martedì 7 aprile 2015

Capitolo 1: Whispering Corridors

I pined for a friend who would reach out to me. I never intended to hurt anyone. I just wanted a friend and leave with good memories. That's all. 

Quando non si hanno amici, poche cose sono più imbarazzanti del percorrere il corridoio affollato di una scuola da soli, tentando di passare rasente ai muri per rendersi invisibili, per magari essere costretti poi, quasi per forza di cose, a procedere portandosi al centro, mentre le voci attorno a noi sembrano abbassarsi di tono al nostro trasformandosi in risatine e bisbigli. È proprio in un’immagine come questa che va ricercato il senso di “Whispering corridors”, il titolo che il regista Park Ki-hyung ha scelto per il primo episodio di quella che diventerà, nel giro di pochi anni, una delle più celebri saghe cinematografiche della Corea del Sud. Reali o soltanto immaginati, risatine e bisbigli hanno in qualche modo caratterizzato la vita scolastica di ciascuno di noi. Alzi la mano chi può affermare il contrario. Qualcuno, in rari casi, può averli interpretati come timidi gesti di approvazione o ammirazione ma, sono pronto a scommetterci, la maggior parte di noi li ha vissuti male, interpretandoli, spesso a ragione, come segnali di disapprovazione, di distinzione o, peggio ancora, di derisione. Reali o soltanto immaginati, risatine e bisbigli sono il sintomo di un’insicurezza di fondo, tipica degli adolescenti di tutto il mondo, costantemente alle prese con la necessità di essere accettati in un mondo competitivo che inizia proprio nei corridoi scolastici, un mondo competitivo con il quale si deve convivere e al quale, sin da bambini, ci si deve commisurare.
E se già vi sembra competitivo il nostro sistema scolastico, allora non conoscete quello coreano… ma di questo parleremo in maniera un po’ più approfondita nei prossimi giorni in quanto, se vogliamo immergerci completamente (e correttamente) nell’atmosfera dei “corridoi sussurranti”, il sistema scolastico coreano è un argomento da cui non si può prescindere..

Vigilia dell’inizio del nuovo anno scolastico alla Jookran High School for Girls. È notte fonda ma qualcuno all’interno pare non accorgersene. La tensione è già palpabile quando la macchina da presa ci accompagna all’interno dell’ufficio della professoressa Park Ki-Sook, sulla cui scrivania, rischiarata dalla fioca luce di un abat-jour, giacciono alcuni registri di classe risalenti a diversi anni prima. Sembra che ci sia qualcosa di strano in quei registri, forse la chiave che spalancherebbe la porta dietro la quale si cela la verità sulla misteriosa morte di un’alunna avvenuta nove anni prima.
La professoressa Park è convinta che la defunta Jang Jin-ju sia ritornata dall’aldilà e che questa non sia nemmeno la prima volta. Jin-ju sembrerebbe infatti essere tornata più volte, addirittura ad intervalli regolari nel corso degli anni. Tormentata da tale ipotesi, decide di discutere al telefono dei suoi sospetti con una sua ex allieva, Hur Eun-young, ma…

Ma la notte a volte può diventare un tunnel senza sbocco; una scuola deserta, specialmente di notte, può diventare un luogo terribile, ossessionante, malsano, addirittura una trappola mortale. La mattina successiva la scena è da incubo: alcune studentesse troveranno il corpo senza vita della loro insegnante penzolare ad una corda all’esterno dell’edificio. La morte della professoressa Park viene rapidamente (e opportunamente) archiviata come suicidio, mentre i registri di classe che la poveretta stava esaminando spariscono misteriosamente. Eun-young torna a scuola dopo nove anni, stavolta nelle vesti di insegnante, e viene presto travolta dai ricordi. A tormentarla, in particolare, è il rimorso mai sopito per la rottura della sua amicizia con Jin-ju, causata anche dalle pressioni della professoressa Park che non riteneva Jin-ju un’amicizia conveniente per lei. Sola e vessata dai compagni, Jin-ju si era suicidata proprio all’interno della scuola. Per Eun-young dimenticare è impossibile. Sconcertata dalla nuova situazione trovata nella scuola, la giovane insegnante si imbarca in una ricerca per capire cosa esattamente stia succedendo. E così, mentre lei cerca un contatto con lo spirito di Jin-ju, la narrazione si concentra sulle amiche Lim Ji-oh e Yoon Jae-yi che, da studentesse, passano momenti difficili: Ji-oh, infatti, viene presa di mira dal terribile professor Oh Gwang-goo…

