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| Tamnan Krasue (Demonic Beauty, 2002) |
Se avete avuto la pazienza di leggere il lungo excursus di pochi giorni fa attraverso i terrificanti Phi tailandesi, sarete magari curiosi di capire se (e come) il cinema del paese asiatico abbia dedicato loro dello spazio. È la stessa domanda che mi sono posto anch’io quando, ormai molto tempo addietro, mi sono avvicinato per la prima volta a questa cultura, così diversa dalle altre culture orientali a cui siamo abituati, spesso anche grazie al bombardamento mediatico degli ultimi decenni. Se da un lato infatti termini giapponesi come yūrei e yōkai sono entrati a bomba nelle nostre case sin dagli anni Sessanta con i grandi classici di registi come Kaneto Shindō (Onibaba, Kuroneko) e Tetsuro Yoshida (Yōkai Monsters), nulla era mai trapelato a proposito dei loro corrispettivi tailandesi, senza dubbio altrettanto degni di interesse.
Il motivo di tutto questo silenzio è presumibilmente legato allo scarso livello di esportabilità del Phi tailandese, radicato molto più in profondità nelle tradizioni di un paese che a sua volta non ha mai cercato un contatto con il mondo esterno.
Lo speciale “Bangkok Haunted” seguirà quindi, da qui alla fine del suo percorso, questa logica, tentando di scavare là dove pochi hanno mai osato scavare. Se poi dai nostri scavi verrà fuori qualcosa di buono, è ancora troppo presto per dirlo.
Nell’articolo di oggi ci concentreremo sulla creatura più strana e repellente fra quelle a cui ho accennato finora: Krasue.
Questo fantasma femminile è formato praticamente da una testa e, sotto il collo, tutte le interiora penzolanti. Tuttavia il suo viso, a dispetto dell’espressione bramosa, è giovane e bello. Krasue esce di notte alla ricerca di cibo fluttuando in una luce verde. Da dove viene? Perché non trova pace? Come mai appare così anomalo, più strega che spettro, rispetto alle altre figure della tradizione tailandese?


