lunedì 29 ottobre 2012

Parasite Eve

“Il maschio è un incidente, la donna sarebbe stata sufficiente.” (Rémy de Gourmont) - Ho sempre amato la biologia. Per me non è una serie di nozioni aride e spesso noiose, ma il mondo delle possibilità, la terra delle scoperte, paradiso e inferno insieme. Talvolta mi chiedo se a qualche livello primordiale le nostre cellule non siano consapevoli del macrocosmo che le contiene (il corpo umano), e se l’umanità non sia altro che una cellula del macrocosmo pianeta terra, il pianeta terra una cellula del nostro universo, e infine se l’universo stesso non sia una cellula del corpo di un qualche Dio di questa dimensione e così via…
Quando guardo un cielo stellato, spesso è in questi pensieri che mi perdo, ma c’è davvero da diventare matti… Meglio allora concentrarsi su qualcosa su cui c’è almeno qualche possibilità di osservazione, ovvero il microcosmo cellulare. Non essendo io uno scienziato, ovviamente il mio approccio alla materia non sarà scientifico; stavolta ho scelto quello del lettore di fumetti giapponesi, anche se un po’ inconsueto. Perché inconsueto? Perché se si parla di fumetti ci si aspetterebbe anche delle valutazioni tecniche, che però io non farò perché non mi interessa farne e perché non è la mia materia… Dei fumetti mi interessano principalmente gli argomenti e il modo in cui vengono sviluppati, se poi accanto a ciò c’è anche un bel disegno - bello secondo i miei canoni - meglio, altrimenti non ne faccio un cruccio. Mi fa molto più piacere leggere una bella storia, anche se non è disegnata in maniera eccelsa, piuttosto che il contrario.

Quando una decina di anni fa, per caso, comprai i tre volumi di Parasite Eve (Parasaito Ivu) di Shikakuno (Fujiki Noriko), non avevo idea che fosse tratto da un romanzo famosissimo in patria, né che tale romanzo avesse ispirato anche un videogioco e un film, insomma che il titolo fosse un franchise famosissimo. Probabilmente ero fuori dal mondo in quel momento… Comunque, non siamo assolutamente dalle parti di Resident Evil o similari: Parasite Eve è in tutto e per tutto una storia di fantascienza, ma è anche una storia d’amore, non l’amore romantico che porta serenità né (o almeno, non solo) quello passionale che chiama il dramma, piuttosto l’amore che diventa ossessione, fatto scatenante o meglio pretesto per tirar fuori, più che i demoni interiori, le proprie segrete ambizioni.

Il romanzo di Hideaki Sena (nome d’arte di Hideaki Suzuki) è del 1995. Del 1997 è invece l'omonimo film per la tv diretto da Masayuki Ochiai, del 1998 il primo della serie di videogiochi della ex Squaresoft, ora Square-Enix, che alla fine conterà tre titoli, Parasite Eve, Parasite Eve II e The 3rd Birthday. Il primo di questi videogiochi si è avvalso di un cast tecnico degno dei migliori kolossal hollywoodiani: il regista di Apollo 13, il direttore del design di Casper, i principali designer di Final Fantasy
Il manga Parasite Eve, ispirato al romanzo originale, risale al marzo 1998 e in Italia è stato pubblicato da Planet Manga in tre volumi tra l’agosto e l’ottobre del 2000.  Mi limiterò a dire che ho apprezzato molto i disegni: secondo me funzionano bene sia nelle parti narrate, che in quelle più propriamente d’azione, rese in modo chiaro ed efficace, ma poiché (come dicevo sopra) per me i disegni non sono la parte più importante di un fumetto, il mio giudizio estetico è trascurabile.
Esiste poi anche un altro manga della stessa autrice, Parasite Eve: Diva, la cantante mortale di New York (Parasite Eve Diva ― N. Y. shi no utahime, パラサイト・イヴDIVA―N.Y.死の歌姫), basato sulla serie di videogiochi, che non ho mai letto. Volendo usare una frase ad effetto, si potrebbe dire che Parasite Eve parli di mitocondri assassini. Ma immagino che l’argomento richieda innanzitutto un po’ di ripasso…

