mercoledì 13 marzo 2013

La dama verde di Caerphilly

Ai miei lettori più attenti non sarà sicuramente sfuggito il dettaglio che Caerphilly, la location del racconto apparso qui nei giorni scorsi, era già stata citata in passato su questo blog. A beneficio di coloro che non se ne ricordano, il mio invito è quello di dare un’occhiata alle fotografie da me scattate e pubblicate, ormai più di un anno fa, nella sezione “Castelli”.
Sì, perché Caerphilly esiste davvero e così il suo castello il quale, persi i fasti del XII secolo, rimane tuttavia indiscutibilmente uno dei più affascinanti di tutta la Gran Bretagna.
Ho visitato il castello di Caerphilly nell’estate del 2010 sulle tracce della leggendaria figura della dama verde, la cui anima senza pace continua, da otto secoli a questa parte, a commuovere i suoi concittadini e ad incuriosire i viandanti. Come potevo io resistere al suo richiamo? Quelle giornate furono poche, ma intense: in una settimana percorsi circa duemila chilometri, in lungo e in largo, alla ricerca di chiese, castelli e cimiteri, tutti rigorosamente “haunted”. Detto tra noi, non è che sia molto difficile trovare un luogo in Inghilterra che non sia legato alla presenza di fantasma: c’è la strada infestata, il pub infestato e pure l’hotel infestato (leggi qui)… non saprei dire con certezza quante di queste infestazioni siano reali e quante invece siano semplici trovate pubblicitarie: sta di fatto che, nell’uno o nell’altro caso, io ne finisco inevitabilmente attratto come un orso dal miele.

Ma scusate, sto divagando. Stavo dicendo? Ah, sì… Oggi Caerphilly è una normalissima cittadina di circa trentamila abitanti, sita nel Galles meridionale, a soli 12 km dalla capitale Cardiff. Famosa in patria più che altro per la produzione dell’omonimo formaggio, Caerphilly è divenuta uno di quegli agglomerati urbani che gli inglesi chiamano “commuter towns” e che in italiano potremmo tradurre con il poco decoroso appellativo di “città dormitorio”. Si tratta però di un luogo ricco di storia, le cui origini sembrano risalire addirittura al primo secolo dopo Cristo, nel periodo in cui l’Impero Romano era lanciato alla conquista dei territori d’oltremanica. Il suo periodo di maggior splendore giunse tuttavia 12 secoli più tardi, esattamente ai tempi di Gilbert de Clare (1243-1295), conte di Hertford e di Gloucester, meglio noto ai suoi contemporanei come "The Red Earl", probabilmente a causa del colore dei suoi capelli, o forse per via del suo temperamento in battaglia.

Un ritratto di Gilbert de Clare posto su una
vetrata dell’abbazia di Tewkesbury, dove
riposano le sue spoglie mortali
Poco più che ventenne, Gilbert de Clare aggiunse ai titoli nobiliari sopra citati (e ad una vasta ricchezza, eredità dal padre Richard de Clare) il titolo di Lord del Gamorgan, dimostrando in battaglia sprezzo del pericolo e inaudita ferocia: nel 1264 guidò quello che sarebbe passato alla storia come “il massacro degli ebrei di Canterbury”, impresa che gli garantì immediata la scomunica da parte dell’allora pontefice Clemente IV. Personaggio decisamente dal pessimo carattere (per usare un eufemismo), Gilbert de Clare era probabilmente un agnellino in confronto al Principe di Galles, Llywelyn “The Last”, suo contemporaneo. Quest’ultimo, evidentemente per liquidare uno scomodo ostacolo ai progetti espansionistici del Conte, entrò un tragico giorno a Caerphilly e fece scempio del castello che De Clare aveva iniziato ad erigere due anni prima. I danni furono incalcolabili, tanto che ci volle almeno un altro anno affinché i lavori potessero essere ripresi, seppure a ritmi ridotti. Fu infine il figlio del conte, anche lui iscritto all’anagrafe con il nome Gilbert de Clare (come il padre e come il bisnonno), a posare molti anni più tardi l’ultima pietra del castello di Caerphilly, un fantastico esempio di architettura militare che, nonostante i numerosi assedi che subì nei secoli a venire, non cadde mai nelle mani di alcun nemico. Questa è in poche essenziali parole, così come viene raccontata dai libri, la storia del castello e del suo Signore. Non ve la faccio eccessivamente lunga, altrimenti finisce che diventa anche noiosa. Passiamo invece alla protagonista della nostra storia, la Dama Verde, e alle vicende che l’hanno elevata a leggenda.