Sebbene un titolo come “Whispering corridors” evochi lunghi corridoi male illuminati da cui fantasmi vendicativi osservano e si manifestano per braccare ignari e malcapitati personaggi, di tutto questo nel film non c’è traccia, o quasi. Il body count a conti fatti è minimo e già questo fatto, da solo, basta a chiarire che ci troviamo di fronte a un horror atipico. I lunghi corridoi tra le aule ci sono, naturalmente, ma sono perlopiù vuoti di qualsiasi presenza, umana o immateriale, quasi a simboleggiare la solitudine degli studenti in un’istituzione scolastica disumanizzante. Non ci sono scene del film girate al di fuori dell’ambiente scolastico, come se la vita delle studentesse (siamo, come detto, in un istituto femminile) esistesse solo in rapporto con la scuola. Gli unici adulti sono i professori, quasi tutti individui sgradevoli - i soprannomi della professoressa Park e del professor Oh, rispettivamente Old Fox e Mad Dog, sono rivelatori - impegnati a mantenere la disciplina, arrivando sino alla violenza fisica, e a sobillare la rivalità tra studenti. In un ambiente così competitivo, i compagni di classe sono dei nemici e tutto ciò che conta sono i risultati; i voti etichettano e stabiliscono chi vale, anche socialmente, perché chi tentenna o cade viene compatito, deriso, emarginato. Nella scuola coreana, così impietosamente descritta in questo film, non c’è posto per la comprensione e la compassione come non ve n’è per l’estro e l’individualità: è il fallimento totale del concetto di educazione. “Whispering corridors” è controverso proprio per le ombre che getta sul sistema scolastico nazionale e, non a caso, all’epoca della sua uscita fu molto contestato.

Ad una visione superficiale “Whispering corridors” può essere scambiato per l’ennesimo film orientale caratterizzato dalla presenza di un fantasma vendicativo, ma se ci sofferma un attimo non è difficile ricredersi. Questo è proprio ciò che è successo a me. Ora penso invece che questo sia fondamentalmente un film sull’amicizia e sulla solitudine. Dopo Eun-young e Jin-ju, infatti, anche le coppie di amiche Ji-oh e Jae-yi e So-young e Jung-sook sono destinate a separarsi per sempre. Lo spirito di Jin-ju non cerca vendetta, ma torna ciclicamente tra i corridori della scuola per cercare ciò che in vita non è riuscita a concretizzare: un’amicizia sincera. E difatti, Jin-ju dispensa morte solo per proteggere se stessa, Ji-oh e la loro neonata amicizia: la professoressa Park deve essere eliminata perché ha scoperto la sua presenza nella scuola, mentre il professor Oh paga per aver maltrattato Ji-oh. Anche verso Eun-young Jin-ju non mostra cattiveria, sembra anzi quasi triste nel profetizzarle che anche lei, che ora è insegnante, è destinata a diventare come la professoressa Park: per questo, e non per vendicare torti veri o presunti, si decide a ucciderla. Se Eun-young muore non potrà diventare, come gli altri insegnanti, nemica sua o di Ji-oh; se Eun-young muore, non potrà fare nulla per separarle.

I colori del film sono smorzati, le musiche appena accennate, l’incedere della narrazione è volutamente lento e intimista, tanto che dopo la morte della Park, proprio all’inizio del film, non succede granché, e la successiva dipartita del professor Oh è una gradita parentesi di adrenalina che però non riesce veramente a turbare l’atmosfera quasi onirica che si è venuta a creare. La storia ruota tutta attorno a Ji-oh e Jae-yi, alle dinamiche ancora fragili della loro amicizia e alle vicissitudini scolastiche che le coinvolgono, mentre Eun-young fa poco altro a parte rimuginare sul passato. Con la sua area perennemente malinconica, Eun-young è di gran lunga il personaggio più singolare, e il suo attaccamento verso la scuola, che anche da adulta non riesce a lasciare, altro non è che la spia del suo rimorso per aver involontariamente contribuito alla morte di Jin-ju. “Whispering corridors” è voyeuristico nel mostrare le emozioni (trattenute, alla maniera orientale) dei protagonisti, molto meno nel mostrare il sangue che difatti, se pur presente, scorre copioso solo alla fine: sangue che è solo simbolico, come quello della famosa scena dell’ascensore di Shining, sangue che è il sangue di Jin-Ju, che cola dalle pareti ma che in realtà sgorga direttamente dal suo cuore. Jin-ju, incalzata da Ji-oh, rinuncia a far del male a Eun-young e restare nella scuola, un gesto di amicizia che la riconsegna, se non all’oblio, alla solitudine cui appartiene. Ma in nove anni l’insano microcosmo scolastico non è cambiato di una virgola e il passato è destinato a ritornare: altre due studentesse hanno loro malgrado rimesso in scena, con poche variazioni, il dramma già vissuto da Eun-young e Jin-ju, e, come si intuisce nel finale, un nuovo spirito inquieto è pronto a prendere il posto di Jin-ju tra i corridoi della scuola. Questa conclusione, perfetta, non solo rimanda alla ciclicità del passato ma apre anche, furbescamente, le porte ad un sequel. Quel sequel, “Whispering corridors 2”, che fu girato un anno dopo, nel 1999.


18 commenti:

  1. Non ho letto del tutto la recensione per non beccarmi spoileroni, ma non vedo l'ora di vederlo. Lo condivido anche sulla mia pagina Facebook, sia mai che qualcuno passi di qua anche grazie a me!!! EHEH

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    1. Tranquillo..spoiler non ce ne sono!
      E' anche vero però che non vorrei influenzare il tuo giudizio, visto che, come mi dicevi da un'altra parte, hai anche tu intenzione di recensirlo....