Nella biologia cellulare, i mitocondri sono stati a lungo considerati degli organelli cellulari autoreplicanti preposti a produrre energia “sgrezzata” per il funzionamento della cellula. In altre parole, si pensava che i mitocondri fossero asserviti al nucleo. Ad un certo punto, però, si scoprì che i mitocondri, pur trovandosi al di fuori del nucleo, hanno un DNA proprio, che ha una velocità di mutazione dieci volte superiore a quella del DNA nucleare (ergo, può evolvere dieci volte più velocemente di questo). Il DNA mitocondriale si trasmette per linea materna, perché i mitocondri maschili portati dallo spermatozoo durante la fecondazione generalmente non riescono a sopravvivere all’interno dell’uovo. Studiando il DNA mitocondriale è possibile disegnare l’albero genealogico della specie umana.
A quel punto si ipotizzò che i mitocondri fossero i discendenti di esseri viventi autonomi che, a un certo punto dell’evoluzione, entrarono nel corpo dei nostri antenati, forse per nutrirsene, e finendo invece per qualche ragione a stabilirsi lì senza danneggiarli. Col tempo l’80% del DNA mitocondriale si trasferì nel nucleo, che aveva sviluppato una membrana allo scopo di difendersi, e così  questo cominciò a controllare la replicazione dei mitocondri.
Ma se fosse il contrario? Se i mitocondri avessero inviato volontariamente il proprio DNA nel nucleo della cellula? Forse quel DNA conteneva un gene importante, la cui proteina base è un recettore sconosciuto che, sostituendosi al nucleo, permetterebbe ai mitocondri di sorvegliarne l’attività e la riproduzione, e prima o poi, chissà, di schiavizzare i propri ospiti.

Ecco, è proprio questa la tesi di Parasite Eve: i mitocondri, esseri senzienti costretti a convivere con noi nel nostro corpo per milioni di anni, per sopravvivere durante la guerra chiamata evoluzione, avrebbero aspettato pazientemente l’occasione per ribellarsi, prendendo ad un certo punto il controllo di uno degli organismi che li ospita, quello di Kiyomi Nagashima. Kiyomi all’inizio non lo sa, ma col tempo diventa consapevole che dentro di sé c’è una forza oscura che ha influenzato ogni decisione e atto della sua vita - incluso il suo matrimonio con il biologo Toshiaki Nagashima, ricercatore presso la locale facoltà di farmacia e laureatosi proprio con una tesi sui mitocondri, e convinto che il potere dei mitocondri possa essere sfruttato per rivitalizzare le cellule morte o danneggiate. A Kiyomi basta udire la parola “mitocondrio” perché il suo cuore acceleri i battiti, e in quei momenti la sua coscienza si oscura e lei perde il controllo, finendo per dire o fare cose che a posteriori non ricorda assolutamente.
Quello che Kiyomi non conosce è la natura di questa “possessione”: solo una volta all’anno, nel giorno del suo compleanno, riesce a gettare uno sguardo sul suo alter ego durante il sonno. In quei giorni lei fa un sogno ricorrente nel quale vede il mondo com’era milioni di anni fa, prima che mitocondri e cellule cominciassero a vivere in simbiosi. Una volta sveglia però non riesce a dare un senso a quelle immagini, sente solo intimamente che “un’altra lei” sta cercando di risvegliarsi e teme che voglia impadronirsi della sua vita, senza che lei possa fare o dire niente per evitarlo.
Se non vi interessa essere spoilati cliccate sul pulsantino qui sotto e andate avanti a leggere la trama di Parasite Eve, altrimenti procedete oltre.


Purtroppo, ad oggi non ho ancora letto il libro, ma immagino che ci sia qualche differenza rispetto alla trama del manga riportata qui sopra. Quanto al film, che ho visto dopo avere letto il manga, ne conservo solo un vago ricordo: proprio per questo credo di poter dire che fosse senza infamia e senza lode… non un brutto film, magari, ma evidentemente non memorabile.
I videogiochi, sorta di gioco di ruolo in cui il protagonista deve utilizzare armi convenzionali e strani poteri evolutivi per combattere dei mostri mutanti, sono un caso a parte. In effetti costituiscono una sorta di sequel della storia: il personaggio principale, Aya Brea, un'investigatrice della polizia a New York, è una delle figlie avute da Mariko, sopravvissuta agli eventi fin qui narrati e trasferitasi negli Stati Uniti.

