martedì 23 settembre 2014

L'anima nera del Totoro (Pt.3)

Image by http://sachsen.deviantart.com/
Per una maggiore comprensione della serie di articoli "L'anima nera del Totoro", che è iniziata qualche giorjno fa qui sul blog, consigliamo di leggere prima i due post dal titolo "L'incidente di Sayama". Se non li avete ancora letti, cliccate qui

Prima di tirare definitivamente le somme, occorre però tentare un serio parallelismo tra l'anime e il caso Sayama. Analizziamo qui di seguito nell'ordine, i luoghi, il periodo storico, i personaggi e il simbolismo che lega tutto assieme.

L'ambientazione è molto simile: la località di Sayama, dove si svolse il delitto della povera Yoshie Nakata, non è lontata da Tokyo e l'anime si svolge nella campagna attorno a Tokyo. Ma forse la spiegazione più semplice è che Miyazaki è originario di quella stessa zona... Che nel film ci sia molto di autobiografico è cosa risaputa: quando Miyazaki era piccolo, sua madre si ammalò di tubercolosi spinale e suo padre si trasferì con lui in campagna. Sembra che all'epoca l'ospedale di Hachikokuyama fosse un centro molto famoso per la cura di questa malattia. Nel film questo non viene mai specificato, ma è generalmente accettato che anche la madre di Mei e Satsuki sia malata di tubercolosi: Hachikokuyama, quindi, sarebbe il modello su cui è stato costruito l'ospedale, fittizio, di  Shichikokuyama, collocato suppergiù nella stessa area geografica.

Il periodo storico. “Il mio vicino Totoro” è ambientato negli anni '50 del secolo scorso, l'epoca dell'infanzia del suo autore (Miyazaki è del '41). Il caso Sayama si svolse invece nel 1963.
Altri riferimenti temporali. Potrebbe essere una coincidenza, ma l'omicidio Sayama si svolse in maggio e il nome Mei si pronuncia come il mese di maggio in inglese. Il nome Satsuki, inoltre, in giapponese antico significava maggio (infatti si scrive con gli stessi kanji di “gogatsu”, il “quinto mese”: 五月). I fan del film sostengono che questa scelta sia stata fatta per sottolineare il legame tra Totoro, lo spirito della foresta, e le due bambine che portano il nome del mese di maggio (mese primaverile in cui la primavera è già avanzata). Ci sarebbero altre similitudini temporali evidenziate dai più ma, francamente, mi sembrano talmente pretestuose che preferisco non riportarle. Invece, una curiosità: nei giorni in cui la vera Yoshie Nakata veniva rapita si svolgeva un festival, mentre le vicende dell’anime si volgono durante la festa del raccolto.

I personaggi. Per non rendere la storia troppo autobiografica (e, per lui, penosa), Miyazaki decise che la protagonista dovesse essere una bambina invece che un maschio: solo in seguito  le protagoniste divennero due e questo spiegherebbe perché sia stato dato loro, in pratica, lo stesso nome. Tra l’altro esiste anche un poster (utilizzato nella maggior parte delle cover delle VHS del film) che mostra la prima incarnazione della sua protagonista, perciò non si tratta di Satsuki né di Mei. Insomma, né la presenza di due sorelle né il mese di maggio sarebbero riferimenti al caso Sayama. È stato anche ipotizzato che il personaggio di Kanta rappresenti Genji Okutomi, il primo sospettato nel caso Sayama che si suicidò nel maggio 1963, e che si diceva fosse legato sentimentalmente a entrambe le sorelle Nakata, Yoshie (la vittima) e Tomie (come lui morta suicida): ma Kanta è un personaggio così poco approfondito che un tale parallelismo è molto difficile da sostenere…

Totoro. Si dice che a Tomie Nakata sia apparso un “grosso tanuki” e, in effetti, Totoro assomiglia vagamente ad un tanuki. Questa voce però sembrerebbe nata sul web: è su una voce creata ad arte che si basa la “leggenda metropolitana” che riguarda Totoro?