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  2. In effetti di questo Whispering Corridors ricordo soprattutto i "corridoi sussurranti" nel senso più reale del termine, la cattiveria terribile degli insegnanti che incoraggiano l'inimicizia all'interno della classe, la crudeltà di un sistema scolastico che sarebbe da denuncia.
    Daje, continua, questo progetto mi piace!

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    1. Chissà che alla fine non possa riuscire a farti cambiare idea. MI sembra di ricordare che una tua vecchia recensione di questo film non fosse positivissima...

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  3. Non sapevo di questa serie, da “de ja vu” il suo inizio. Molto interessante e si lega a quello che ho in seguito saputo sul sistema scolastico sud Coreano, molto duro e che influisce su quello degli altri paesi asiatici che lo seguono, però mi chiedo quanto possiamo capire il tutto. Per noi (almeno ai miei tempi) si faceva quanto bastava per ottenere il fatidico (inutile) pezzo di carta, nelle zone asiatiche la scuola è invece un tale momento di stress ma allo stesso tempo indimenticabile che ti resta dentro per sempre che, forse non possiamo capire del tutto, come ci è difficile il capire perché così presente ad esempio in tanti manga e anime giapponesi, se non si tiene conto di come neanche loro scherzino come durezza nel sistema scolastico, del bullismo e di altre cose che da qui ignoriamo.
    Per finire aggiungo che percepisco dei sottili richiami a quanto è "moe" e "yuri", e non essendo un blogger serio me lo posso permettere...

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    1. Possiamo infatti solo cercare di capire, ma credo sia difficile riuscirci se non si è parte di quel contesto. La nostra vita, la scuola, il lavoro, è spesso più simile a un gioco: se le cose vanno bene è okkei, se vanno male è okkei lo stesso. Comunque vada il giorno successivo si ricomincia. In Corea e in Giappone non c'è spazio per il gioco: il primo giorno di scuola di un bambino è anche l'ultimo giorno di serenità. In parte sarà anche di questo che si parlerà nel prossimo post di questa serie. E a proposito di "moe" e "yuri"... ne potremmo riparlare dopo la recensione del secondo film.

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  4. Il primo articolo fa veramente venire voglia di vedere il film.
    Stasera spammo un po in giro il post.

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    1. Sono stato del tutto assente dal web nelle ultime 24 ore, ma il tuo spam l'ho notato. ^_^ Grazie!

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  5. Beh, quindi una critica per niente velata al sistema scolastico :P Non credo si possa nemmeno lontanamente paragonare al nostro, anche se ci spostiamo indietro di decadi: lo stress subito dagli studenti asiatici (e fin dall'inizio,in tenera età) è inarrivabile!
    Mi ispira davvero molto il fatto che l'horror sia in qualche modo utilizzato per una sottile polemica sociale.

    Ora, voglio dettagli da Coriolano sul moe e yuri che intravede! :D

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    1. Su quello che era la nostra istituzione scolastica di parecchie decadi fa (almeno sette o otto) possiamo solo tentare delle ipotesi. Dai racconti dei nostri padri e dei nostri nonni sappiamo che anche lì gli insegnanti alzavano le mani sugli studenti, ma quello che era diverso era evidentemente il fine ultimo della questione.

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  6. Mi sembra molto interessante come concetto questo film.
    Al solito gli orientali sanno sempre come rendere un concetto base qualcosa di diverso ed immediatamente altro, hanno un altra sensibilità, sopraffina direi che me li fa apprezzare in certe scelte molto di più degli occidentali spesso troppo pragmatici se non in qualche caso semplicistici.
    Oltre tutto questo film è testimone di come la loro cultura sia un'arma a doppio taglio, almeno nella visione di noi occidentali: da un lato è capace di produrre appunto le cose di cui ti ho detto sopra, ma il prezzo da pagare spesso è altissimo in termini di relazioni sociali e personali e spesso di vita privata in primis.

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    1. Tutto quello che è diverso ci fa un po' paura. Il punto forse è tutto qui. Ho letto libri, guardato film, parlato con persone, ho anche passato del tempo in Giappone, entrando nelle loro case, viaggiando sui loro autobus, immergendomi completamente nelle loro abitudini, ma nonostante tutto ancora non mi spiego la logica che si cela dietro certe contraddizioni...

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  7. Strano non sia già stato saccheggiato dal cinema americano.
    Do un'occhiata in giro per recuperarlo.

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    1. Credo che il cinema americano non sia molto propenso a saccheggiare ciò che non può in qualche modo "americanizzare". La storia narrata in questo film è molto difficile da ambientare in un liceo americano senza snaturarlo completamente e, se decidi di snaturarlo, ciò che resta (quel po' di l'horror) non è abbastanza.

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  8. Bello anche questo articolo. Chissà perché, mi ha dato l'idea di un film indicibilmente triste, con il fantasma di questa studentessa intrappolato tra le muri del collegio e perennemente alla ricerca di amicizia e affetto.

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    1. Lo è, un film indicibilmente triste. Credimi.

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