lunedì 7 novembre 2011

Villisca Axe Murder

Villisca, Iowa, 10 giugno 1912. E’ da poco passata la mezzanotte nella piccola cittadina del Midwest. La casa della famiglia Moore è avvolta nel silenzio e nelle tenebre. I suoi abitanti si sono già ritirati per la notte nelle loro rispettive stanze. Un’ombra si introduce in casa. Impugna un ascia. Quello che si materializzerà da lì a poco tra quelle mura sarà l’inferno. Otto persone, due adulti e sei bambini, verranno sorpresi nel sonno. Nessuno avrà il tempo di rendersi conto del pericolo. Verranno trovati la mattina successiva nei loro letti. Sangue ovunque, sui mobili, sulle pareti. L’assassino non fu mai identificato. L’episodio passò alla storia come il Villisca Axe Murder, uno dei delitti più orribili della storia americana del secolo scorso. Da quel giorno, per molto tempo, la tranquilla vita del paese cambiò drasticamente. Gli abitanti rinforzarono le serrature delle proprie case. I componenti delle famiglie del circondario si organizzarono per rimanere svegli a turno durante le lunghe notti, a protezione del sonno degli altri. Nessuno andava più in giro disarmato.
Josiah B. Moore (43 anni) era un uomo d’affari tra i più in vista della zona. Sposatosi nel 1899 con Sarah Montgomery (39), la coppia ebbe 4 figli: Herman (11), Katherine (10), Boyd (7) e Paul (5).

Entrambi i coniugi Moore erano attivi praticanti della chiesa presbiteriana. Il giorno precedente, domenica 9 giugno, era in programma una delle più attese ricorrenze annuali della parrocchia, il Children's Day Program, ai quali i Moore non mancarono di partecipare con i loro figli. L’evento si concluse attorno alle 9:30 di sera e meno di mezz’ora dopo la porta di casa Moore si chiuse per l’ultima volta dietro i suoi abitanti. Con loro c’erano Lena Stillinger (12) e la sorella Ina (8), due care amiche della piccola Katherine, la quale le aveva invitato le due sorelline a trascorrere la notte da lei. Lena e Ina oggi riposano fianco a fianco presso il piccolo cimitero di Villisca.

Alle 5 della mattina seguente, Mary Peckham, una vicina di casa si recò nel giardino per stendere la biancheria. Il sole doveva ancora sorgere. Tutto era tranquillo. Poche ore dopo Mary si rese conto che c’era qualcosa di strano. L’adiacente casa dei Moore era ancora stranamente silenziosa. Le tende tirate. Nessun rumore giungeva all’esterno. Dormivano ancora tutti? Oppure i Moore erano usciti tutti prima delle 5? Entrambe le ipotesi erano decisamente bizzarre. Mary si avvicinò alla porta principale. Bussò. Nessuna risposta. Afferrò la maniglia. La porta era chiusa. In quel mentre arrivò Ed Selley, un giovane aiutante di Josiah B. Moore. Il suo compito mattutino era quello di dare da mangiare ai cavalli del suo padrone. Mary espose le sue preoccupazioni al giovane, il quale si affrettò a recuperare una copia delle chiavi della casa. La donna preferì attendere sul porticato mentre l’altro entrava nell’abitazione. Qualche minuto dopo Ed Selley riapparve sulla soglia e, con uno sguardo vitreo, le disse: “Và, corri a chiamare lo sceriffo”.

Preservare la scena del crimine era un concetto ancora sconosciuto all’epoca. Almeno un centinaio di curiosi erano già entrati in casa prima che la guardia nazionale riuscì, solo verso mezzogiorno, a stendere un cordone protettivo attorno all’edificio. La tecnica del rilevamento delle impronte digitali era ancora agli inizi in quegli anni, il test sul DNA era addirittura inimmaginabile. L’assassino era praticamente in una botte di ferro. Non c’erano testimoni. Chi lo avrebbe mai potuto trovare? Nessuno era in grado di farlo.

