venerdì 22 maggio 2020

Vampiri!

Dopo nemmeno due mesi dall'ultima volta, torniamo a parlare di Luigi Parisi, l'uomo che ha reso possibile "Mirror Midnight", il cortometraggio horror uscito in anteprima qui sul blog lo scorso Halloween.
Torniamo a parlare di lui perché, da buon appassionato di genere, il buon Parisi non se l'è sentita di lasciare il suo pubblico a bocca asciutta in un periodo dove nessuno sa più distinguere la realtà a cui eravamo abituati dall'orrore in cui siamo piombati nemmeno tre mesi fa.
Ho quindi ancora una volta il privilegio di presentare, non dico in anteprima ma quasi, il suo nuovo lavoro, completato qualche giorno prima del lockdown e distribuito sui suoi canali social nelle scorse settimane.
Il soggetto è tra i più classici del cinema, forse uno dei pochi soggetti davvero intramontabili dal tempo in cui Murnau tracciò il solco ormai quasi un secolo fa e che, a ondate, ritorna ricorrente a terrorizzare le nostre serate svaccati davanti alla tivù o affondati nella poltrona di un cinematografo. Considerato che il cinema per un po' ce lo possiamo scordare e che la tivù non è l'ideale per un cortometraggio di cinque minuti, l'invito alla visione in questo caso avviene attraverso il blog, il che, tutto sommato, non è nemmeno così male.

Ancora una volta ammetto di essere stato colto di sorpresa da Luigi: ritenevo (a torto, evidentemente) che realizzare cortometraggi di questo genere per pura passione, quindi al di fuori della propria attività lavorativa, non potesse essere altro che un'esperienza sporadica, alla quale dedicare giusto il limitato tempo che una vita normale concede. Seppur nelle vesti di profano, mi ero infatti già reso conto di quanto lavoro potesse nascondersi nella produzione di pochi minuti di girato, per cui mai mi sarei aspettato di poter tornare a godere di uno spettacolo come quello andato in scena solo pochi mesi fa. Invece, eccoci di nuovo qui.
Come in "Mirror Midnight", abbiamo ancora una volta un'attrice esordiente, Martina Avigliano, saggiamente guidata, oltre che da un regista di indubbio talento, anche dall'attore Mario Ermito, ex concorrente del GF12 con un curriculum ormai di tutto rispetto in produzioni televisive Mediaset.
Il cortometraggio "Vampiri!", con tanto di punto esclamativo, non mi permette di parlarne troppo a lungo senza spoilerare, per cui senza altro indugio vi invito alla sua visione. Una volta fatto questo lascerò, come di consueto, la parola a Luigi Parisi che ci racconterà i "dietro le quinte" di questo suo nuovo cortometraggio. Non correte quindi subito in fondo al post, mi raccomando!


T.O.M.: Ciao Luigi, e grazie per essere passato di nuovo di qua. Oggi, come vedi, stiamo parlando di “Vampiri!”, la nuova produzione di DarkSide Entertainment, giunta, forse non a caso, in piena pandemia da Coronavirus. Vuoi parlarci della sua genesi, magari raccontando qualcosa del casting?

L.P.: Eccoci qui! Salve a tutti e grazie per avermi nuovamente ospitato nel tuo splendido blog! Purtroppo il periodo che stiamo affrontando è peggiore di ogni film horror che si rispetti e spero si risolva tutto quanto prima. 
Detto questo, passo alla risposta: il corto è nato in pieno periodo pre-natalizio, da una serie di circostanze. E’ stato assolutamente per caso che la mia compagna Cecilia, mi mostra su instagram l’eccezionale bravura in special make-up, una giovane ragazza che risponde al nome di Valentina Paolillo, tra l’altro, sentimentalmente legata all’attore Mario Ermito. Conoscevo già da molto l’attore Mario Ermito, con il quale avevo più volte lavorato. Due “piccioncini” con una fava, penso… Nello stesso periodo, mi viene presentata una certa Martina Avigliano, poco più di vent’anni, esordiente e intrigata nel partecipare ad un mio corto. Come legare il tutto? 
E qui, entra in gioco il mio povero computer che trabocca di storie scritte nelle notti di tempesta nella casa sulla scogliera a picco sul mare… (scherzo!) Ne ritrovo una adatta, “Vampiri!” (col punto esclamativo). Non mi sembra estremamente difficoltosa sulla carta: una notte di riprese, qualche prova preventiva con Martina e molti colloqui con Mario e Valentina. 

