essi girati da Wegener e purtroppo considerati perduti: tutto ciò che ne rimane  è un frammento di pochi minuti del film del 1915. Di film che trattano del Golem per la verità ne furono girati diversi, sia prima che successivamente a “Golem - Come venne al mondo”. Questo, però, fu forse quello che ripropose l’arcinota leggenda del Golem più fedelmente: questa creatura infatti non è un’invenzione cinematografica, ma fa parte del folklore ebraico ed è legata ai concetti espressi nella Qabbalah e in particolare nel cosiddetto “Libro della Formazione” (Sefer Yesirah), il testo più antico dell’esoterismo ebraico.  E tra l’altro ispirò anche opere letterarie, come il romanzo “Il Golem” (Der Golem) di Gustav Meyrink del 1915.
Cosa narra dunque la leggenda, con qualche variazione da una versione all’altra? Che chi padroneggia la Qabbalah acquisisce la capacità di utilizzare il potere dei suoni, e in particolare dei nomi di Dio, per fabbricare dei giganti di argilla dotati di forza sovrumana e soprattutto unicamente votati ad ubbidire al proprio creatore, in quanto privi di intelligenza, di emozioni, di anima. Questi giganti possono essere utilizzati per svolgere lavori pesanti oppure come difensori del popolo ebraico contro i soprusi. Che nel XVI secolo il rabbino di Praga Jehuda Löw ben Bezalel, meglio conosciuto come Rabbi Löw, creava Golem plasmandoli nell'argilla, li risvegliava scrivendogli sulla fronte la parola "verità" (in ebraico אמת [emet]) e li disattivava cancellandone la lettera iniziale, ottenendo la parola "morte" (in ebraico מת [met]). Un brutto giorno un gigante sfuggì al suo controllo: era cresciuto troppo e il rabbino non poté più arrivare alla sua fronte per cancellare la prima lettera. Il Golem cominciò a distruggere tutto ciò che incontrava prima di essere “disattivato”: questa parola non è scelta a caso, perché il Golem non nasce veramente, per cui non può neanche morire, lo si può solo rendere inerte e farlo ritornare alla terra. In seguito a questo episodio Löw decise di non servirsi più dei Golem e li nascose nella soffitta della Sinagoga Vecchia-Nuova, nel cuore del vecchio quartiere ebraico, dove egli dimorava e dove si dice che essi giacerebbero dimenticati ancora oggi. 

Nella Genesi è scritto: “In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. […]” Il significato è che Dio creò tutto con la parola, ovvero con il suono. In seguito il libro di Giovanni dice: "In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio." (Giovanni 1,1) Questo significa che il Verbo è il suono primordiale che generò l'universo.

Ai mistici del popolo eletto, dunque, sarebbe riservata la facoltà propria di Dio di creare la vita, con un importante distinguo però: il Golem nasce dal fango, proprio come l’uomo, ma a differenza dell’uomo non possiede un’anima, né è possibile infondergliene una. A differenza dell’uomo non conoscerà mai il decadimento della carne né i tormenti dello spirito, un po’ come Adamo prima della cacciata dall’Eden. Questa non è solo una mia interpretazione, ma è quanto si evince da alcuni testi del II e III secolo (soprattutto il Bereshit Rabbah, in ebraico בראשית רבה, che contiene un’esegesi dei primi capitoli della Genesi) nei quali Adamo viene così descritto: “Nell’ora in cui Dio creò il primo Adamo lo creò come Golem, ed egli si estendeva da un capo del mondo all’altro”. Secondo altri testi, al momento della creazione Adamo aveva una mole enorme che si sarebbe ridotta solo dopo il peccato originale. 
Come menzionato sopra, ci sono varie versioni della leggenda, e la cosa più interessante è che ci sono riferimenti ad un “uomo di terra” anche in alcuni racconti egizi, diversi nella forma da quelli di matrice ebraica, ma simbolicamente simili.

