venerdì 19 agosto 2011

I fantasmi di Netley

Esattamente un anno fa, di passaggio nel sud dell’Inghilterra, ci recammo a visitare le rovine dell’abbazia di Netley, nel villaggio omonimo, non molto lontano dalla città di Southampton, nella regione dell’Hampshire.
La “location” fu sorprendente: a pochi passi da una statale trovammo questa meravigliosa oasi di pace, un vasto prato sul quale sorgevano le rovine di questo monastero medievale, tra le meglio conservate d’Inghilterra.
La giornata era grigia, ma non ci scoraggiammo e in qualche raro momento il sole caldo a dispetto della brezza ci consentì anche di girare in maniche corte. Oltre a pochi turisti, trovammo famiglie inglesi “a passeggio” e un gruppo di ragazzi impegnati in una partita di pallone. All’inizio la cosa ci infastidì, perché ci sembrò che stonasse con la solennità del luogo, ma man mano che ci addentrammo tra le rovine e ci immergemmo in quell’atmosfera così suggestiva, non ci facemmo quasi più caso. Purtroppo di lì a breve ci si scaricò la batteria della reflex, quindi riuscimmo a fare pochissime foto del sito, che ho pubblicato qui.

Anche se è difficile immaginarlo ai nostri giorni, un tempo Netley era collocata in un luogo molto isolato e circondato da folti boschi e dalla brughiera, un luogo abbastanza remoto da tenere i monaci lontani dalle tentazioni del mondo (come tutte le abbazie cistercensi!).
La Netley Abbey fu progettata nel 1238 da Peter des Roches, il vescovo di Winchester, che però morì prima della conclusione dei lavori. L’abbazia ospitò monaci cistercensi, la cui abitudine di indossare semplici vesti non tinteggiate valse loro l’appellativo di “monaci bianchi” (white monks). Netley fu un ambiente sobrio, non lussuoso, e non ebbe particolare rilevanza nella storia ecclesiastica inglese: i monaci erano conosciuti soprattutto per la generosa ospitalità che offrivano ai pellegrini di passaggio.
Dopo la soppressione dei monasteri minori nel 1536 ad opera di Henry VIII, l’abbazia fu ceduta a Sir William Paulet, primo marchese di Winchester e figura politica di spicco dell’Hampshire, che la trasformò nella sua residenza di campagna. In breve tempo la Netley Abbey divenne una tipica residenza nobile in stile Tudor: la chiesa fu convertita in un grande salotto per ricevere gli ospiti, nella parte ovest venne collocata la cucina, ad est la cappella privata e a sud gli appartamenti privati di Sir. William, mentre il chiostro, un tempo fulcro della vita monastica, fu trasformato in un grande cortile. Ma il cambiamento più notevole fu la demolizione dell’antico refettorio, che fece posto ad un imponente ingresso turrito.
La residenza fu occupata fino al 1704, quando il proprietario la vendette e si cominciò a farla letteralmente “a pezzi” per rivenderla come materiale da costruzione. Lo smantellamento cessò quando uno dei lavoratori rimase ucciso, per sua sfortuna… e nostra fortuna…
Le tracce delle modifiche apportate da  Sir William furono poi eliminate alla fine del 19° secolo. Col tempo le rovine furono ripulite dalla vegetazione e dai detriti e in tal modo fu ripristinata la loro antica bellezza, quella che  possiamo ammirare anche oggi. Oggi l’abbazia è di proprietà dell’associazione culturale English Heritage.

La straordinaria atmosfera offerta dalle rovine della Netley Abbey ha ispirato nei secoli poeti e artisti. L’immagine in alto rappresenta l’abbazia vista da John  Constable  (olio su tela, 31x39cm, ca 1833), per il quale la natura fu la fonte primaria di ispirazione. Nel soggetto dell’Abbazia di Netley al chiaro di luna la natura attorno all’abbazia di Netley infatti è rigogliosa a piena di vita, gli alberi, avvolti dal verde, avvolgono le rovine diventando parte integrante dell’ambiente in cui si trovano. Altri esempi di rappresentazione pittorica di Netley sono giunti a noi grazie a J.M.W. Turner  (The Ruins of Netley Abbey, with several figures, 1795) e a Francis Towne (Netley Abbey ca1809).