I corpi di Lena e Ina Stillinger furono trovati nella piccola camera degli ospiti situata al puano inferiore. Ina stava era sdraiata sul lato dal lato accanto alla parete e Lena stava alla sua destra. Un mantello grigio copriva i volti devastati dalla furia omicida del misterioso visitatore notturno. La posizione nella quale fu trovata Lena era singolare: una gamba oltre il bordo del letto e un braccio sotto il cuscino. La camicia da notte sollevata rivelava la mancanza di biancheria intima. Dalla posizione del corpo e dalle macchie di sangue si suppose che Lena fu l’unica delle otto vittime che non fu colta nel sonno e che forse oppose resistenza al suo assassino. La possibilità che Lena fosse stata sottoposta ad abusi sessuali fu smentita in seguito da un accurato controllo medico. Al piano superiore c’era la camera dei coniugi Moore, raggiungibile tramite una stretta e ripida scalinata che sbucava proprio ai piedi del letto. Joseph era sdraiato supino con un braccio sul petto. La moglie al suo fianco. Entrambi i volti sfigurati dalle ferite provocate dall’ascia del loro assassino. Pochi metri a sud vi era la camera da letto dei ragazzi. A sinistra c’era un letto con un ragazzino sdraiato a pancia in giù. Anche lui colpito alla testa. Una canottiera intrisa di sangue era posta sul capo. Di fronte un altro letto con una ragazzina. Anche lei colpita alla testa. Un vestitino era stato posto a coprirle il viso. Sul lato opposto un terzo letto con i due fratelli più piccoli. Anche le loro teste eramo state fracassate a colpi d’ascia.

All’analisi dei fatti le uniche cose certe eranole seguenti: otto persone erano state uccise a colpi d’ascia da ignoti. Apparentemente tutte le vittime furono sorprese nel sonno. L’ora della morte fu fissata poco dopo la mezzanotte, il 12 giugno 1912. Tutte le vittime furono ritrovate con i volti coperti da indumenti. Tutte le finestre furono trovate con le tende chiuse. Due finestre, prive di tende, erano state coperte utilizzando indumenti appartenenti ai Moore. Una lampada a kerosene fu trovata ai piedi del letto di Josiah and Sarah. Una lampada identica fu trovata ai piedi del letto delle sorelle Stillinger. Ai piedi del letto di queste ultime fu trovata un ascia insanguinata appartenente allo stesso Josiah Moore e un portachiavi. Per terra, vicino all’ascia fu trovata una fetta di bacon avvolta in uno strofinaccio. Una fetta identica fu trovata nel frigorifero. Sul tavolo dell’adiacente cucina fu trovata una pentola piena d’acqua insanguinata e un piatto con gli avanzi di un pasto. Sul soffitto delle camere del piano superiore furono trovate gocce di sangue, presumibilmente dovute al movimento dell’ascia verso l’alto, tra un colpo e il successivo. Una delle scarpe di Sarah fu trovata sul pavimento dalla parte del letto dove si era coricato il marito. La scarpa presentava tracce di sangue al suo interno e sotto la suola.

Innumerevoli sono i punti che non sono mai stati chiariti e sui quali, purtroppo, non si possono fare che supposizioni. Innanzitutto da dove è entrato e uscito il killer? Le porte erano chiuse a chiave ma non vi era nessuna chiave inserita nella toppa. Il che può significare che chiunque dotato di una copia della chiave poteva entrare indisturbato chiudendosi poi la porta dietro di sé. Le finestre del primo piano sono però un’altra validissima ipotesi e si dice che una delle finestre sul retro non fosse chiusa bene (il che equivale a dire che chiunque potrebbe avuto accesso all’abitazione). Come ha fatto l’omicida ad uccidere otto persone nel sonno? Possibile che sia riuscito a cogliere così tanta gente di sorpresa? Inoltre come ha fatto ad illuminarsi la strada? La casa era immersa nelle tenebre, tanto più che dei grossi tendoni impedivano a qualunque luce di entrare. A proposito... chi ha tirato i tendoni? Sono stati i Moore prima di coricarsi oppure è stato il killer? Il fatto che le due finestre senza tende fossero state trovate anch’esse oscurate potrebbe far pensare che sia stato il killer. Ma perché? E quando lo ha fatto? Il perché dovrebbe essere ovvio: per non farsi scorgere dall’esterno. Ma quando ha chiuso i tendoni? Non certo prima degli omicidi: in questo modo avrebbe rischiato di svegliare le vittime. Quindi lo ha fatto dopo. Ma se così fosse, perché non limitarsi a fuggire? Perché prendersi la briga di compiere un’operazione così complessa senza motivo? Evidentemente il motivo è che l’omicida aveva bisogno di trattenersi nella casa per un certo tempo dopo aver compiuto il massacro. Una volta oscurate le finestre avrebbe potuto accendere le lampade senza doversi preoccupare di eventuali osservatori esterni. Il killer cercava qualcosa? Che cosa? L’acqua sporca di sangue nel pentolone in cucina? Potrebbe essere stata usata dall’omicida per lavarsi le mani. Ma gli avanzi di cibo? Gli era forse venuta fame? E infine l’arma del delitto che, sappiamo, apparteneva al sig. Moore fa sorgere un altro paio di questioni: dov’era l’ascia quando il killer se ne è appropriato? Il massacro è stato premeditato? Il killer voleva uccidere i Moore o è stata una scelta casuale?

