mercoledì 14 ottobre 2015

Orizzonti del reale (Pt.2)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

L'estasi è sempre uno stato eccezionale, passeggero, e la più parte degli uomini non l'ha mai provato. Taluni più rozzi e incolti durano fatica anche a immaginarselo. La sua bella etimologia greca ex-stasis, lo star fuori, esprime mirabilmente questo concetto (Paolo Mantegazza, “Le estasi umane”, 1887).
La prima cosa a colpirmi, nel leggere “Le porte della percezione”, è stato lo scoprire che Aldous Huxley rimase di fondo insoddisfatto della sua esperienza: all’assunzione della mescalina non fece seguito nessuna rivelazione assoluta, e anche se lui aveva sperato di poter modificare la sua coscienza ordinaria in modo da essere in grado di conoscere dall’interno ciò di cui parlano il visionario, il medium e perfino il mistico, ciò non era avvenuto, perlomeno nei termini in cui se l’era immaginato. E di se stesso egli, che pochi anni dopo la sua morte sarebbe stato definito da Timothy Leary un visionario e il “bodhisattva dell'era nucleare”, diceva di essere povero d’immaginazione (!).
"Da ciò che avevo letto dell’esperienza della mescalina, ero convinto in precedenza che la droga mi avrebbe introdotto, almeno per qualche ora, nella specie di mondo interiore descritto da Blake e da Ӕ. [...] Ma non avevo calcolato, era evidente, le idiosincrasie della mia struttura mentale, i fatti del mio temperamento, della mia educazione e delle mie abitudini.".

Qualcosa però accadde: i rapporti di spazio e tempo persero di significato. In particolare, gli sembrò che la sua vista si acuisse, innalzando tutti i colori a una maggiore potenza, cogliendo anche le più minime variazioni del riverbero della luce, in un'esaltazione estetica nella quale le strutture e gli schemi che formano gli oggetti non venivano più interpretati in termini di spazio, o meglio di relazioni di spazio, e che in breve tempo si trasformò in quella che egli definì la “visione sacra della realtà”, ove tutto brillava di Luce Interiore ed era infinito nel suo significato. "Rimisi a posto il Van Gogh e presi il volume che stava vicino. Era un libro su Botticelli. Lo sfogliai. La Nascita di Venere non era mai stato tra i miei preferiti. Venere e Marte, quella bellezza così appassionatamente denunciata dal povero Ruskin all'apice della sua troppo lunga tragedia sessuale. La meravigliosamente ricca e intricata Calunnia di Apelle. E poi un quadro un po' meno familiare e piuttosto mediocre, Giuditta. La mia attenzione si arrestò e contemplai affascinato, non la pallida eroina, né il suo compagno, non la folta chioma della vittima, né il paesaggio invernale sullo sfondo, ma la seta purpurea del corpetto pieghettato e della gonna gonfia di Giuditta.".
E ancora: "Questo era qualche cosa che avevo visto prima, che avevo visto proprio quella mattina, tra i fiori e i mobili, quando guardai in giù per caso, e continuai a fissare appassionatamente, per determinazione, le mie gambe incrociate. Quelle pieghe dei calzoni, che labirinto di complessità infinitamente significativa! E il tessuto di flanella grigia, com'era ricco, e profondamente e misteriosamente sontuoso! Ed eccoli di nuovo nel quadro di Botticelli. […] Fissando le gonne di Giuditta, nel Più Grande Emporio del Mondo, appressi che Botticelli – e non solo Botticelli, ma anche molti altri – aveva guardato i drappeggi con gli stessi occhi trasfigurati e trasfiguranti dei miei quella mattina. Essi avevano visto l'Istigkeit, il Tutto e l’Infinito nelle pieghe degli abiti e avevano fatto del loro meglio per renderlo in pittura o in pietra. Necessariamente, è fuor dubbio, senza riuscirvi. Poiché la gloria e la meraviglia dell'esistenza pura appartengono a un altro ordine che anche l'arte più alta non ha il potere di esprimere."

È dunque nelle pieghe, nei rilievi e nelle modulazioni del tessuto, afferma Huxley, che gli artisti infondono spesso il più profondo significato delle loro opere e il loro stesso stato d'animo, temperamento e atteggiamento verso la vita. Non c'è da stupirsi dunque che, nel mito, la vita non sia altro che una trama tessuta dal fato, come nella tradizione delle Parche e del filo affidato alle loro mani, quel filo che decide il destino degli uomini. Tutto ciò mi ricorda la prima volta che vidi dal vivo un quadro di Rembrandt, ormai molti anni fa. Era uno dei suoi tipici ritratti maschili e rappresentava un soggetto in abiti dell’epoca, la veste scura e il colletto immacolato a circondargli il collo. Il biancore accecante di quel colletto e quelle pieghe che sembravano in perpetuo movimento m'ipnotizzarono per vari minuti: avevo la sensazione che l'uomo che mi fissava negli occhi dalla parete, lungi dall'essere una statica figura di tela e colore, fosse vivo tanto quanto me.

