martedì 12 aprile 2016

Hideo Nakata: Ring

Per questo secondo adattamento del romanzo Ring, il regista Hideo Nakata e il suo sceneggiatore Takahashi Hiroshi scelgono di adottare un approccio molto diverso al materiale originale, realizzando in ultima analisi una storia che a tratti approfondisce molto di più il lato umano dei suoi personaggi. Non solo il personaggio di Reiko Asakawa, una donna, è in grado di trasmettere un livello di empatia maggiore della sua controparte maschile, ma c'è la scelta di spostare l’attenzione sul conflitto mai completamente risolto tra una moglie e il suo ex marito. In questo, l’apporto del piccolo Yōichi diviene fondamentale rispetto al passato in quanto l’amore per lui, anche se mai apertamente, è un malinconico aspetto di contesa fra i suoi genitori. Questo aspetto, l’oscillare fra il detto e il non detto, è peraltro molto giapponese, così come molto giapponesi sono alcune sfumature che si possono cogliere in dialoghi apparentemente semplici, come quello in cui il piccolo Yōichi chiede alla madre “Anche da bambini si può morire?”. Da noi in Occidente, a una domanda del genere chiunque avrebbe reagito negativamente, stroncando drasticamente il discorso sul nascere con un secco “No”. Reiko, al contrario, sceglie di rispondere “Solo se ci si ammala gravemente”, dimostrando in questo una sensibilità, nei confronti del suo piccolo e nei confronti dell’esistenza stessa, che vanno ben oltre la nostra capacità di intendere la morte. La morte, ma questa ovviamente è una mia opinione, dovrebbe poter convivere con noi, in maniera del tutto naturale, sin dalla nostra infanzia: solo in questo modo se ne può esorcizzare la paura, solo in questo modo saremo in grado di affrontarla serenamente il giorno che ci toccherà cederle le armi.
Hideo Nakata sceglie anche di tuffarsi prepotentemente nel sovrannaturale, tralasciando le spiegazioni scientifiche e rinunciando a quella linearità tipica dei romanzi di investigazione (quale è Ring), nei quali a ogni causa segue un effetto e nei quali ogni avvenimento, anche il più imprevedibile, deriva da una logica ineccepibile. Ma d’altra parte a che serve la logica in un film dell’orrore? Queste opere non servono forse a spaventarci? E allora ben venga la rilettura di Hideo Nakata… in fondo in fondo, chi ha detto che essere fedele equivalga ad essere migliore?
La prova, semmai ce ne fosse stato bisogno, sarebbe giunta da lì a poco dal botteghino (il più alto margine di ricavo della storia dell’horror giapponese), che consegnò questo film alla storia come il capostipite di un genere che avrebbe rapidamente invaso il mondo. Per tagliare corto sulla parte investigativa, Nakata ci getta nelle atmosfere da leggenda metropolitana già nella sequenza di apertura, dove due ragazze adolescenti discutono dell'esistenza della videocassetta letale. Una di queste, Tomoko Ōishi, che nell’adattamento precedente era sola in casa, qui rivela invece a un'amica che è andata a trovarla di aver guardato il video con altri tre ragazzi la settimana precedente. Come andrà a finire è facile immaginarlo. Dopo solo cinque minuti di film siamo già quindi completamente immersi nella vicenda e, nonostante alcuni passaggi siano un po’ forzati, possiamo concentrarci su Sadako e sulle cause del suo rancore partendo proprio da quel video. Insieme, i due protagonisti Asakawa e Takayama iniziano a identificare i primi particolari in quella massa di immagini confuse trovate sul nastro. Tra queste, una donna misteriosa intenta a pettinarsi i lunghi capelli di fronte a uno specchio ovale viene identificata come Shizuko Yamamura, una donna dalle innate capacità extrasensoriali le cui vicende ebbero una vasta risonanza nell’ambiente del paranormale diversi anni prima. Reiko e Ryuji intraprendono un viaggio a Izu Ōshima, il luogo natale di Shizuko, alla ricerca di indizi. Ciò che presto verrà svelato è il segreto della famiglia Yamamura, sulle cui spalle pesa la misteriosa scomparsa della figlia risalente a trent'anni prima.

La storia di Sadako Yamamura, per inciso, non viene narrata in questo Ring fino in fondo. Molti particolari, specialmente quelli più penosi, saranno infatti l’ossatura che terrà in piedi il sequel che Hideo Nakata ha già in mente di realizzare qualche anno più tardi. Qui viene però spiegata la meccanica che ha portato Sadako alla dannazione dopo essere stata gettata viva in fondo a un pozzo e lì abbandonata dal suo stesso padre, Hikuma. Ancora una volta ci si discosta dal romanzo e, se ci pensate bene, è un cambiamento non da poco quello di addossare la colpa della morte di Sadako al padre anziché a uno stupratore occasionale. Questa scelta rientra ancora una volta nella logica, propria di Nakata, di approfondire il lato umano della narrazione. Di certo un padre che si rivolta contro la figlia ha un peso maggiore di uno stupratore che sceglie un pozzo per far sparire le prove della sua violenza. Inevitabilmente si viene però a perdere un particolare curioso che era presente sia nel romanzo che nell’adattamento televisivo, quello che vuole Sadako soffrire di una rara patologia che viene definita, non so dirvi quanto propriamente, “femminilismo testicolare”, un tipo di pseudoermafroditismo in base al quale esteriormente l'individuo sembra femminile in tutto e per tutto, avendo i seni e la vagina, ma non ha l'utero. Sul piano dei cromosomi Sadako è però XY, quindi un maschio. Una rivelazione non da poco, non vi pare?