Il set è a Roma e si girerà dalle 22,30 fino alle 05,30 del mattino. Ci prepariamo tutti con una troupe irrisoria: la mia compagna che mi fa d’aiuto, Valentina agli effetti (ed aiuto-luci), Alessandro Carboni (make-up assistant e anche lui, aiuto luci e best-boy) ed io naturalmente, che mi occupo della regia, delle luci e della macchina da presa. Non resta che gridare “motore!”, fare il ciak e dare l’azione! Ma non esistendo praticamente una troupe reale non grido nulla, niente ciak (tanto il girato lo vedo tutto) e al massimo dico “azione!”. Si gira con un freddo boia! E con Martina alla quale penzolano i canini dalle labbra e Mario fradicio di sangue chimico con tubi e protesi, alle 6 e mezzo, al bivio tra stanchezza e soddisfazione, si dice stop. 
Ed è in quel momento che una signora, arrivando casualmente e vedendo tutto quel sangue, grida al massacro spaventandosi non poco. Per fortuna, gli è stato spiegato che era tutta una finzione. Meno male: era già pronta a chiamare la polizia! 

T.O.M.: Siamo passati da un cortometraggio in bianco e nero girato in un luogo chiuso e circoscritto (Mirror Midnight) a uno girato in esterni e, tra l’altro, particolarmente generoso di colori (stupendo quel bagno di rosso che sottolinea il climax vampirico). Quali sono, per un regista, le differenze nel girare due prodotti così diametralmente diversi? 

L.P.: Le differenze le hai già “tanate” caro T.O.M., sono infatti diametralmente opposte. Fare un film in bianco e nero è molto, molto più difficile. Bisogna pensare in B/N, illuminare sagomando i protagonisti e staccandoli dai fondi (più sottotono) con tagli di luce. Infine, bisogna fare particolare attenzione ai costumi che non si impastino con le scenografie ma che al contrario, vanno differenziati il più possibile. Il colore invece, rende il gioco molto più semplice ma questo non vuol dire che per forza possa vincere facilmente sul bianco e nero. Fare una buona fotografia a colori ha semplicemente aspetti diversi perché rispetto alla monocromia, il colore riesce immediatamente a stimolare l’occhio e a creare di fatto una immediata spazialità basata sulla differenza cromatica. 

C’è da dire che un horror, gioca in casa con i colori: Mario Bava (per me un maestro inarrivabile, così come Luciano Tovoli in Suspiria) ci ha insegnato molto, creando con la pellicola neri profondi, colori carichi (al contrario della tendenza attuale del cinema digitale a girare con LUT flat e a postprodurle con un’ odiosa tonalità ambra-mattoncino che impera nelle scene in daylight, quanto nelle notturne). Per fortuna, nelle atmosfere di film a tema fantasy, horror o fantastico, ci si può divertire a dovere e francamente, me ne frego delle tendenze fotografiche che la moda impone. Cerco il blu della notte, il rosso virato all’inverosimile, il verde mischiato col ceruleo che stacca sul rosa dell’incarnato. Cerco l’oleosità dei neri nei quali affogare i volti per farli riemergere spaventosi e scarni dal buio (vedi Mario Ermito in apertura scena). 

Per quanto riguarda le differenze tra interni ed esterni, inutile dire che girare fuori, complica parecchio la vita. All’interno infatti, realizzare un buon master-light e raffinare la fotografia sugli attori rappresenta la procedura ideale. Si lavora con più calma, con più precisione. Ricordando sempre che giro in totale autonomia, praticamente privo di troupe, girare in strada è difficoltoso. Non ho aiuti regia e/o di produzione in grado di bloccare le strade per farmi girare. L’audio è sempre un problema. Non posso impedire se suonano un clacson o qualcuno che, passando in automobile, si ferma a guardare e a parlare a voce alta. E sopratutto, bisogna pregare che le previsioni meteo, siano azzeccate e non sopraggiunga improvvisamente qualche intemperia, a rovinare tutto! L’avrete capito: prediligo gli interni. Poi se girare a colori o b/n, è la storia che mi suggerisce cosa fare. E spero sempre di azzeccare questo suggerimento. 

T.O.M.: Rimango come sempre a bocca aperta nell’ammirare gli effetti speciali che inserisci nei tuoi lavori. In quest’ultimo non ho potuto fare a meno di inchinarmi di fronte alla scena dei denti e quella finale della trasformazione. Senza costringerti a rivelare i sacri segreti del tuo mestiere, vuoi provare a raccontarci come sei riuscito a realizzare simili magie? 

L.P.: Come sempre, sei troppo gentile… Sai T.O.M. (e gentili lettori), a volte mi lascio stuzzicare dalla difficoltà della costruzione degli effetti poiché per me, divengono una sfida e un divertimento.
Ci sono volte in cui costruisco una mini-storia soltanto per sperimentare un effetto e passo molte ore a sperimentare. Io non mi ritengo un effettista, soltanto uno sperimentatore. Ed ecco che a volte la mia casa-studio diventa un set, si vedono strani e inquietanti oggetti di scena, quadri che sembrano usciti da una casa stregata (vi ricordate la donna dipinta di Mirror Midnight?), maschere, serpenti e pipistrelli in gomma lasciati ovunque. Per non parlare di libri e magazine dedicati a Sua Maestà l’Ignoto! 