Il simbolismo. Totoro non sarebbe uno Shingami, così come il troll non è una divinità; che io sappia, il troll non è associato in alcun modo con la morte. Neanche i susuwatari sarebbero portatori o annunciatori di morte, dal momento che la Nonnina all’inizio del film afferma di averli visti anche lei da bambina. Nel film ci sarebbero in effetti degli spiriti che solo i puri, ovvero i bambini, possono vedere: ecco perché la mamma di Satsuki e Mei non è in grado di vedere le due bambine quando sono vicine al nekobus, ma solo (grazie al suo amore di madre) di percepirne la presenza. C’è un altro particolare che ricorre spesso nelle teorie “cospirazioniste” ed è la presenza delle statue del Bodhisattva Kṣitigarbha, dette statue Jizō, che lo rappresentano con la testa rasata e con addosso un abito da monaco: si tratta di simboli comuni nei cimiteri giapponesi perché si pensa che proteggano i defunti, in particolare coloro che muoiono giovani o prima ancora di nascere (i neonati prematuri e malformi e i feti abortiti). Quando Satsuki trova la sorellina scomparsa, quest’ultima è seduta vicino a sei statue Jizō: significa forse che Mei è morta? Non necessariamente. Bisogna considerare che questa divinità è anche protettrice dei viaggiatori, dà forza ai deboli (e chi è più debole dei bambini?) e a coloro che si trovano in luoghi pericolosi, e per questo le sue raffigurazioni sono poste spesso in corrispondenza degli incroci, luoghi che simboleggiano il confine tra luoghi fisici e spirituali, tra il qui e l’oltre, ovvero tra la vita e la morte. È possibile quindi che la cosa non abbia nessun particolare significato oppure, se ne ha uno, che sia quello opposto: forse le statue sono lì per proteggere Mei.

Il finale. I titoli di coda mostrano la famiglia felice al completo, inclusa la mamma che, evidentemente, è stata dimessa dall’ospedale. Questo sembrerebbe dimostrare che la storia ha effettivamente avuto un lieto fine, a meno di non supporre (come qualcuno ha effettivamente fatto) che si tratti di ricordi di quando la famiglia era felice, oppure che i personaggi si riabbraccino solo… nell’aldilà!! Per dovere di cronaca va segnalato che esiste un corto di 13 minuti che può effettivamente considerarsi il seguito de “Il mio vicino Totoro”, narra altre avventure di Mei e del nekobus ed è visionabile presso il Ghibli Museum (dovrò ricordarmene la prossima volta che capito a Tokyo!): nel film, Mei abita con la sua famiglia.
Lo Studio Ghibli ha sempre negato che Tonari no Totoro sia ispirato ai fatti di Sayama. È anche vero che  Miyazaki non poteva non conoscere il caso Sayama e che difficilmente avrebbe voluto (o gli sarebbe stato consentito) associare ad esso la mascotte dello Studio Ghibli.

A questo punto possiamo cominciare a tirare qualche somma. La morte è un fenomeno naturale, su questo non ci piove. L’unico modo per conciliare il Totoro che noi conosciamo (con il suo carattere bonario, con i semi regalati a Satsuki che durante la notte fa germogliare, con la meravigliosa avventura notturna che offre alle due sorelle) con l’immagine del portatore di morte è tenere a mente questo.
A questo punto possiamo tentare di dare una risposta alla domanda posta all’inizio del post: “Il racconto delicato e poetico che ha per protagoniste le sorelle Satsuki e Mei, dunque, parlerebbe di morte?”

La mia risposta è: può darsi. Ma se davvero Miyazaki ha preso spunto da una storia reale, forse l'ha fatto proprio perché era così drammatica - come Guillermo del Toro nel suo “Il labirinto del fauno”, che è andato fino in fondo nel mostrarci la morte di un'innocente ammantandola però di struggente poesia. O forse, come io penso, il suo intento era riscriverne il finale, per dare alle due sorelle virtuali quel futuro roseo che le sfortunate Yoshie e Tomie Nakada nella realtà non hanno avuto. Un po’ come fece De Andrè con la sua “Marinella”, che in una vecchia intervista così descrisse: “La Canzone di Marinella non è nata per caso, semplicemente perché volevo raccontare una favola d’amore. È tutto il contrario. È la storia di una ragazza che a sedici anni ha perduto i genitori, una ragazza di campagna dalle parti di Asti. È stata cacciata dagli zii e si è messa a battere lungo le sponde del Tanaro e un giorno ha trovato uno che le ha portato via la borsetta dal braccio e l’ha buttata nel fiume e non potendo fare niente per restituirle la vita, ho cercato di cambiarle la morte.

14 commenti:

  1. Mi chiedevo dove si andasse a finire dopo il primo post, ma devo ammettere che non mi aspettavo di arrivare a Totoro.
    Riguardo le tante interpretazioni, credo siano Il bello delle ipotesi fatte dai fans, un miscuglio tra complottismo e versioni alternative di come sarebbe potuto essere il film la serie tv o lo spettacolo di turno, e l'interpretazione alla "Il sesto senso" è molto bella.

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    1. Dal primo post è trascorso ormai quasi un mese. Grazie per aver avuto la pazienza di continuare la lettura fino alla fine. Riguardo alle teorie complottiste mi sentirei di distinguere quelle "classiche" (Area 51, scie chimiche, cerchi nel grano) da quelle, impropriamente definite, legate alle opere d'arte come questa legata a Totoro. Le prime, che personalmente trovo abbastanza noiose, non vogliono giungere a niente se non a seminare il panico; le seconde approfondiscono i temi proposti dall'autore, regalando nuovi spunti e motivi di discussione costruttivi. Non pare anche a te?