La tradizione vuole che la si identifichi con Alice de Lusignan of Angoulême (1236?-1290?), figlia di Ugo XI di Lusignan e nipote, per parte di madre, nientemeno che di Enrico III, re d’Inghilterra; la nostra Dama Verde andò in sposa a Gilbert de Clare nell’anno 1253, vale a dire quando la ragazza aveva solo 17 anni e il suo sposo non era altro che un imberbe bambino di 10 anni! Furono necessari, ovviamente, diversi anni affinché il matrimonio potesse essere consumato, ma alla fine la coppia riuscì a dare alla luce due figlie femmine: Isabel (1263-1333) e Joan (1264-1302). Difficile sapere quale fu il destino di Alice d’Angoulême: dopo la nascita della secondogenita di lei si perse infatti ogni traccia. Si può solo dedurre, con giustificata certezza, che Alice morì prima del 1290, anno in cui Gilbert de Clare convolò a seconde nozze con Joan d’Acre, figlia di re Edoardo d’Inghilterra. Ma potrebbe benissimo essere morta molti anni prima, per quello che ci è dato di sapere. Curioso, tra l’altro, è anche il fatto che nemmeno sua la data di nascita sia certa, come se ad un certo punto qualcuno abbia effettivamente cercato di cancellarne, per quanto possibile, l’esistenza. Dove la storia ufficiale si ferma ci viene fortunatamente in aiuto la leggenda. E la leggenda ci racconta di una misteriosa dama, di verde vestita, che nelle notti senza luna sarebbe solita apparire, eterea ed inafferrabile, sui torrioni del vecchio castello.

Ritratto che si suppone di Edoardo I,
nell'abbazia di Westminster
Di quell’anima senza pace si racconta che fosse, in vita, una dama dai modi gentili e dall’animo passionale, e che vivesse un’esistenza solitaria tra le fredde mura del castello. Il suo consorte, completamente disinteressato alla sorte della bella moglie, trascorreva mesi e mesi lontano dal castello, completamente assorbito dalle sue innumerevoli battaglie, ora per la conquista, ora per la difesa dei territori della regione. Fu inevitabile che il triste cuore della dama verde (o di Alice d’Angoulême, con la quale l’identificazione è inevitabile) cominciasse a battere incontrollato per quel giovane e gentil cavaliere che un giorno si recò in visita al castello di Caerphilly. Di lui non si dice molto, se non che venisse da Brithdir, un paese poco più a nord, e che rispondesse al nome di Gruffudd. Il soprannome con il quale la leggenda lo ricorda, vale a dire “The Fair” (il Giusto), intende evidentemente sottolinearne l’animo nobile, forse al solo scopo di “alleggerire” la sua posizione in questa vicenda. Qui una piccola precisazione è d’obbligo: per quanto abbia cercato, sembra non esistere da nessuna parte alcuna testimonianza in riferimento all’esistenza di un principe di nome Gruffudd. Un personaggio di fantasia, quindi? Davvero strano, visto che sarebbe l’unico in questa storia. Un’ipotesi è che dietro lo pseudonimo di Gruffudd si nasconda in realtà il principe Edoardo, cugino della stessa Alice, che si rumoreggia abbia avuto una breve ma intensa relazione con la giovane sul finire dell’estate del 1259. La circostanza che il cugino-amante sia salito successivamente sul trono d’Inghilterra, con il nome di Re Edoardo I, spiegherebbe il motivo per cui la sua identità sia stata celata. Altra curiosa coincidenza il fatto che, vent'anni più tardi, Re Edoardo concederà la propria figlia in sposa allo stesso Gilbert De Clare. Aveva forse un debito da saldare? Chissà. Ma queste non sono che congetture che non vale la pena approfondire…