Per ritornare agli SPFX, il pipistrello è un giocattolo per bambini in grado di muovere le ali attraverso un motorino interno. Opportunamente modificato attraverso una gomma modellabile, ho creato la faccia con le orecchie, i denti e gli occhi, dipingendolo con tempere grigio-rosa-marroncino e aggiungendo infine del pelo. Girando in blue-back (una sorta di green-screen ma con il colore blu) e in slow-motion per poter bucare meglio il fondo, ecco che la magia del suo volo, appare in tutta la sua manifesta bellezza. La trasformazione da donna a pipistrello è stata invece realizzata attraverso una tecnica usata addirittura inizialmente da Walt Disney: il rotoscoping. Intervenendo fotogramma per fotogramma, disegnando di fatto tutte le sagome necessarie a creare la trasformazione, si ottiene l’animazione e quindi, l’illusione desiderata. 
Stessa sorte (più moderna però) è riservata ai denti allungati: attraverso il digital-warp, si allungano un po' alla volta, frame per frame, direttamente sui fotogrammi in post-produzione. E infine, la scena della metamorfosi della mano sul muro che precede la sorpresa del viso di Martina mutato in vampiro, è stata realizzata tramite la tecnica del morphing, usato nel celebre video di Michael Jackson, in Terminator 2 e nel sottovalutato Sleepwalker tratto dal geniale mitico Stephen King. Mi sembra di esser stato esauriente, spero… 

T.O.M.: Cosa dobbiamo aspettarci a questo punto? Hai in serbo qualche nuovo progetto di cui puoi parlarci? 

L.P.: A parte un progettino internazionale del quale per ora non posso ancora accennarvi nulla, in verità, è anche pronta l’uscita di un altro piccolo cortometraggio horror sempre di cinque minuti: Happy Birthday. Una giovanissima ragazza, appena festeggiato il suo diciottesimo compleanno, si ritrova a dover scartare un regalo lasciato inavvertitamente non aperto e senza alcun biglietto. Il contenuto, la farà sorridere sul momento ma in realtà, la notte, non porterà nulla di rassicurante. 
A questo punto, non avendone abbastanza, ero in procinto di realizzare anche un corto di fantascienza dal titolo “I want to believe”, con protagonista un’esponente di una certa importanza del Centro Ufologico Nazionale. La storia si basa sull’effetto eggregore secondo cui, attraverso l’energia psichica, è possibile effettuare richiami mentali anche verso intelligenze “estranee”… con conseguenze decisamente inaspettate. Purtroppo, questo lavoro si è dovuto fermare per via di una realtà orrorifica decisamente più temibile di tutti i film horror messi insieme, come dicevo all’inizio. Ma non appena questa sciagura sarà passata, vi prometto di tornare con la macchina da presa in spalla, tornando alle mie passioni. 
Ora però basta: anche questa volta sono riuscito a dilungarmi oltremisura. Ed è per questo che mi congedo velocemente senza fronzoli, augurandovi notti agitate dai più impetuosi incubi fatti di Zombie, Vampiri, Lupi-Mannari, Alieni e chi più ne ha, più ne metta. E non dimenticate prima di andare a dormire di chiudere bene le finestre e munirvi di una croce d’argento e tanto aglio. Il pipistrello di “Vampiri!” -mi hanno riferito- è ancora in giro alla ricerca di nuove vittime! 
Luigi Parisi.

17 commenti:

  1. Luigi è una sicurezza, questo lungo dietro le quinte è veramente gustoso grazie! ;-) Cheers

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    1. Si, decisamente una sicurezza. Ogni nuovo corto lo aspetto ormai con ansia.

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  2. Bellissimo questo dietro le quinte, molto affascinante il corto anche se immaginavo dove volesse parare la storia :). E bellissima anche Martina, veramente affascinante nei panni SPOILER

    della vampiressa!

    Comunque troppo forte l'aneddoto della signora che ha visto l'attore ricoperto di sangue e si è terrorizzata!

    Mi stuzzica molto, infine, Happy Birthday! Tienici aggiornato Obs!

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    1. Dove volesse andare a parare la storia era abbastanza intuibile. Non mi aspettavo invece la (SPOILER) bat-trasformazione finale. Quella mi ha fatto veramente saltare sulla sedia!