E’ proprio quest’ultima una delle ipotesi più accreditate. Nessuno avrebbe potuto odiare Josiah Moore al punto da voler massacrare lui e l’intera famiglia in maniera così cruenta. L’ipotesi di un killer venuto dall’esterno, più precisamente di un serial killer (come lo chiameremmo oggi) trova credito in una serie di omicidi avvenuti in circostanze simili negli stessi anni. Il caso più famoso fu quello dell’omicidio Burnham-Wayne, passato poi alla storia come Colorado Horror, nel quale tre adulti e tre bambini furono massacrati con un’ascia nove mesi prima, il 21 settembre 2011, a Colorado Springs. Il mese successivo, nell’ottobre 1911, un altro ascia cancellò le vite della famiglia Dewson a Monmouth, Illinois. Solo una settimana dopo fu la volta della famiglia Showman a Ellsworth, Kansas. Tutti sorpresi nel sonno e massacrati con un’ascia. Il 5 giugno 1912, solo pochi giorni prima del massacro di Villisca, Rollin Hudson e la moglie furono uccisi a Paola, Kansas. Tutti i paesi che ho appena elencato sono distanti non più di un paio di ore di treno l’uno dall’altro per cui, dal punto di vista logistico, la possibilità che tutti gli omicidi siano riconducibili ad un unico autore è decisamente alta.

Nel maggio del 1913 un certo Henry Moore (nessuna parentela con Josiah Moore) fu arrestato a Columbia, Missouri, per l’omicidio della madre e della nonna materna a colpi di ascia. Henry Moore passò quasi tutta la sua vita in carcere, prima in riformatorio (da dove fu rilasciato l’11 aprile 1911, poco prima del caso Burnham-Wayne) e, dopo la condanna per matricidio, ci rimase fino all’età di 82 anni. Sarà un caso che il Villisca Axe Murder e tutti gli altri casi siano andati in scena nel Midwest proprio in quel periodo? Forse No. Resta il fatto che nulla fu addebitato ad Henry Moore se non l’omicidio per cui era stato arrestato


Per approfondimenti:
The Official Site of the Villisca Axe Murders of 1912
The 1912 Villisca Axe Murders Blog


10 commenti:

  1. Agghiacciante!
    Ciao, Mauro

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  2. Letto, grazie per avermelo segnalato

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  3. "The Ax Man Enigma" documentary: https://vimeo.com/71165268

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    1. Thanks for the contribution! That's very interesting!

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  4. Il vero assassino era Andy Sawyer. Per sapere di più, guardate la puntata di "Ghost Adventures Villisca Axe Murder House St4Ep15 #ITA# (AXN)"

    http://touch.dailymotion.com/video/x1e10h1

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    1. Davvero interessante! Grazie per il contributo!

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  5. Wowwww ne avevo sentito parlare ma nn immaginavo ci fossero tutti questi particolari

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    1. E pensa che tantissimi particolari non sono riuscito a citarli per mancanza di tempo e di spazio....

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  6. Mamma mia, spaventoso. Di solito il serial killer si trova nell'insospettabile cerchia di amici e parenti, ma qui sembrerebbe proprio trattarsi di un "esterno".

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    1. Credo anch'io sia stata opera di un killer "di passaggio". Viceversa nel tempo qualche indizio sarebbe saltato fuori, no?

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