Dopo questa piccola digressione, torno definitivamente ad occuparmi del film. Loew, il capo della comunità, è sì una figura religiosa, ma anche un astrologo e un mago. E infatti è interessante notare che nel film di Wegener il risveglio del Golem avviene per mezzo di un demone nel corso di una cerimonia che mischia sacro e profano. Per giustificare l’espulsione degli ebrei l’imperatore, tra le altre cose, li accusa di stregoneria e pratiche diaboliche e poiché i successivi avvenimenti sembrano confermare in pieno questa tesi, è lecito domandarsi che cosa avvenga alla scomparsa del Golem, là dove il film si interrompe... Ora che è libero dalla minaccia del Golem l’imperatore emanerà un nuovo editto, oppure lascerà che gli ebrei restino in città? Quel che è certo è che, comunque vada, la vita della comunità non sarà più la stessa. Il ghetto non esiste più ed è proprio questa la morale del film: non solo l’uomo ha cercato di imitare Dio, ma ha infranto le sue regole e per questo è stato punito. Non c’è parabola o leggenda che non mistifichi chi agisce impulsivamente e per il proprio tornaconto senza curarsi delle conseguenze! Allo stesso tempo, non si può dimenticare che il Golem è anche una sorta di angelo vendicatore, nato per volontà di Dio per servire gli uomini, quindi non si può sfuggire alla sensazione che tutto potesse essere già preordinato: è possibile che la profezia che Loew legge negli astri all’inizio del film, quella che lui pensa sia correlata all’editto imperiale, significhi invece che la creazione e la successiva ribellione del Golem erano predeterminati, e l’epilogo della storia ineluttabile? Se pensiamo alla vicissitudini terrene del popolo ebraico dalla notte dei tempi, ciò non sembra poi così campato per aria. 

I punti forti della pellicola sono molteplici. Innanzitutto l’atmosfera surreale, fiabesca, resa tale dalle scenografie, dalle inquadrature, dalla luce e dal colore; ma anche la recitazione e la musica di sottofondo. Visivamente il ghetto è rappresentato come un intrico di vie affusolate, ed edifici dalle forme impossibili e dai tetti aguzzi, tipici dell’architettura nordica, ora protesi verso il cielo come frecce, ora posizionati più in  diagonale in barba alla gravità e a ogni idea di funzionalità, i profili morbidi e ondulati come carta increspata, come se non fossero fatti di dura pietra, ma di qualche materiale a noi sconosciuto – il tutto reso con ottimo effetto, quasi tridimensionale. Non ho potuto fare a meno di paragonarlo al paese che qualche volta vedo nei miei sogni: un luogo che è un tripudio di forme e colore, e dove tutto è strano. In molti sensi ricorda anche Barcellona con le gioiose e oniriche costruzioni di Gaudì, che in effetti fu un precursore dell'espressionismo. Gli ebrei nel film hanno un animo tormentato, e così il luogo dove vivono acquista qualità antropomorfe, riassumendo in sé le sue tante peculiarità e contraddizioni. Il ghetto ebraico di Praga nella realtà è ben diverso, ma è ugualmente affascinante.
La recitazione…. qualcuno non l’apprezzerà per lo stile un po’ teatrale e sopra le righe, come si usava all’epoca, ma io l’ho trovata efficace, pur non essendo in grado di valutarla con il mio orecchio avvezzo a tecniche più moderne. Nella parte del Golem si cimentò lo stesso regista Paul Wegener. Non potendo far altro, egli recitò con gli occhi. E il risultato è straordinario, perché il Golem pur non potendo provare sentimenti pare tuttavia a tratti quasi contagiato dall’emotività umana: sembra  pervaso da vera rabbia (la scena della ribellione), da vera curiosità (nel suo incontro con la bambina), ecc.ecc.