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  3. Questo è vero artigianato del cinema, se mi passate l'espressione. Girare con una post-produzione computerizzata in cui si può persino modificare le espressioni facciali degli attori è sin troppo facile, costruire un film "alla vecchia maniera" con pochissimi mezzi a disposizione necessita della massima cura PRIMA, visto che DOPO difficilmente si potrà sistemare quel che non va. Il risultato è quello che ci aspetteremmo normalmente dal cinema: l'idea, la scena, la recitazione, sono al centro di tutto e non una mera appendice della CGI.
    Complimenti a Parisi e agli interpreti.

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    1. Nessun regista è mai passato (e mai passerà) alla storia per la computer graphics. Hitchcock è stato il più grande di tutti lavorando artigianalmente, giocando semplicemente con livelli di zoom e carrelli è riuscito a creare effetti che ancora oggi ci lasciano a bocca aperta. Mi pare evidente che Luigi, magari ma lo avrà anche detto ma non ne sono certo, si sia spesso ispirato a lui.

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    2. Assolutamente si, ricordi bene caro TOM: anche io sono un fan di Mr. Hitchcock!

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  4. La trama del corto mi piace molto e mi fa pensare al karma, visto che il protagonista viene degnamente punito per le sue intenzioni con la dannazione eterna.
    I vampiri mi affascinano, ma onestamente non ricordo il nome di qualche film visto.
    Piuttosto, non mi perdevo una puntata di "Buffy l'acchiappavampiri" da ragazzina... Vale? ;)
    Intanto, complimenti a Luigi per il nuovo lavoro e a te per la quasi esclusiva.

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    1. Film a tema vampirico ce ne sono a milioni, spesso indistinguibili l'uno dall'altro. L'importante è assicurarsi la visione di quei quattro o cinque titoli fondamentali (Murnau, Herzog, Coppola, Freda, Browning... non necessariamente in quest'ordine).
      Non saprei dirti nulla di"Buffy": io quelle puntate me le perdevo sistematicamente tutte.

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  5. Anticipazione molto succosa, se il buon omonimo Parisi fosse d'accordo mi piacerebbe segnalare anche io la notizia su Nocturnia.

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    1. Non c'è nulla di male. Anzi, non vedo l'ora di leggere...

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  6. Salve Nick, per me nessun problema (grazie!) ma sarebbe corretto avere anche il "nulla-osta" del nostro TOM che solitamente recensisce praticamente in esclusiva i miei corti. Quindi TOM se ci sei, batti un colpo...!

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    1. Aspettiamo volentieri, mi sembra giusto avere anche il suo parere, così ci comportiamo in maniera più che corretta.

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    2. Ma scherziamo? Lo zio Nick è un fratello. Mi casa es su casa... ^_^

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  7. Complimenti anche per questo nuovo corto con svolgimento a sorpresa!
    Mi piace moltissimo leggere i retroscena di una produzione e vedere quali sono i problemi e come vengono risolti.
    Molto interessante il discorso del b/n e del girare tutto in modo che i soggetti risaltino rispetto alla sfondo. I film di una volta avevano una fotografia eccezionale in tal senso.
    Questa è una cosa che penso anche dei fumetti. Se penso ai fumetti Disney più recenti, trovo che in molti casi i protagonisti non emergano a sufficienza rispetto al contorno, ma questo dei fumetti è un altro discorso...

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    1. Anch'io che, in fotografia, a malapena distinguo tempi e diaframmi riesco bene a comprendere le difficoltà del bianco e nero. I risultati che se ne ottengono ripagano però abbondantemente.
      Non ho mai fatto caso ad un appiattimento nei fumetti Disney recenti. Ammetto però di averne solo sfogliato un paio, da trent'anni a questa parte (quelli sugli scaffali di un supermercato, che li guardi veloce e poi li rimetti dov'erano).

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  8. Ho avuto l'onore di essere stato, passatemi il termine,battezzato attorialmente dal maestro Luigi Parisi all'età di 20 anni quando calcai il set della mia prima fiction targata mediaset. Da quell'esperienza sono passati 8 anni, tra varie fiction(la maggior parte dirette dal maestro) e film. Tra i tanti ruoli interpretati nella mia seppur giovane carriera, in questo cortometraggio Horror, è stato il primo ruolo in cui mi son dovuto sporcare le mani( termine cinematografico) e tirare fuori un lato oscuro, che Luigi ha saputo cogliere e dirigere magistralmente.
    Concludo ringraziando tutta la troupe che ha contribuito alla realizzazione di questo progetto, dal grande lavoro di makeup ,non sono di parte,di Valentina Paolillo, dall'esordio esemplare della giovane attrice, nonché collega, Martina, dalla straordinaria regia del maestro Luigi Parisi e dalla sua amorevole compagna, nonché produttrice esecutiva Cecilia Maesano Monorchio per avermi fortemente voluto in questo progetto.

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