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  2. Ma non sono affascinanti le prime? Una di esse ad esempio parlava di imponenti rovine di una città pre-umana nel polo sud, e del lago sotterraneo sotto di essa che nascondeva... no non sto scherzando, c'è qualcuno che ha propagandato questa cosa spacciandola per più vera del vero, e c'è chi ha condiviso il tutto, con buona pace del gentiluomo di Provvidence.

    Però sono d'accordo, le seconde sono le migliori.

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    1. Ancora prima di finire di leggere il tuo commento mi era già balenato in mente il racconto "At the mountain of madness". Tutto torna. E' sempre il secondo tipo che prevale.

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  3. Grande Severino!
    Una chiusura del cerchio npraticamente perfetta!

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  4. Tra l'altro l'hanno dato qualche giorno fa su Rai Gulp.
    Ma allora il tanuki? Cos'è esattamente?

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    1. Bella domanda. Il tanuki potrebbe essere un milione di cose. Gli yokai dell folklore giapponese sono spesso figure contraddittorie. Ne esistono alcune gentili e premurose, ne esistono altre malvagie e spaventose, ma spesso questa suddivisione non è assoluta.

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  5. Dietro tuo consiglio - graditissimo - ho letto i cinque post che partono dal caso reale dell'omicidio e arrivano fino qui!
    Mi sono piaciuti moltissimo e non solo: ho trovato una mezza conferma alle mie elucubrazioni sia sul nekobus, sia sull'episodio relativo alla "visita" alla mamma ancora ricoverata, sia sul "sonno/sogno" di Mei.
    Ovviamente io avevo interpretato in modo differente, quasi all'"Alice nel Paese delle Meraviglie", ma insomma, che si suggerisse altro, che ci fosse una chiave di lettura alternativa, un po' lo avevo avvertito (o sperato! ^_^)
    Complimenti!

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    1. L'interpretazione alla "Alice" non è sbagliata. E' un'idea che ha perfettamente senso, se ci pensi bene. La mia versione, tra l'altro nemmeno originalissima (perché esistono siti in inglese che ne avevano già discusso), mi sembra riesca a spiegare alcuni punti altrimenti inspiegabili. Mi riferisco, in particolar modo, alla scena in cui le due ragazze si recano all'ospedale e, invece di correre ad abbracciare la madre, si tengono a distanza, lasciando solo una pannocchia a testimonianza della loro presenza.

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  6. Altro che interessanti come teorie! Non aggiungono nulla! Semplicemente così come le già citate teorie sull'area51, le torri gemelle e chi più ne ha più ne metta servono ad alimentare il panico, così queste stupide teorie servono a fare lo stesso nei bambini, rovinando uno dei più bei cartoni della filmografia giapponese. Totoro è un'opera che non ha nulla a che fare con la morte, tutt'altro! Essa parla della vita, del percorso di crescita di due povere adolescenti che riescono, alla fine, a superare un momento di estrema difficoltà come la malattia della mamma.

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    1. Può essere visto anche in questo modo, perché no?

