lunedì 26 giugno 2017

L'eredità di Lin Carter (Pt.1)

Abbiamo iniziato questo viaggio tra gli Yellow Mythos qui sul blog quasi quattro anni fa. Ci siamo posti milioni di domande e solo ad alcune abbiamo trovato delle risposte, peraltro parziali e spesso un po' forzate. Come abbiamo visto nell'ultimo articolo della serie, James Blish è in procinto di fornirci un'opportunità incredibile: quella di immergerci nel lago di Hali e, attraverso le sue acque, giungere là sulla spiaggia dove onde di nubi si frangono, là dove Soli gemelli s’affondano e le ombre si allungano in Carcosa, là dove strana è la notte in cui sorgono stelle nere e strane lune ruotano nei cieli, là dove si odono canzoni che le iadi canteranno, là dove s’agitano i cenci del Re, là dove le canzoni muoiono inascoltate nell’oscura Carcosa.
Ma il tempo che sia fatta luce non è ancora giunto. Occorre prima intraprendere una piccola deviazione che, sebbene possa lasciare l'amaro in bocca a chi sperava in una rapida conclusione di questa serie, non mancherà di entusiasmare (almeno lo spero) chi desidera scavare sempre più a fondo tra le radici del mito. Il passaggio obbligato, come sarà chiaro in seguito, è quello che orbita attorno a una delle più prolifiche penne dello sword and sorcery dell'ultimo secolo: Lin Carter.

Scrittore, editore e critico scomparso sul finire degli anni Ottanta, Lin Carter è uno dei tanti nomi ingiustamente poco noti in Italia, se non per una limitata serie di racconti apocrifi, giunta a noi negli anni Settanta attraverso Editrice Nord, sulla figura di Conan il Barbaro, il leggendario personaggio creato dalla fantasia del celebre autore di heroic fantasy Robert E. Howard.
Naturalmente non sarà quest'ultimo il focus di questo articolo (che potrebbe facilmente trasformarsi in una serie di articoli, se le cose andranno come devono), bensì il lato più oscuro della produzione di Lin Carter, quella più weird, per usare un termine oggigiorno piuttosto (ab)usato. 
Non è affatto un mistero che due tra gli autori più graditi da Lin Carter fossero l'ideatore dei miti di Cthulhu Howard Phillips Lovecraft e il padre dell'horror fantascientifico Clark Ashton Smith (altro nome mai abbastanza celebrato nel nostro paese), così come non è affatto un mistero che Carter fosse talmente affascinato da certi temi da volerli riproporre numerose volte all'interno dei suoi racconti. Mi riferisco in particolare alla faccenda della pseudobiblia, quella diffusissima pratica, molto in voga negli anni d'oro della rivista Weird Tales, di utilizzare citazioni provenienti da libri inesistenti, intere opere inventate appositamente per creare un sottofondo mitologico agli avvenimenti narrati. 
Uno degli pseudobiblium più ricorrenti negli scritti di Lin Carter è senza dubbio il "Livre d'Ivonis", palese riferimento al famigerato Liber Ivonis o Livre d'Eibon (The Book of Eibon) la cui origine sarebbe da ricondurre al già citato Clark Ashton Smith. Secondo quest'ultimo, il testo conterrebbe le procedure necessarie a creare una porta inter-dimensionale tra il nostro mondo e il mondo dei Grandi Antichi. Sarebbe troppo lungo in questa sede scendere nello specifico, ma nel caso desideraste approfondire l'argomento potreste senz'altro iniziare dall'ottima analisi del Libro di Eibon scritta diverso tempo fa dall'esimio professor Lucius Etruscus (qui).
Altri testi fondamentali nella pseudobiblia citazionista Carteriana sono naturalmente gli innominabili culti (Unaussprechlichen Kulten) di Robert E. Howard e il classico dei classici, il lovecrafiano Necronomicon, entrambi già largamente approfonditi dall'etrusco di cui sopra (qui e qui). Il tutto senza contare l'immensa sorgente, a cui il nostro poté attingere, offerta da gente come August Derleth, Robert Bloch, Henry Kuttner, Frank Belknap Long e da mille altri che prima di Carter si cimentarono con la materia.
Oggi ci limiteremo a parlare di un solo fortunatissimo episodio della carriera citazionista di Lin Carter, un racconto uscito per la prima volta nel 1981 sul terzo numero del progetto antologico "Weird Tales", curato dallo stesso Carter e realizzato in omaggio alla storica rivista omonima. Il racconto, intitolato "The Winfield Heritance" (che il titolo di questo articolo cerca di parafrasare), è forse quello che più di ogni altro è ricco di riferimenti pseudobiblici e, senz'ombra di dubbio, possiamo prenderlo ad esempio.