Horace Walpole (1717-1797), il famoso scrittore inglese, padre indiscusso del romanzo gotico, fu un entusiasta visitatore del sito. Forse fu proprio qui che egli colse ispirazione per il suo capolavoro “Il castello di Otranto”. Walpole ne scrisse: “The ruins are vast, and retain fragments of beautiful fretted roofs pendent in the air, with all variety of Gothic patterns of windows wrapped round and round with ivy - many trees are sprouted up amongst the walls, and only want to be increased with cypresses! ...In short, they are not the ruins of Netley, but of paradise — Oh! The purple abbots, what a spot had they chosen to slumber in! The scene is so beautifully tranquil, yet so lively, that they seem only to have retired into the world”.

Jane Austen (1775 –1817), figura di spicco della narrativa preromantica e una delle autrici più famose e conosciute d'Inghilterra (soprattutto per il suo celeberrimo “Orgoglio e pregiudizio”) trasse ispirazione proprio dalla Netley Abbey per la stesura del romanzo “L'abbazia di Northanger”. Quest’ultimo è forse il romanzo meno conosciuto e meno di successo di Jane Austen. Fu terminato nel 1803, ma fu pubblicato solo nel 1818, dopo la morte della scrittrice. Una tutt’altro che innovativa storia di misteri, completamente ambientata  all’interno di un’abbazia, nel quale più volte viene citato “I misteri di Udolpho” di Ann Radcliffe, uno dei romanzi gotici più famosi in quegli anni.
Non è un caso che Stephanie Barron, scrittrice americana contemporanea, nei suoi romanzi, abbia trasformato Jane Austen in vera e propria detective che indaga e risolve crimini nelle campagne inglesi.  E non è nemmeno un caso che uno dei suoi 9 lavori pubblicati nella collana “Jane Austen Mysteries“ si intitoli proprio “Jane and the Ghosts of Netley”.
Anche noi siamo rimasti molto suggestionati dall’atmosfera che si respira alla Netley Abbey - affollata o meno - oltre che dalla sua meravigliosa ubicazione. Gran parte delle mura esterne e qualcuno degli edifici monastici sono ancora in piedi, ma quello che più colpisce la fantasia è ciò che non c’è più, ciò che quelle rovine suggeriscono, il pensiero della vita che qui è stata vissuta. Accostandoci a una delle grandi finestre prive di vetrate che come grandi bocche si protendono verso il cielo, osserviamo i raggi del sole farsi largo creando giochi di luce e ombra e al pensiero di andar via una punta di malinconia già ci assale. In pieno giorno e carezzati dal sole come siamo, ci è molto difficile pensare a qualcosa di sinistro ma in realtà… anche Netley ha i suoi fantasmi!!
Eh già! Si dice che da qualche parte nell’abbazia sia seppellito un tesoro, che viene sorvegliato gelosamente dal fantasma di un monaco incappucciato che alcuni chiamano “Blind Peter”: molti testimoni riferiscono di averlo visto aggirarsi per le rovine dell’abbazia nelle notti di luna piena, la sua sagoma fluttuante all’interno del perimetro e talvolta, con fare minaccioso, nei pressi della sacrestia (ovvero il luogo in cui erano conservati i paramenti e gli altri oggetti sacri). Qualcuno afferma che il monaco si manifesta come “presenza ostile” semplicemente come monito per coloro che osano aggirarsi di notte per l’abbazia, ma che non sia di per sé un’entità maligna.
L’origine di questo fantasma è incerta, e i racconti disparati raccolti nel tempo non fanno che aumentare la confusione.
Il poeta Thomas Gray, che visitò l’abbazia nel 1764 disse che “per nulla al mondo” si sarebbe avventurato nell’abbazia di notte perché “vicino ad essa si vedevano delle cose”
Qualcun altro si spinge oltre e parla di un’antica maledizione che colpirebbe chiunque cerchi di trovare il tesoro o che comunque disturbi l’atmosfera dell’abbazia. La maledizione avrebbe colpito anche un certo Walter Taylor, che in epoca vittoriana acquistò la terra su cui sorgeva la Netley Abbey e cominciò a demolirla: Taylor abbandonò il progetto quando uno dei suoi operai fu ferito gravemente alla testa da un masso, e in seguito morì in sala operatoria.
Un’altra variante della leggenda getta una luce inquietante sulla storia dell’abbazia: racconta che la camera segreta, o volta o cripta dove si trova il tesoro sarebbe la stessa dove una monaca rinnegata sarebbe stata seppellita viva.
Ma si dice anche che i fantasmi in realtà siano due: si tratterebbe di un monaco e del primo abate di Netley, e che volte i due fantasmi si riuniscano per intonare insieme lugubri canti...
Una piccola nota che ero indeciso fino all'ultimo se inserire o meno (perché mi pare una boiata): qualche tempo fa qualcuno affermò di essere riuscito a fotografare una figura spettrale a Netley. Personalmente, leggendo l'articolo che ne parla, non ne sono assolutamente convinto.