Un’altra cosa notevole è come immagini, significati e suoni collimino, come nell’ultimo atto (il gigante incontra la bambina e il suono scema, diventa drammatico a sottolineare la suspence di quel momento così determinante), quasi la colonna sonora fosse stata creata apposta per il film. E invece no, dovrebbe trattarsi della Sinfonia n. 2 del compositore austriaco Anton Bruckner, del 1872. Ma dato che si tratta di un film muto, perché non togliere l’audio e crearsi una colona sonora personalizzata pescando tra le proprie preferenze? Magari qualcosa di inusuale, non necessariamente di classico… io talvolta l’ho fatto con risultati sorprendenti. Mi piacerebbe tornare sull’argomento, un giorno. Ma non ora…  ora c’è un altro aspetto del film che occorre analizzare, quello che a quanto vedo angustia la maggior parte dei recensori, ed è la sua visione “razziale”. Si tratta o non si tratta di un film antisemita? A me la faccenda interessa ben poco, perché sono da sempre molto restio a dare credito alle tesi per cui l’arte possa influenzare la realtà, credo casomai che possa esserne uno specchio fedele. I dissidi tra le comunità cristiane ed ebraiche sono realtà storica, purtroppo: le persecuzioni anti-ebraiche hanno origini antichissime. Insomma rassegniamoci, anche senza questo film il nazismo sarebbe andato al potere con le conseguenze che tutti conosciamo.
Comunque, credo che alla fine sia questione di opinioni, quindi voglio chiudere il post con un giochino che ognuno potrà fare in solitudine. Di cosa si tratta? Ma di rispondere a poche semplici domande… Come sono raffigurati gli ebrei nel film? E i cristiani? Chi è moralmente più discutibile e chi sono gli eroi? Ecco… è tutto. Ma se neanche a voi in fondo importa molto, potete affrontare il film solo ad un livello basilare. Dopotutto è una favola… e una straordinaria esperienza visiva. Abbastanza da soddisfare il bambino che è in ognuno di noi.

6 commenti:

  1. Film interessante e interessantissima digrassione!
    I golem sono creature affascinanti. Io li ho incontrati, in versione umoristica, nei libri di Terry Pratchett, con tanto di giovane sindacalista che cerca di convincerli a scioperare... con esito che puoi immaginare. C'è la parola che dà la vita, con un'interessante variazione sul tema.

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    1. Cosa posso dirti, Salomon, rispondendo con tre anni di ritardo al tuo commento? Solo che mi dispiace e che vado a cospargermi il capo di cenere... e magari anche a curiosare quella cosa dei Golem scioperanti che sembra davvero divertente....

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  2. Wegener con la storia del Golem aveva un rapporto di vera e propria ossessione, come hai citato tu ben tre sono le pellicole dedicate a questa figura dal regista che in ognuna di esse interpretò il mostro.
    Ma alla fine, chi sono i veri mostri?
    Grande articolo! Complimenti!

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    1. Dopo essermi cosparso il capo di cenere per il commento di Salomon, vado oltre e prendo a picchiarmi la testa contro il muro. Scuusaaa !.
      P.S.: ma non l'avevi scritto anche tu un post sul Golem ad un certo punto?
      P.S.2: se mi risponderai nel 2018 andrà bene...

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  3. Se mai leggerai questo commento penserai che sono pazzo, visto che hai scritto il post tre anni fa, ma ti leggo spesso, qui devo, assolutamente devo commentare, complimenti per l'articolo innanzi tutto, il tema del Golem così come tutto ciò che concerne la in senso più ampio la cabala ebraica e il misticismo mi ha sempre interessato. Film visto e non solo questo.

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    1. Oh sì che lo leggo, questo commento. Oggi sono molto più attento di un tempo a ciò che accade qui sul blog e i commenti (al contrario di un tempo) non me li faccio certo sfuggire. Ti dirò che adesso mi hai quasi fatto venire voglia di rivedermelo questo vecchio film...

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