domenica 9 novembre 2014

Twin Visions (Pt.3)

Joel-Peter Witkin, Night in a Small Town
La prima parte si trova qui.

Come i più acuti critici hanno rilevato, chi non ha fede non può essere blasfemo e non stupisce, quindi, leggere di affermazioni come queste rilasciate dal nostro nel corso di varie interviste: Per me queste persone [i freaks, ndr] andavano oltre il normale perché mostravano il genio di Dio e il nostro bisogno di amare, oppure La fede cattolica è sempre stato il mio punto d’osservazione sulla vita; eccetera.
La sua blasfemia, quindi, andrebbe intesa come sintomo di un dualismo interiore (conseguenza della diversa eredità spirituale, cristiana ed ebraica, dei due genitori), di un’insofferenza profonda per la morale e l’estetica cristiana, contro il “peso della religione”, ovvero come tentativo di slegarsi dal conformismo dilagante anche in società che a parole si dichiarano laiche. Ecco allora che le deformità e le anomalie ritratte su cellulosa ed enfatizzate assumono il sapore di un'apocalittica disfatta, il disincanto verso la mortale, fallace e condannata natura umana, una sorta di personale e grottesca danse macabre.

In effetti, più che dalla religione, Joel-Peter sembra ossessionato dalla morte e quasi divertito dalla paura dell’aldilà dimostrata, nei fatti, da una cristianità che ha come dogma e come meta proprio la vita ultraterrena. Moltissime sue immagini che ritraggono cadaveri o parti di cadavere sono dei memento mori la cui ironia è rivolta ai vivi, non ai morti: è il caso, tra le altre, di opere come “Glassman”, “Still life”, “Face of a woman” o “Interrupted reading”. “Glassman” è il ritratto di un cadavere anonimo che, in quanto tale, è “trasparente”: trasparente per la società che, ignara e indifferente al fatto che l’uomo è morto e al come è morto, è colpevole di inconsapevolezza. Anche il defunto sconosciuto sembra però indifferente al suo fato, come se la morte rendesse vano ogni qualsivoglia rimpianto… “Still life” è la parodia della natura morta della pittura classica, con quella testa ritratta sulla destra più morta della composizione di frutta e verdura a sinistra; una presa in giro, un accenno al fatto che nulla è scontato; tutto scorre, perciò ogni cosa è relativa, anche ciò che di solito leggiamo come una sentenza definitiva: la morte… perché dalla testa morta spuntano dei gigli, simbolo di purezza (li ricordiamo accostati alla Madonna): è la vita che nasce dalla morte. Uno spunto simile viene sfruttato anche nell’opera “Face of a woman”, dove accanto alla testa-vaso con i gigli è ritratta una scimmia, anch’essa rintracciabile in passato accanto alla Vergine (si pensi alla “Madonna della scimmia” di Dürer) a simboleggiare la menzogna che soccombe alla verità; in questo caso però è probabile che la chiave di lettura sia l’elemento “eversivo” della figura della scimmia, così simile a noi ma in cui ci è così difficile identificarci a causa del darwinismo imperante e perché per la cristianità è un simbolo particolarmente ripugnante, dato che rappresenta la sregolatezza in senso dionisiaco, ovvero la sfrenatezza sessuale. Ma Joel-Peter, che non si accontenta di creare spaesamento con le immagini, ama aggiungere paradossi verbali a quelli visivi attribuendo ad ogni fotografia un titolo che fornisca esso stesso un'ennesima chiave di lettura: un esempio è “Interrupted reading”, un gioco di parole che allude all’immagine ritratta, quella di una donna  in “pausa lettura” con la testa tagliata a metà. Mentre i vivi si ritrovano a riflettere sulla caducità della vita, i morti rivivono e trovano nuova dignità.