Come se mi avesse letto nel pensiero, Huxley prosegue: "Di fronte al quietista sta il contemplativo-attivo, il santo, l'uomo che, come dice Eckhart, è pronto a scendere dal settimo cielo per portare un bicchier d'acqua al fratello malato. Di fronte all'arhat, che si ritira dalle apparenze in un Nirvana completamente trascendentale sta il Bodhisattva, per il quale la Quintessenza e il mondo delle contingenze sono una cosa sola, e per la cui illimitata compassione ognuna di queste contingenze è una occasione, non solo di penetrazione trasfigurante, ma anche della più pratica carità. E nell'universo dell'arte, di fronte a Vermeer e agli altri pittori di nature morte umane, di fronte ai maestri della pittura paesaggistica cinese e giapponese, di fronte a Constable e a Turner, di fronte a Sisley e a Seurat e Cézanne sta l'arte completa di Rembrandt."

Ad Huxley la mescalina aveva donato solo una sorta di sostituto della Quintessenza, qualcosa che a tratti lo aveva gettato sull'orlo della pazzia per il panico generato dal timore di essere sopraffatto dal Mysterium tremendum - infatti, egli definisce lo schizofrenico come "un uomo permanentemente sotto l'influenza della mescalina", alle prese con una realtà che lo terrorizza come se fosse la manifestazione di una malevolenza umana o perfino cosmica da combattere con la violenza omicida, la catatonia o il suicidio; in base ad alcuni studi (per dovere di cronaca, non accreditati dalla scienza ufficiale) ci sarebbe una similitudine tra la composizione chimica della mescalina e dell'adrenalina e il prodotto dell'ossidazione di quest'ultima, l'adrenocromo, sarebbe in grado di produrre sintomi simili a quelli causati dall'assunzione della mescalina; ne deriverebbe che, se l'uomo è potenzialmente in grado di produrre da sé, nel proprio stesso corpo, piccole quantità di sostanze dagli effetti psicotropi, allora la schizofrenia potrebbe avere alla base uno squilibrio chimico.

Ma, tornando ad Huxley, il paradiso artificiale dischiuso dalla mescalina lo aveva comunque affascinato e acutamente egli rilevò che questa sostanza, fra tutte, sembrava la più compatibile con il Cristianesimo. Ormai la pratica religiosa è perlopiù frutto di abitudine e conformismo e non sono in molti a cercarvi davvero la trascendenza dell'Io, e quei pochi spesso non la trovano nella preghiera, nelle buone azioni o negli esercizi spirituali: queste persone potrebbero trovare giovamento dalla mescalina, una sostanza che non provoca ebbrezza o sintomi similari, ma mantiene vigili e quieti e allo stesso tempo permette l'accesso a visioni (Brecce nel Muro) che non di rado coincidono con la percezione della presenza di Dio. Naturalmente, la scienza moderna ha creato numerosi altri modificatori della coscienza, ma molti possono essere assunti solo dietro prescrizione medica e gli altri sono del tutto illegali. "Per l'uso illimitato l'Occidente ha permesso soltanto l'alcol e il tabacco. Tutte le altre Brecce chimiche nel Muro sono etichettate Narcotici, e i consumatori non autorizzati sono tossicomani."

Nel nostro mondo si dà più valore alla comunicazione verbale che ad altri tipi di comunicazione e percezione. Il sistema educativo imperante crea individui che spesso non riescono mai, nel corso di una vita intera, a comprendere appieno il valore dell'esperienza diretta, non filtrata sempre e comunque dalle parole, dal racconto, da pre-giudizi di varia natura. Ed è un peccato, perché così facendo le persone si privano non solo di certe esperienze, ma anche non di rado della capacità di immaginarle; mentre lo scopo della nostra esistenza dovrebbe essere non quello di appropriarci di concetti astratti dalla dubbia utilità, ma (ove possibile) di verificare ciò che apprendiamo e di esplorare la nostra realtà interiore ed esteriore anche, perché no, al fine di migliorarla e così migliorare noi stessi. Questo è ciò che coloro che hanno avuto a che fare con le sostanze psicotrope hanno, più o meno, tratto dalla loro esperienza. Comunque si giudichi la loro scelta di vita, io credo che questo concetto di fondo sia giusto e condivisibile.

