domenica 8 settembre 2013

L'ultimo show di Mary

Se siete amanti degli animali forse è meglio che vi avverta sin da ora: la tragica storia dell’elefantessa Mary, che andrete tra poco a leggere in questo blog, vi lascerà con l’amaro in bocca. Non ci credete? Diciamo che oggi, nell’era di internet e con il rapido diffondersi dei canali social, le notizie a proposito dei maltrattamenti sugli animali si sono moltiplicate a tal punto che molti addirittura se ne sono assuefatti e non ci fanno più caso, per cui è probabile che questa storia vi potrà sembrare solo una delle tante. Che assurdità, però. Ci pensate? Siamo in grado di abituarci davvero a tutto. Forse è proprio per questo che la nostra società sta andando a rotoli. E pensare che non c’è nulla di più odioso di un’inutile e crudele atto di violenza nei confronti di chi, senza colpa alcuna, è costretto suo malgrado a condividere questo merdoso pianeta con una delle razze più spregevoli, più superbe, più egoiste che nemmeno il più folle scrittore di fantascienza avrebbe mai potuto immaginare. 
Non so descrivere quello che ho provato quando sono venuto a conoscenza di questa storia, avvenuta ormai quasi un secolo fa a Erwin (Tennessee). È passato un sacco di tempo, potrà obiettare qualcuno, perché andare a rivangare così lontano? Come dargli torto completamente? Credo però che riportare alla luce queste vecchie storie dimenticate possa servire a noi, abitanti del XXI secolo, a farci riflettere. Non mi aspetto di cambiare il mondo con un blog, per me sarebbe già un successo se almeno un visitatore, anche occasionale, capitato magari qui per colpa di un click sbagliato, possa fermarsi un momento a riflettere e magari, se ne ha uno, allungare la mano sotto il tavolo e dare una carezza o una palpatina al proprio “scodinzolante” da parte mia.
I fatti, come dicevo, sono accaduti molto tempo fa in una piccola cittadina del Tennessee, era esattamente il 13 settembre 1916. Da quel giorno gli abitanti di Erwin hanno cercato di dimenticare gli avvenimenti, di nascondere le colpe dei propri genitori e nonni dalle accuse e dalla curiosità dell’opinione pubblica. Tutto ciò senza grande successo, visto che le storia dell’elefantessa Mary e del discusso “Spark's World Famous Show”  sono ormai parti indissolubili della storia della città.
Charles H. Sparks, il proprietario dell’omonimo circo, aveva una grande reputazione all’epoca. Egli era nel business da molti anni, poteva vantare una grande esperienza e, con grande pazienza e professionalità, era riuscito a costruire di sé e del proprio spettacolo un’immagine sana e pulita. Quello che proponeva era uno spettacolo semplice,  adatto alle famiglie e ai bambini, al punto che il suo stesso pubblico lo definì “100% Sunday School Circus”. Nei suoi primi anni di vita il circo offriva principalmente uno spettacolo di cavalli e saltimbanchi, senza distinguersi troppo dalla concorrenza, ma la svolta avvenne nel 1896, con la decisione di  Sparks di acquistare il suo primo elefante: uno splendido animale di quattro anni (per 1,3 metri di altezza) che venne ribattezzato Mary. Fu l’inizio di una scalata al successo senza precedenti: nel 1916 il carrozzone degli Sparks aveva raggiunto dimensioni inimmaginabili, tanto che i suoi spostamenti necessitavano ormai di ben 15 vagoni ferroviari. Charles e sua moglie, Addie, riconoscevano a Mary la propria fortuna, e per vent’anni la amarono e la coccolarono come una regina, applicando la politica del “Gentling Care”, che il circo vantava essere la chiave della pacifica convivenza tra uomini e animali.
Qualcuno in seguito disse che Mary fu un elefante dal carattere “difficile”, al punto che nel corso degli anni era stata continuamente venduta e rivenduta per disperazione da un circo all’altro, ma quelle erano ovviamente malignità. 

Era la tarda estate del 1916 quando Louis Reed, lo storico addestratore di elefanti degli Sparks, se ne andò altrove in cerca di fortuna e fu a seguito di ciò che le cose iniziarono a prendere una piega diversa. Venne reclutato al suo posto Paul Jacoby, un individuo senza scrupoli che, senza dare troppo nell’occhio ai suoi nuovi datori di lavoro, preferiva applicare la frusta come metodo di addestramento. Furono quelli giorni di super lavoro per la compagnia circense: la carovana attraversò il Kentucky e la Virginia e giunge nel Tennesse la sera del 10 settembre. Fu qui che Jacoby prese con sé come aiutante un certo Walter “Red” Elridge, sua vecchia conoscenza, un personaggio sinistro dal passato poco limpido. Con l’arrivo di Elridge il destino aveva finalmente in mano tutte le carte, e lo spettacolo che si tenne a Kingsport il 12 settembre fu l’ultimo per Mary e per tutti gli Sparks.
Il dramma avvenne durante il trasferimento degli elefanti dal campo base verso una pozza d’acqua poco distante, dove gli stessi, cinque esemplari in tutto, avrebbero potuto abbeverarsi. Venne fatto fare loro un largo giro, attraverso Kingsport, per poterli mostrare alla città. Una folla festante e curiosa accorse ben presto per assistere al passaggio degli elefanti. Mary era la prima della colonna, marcata a pochi passi da Elridge, che la teneva stretta per una corda legatale al collo. Appariva nervosa. Era assetata e affamata e, quando vide un piccolo chiosco di angurie a lato della strada, non poté trattenersi: voltò la testa e accennò un passo verso le succulenti prelibatezze. Elridge non ebbe alcuna esitazione e reagì: afferrò un gancio da macellaio che aveva portato con sé e con inaudita violenza lo piantò nell’orecchio sinistro di Mary. 
L’elefante, impazzito dal dolore, si voltò e con un colpo di proboscide gettò Elridge a terra. Dopodiché, sotto gli occhi di tutti, alzò la zampa destra e la abbassò violentemente sulla testa del suo aguzzino, uccidendolo.