Joel-Peter Witkin, L to R: Face of a Woman, Still Life
Sarebbe però riduttivo attribuire la sua fama soltanto ai suoi soggetti e alle sue tematiche, perché Joel-Peter è anche uno sperimentatore. Suo tratto distintivo è l’uso del bianco e nero e la manipolazione dei negativi che, tramite sbiancatura e raschiamenti manuali, vengono personalizzati con macchie e graffi in post-produzione. Questi graffi, tagli, macchie e quant’altro che cosa sono, simbolicamente, se non ferite inflitte a corpi già manipolati, morti, mutilati o “imperfetti” - come nel caso della fotografia intitolata “Mexican Pinup” la cui modella, ancora una volta, ha una mascherina che le copre gli occhi - può cioè essere vista ma non vedere? Ha ragione chi pensa che siano un gesto di sfregio, un'ennesima provocazione, oppure chi li vede come un omaggio, un modo per modellare il mezzo (la pellicola) sui soggetti che ritrae, livellando tutto tramite l'imperfezione?

Ma la vera domanda è se Joel-Peter sia un visionario dal cuore puro oppure un abile uomo di marketing che ha  capito come sfruttare la morbosità dei suoi soggetti e delle sue messinscene per scioccare. Temo che, come tutti i grandi quesiti, anche questo rimarrà irrisolto, e ognuno di noi dovrà trovare dentro di sé la sua risposta. Penso sia chiaro il mio punto di vista.

È probabile (come afferma Davide Faccioli nel breve saggio dedicato a Joel-Peter nel volume “Photology”) che la sua arte non sia altro che la cartina di tornasole dei tempi moderni, dominati dalla sfiducia verso una situazione sociale e politica occidentale che sembra degenerare progressivamente in una crisi permanente (la Grande Depressione, le guerre, l’olocausto nucleare, il terrorismo sono avvenimenti a cui Joel-Peter ha assistito in prima persona). Ampliando un po' il discorso, si potrebbe farne il manifesto dell’inconscia paura per il futuro dell’intera civiltà.

Emblematica a tal proposito è “The raft of George W. Bush”, riproposizione de “La zattera della Medusa” di Géricault in chiave satirica: la zattera è un’America in balia delle onde mentre il suo leader, invece che cercare di prendere in mano la situazione, non sa far altro che carezzare il seno della donna ai suoi piedi. Anche se l'era Bush ormai è tramontata, l'immagine resta tristemente attuale.

Joel-Peter Witkin, The raft of George W. Bush

14 commenti:

  1. Secondo me è sia l'uno che l'altro, perché in fondo anche l'arte (e la visionarietà) hanno in sé la mercanzia.
    Le foto sono dei veri e propri quadri.

    Moz-

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    1. Spero si colga fra le righe del post, ma sono d’accordo con te. Comunque, strano, ma anch’io guardando le foto di JPW ho spesso l’impressione di trovarmi di fronte a dei quadri, mentre i quadri del fratello spesso mi sembrano realistici come delle fotografie (anche se, purtroppo, non ne ho mai visto uno dal vivo).

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  2. É sempre difficile dirlo. I surrealisti a un certo punto cacciarono Salvador Dalì dal loro gruppo ritenendolo solo un furbo mercante di se stesso, addirittura Breton lo ribattezzò "Avida Dollars" (anagramma del nome reale). Indubbiamente Dalì ha puntato molto al successo commerciale, ma ciò toglie qualcosa al suo talento? Non è forse stato un artista innovativo?
    Lo stesso può valere per Witkin.
    Sul fatto che sia cattolico ci credo: anche Burgess si dichiarava tale, e io stesso sono cattolico (eretico) a mio modo.

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    1. Guarda, io credo che riguardo questo discorso ci sia un po’ la tendenza a rigirare la frittata, nel senso che se un artista non ha avuto successo in vita, a posteriori si biasima la miopia dei critici e del pubblico, mentre se uno ha successo prima o poi c’è sempre qualcuno che lo taccia di essersi piegato alle regole del mercato o al contrario, come in questo caso, di essere andato appositamente controcorrente per far parlare di sé. Se vedo cose come la famosa mer*a d’artista un minimo di dubbio mi viene, ma Witkin crea fotografie molto accurate dal punto di vista tematico e da quello tecnico-compositivo, mi riesce difficile credere che possano essere state create solo per scioccare... soprattutto perché non sono poche, stiamo parlando del lavoro di una vita intera…
      Per quanto riguarda il cattolicesimo, lo stesso può dirsi di me, d’altronde non è mai possibile liberarsi completamente dall’influenza che la nostra educazione ha avuto su di noi, per quanto razionalmente ci si provi.