Tutt’attorno le Voci mi sussurrano quanto facile sia completare il segno di Koth, che mi permetterà di superare i cancelli del sogno, là dove i Night-Gaunt, i Ghouls, e i Ghastes di Zin, presto mi accoglieranno; da lassù i grandi Byakhee alati, servitori di Hastur negli spazi oscuri tra le stelle, attendono il mio arrivo, per accompagnarmi in volo alla Stella Nera, là tra le Iadi dove, sulle nebbiose sponde del Lago Hali, giace Carcosa; là ai piedi dell’Antico Trono dove il Re in Giallo - proprio Lui, Yhtill, il Senza Tempo - riceverà la mia solenne promessa, e dove io finalmente riceverò la penultima ricompensa per la mia devozione; e finalmente il mio sguardo si poserà su Colui che si cela dietro la Maschera Pallida.

Il testo del racconto riprende una dichiarazione scritta di Winfield Phillips, un tempo segretario del Dr. Seneca Lapham alla Miskatonic University e ora miliardario in pensione grazie al frutto dell'eredità dello zio materno Hiram Stokely. In tale dichiarazione, nella quale si narrano le vicende che lo portarono a dubitare della propria sanità mentale, Winfield invita l'eventuale lettore a inoltrare il suo scritto al dottor Lapham affinché questi possa farne l'uso che ritiene più opportuno. Un incipit nel più classico stile del solitario di Providence, non vi pare?
Ad ogni modo, Hiram Stokely, che diversi anni prima si era trasferito dal Massachusetts alla California, praticava (a quanto si presume) rituali proibiti ai quali aveva avuto accesso tramite una monumentale collezione di testi antichi, raccolti nell'arco di tutta una vita.
Alla sua morte, Winfield decide di recarsi al funerale del vecchio zio, più per dovere di rappresentanza che per altro (non avendolo mai conosciuto di persona), assieme al cugino Brian. La città che ospitava lo zio Hiram gli appare subito come un luogo decadente, che ispira depressione e una certa nota di disagio. Le sue paludi stagnanti sembrano indebolire la luce e, come il cugino ha modo di illustrare a Winfield, probabilmente tutto è da ricondursi a un vecchio caso di cronaca noto come "The Hubble’s Field Atrocity", ovvero la scoperta di una fossa comune che accoglieva centinaia di corpi smembrati appartenenti a diverse epoche. È il "luogo dei vermi", così come lo definisce la gente del posto. E guarda caso, quel luogo è proprio adiacente alla residenza del vecchio zio.
Una vera beffa per il cugino Brian, che riceve in eredità il "contenitore" (una proprietà di scarso valore immobiliare); una vera manna per Winfield, che invece può disporre di tutto il "contenuto" della villa, inclusa l'imponente e preziosa biblioteca.


13 commenti:

  1. Disturbo per comunicare che dalle mie parti c'è un premio per te ^^

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  2. Onoratissimo delle citazioni - anche se non sono professore! :-D - e intrigato dall'inizio di questa nuova pista. Stai stilando una cartina dell'universo letterario grande quanto l'universo letterario: benvenuto nella mappa di Royce :-P

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    1. Beh, in qualche modo finora questa mappa siamo riusciti a disegnarla. Ancora è troppo presto par capire quanto è grande...

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  3. Mai letto Lin Carter, ma avendo anch'io visitato gli scavi etruschi sono al corrente sui vari pseudobiblia. Sospendo il giudizio e attendo sviluppi... ;-)

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    1. Strano che tu non abbia mai letto uno degli autori più attenti alle vicende del Cimmero... pensavo che dopo i disegni di Barry Smith tu fossi passato anche alla parola scritta...
      PS: gli scavi etruschi sono imprescindibili!

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    2. Sono andato a controllare nell'Antro di Conan della mia biblioteca e ho trovato due Oscar Mondadori che non ricordavo neanche di avere: "Conan il Barbaro" (settembre 1980) con racconti anche di Lin Carter, e "Conan il Liberatore" (febbraio 1981), romanzo apocrifo scritto da Lin Carter e Sprague de Camp. Non so da quanto sono lì, ma magari un giorno nella vita capiterà di leggere gli aprocrifi cimmeri di Carter! :-P
      (Ah, ho scovato anche un "Conan il Ribelle" di Poul Anderson! Come fa uno come me, che non legge Conan, ad avere così tanti Conan in casa? :-D )

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    3. Non ci crederai ma capita anche a me di trovare roba che non sapevo di avere, roba che magari stavo cercando disperatamente in libreria ma che non riuscivo a trovare perché fuori catalogo...

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  4. Io pensavo fosse una donna. :-P
    Scherzi a parte, ho sentito parlare di quest'autore in un altro blog e mi ero già segnato alcune sue opere.
    Prima o poi le recupero.
    Aspetto il proseguo.

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    1. Ahahaha! Lo ammetto... anch'io all'inizio credevo fosse una donna!

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  5. La mia conoscenza del Cimmero è limitata al quel vecchio film con Schwarzy, che tra l'altro mi pare mi avesse anche annoiato a morte. Diciamo che io e te siamo partiti dagli antipodi per arrivare a questo stesso punto...

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  6. Altro autore a me ignoto, che inserisco nelle letture future. Devo decidermi ad iniziare la lettura di libri e autori legati agli Yellow Mythos (considera che avrei deciso oggi di riprendere la Recherche... XD)

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    1. Non sei l'unica, ho notato, che si sta avventurando nella "Recherche". Ivano evidentemente è molto più convincente di me....

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