Gli abitanti di Caerphilly hanno voluto
omaggiare la loro amata concittadina con
un murale di 80 piedi in centro città
Torniamo invece alla leggenda: i due cedettero alla passione, ma tale fu il senso di colpa del giovane cavaliere per aver trascinato nell’adulterio la giovane amante, che non trovò di meglio che confessare le proprie colpe ad un monaco. Fu ahimè la scelta più infelice: il monaco tradì senza indugio il segreto del confessionale ed inviò un messaggero ad informare il consorte offeso (Gilbert de Clare) degli spiacevoli fatti che stavano accadendo a Caerphilly in sua assenza.
Il conte fece prontamente ritorno al castello e, furioso, mise in atto i suoi propositi di vendetta. Alice fu ripudiata, umiliata e, nella vergogna, rispedita in Francia presso la propria famiglia di origine. Gruffudd invece avrebbe ben presto dovuto affrontare una ben più tragica sorte: fu catturato dagli uomini del Conte, trascinato nella pubblica piazza e, senza troppi indugi, impiccato davanti agli occhi della gente di Caerphilly, che osservava con aria stupita ed impotente quanto stava accadendo. Nemmeno il monaco sopravvisse indenne agli avvenimenti: si dice che, appena poche ore prima di essere catturato, il principe Gruffudd riuscì a prendersi la sua piccola vendetta personale nei confronti di colui che aveva tradito il sacro vincolo della confessione.  Per uno strano scherzo del destino, la sorte del monaco fu la medesima: il nodo scorsoio.

E Alice? Quale fu infine il suo destino? Si dice che, una volta regolati i conti con il giovane Gruffudd, il conte De Clare abbia voluto prontamente informare dell’accaduto la moglie, inviando in Francia un suo fidato messaggero. La notizia fu fatale al cuore già provato della donna: ella non ebbe nemmeno il tempo di ascoltare il termine del racconto che si accasciò a terra senza vita.
Tormentata da struggenti, indelebili ricordi, ella fece quindi ritorno a Caerphilly dove ancor oggi, vestita di un elegante abito verde, viene avvistata sui bastioni del castello, anima senza pace alla ricerca del suo amore perduto.

10 commenti:

  1. Adesso che hai unito storia, leggenda e racconto la vocenda acquista ancora più fascino.Del resto è vero, in Inghilterra le storie e leggende di fantasmi acquistano un fascino maggiore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' una vicenda decisamente interessante, concordo. Il castello, l'ambientazione medievale, tutto contribuisce a rendere la leggenda affascinante.

      Elimina
  2. Che storia triste... povera Alice.
    Mi affascinano sempre queste storie di vite di corte segnate da tanto lusso e altrettanta infelicità.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Credo che questo fosse un destino comune a molte cortigiane... ore e ore rinchiuse in una stanza con il tombolo come unico svago.

      Elimina
  3. bellissima questa storia, complimenti!

    RispondiElimina
  4. Mi piace molto questo retroscena. Fra l'altro anche il castello, dalle immagini, è molto suggestivo e si presta a leggende di questo tipo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ..e ne ho in serbo molte altre... il problema è trovare il tempo di scriverle...

      Elimina
  5. La storia della Dama Verde mi è piaciuta assai perché anch'io sono attirata moltissimo dai fantasmi, e mi sa che seguirò questo nuovo filone post Sadako. :-) Tempi duri, anzi durissimi erano quelli, comunque. Per quanto riguarda la data di nascita, non è insolito non saperla in quanto negli alberi genealogici spesso quella delle donne non veniva proprio trascritta. Contavano talmente poco che è già bello saperne il nome.

    P.S. Credo che ci siano due refusi nelle date: 1953 e 1959.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oh, ma guarda cosa sei andata a ripescare! Dopo tanti anni ho dovuto rileggermelo per capire cosa avevo scritto e anche per rintracciare quei due refusi nelle date. Grazie.
      Sulla faccenda della data di nascita sicuramente hai ragione tu. Io vedo complotti e damnatio memoriae dappertutto ma la chiave di lettura è forse molto più semplice...

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...