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  3. Sì in linea di massima sono d'accordo con i commenti precedenti.
    Dagli anni 50/60 la questione artistica si è aggrovigliata sempre di più con quella commerciale quindi è difficile fare un distinguo preciso.

    Da un punto di vista prettamente stilistico e tecnico queste foto sono impeccabili, stupende per luci e tutto ma personalmente non riesco ancora ad entrare bene nella sua ottica nonostante l'abbia compresa!

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    1. Per me è esattamente il contrario, ad attrarmi di primo acchito sono state le tematiche e il fatto che siano così affini a me e al mio modo di sentire, e solo in un secondo momento ho notato e apprezzato la perfezione stilistica delle foto. È stato insomma un processo al contrario, d’altra parte io non sono un artista e non ho la tua sensibilità né il tuo occhio… in un certo senso rappresento lo “spettatore” medio, profano e ignorante, che sa apprezzare il bello ma più che altro premia ciò che sente maggiormente “suo”.

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    2. Non credo tu debba definirti profano ed ignorante, ci sono molti dotti ed eruditi che hanno più ignoranza in cuore e nel cervello di una persona che come te (o anche come me che in fondo non sono proprio nessuno ^^) e molti altri apprezza e si interessa a ciò che vede in modo sincero e spontaneo e non solo per sfamare il proprio desiderio di saccenza! :D
      O almeno io l'ho sempre pensata così!

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  4. Per l'impatto che hanno le opere, e non intendo quello prettamente "scioccante", su di me, non direi che Witkin sia soltanto un "abile uomo di marketing": c'è una grande forza che irrompe dalle fotografie.
    Indubbiamente giocare con simboli e spingersi in territori che disturbano genera un effetto scioccante e probabilmente ciò genera un maggior interesse: del resto, tanto dipende da chi guarda e da come si pone in termine di ricezione di un messaggio potenziale.
    Sulla questione della religione: mah. io lo trovo abbastanza cattolico a dire il vero. La sofferenza e l'amore per il diverso, per la vita in tutte le sue forme sono alla base della dottrina cattolica.

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    1. Per motivi di spazio ho dovuto semplificare molto il discorso, toccando appena temi che meriterebbero ben altro tipo di approfondimento. In generale io credo che il grande pubblico, almeno qui da noi, non sia ancora avvezzo a un certo tipo di immagini. La gente magari si ferma a guardare gli incidenti stradali, ma distoglie gli occhi con fastidio davanti ad uno storpio, anche se il perché per me resta un mistero… forse perché la morte è qualcosa di definitivo e che toccherà tutti prima o poi, mentre la deformità scatena paure irrazionali e per certi versi ancora più terribili…?
      Secondo me la formazione cattolica di Witkin è palese, ma più che altro da un punto di vista di suggestioni e aspetti formali. L’amore per il diverso penso che sia soprattutto un sintomo del suo grande amore per la vita. Le anomalie in natura sono destinate ad essere eliminate, mentre per l’uomo è diverso, è la presenza dei “diversi” (qualsiasi cosa vogliamo intendere con questo termine) a renderci umani.

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    2. Forse rientra tutto nella superstizione :D Se non vedo, non esiste! Io credo che per quanto ci si dica moderni, all'avanguardia, tecnologicamente avanzati, le paure di fondo rimangano sempre, e forti. Soprattutto se non si prova nemmeno ad affrontare quello che è disturbante.
      E concordo sulla questione della religione, forse ho affrettato un po' troppo il mio pensiero nel post precedente :P

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  5. Curiosa la prima immagine del post. Ispirata, dal punto di vista formale e in parte anche nel tema, a Edward Hopper. E questo vale anche per il titolo. Sembrerebbe proprio un omaggio...

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    1. Le opere di Witkin sono ricche di citazioni di opere famosissime. Buona caccia!

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  6. Alcune di queste opere sono davvero disturbanti. L'ultima però ha un tratto di graffiante satira, che sembra essere un tema entrato di fresco nelle sue opere.

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    1. …e le ha rese ancora più efficaci…

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