domenica 18 agosto 2013

Back to the Blog!

Laddove c’è un inizio, per forza di cose deve esserci anche una fine. Se quello che c’è in mezzo è poi particolarmente bello e piacevole, allora ecco che per uno strano fenomeno i due estremi si avvicinano. E così è stato per le mie vacanze, volate in un attimo e ormai irrimediabilmente scomparse alle mie spalle. Ho girato la Scozia in lungo e in largo, macinando migliaia di chilometri e scattando migliaia di fotografie. Ho conosciuto un sacco di persone interessanti e ho visto un sacco di posti incantevoli. Ho anche fatto il pieno di “junk food”, senza nemmeno sentirmi troppo in colpa visto che spesso non c’era altro che quello. Sono stato alla ricerca del Graal nella piccola cappella di Rosslyn e ho trascorso ore scrutando la superficie del Loch Ness. Sarò riuscito nel mio intento? Lo saprete presto (non so se lo saprete oggi, ma sarà comunque presto).
Da domani sarà ancora lavoro, ma non voglio pensarci adesso: voglio godermi le mie ultime “ore d’aria” dedicandomi a una delle cose che mi sono mancate di più nelle ultime due settimane, vale a dire il blog. E non sto parlando solo di questo blog, trascurato come mai prima era stato trascurato, ma anche di tutti i blog che seguo normalmente e che, nonostante alcuni sporadici tentativi di connessione, ho dovuto lasciar andare per la loro strada. La connessione infatti non è mai stata il massimo da quelle parti. Sarà un po’ per colpa di questo maledetto smartphone, ma solo negli ultimi due giorni ad Edimburgo sono riuscito ad agganciarmi ad un wifi abbastanza decente: il resto è stato silenzio-radio. 

martedì 30 luglio 2013

Scottish Mood

Il mese di luglio è ormai agli sgoccioli. Il caldo è opprimente. L’aria condizionata ha smesso di funzionare ormai da molto tempo ed io mi ritrovo a vagare per casa in mutande, mentre lancio i dadi per decidere se mettermi a scrivere queste righe, infilarmi nuovamente sotto la doccia, oppure aprire la porta del frigorifero, agguantare una birra gelata e sbattermi sul divano a cazzeggiare con lo smartphone. Ancora una settimana di lavoro e poi finalmente potrò mettermi alle spalle una stagione tra le più dannatamente difficili da quando ho iniziato a fare il mestiere che faccio. Il mio capo si è già levato dai maroni e per le prossime settimane dovrebbe rimanersene sdraiato a prendere il sole, avanti e indietro in barca tra l’Elba e la Capraia. Ovviamente il suo ultimo giorno non ha fatto eccezione: c’è stato il solito immotivato alterco quotidiano, evidentemente necessario per poter soddisfare quel  suo ego smisurato. “Ad Ovest niente di nuovo”, disse tanti anni fa Erich Maria Remarque. Io invece oggi posso dire: “Sulla Ovest niente di nuovo”. E infatti sulla Ovest c’è ancora il solito casino. A rendere il tutto ancora più stressante c’è il fatto  che la “mia” azienda abbia appena traslocato, generandomi chilometri extra di tangenziale di cui davvero non sentivo il bisogno. Ma non è il caso di preoccuparsene adesso. Ancora pochi giorni e mi metterò in standby pure io e con me andrà in pausa pure il blog perché, come si dice, quando ci vuole ci vuole.

mercoledì 24 luglio 2013

La ricerca dell’immortalità

Di mummie ho già scritto in precedenza su questo blog, e se ci torno su nuovamente è perché trovo l’argomento molto interessante, e più prosaico, e meno orrorifico (o meramente orrorifico, se preferite) di quanto di primo acchito si possa pensare. Ora qualcuno storcerà il naso, forse. Se così fosse, spero di contribuire a farlo ricredere… complice un vecchio dossier sull’ormai scomparsa rivista "Hera" che mi ha dato l’idea di addentrarmi nel seguente excursus nel poco esplorato mondo delle mummie.
Se il binomio mummia/Egitto è ormai idea radicata, la mummia non è certo prerogativa unica di quell’area geografica, né di quella cultura o di quell’epoca. Ci sono mummie che invece di pochi millenni hanno solo pochi secoli, o pochi decenni… mummie su suolo europeo, o asiatico… mummie “religiose” e mummie “politiche”… Non c’è praticamente luogo al mondo che non abbia le sue mummie, perché la conservazione del corpo, in primis, non è che un tentativo di raggiungere simbolicamente l’immortalità, cosa che, prima ancora che appannaggio dei potenti (come i faraoni) era prerogativa di un’altra categoria di eletti, gli artisti, che con i loro versi o pitture immortali, eccetera eccetera, si assicuravano un posto duraturo nella memoria dei posteri, nella storia dell’umanità. Sto parlando di conservazione volontaria del corpo, ovviamente, e non di quei casi in cui le condizioni climatiche unite al caso hanno permesso ad un corpo di mantenersi integro, invece che deteriorarsi come natura vorrebbe.
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