Le storie e i personaggi che gravitano attorno al mondo della psichedelia sono moltissime e non pretendo certo di essere esaustivo, ma nel tempo conto di proporne parecchie. Tra le altre cose, vorrei parlare più o meno diffusamente di Albert Hofmann, il ricercatore che sintetizzò l'LSD; dello psichiatra Stanislav Grof; del “padrino dell'LSD” Ron Stark; di Timothy Leary, naturalmente, colui che un giorno Nixon definì "l'uomo più pericoloso d'America", proprio a partire da quel fatidico primo incontro fra Huxley e Leary, avvenuto ad Harvard verso la fine del 1960, che doveva dare il via a un progetto di ricerca congiunto; e di Terence McKenna, “il Timothy Leary degli anni ‘90” che ci ha lasciato una quantità impressionante di testimonianze del suo pensiero, per esaminare le quali non mi basterebbe una vita intera. Ma, per cominciare, nel prossimo articolo ci concederemo una piccola digressione e faremo la conoscenza di uno scienziato italiano ingiustamente dimenticato, quel Paolo Mantegazza che ho citato in apertura e che ho potuto conoscere proprio grazie agli scritti di Giorgio Samorini.

29 commenti:

  1. La ricerca delle dimensioni interiori e "oscure" della coscienza è un'esperienza al tempo stesso affascinante e paurosa. Personalmente ho letto solo "I paradisi artificiali" di Baudelaire che provano a raccontare al lettore (direi molto esaurientemente) gli effetti psicotici del laudano e dell'oppio. Temo che se ci provassi io avrei una reazione simile a quella di Huxley, penso che la mia razionalità non mi abbandonerebbe neppure durante la trance e vivrei ogni alterazione o iper-percezione della realtà materiale come qualcosa di spaventoso.

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    1. Non dici una sciocchezza sai? Lo vedo sul lavoro nelle persone con le caratteristiche che ti attribuisci, chi viene anestetizzato si fa generalmente un brutto "viaggio" si risveglia male e agitato. Normalmente invece se ci si lascia andare un bel giro a base di propofol e ipnotici ti ricarica.

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    2. Ti capisco, affrontare l'ignoto non è mai facile, e soprattutto non è cosa da tutti. Anch'io provo in proposito un misto di curiosità e timore, tuttavia le implicazioni della strada aperta da Huxley e dagli altri pionieri della psichedelia sono tante e tali che affrontare il discorso prima o poi era inevitabile per me, ma il motivo di questo forse vi sarà più chiaro andando avanti :)

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  2. Io credo che Aldous Huxley rimase in fondo insoddisfatto della sua esperienza perché l'aveva sovraccaricata di aspettative .

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    1. E' proprio così ed era inevitabile... se ci si raffronta a modelli che già in partenza si ritiene irraggiungibili (come fu il suo caso con William Blake) le aspettative non possono che rimanere deluse. E' una questione molto soggettiva però, chissà quante persone per le quali Huxley era un punto di riferimento avranno tentato di ripercorrere la sua stessa strada fallendo, o comunque restando nella convinzione di aver fallito....

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  3. Non oserei mai fare un'esperienza del genere.
    Mi spaventa l'idea di perdere la lucidità mentale e vale anche per l'alcol.
    La facoltà di usare la nostra mente è il massimo che la natura ci abbia concesso.
    Eppure letture su questo argomanto mi hanno sempre affascinata e ti seguirò con interesse.
    Buona serata.

    Cristiana

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    1. Mi fa piacere averti incuriosita e interessata nonostante la tua "diffidenza" per la materia. Spero di non deluderti nel prosieguo :)

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  4. Il mio limitato interesse per le droghe, anche a livello solo teorico, non mi ha mai portato ad approfondire i personaggi che hai citato. Approfitto quindi volentieri della tua panoramica per colmare un po' di lacune ;)

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    1. A dire il vero, la lettura di alcuni dei futuri articoli (che ho già scritto o comunque ho in bozza) presuppone un po' di conoscenza della materia: ho inserito, certo, alcuni nomi e date, ma senza fornire troppi dettagli sui fatti e gli antefatti perché ciò che inizialmente mi premeva fare era soprattutto portare avanti un certo discorso tematico. Ciò non toglie che andando avanti ci sarà spazio per qualche approfondimento, magari anche a richiesta ;)
      Il progetto Orizzonti andrà avanti indefinitamente, un pezzettino alla vota, finché non riterrò di aver detto tutto ciò che mi premeva dire. O almeno ci proverò.

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    2. Beh, le basi ce l'ho, fosse solo per la frequentazione, un tempo assidua, dei testi di sciamanesimo e antropologia: Castaneda, Wasson, Zolla, Eliade ecc.

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  5. Molto interessante, si sfiorano tantissime tematiche, anche quella delle libertà personali.
    Huxley sarà una prossima lettura e terrò a mente quanto letto qui!
    Attendo il prossimo post su Mantegazza ^^

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    1. Grazie Glò, tra l'altro il libro è abbastanza corto da poter essere "infilato" nelle pause (!) tra letture più impegnative (impegnative come numero di pagine, intendo :))

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  6. L'ho gia detto nel mio blogghetto, Tom, per come tratta certi argomenti, meriterebbe una carica universitaria.