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  7. Mi rendo conto che sono passati 5 anni da questo post,ma scrivo lo stesso perché mi ci sono imbattuta per caso. Apprezzo l'analisi fatta, ma purtroppo, mi dispiace dirtelo ci sono molte inesattezze o superficialità. 1) i tanuki non sono yokai né tantomeno figure folcloristiche... Sono animali vivi e verissimi!!! E tra l'altro anche molto carini. Cerca su Wikipedia. Fra l'altro si trovano anche in alcuni zoo qui in Italia. Il folclore giapponese attribuisce loro la simpatica dote di potersi trasformare, tutto qui, a loro così come alle volpi (kitsune), solo che i tanuki sono sempre bonaccioni e ingenui, le volpi sono furbette e maliziose. Ma niente di demoniaco, anzi!
    2) Il finale di Totoro, i titoli di coda, smontano tutta questa tua teoria: è evidente che non si tratta di ricordi né di una vita della famiglia Kusakabe nell'aldilà. Perché? Perché si vede un bimbo piccolino, chiaramente il fratellino di Satsuki e Mei. Non può in alcun modo essere il passato perché sono presenti tutte le persone che abitano a Matsugo. Inoltre Mei è cresciuta, perché porta l'uniforme dell'asilo, e poi tutti i bimbi che ci sono dovrebbero essere morti anche loro? La vedo difficile. Secondo la cultura giapponese infatti le anime che si spostano nel mondo dell'aldilà non hanno modo di evolvere, ma continueranno la loro routine quotidiana come congelati. Fino a che la loro situazione non cambierà. Quindi se veramente Satsuki e Mei fossero morte continuerebbero a vivere in estate, e non in inverno come si vede nei titoli di coda.
    3) Mi dispiace ma conosci poco il maestro, ed è evidente. Le sue opere sono sempre un grande regalo che lui fa al bambino che era lui e ai bambini che lui conosce, come ha sempre detto. Per quanto le sue opere siano complesse, ricche e apprezzabili anche dagli adulti, non bisogna mai dimenticare che lui le crea per i bambini e per dare loro felicità e serenità. Questo è quello che lui ha sempre detto per tutte le sue opere per bambini. Mononoke Hime, Porco Rosso, Kaze Tachinu sono opere diverse da Totoro, e hanno più spessore e profondità, ma Totoro è e sarà sempre una favola per bambini, così come ha sempre detto il maestro. Una favola su una coppia di sorelle che in un momento molto difficile della loro vita trovano forza e speranza grazie a un evento spettacolare. Può essere che loro abbiano inventato Totoro per gioco o che Totoro sia reale, come ha detto sempre il maestro, ma questa è l'unica possibile ambiguità che c'è in questa storia.
    Chi è Totoro? Mi pare sia abbastanza ovvio, il maestro lo fa dire a papà Kusakabe: è il kami del bosco, lo spirito protettore della foresta.
    Se tu avessi visto Mei e il Gattino Autobus, il corto del Museo Ghibli, avresti scoperto anche chi è nekobus, e cioè fa parte di una grande famiglia di "mezzi di trasporto" per kami: c'è mamma autobus, papà autobus, e micetto autobus, ma anche il gatto-treno, e la nonna nave spaziale. Lei è la grande traghettatrice di anime, che in effetti muore nel corto, salutata, mentre parte per il suo ultimo viaggio, con tanto affetto da tutti i suoi congiunti e da tutti i kami.

    Una interpretazione così contorta come quella che hai dato di una favola così bella è tipicamente occidentale purtroppo. E molto lontana, lontanissima, da quella che avrebbe mai potuto dare il maestro: questa storia per lui è estremamente personale, ed è davvero sminuire la sua opera cercare di dargli un'interpretazione così banale come quella di un parallelismo con un omicidio come quello da te descritto.

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    1. Cinque giorni o cinque anni non conta… Finché esisterà il blog, i post saranno lì per essere commentati. Mi perdonerai però se non mi dilungherò troppo nel risponderti, ma oggi è Pasqua e benché io non sia un cristiano praticante, oggi è pur sempre festa e contavo di fare altro. Proverò comunque a rispondere punto per punto.
      1) So bene che i tanuki sono animali reali, anche se non ne ho mai visto uno dal vivo. Dove avrei scritto il contrario? Sono anche figure del folclore, però. Sarebbe come dire che il gatto mammone non può essere una creatura del folclore perché ha le caratteristiche di un animale vero… Nel momento in cui il folclore attribuisce a un animale dei particolari attributi, significa che in qualche modo se n’è appropriato. D’altra parte anche Wikipedia (visto che la citi) dice lo stesso.
      2) Non è una mia teoria, ma una teoria molto diffusa sul web, o almeno lo era ai tempi del mio post, che ho ripreso perché mi sembra interessante e in certi aspetti anche plausibile. L’ho già spiegato nella prima parte che lo scopo dei miei post era quello di portare avanti sia le ragioni dei sostenitori di questa tesi che quelle dei suoi detrattori. Ed è quello che ho fatto, mi pare. Per i primi, quanto si vede sui titoli di coda potrebbe essere proprio la chiave per consentire una doppia lettura della storia. Mi sorge però il dubbio che tu i miei post non li abbia proprio letti, o forse ne hai letta una riga sì e tre no, altrimenti te ne saresti accorta
      3) Non ho mai detto di essere il massimo esperto di Miyazaki, né (con tutto il rispetto) mi interessa diventarlo, menchemeno ora che, per una questione fisiologica, gli anime mi interessano meno che in passato. Non vedo però perché una storia per bambini non possa o non debba avere più livelli di lettura (anche le fiabe ce l’hanno), non ci vedo nulla di male e non vedo neanche perché questo dovrebbe sminuire il suo autore. Quanto al corto che menzioni, ne ho parlato anch’io e precisamente nella terza parte ma, ripeto, è evidente che non l’hai letta.
      In generale, quella che hai letto è solo un’opinione, e come tale va intesa e come tale andrebbe rispettata (sebbene possa apparire contorta). E ricorda che, alla fine, è solo un anime.

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