Quello che mi interessa di più è la premessa, lo stessa per tutte le riproposizioni della storia, così ricca di elementi horror e di sottesi. Di storie di organismi – terrestri o alieni – che prendono il controllo del corpo umano ce ne sono molte: parassiti o virus che diffondono pestilenze, decimando la popolazione mondiale o trasformando l’umanità in morti-viventi. A ben vedere anche le storie di vampiri o licantropi appartengono di diritto a questo filone.
La differenza principale è che in questo caso la ribellione parte da noi, perché il “nemico” è dentro di noi. I mitocondri li abbiamo nelle cellule, sono i nostri simbionti e non c’è modo di liberarsene: e se lo scenario immaginato nella storia si è risolto con un nulla di fatto, questo è avvenuto per l’incapacità del “Parasite Eve” di sentirsi minacciato da dei deboli umani e di tenere conto di qualsiasi variabile (ovvero che il DNA mitocondriale umano, maschile, avesse una volontà di sopravvivere così forte da contrastare quella del DNA evoluto, femminile) e non certo per la mera capacità del genere umano di opporvisi.
E se un giorno quella che ora ci pare “fantabiologia” si realizzasse? Se davvero i mitocondri si ribellassero decidendo di eliminarci come razza dalla faccia della terra, in modo magari più graduale e sottile, con una guerriglia invece che una guerra aperta, noi cosa potremmo fare per contrastarli, soprattutto nel caso effettivamente riuscissero a sviluppare un'intelligenza palesemente superiore alla nostra?
Lo so, è difficile da concepire. Forse sono solo paranoico e dovrei trovare qualche soggetto più allegro per le mie riflessioni sulla natura. Ma come si suol dire, ci sono più cose in cielo e in terra… (da oggi, anche nelle nostre cellule).

5 commenti:

  1. La consapevolezza dell'esistenza, ossia la consapevolezza di ciò che esiste; da piccola mi chiedevo se il cervello fosse consapevole di esistere e di formare pensieri...che bambina strana...Il segreto della consapevolezza della vita mi ha attratto sempre, meno invece, l'esistenza dopo la morte (dato che siamo a ridosso di Halloween!!)

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  2. Se t'interessa c'è un racconto dello scrittore australiano Greg Egan che utilizza lo stesso concetto iniziale anche se poi procede in maniera diversa.
    Il racconto in questione è una critica del fanatismo religioso e delle storture del femminismo.
    Il racconto si chiama "Mitochondrial Eve", anche il titolo richiama il romanzo giapponese, vero?

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  3. Di questa ipotesi ci parlava il prof di Scienze al liceo. E' senza dubbio molto affascinante (e inquietante) ma non avevo mai trovato il riferimento bibliografico. Forse si tratta di Egan, ma fa lo stesso. Anzi, se trovo qualcosa al Comics, chissà...

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  4. Non ho fatto a tempo ad abituarmi alla grafica nuova che... nuova grafica! Ah ah ah!

    Per quanto riguarda l'aspetto scientifico, "Eva mitocondriale" è qualcosa di realmente esistente e non solo frutto della fantasia degli scrittori. Basandosi sullo studio del DNA, gli scienziati sono riusciti a trovare una parte di DNA comune a tutti gli esseri umani del pianeta, il che sembra confermare l'ipotesi di un antenato comune, che è stato chiamato "Eva" (N.B. Non Adamo, del resto la frase d'apertura del tuo post parla da sola, no? Ah!). Il nome viene ovviamente dalla Bibbia, anche se l'ipotesi scientifiche sostiene che esistessero più donne al tempo di questa Eva, le cui discendenze si sarebbero però estinte nel corso del tempo.

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  5. @Marcella - A me hanno sempre affascinato molto entrambi gli argomenti, fin da bambino. Che bambino strano…
    @Nick - Grazie della dritta. Non l’ho mai letto, vedrò di recuperarlo.
    @Salomon Xeno - Ecco, magari fammi sapere se trovi qualcosa… mi interessa molto.
    @Romina - Quello che l’autore ha “immaginato” è la volontarietà del comportamento dei mitocondri, cioè il fatto che i mitocodri siano senzienti, e il loro tentativo di spodestarci. Brrr, a pensarci mi vengono i brividi… P.S. sapevo che avresti apprezzato il nuovo header… ^_^. Comunque starà lì solo ancora per un paio di giorni, poi tornerà quello solito.

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