mercoledì 12 giugno 2013

Cosa vedi quando chiudi gli occhi?

Coscienza: la consapevolezza di far parte del mondo ma di avere anche un’individualità, e di riconoscere le individualità altrui. Un prodotto dell’evoluzione che ha permesso all’uomo di differenziarsi dal regno animale e sopravvivere in un ambiente ostile.

Intelligenza artificiale: dalla coscienza deriva in massima parte l’intelligenza, come possono quindi le macchine, esseri senza coscienza per antonomasia, essere davvero intelligenti? Come instillare la coscienza in qualcosa di inanimato?

Intelligenza emotiva: l’abilità di percepire, valutare ed esprimere un’emozione, di accedere ai sentimenti e/o crearli quando facilitano i pensieri, di capire l’emozione e la conoscenza emotiva, di regolare le emozioni per promuovere la crescita emotiva e intellettuale. Include l’apprendimento attraverso la consapevolezza e il dominio di sé, la motivazione, l'empatia, l'abilità sociale.

Questa recensione non poteva che cominciare dal fondo. Vi dico subito che il film è “Eva” (2011) di Kike Maíllo, e che il tema è l'intelligenza artificiale, ma chi l'ha già visto l'avrà intuito subito: è infatti quasi alla fine di questo film che il protagonista Alex pronuncia la domanda riportata là in alto, nel titolo, è con quella domanda che  di fatto il cerchio si chiude.

domenica 9 giugno 2013

La nona porta

De Umbrarum Regni Noven Portis, Venetiae, apud Aristidem Torchiam. MLCLXVI. In-folio. 160 pag. compr. Frontespizio. 9 illustrazioni legno fuori testo. Di eccezionale rarità. Solo tre esempl. Conosciuti. Biblioteca Fargas, Sintra, Portogallo (vedi illustrazione). Bliblioteca Coy, Madrid, Spagna (mancante della tavola 9). Biblioteca Morel, Parigi, Francia. Esemplare privo di ex-libris e di annotazioni manoscritte. Completo secondo il catalogo asta della collezione Terral-Coy (Claymore, Madrid). Errore in Mateu (8 tavole invece di 9 in questo esemplare). 
Vi sono libri che non esistono e libri che invece esistono ma non dovrebbero essere mai esistiti. Fa parte della prima categoria (psudobiblium), per esempio, l’esecrando “Necronomicon”, uscito dalla fantasia di H.P. Lovecraft. Fa invece parte della seconda categoria il “De Masticatione Mortuari in Tumulis” del tedesco Micheal Ranft (di cui ho parlato molto tempo fa proprio qui sul blog). “Le nove porte del Regno delle Ombre” (De Umbrarum Regni Novem Portis), scritto e stampato nel 1666 da tale Aristide Torchia, un non meglio definito esoterista veneziano, processato e condannato al rogo dalla Santa Inquisizione, è un po’ l’uno e un po’ l’altro. È un libro che, a quanto pare, esisterebbe solo nella fantasia di Arturo Pérez-Reverte, che nel 1993 ne parlò in un suo romanzo (Il club Dumas), o forse è un libro che ne citerebbe un altro, molto più antico, scritto dalla mano di Lucifero in persona. Le nove porte, se esistono veramente, bisognerebbe quindi tenerle ben chiuse. Ma voi penserete che io sia pazzo e probabilmente non avete tutti i torti.

martedì 4 giugno 2013

Luci ed ombre nella Tempesta

Tra i tanti artisti che hanno lasciato un segno indelebile nel Rinascimento italiano, vale a dire il periodo storico a cavallo del XV secolo, troviamo una figura che ho sempre ritenuto essere particolarmente affascinante. Di lui non sappiamo molto, se non ciò che ci è stato tramandato da quei pochi scritti che sono giunti fino a noi e che ne testimoniano la presenza  nello scenario veneziano di quegli anni. Il suo nome era Giorgio Gasparini, ma forse è meglio chiamarlo qui con lo pseudonimo con il quale è meglio conosciuto, vale a dire Giorgione.
Nonostante l’ enorme popolarità, la sua è una delle figure più enigmatiche della storia della pittura: non se ne conoscono le origini, non si hanno notizie sugli anni della sua giovinezza e non se ne conosce l’educazione. È come si fosse materializzato improvvisamente su questa terra, come fosse giunto dal nulla e, nel giro di pochi anni, sia riuscito a dipingere alcuni tra i capolavori più ricercati, capolavori che tuttora occupano un posto d’onore nei più importanti musei del mondo. Dopodiché egli scompare, poco più che trentenne, si dice a causa dell’epidemia di peste che infuriò a Venezia nel 1510. In realtà, le opere a lui attribuite sono solo frutto della deduzione degli studiosi, visto che Giorgione non firmò nessuno dei suoi quadri, il che aggiunge un pizzico di mistero ad una figura di per sé già profondamente misteriosa. Ma non è tutto: i soggetti rappresentati sui dipinti a lui attribuiti sono tra i più criptici dell’epoca e, per secoli, sono stati oggetto  di innumerevoli tentativi di interpretazione. Tra le tante, l’opera più enigmatica è senza dubbio un olio su tela, di datazione incerta, conservato nelle Gallerie dell'Accademia a Venezia: la celeberrima “Tempesta”. Lo scopo di questo articolo è cercare di leggerne il significato nascosto e per fare questo ho chiesto aiuto alla mia collega blogger Marcella, che già in passato mi ha seguito con entusiasmo in un altro progetto simile a questo.
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