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    1. No che poi ci fa sostenere gli esami :P

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    2. Esagerato!
      Sul serio, ti ringrazio per i tuoi continui attestati di stima, ma sono davvero immeritati. Sono semplicemente una persona che ama approfondire le cose, come del resto tutti voi. Ho letto diversi libri sull'argomento, all'inizio per caso e poi per scelta, e ho cominciato a fare dei collegamenti, tutto qui. Quel che ho scritto del volume di Huxley chiunque avrebbe potuto scriverlo... In seguito ci sarà spazio per argomenti forse sconosciuti ai più, ma non è nulla che chiunque dotato di una sana curiosità non potrebbe fare. Detto ciò sarò lieto se continuerai a leggermi!
      @ Glò: Buona idea! Grazie! ...ehehe

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    3. Ci ha già provato con gli Yellow Mythos, Glò ;)

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  7. Non mi appassiona la "psichedelia" ma ti ho letto con grandissimo piacere ;-)

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  8. Letto e apprezzato, anche se non credo che sparandosi questa o quella sostanza un uomo possa andare più lontano di quanto vada rimanendo lucido.

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    1. Diciamo che la verità non la sapremo mai, a meno di non provare direttamente l'esperienza di Huxley. Personalmente preferisco rimanere nel campo delle opinioni...

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  9. Ciò che ha sperimentato Huxley con l'assunzione della mescalina sono effetti sinestetici, e la descrizione che ha riportato dopo della schizofrenia è coerente col quadro farmacologico, in quanto gli effetti collaterali sono proprio la disgregazione della personalità.

    "Nel nostro mondo si dà più valore alla comunicazione verbale che ad altri tipi di comunicazione e percezione." Non sono del tutto d'accordo: se ne dà più valore perchè più facile da riconoscere, ma la comunicazione paraverbale e non-verbale sono ugualmente importanti e influenzano altrettanto il nostro modo di rapportarci al mondo, tanto da sovrastare spesso la comunicazione verbale e stravolgerla.

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    1. Invece io sono completamente convinto che la comunicazione verbale sia quella a cui diamo più valore. La conoscenza, come sai, viene spesso filtrata dalle parole.

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    2. "VA TUTTO BENE, D'ACCORDO!!!!?"
      L'informazione verbale che ti giunge qui è che il tuo interlocutore non abbia alcun problema, ma dalla comunicazione paraverbale (il tono della voce urlato) ti giunge l'informazione che non sia proprio così. A questo possiamo poi aggiungerci la CNV, magari lo vedi che scuote la testa, si agita sulla sedia e mille altri segni rivelatori. Per cui se vediamo una persona in quello stato d'animo, non ci mettiamo certo a dirle "Ehilà, ma che bella giornata! Tutto bene, oggi?"

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    3. Sul fatto che esista anche un tipo di comunicazione non verbale siamo credo tutti d'accordo. Ma il punto era un altro e mi spiace non sia stato colto, si parlava di comunicazione passiva e non attiva... e cioè del fatto che molti preferiscono fruire delle esperienze altri (quelle raccontate) invece che farsele direttamente. Ovviamente non credo che Huxley si riferisse a quelle discipline che necessitano per forza della sperimentazione, come può essere ad esempio il tuo campo, ma che facesse un discorso generico che, secondo me, è condivisibile.

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    4. Mi sono riletto con attenzione il paragrafo di cui fa parte quella frase e credo di essere stato un po' sviato da essa... ora ho capito meglio a cosa ti stessi riferendo e mi trovi d'accordo con il discorso che molti preferiscano avere esperienze di seconda mano.
      Quanto a Huxley: lui è figlio del suo tempo. Devi sapere che fino a non molto tempo fa (i tempi di Primo Levi, per intenderci) era pratica comune per i chimici effettuare anche un'analisi sensoriale: ovvero non solo il colore e la consistenza, ma anche odore e sapore delle sostanze. Sì, hai capito bene: i chimici odoravano e assaggiavano (incoscientemente) le sostanze che esaminavano. Davy per esempio saggiò su di sé gli effetti del protossido di azoto, il gas esilarante.

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    5. Ahahah! Beh, dai, poteva andargli peggio.. chissà quanti tra i chimici delle origini si saranno bruciati il cervello respirando tossine...

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  10. Off topic sorry, excuse moi,peddono. Grazie Tom per la segnalazione in merito all'iniziativa di Romina Tamerici. Sei stato gentilissimo.

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    1. Questo mese è stato facile. Citare quel tuo post è stata una scelta quasi ovvia. ^_^

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