Why should I fear the spirits of the dead?
What if they wander at the hour of night,
Amid these sacred walls, with silent tread,
And dimly visible to mortal sight!
What if they ride upon the wandering gale,
And with low sighs alarm the listening ear;
Or swell a deep, a sadly-sounding wail,
Like solemn dirge of death! Why should I fear?
No! seated on some fragment of rude stone,
While through the Ash-trees waving o'er my head
The wild winds pour their melancholy moan,
My soul, by fond imagination led,
Shall muse on days and years for ever
flown, And hold mysterious converse with
the dead!
Susan Evance, Sonnet Written at Netley Abbey

8 commenti:

  1. Risposte
    1. ...e grazie per aver "salvato" anche questo!

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  2. non mi perdono di averlo perso questo post! :((( bellissimo e avvincente, cioè hai parlato di almeno tre cose che mi fanno impazzire (orgoglio e pregiudizio, abbazie, fantasmi) e io dov'ero??? T_T bellissimo post davvero!!

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    1. Già! Dov'eri??? Sigh Sigh! Ad ogni modo sono sicuro che ce sarebbero molti altri che potresti recuperare.... magari il prossimo anno, se dovessi decidere di ripetere l'operazione Lazzaro!

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    2. sì, decisamente sì, devo mettermi al passo caro TOM...e poi abbiamo ancora un post in sospeso, ricordi? "lasciate ogni speranza voi ch'entrate" :))

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    3. Mi ricordo. Quello che non mi ricordo è il motivo per cui avevamo soprasseduto...

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  3. Le rovine di quest'abbazia sono meravigliose, nessuna meraviglia che abbiano ispirato così tanti artisti. Ci vedrei bene anche uno spettacolo teatrale a tema storico... da ambientare rigorosamente di giorno, o tutt'al più all'imbrunire. Non si sa mai che il Monaco Cieco vada su tutte le furie! Hai mai visto le rovine del castello di Trezzo sull'Adda? Sono spettacolari e anche in quelle c'è il fantasma, anzi più di uno.

    P.S. Non vorrei dire, ma il supposto fantasma fotografato mi sembra che abbia i jeans con il risvolto. ;-)

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    1. Concordo: dopo il tramonto è rischioso. ^_^
      Ho un vago ricordo del castello di Trezzo. Sicuramente ci andammo diversi anni fa ma, se non mi sbaglio per qualche motivo era inaccessibile, per cui ci limitammo a girovagargli attorno ripromettendoci di tornare (cosa che, ahimé, non abbiamo più fatto).

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