La folla era pietrificata dall’orrore. Qualcuno fuggì urlando, ma i più non riuscirono a reagire. Qualcuno poi gridò “Uccidete l’elefante!”. Esplosero alcuni colpi di pistola, ma non andarono a segno. Avvertito dalle urla Charles H. Sparks accorse sul luogo dell’incidente, si precipitò alla testa della carovana e rapidamente tranquillizzò la povera Mary che, tra i presenti, era la più terrorizzata. Il sindaco Miller e lo sceriffo Hickman dichiararono Mary in arresto e la fecero condurre nel cortile del carcere della contea. Non fu necessario un processo per stabilire il destino della povera Mary: era ormai considerato un animale pericoloso e come tale avrebbe dovuto essere abbattuto.

Quella notte, Charlie e Addie Sparks dovettero prendere la decisione più difficile della loro vita. Dopo tutti quegli anni trascorsi insieme consideravano Mary come una figlia, ma non potevano opporsi al volere del sindaco e dell’opinione pubblica. Una situazione così spiacevole avrebbe potuto inoltre danneggiare il circo e con esso tutta la gente che vi lavorava. Ma come potevano uccidere un elefante di 7.500 chili? Le armi da fuoco erano troppo rischiose: avrebbe potuto inferocirsi nuovamente. Inoltre Mary era troppo intelligente per mangiare cibo corretto con cianuro. Nel 1903, un elefante di nome Topsy era stato folgorato a Coney Island, con l'aiuto di Thomas Edison, ma né Kingsport né la vicina Erwin avevano abbastanza potenza elettrica per l'elettrocuzione. Fu così che si fece largo l’opzione più incredibile, più folle, più crudele, che mai essere umano aveva considerato, e se avete già sbirciato l’immagine che ho messo alla fine di questo post sapete già come andò a finire.
Mercoledì 13 settembre il cielo era nuvoloso. Pioveva ormai da diversi giorni. I cinque elefanti furono condotti sul luogo dell’esecuzione, a Erwin. Mary sarebbe stata uccisa e gli altri animali avrebbero “imparato la lezione”. Erano circa le 5 del pomeriggio e tutta Erwin si era radunata per assistere all’ultimo spettacolo offerto dal povero pachiderma. Mary fu immobilizzata. Le vennero incatenate le zampe anteriori ai binari della ferrovia. Un’altra catena le venne fatta passare attorno al collo e, tramite un carro ponte, sarebbe stata sollevata in aria. Al momento giusto le catene attorno alle caviglie avrebbero dovuto essere rilasciate ma qualcosa andò storto: una delle zampe rimase imprigionata mentre la gru tirava. I testimoni riferirono di aver udito il rumore dei tendini della povera Mary rompersi. La resistenza fu comunque tale che la catena legata al collo di Mary finì per spezzarsi e la poveretta cadde pesantemente sui binari, con lo sguardo sbalordito ed incapace di rialzarsi. I presenti non avrebbero mai dimenticato l’espressione sul volto di quel povero animale. Mary avrebbe tormentato le coscienze degli abitanti di Erwin per sempre. Rapidamente qualcuno le sostituì la catena intorno al collo e Mary fu issata nuovamente. Ci volle diverso tempo, ma alla fine Mary smise di soffrire. 
Fu sepolta proprio nei pressi della ferrovia e i più anziani ancora oggi affermano di essere in grado di indicare il punto preciso, ma mai nessuno si è azzardato a prendere una pala e verificare. Di Mary e della sua tragica fine nessuno parla volentieri. È come se gli abitanti del posto avessero paura di risvegliare atavici sensi di colpa, i propri e quelli dei propri padri.  
A Hohenwald, una città non molto distante da Erwin, esiste oggi una struttura chiamata “The Elephant Sanctuary”, una sorta di ricovero per animali di grossa taglia, vecchi, ammalati o bisognosi. Se tale luogo fosse esistito nel 1916, forse Mary sarebbe stata mandata lì e oggi Erwin non sarebbe conosciuta come “la città dell'elefante impiccato”. 



8 commenti:

  1. Una storia davvero molto triste e crudele. Un ulteriore esempio di come i mostri umani riescano a infliggere sofferenze solo con la loro stupida indifferenza...

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    1. ...e in cento anni è davvero cambiato poco o nulla.

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  2. L'ultima foto è una delle cose più inquietanti che abbia mai visto. Sembra quasi finta, talmente mi sembra assurda; pensare che è vera la rende agghiacciante.

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    1. La foto in effetti è un po' bizzarra, decisamente innaturale. Anche a me ha dato l'impressione di essere un po' farlocca. Purtroppo è l'unica che si trova in rete.

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