Tutti i componenti del cast offrono ottime prestazioni, in particolare Nanako Matsushima nel ruolo centrale di Reiko e Hiroyuki Sanada in quello di Ryuji. La vera star è però indiscutibilmente Hideo Nakata, la cui regia fu talmente perfetta da far decretare alla vicenda un successo planetario. Sarà per via delle atmosfere, sarà per via della fotografia, spesso dai toni particolarmente scuri, ma Ring è un film che, a conti fatti, è in grado di trasmettere una tensione continua dal primo all’ultimo fotogramma, come una sottile interferenza capace di penetrare il subconscio dello spettatore che, da questo punto di vista, ha avuto esattamente quello che cercava, vale a dire la possibilità di saltare sulla sedia a ogni cambio di scena.
E se oggi, assuefatti a twist al cardiopalma e a effetti speciali a profusione, il film può sembrare datato e invecchiato male, bisogna saperlo contestualizzare, e anche considerare che questo è un horror che ha raggiunto la vetta senza mostrare una sola goccia di sangue e un solo centimetro di superflua nudità. A questo punto non posso che lasciarvi alla visione del video maledetto nella versione che appare nel Ring di Nakata. Non abbiate paura di premere il tasto play: ricordate che è solo un film! Sono alcuni elementi di questo video, per inciso, a portare Reiko e Ryuji sulle tracce della verità: in particolare, i caratteri che si vedono a circa venti secondi dall’inizio, quelli che fanno riferimento a un’eruzione vulcanica avvenuta proprio a Izu Ōshima.
A coloro che ancora si chiedono cosa si celi dietro la scelta del titolo, posso dire che ciascuno degli autori che hanno preso le redini della storia ha voluto proporre la propria personale interpretazione. Se Kōji Suzuki intendeva semplicemente sottolineare l’idea della catena, quel vecchio sistema di propagare un messaggio inducendo il destinatario a divenire a sua volta mittente (il titolo è praticamente uno spoiler), Hideo Nakata ha scelto di ampliarne il significato a quello dello squillo del telefono che interviene al termine di ciascuna visione. Vedremo più avanti come nel remake americano l’anello, un cerchio di luce, diventerà il punto di vista di Sadako (ribattezzata Samara) dal fondo del pozzo.



Il presente articolo è parte di un vasto progetto che ho voluto chiamare Hyakumonogatari Kaidankai (A Gathering of One Hundred Supernatural Tales) in onore di un vecchio gioco popolare risalente al Giappone del periodo Edo (1603-1868) e, di tale progetto, esso rappresenta la parte 8 in un totale di 100Se volete saperne di più vi invito innanzitutto a leggere l'articolo introduttivo e a visitare la pagina statica dedicata, nella quale potrete trovare l'elenco completo degli articoli sinora pubblicati. L'articolo è inoltre parte dello Speciale Ghost in the Well che è iniziato il primo del mese. Buona lettura! P.S.: Possiamo spegnere l'8° candela...

36 commenti:

  1. Si The ring giapponese è davvero un bellissimo film, e fa accapponare la pelle, a differenza del remake americano

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    1. A loro modo fanno paura entrambi. In questi casi spesso è il primo dei due che si guarda a rimanere più impresso....

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  2. Mi stai intrippando sempre di più... e ovviamente NON ho messo play! Il mio gretto materialismo scientista non mi vieta di avere paure irragionevoli :-P
    La prima volta che ho visto Ring ero a casa da solo... di sera... Mi sono detto: se ora squilla il telefono mi cago addosso! :-D
    Non credere nei fantasmi non vuol dire non capire la paura primordiale che li ha generati.
    Per la spiegazione del titolo "Ring" aspetto di sapere se proporrai altre tesi, prima di proporti la mia. Che ovviamente sarà esplosiva ed aprirà la porta a valanghe di fantasmi...

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    1. Strada facendo aggiungerò altre tesi sul significato del titolo. Resto però curioso di sentire la tua.
      PS: Mai guardare Ring senza prima staccare il telefono...

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    2. In occasione del primo film horror sovietico venne rispolverato un vecchio racconto di Gogol', basato su una mitologia ucraina del tutto inventata. Il monaco protagonista deve vegliare per tre notti una giovane donna defunta - con lunghi capelli neri e una sottana bianca fino ai piedi - che in realtà è una strega vendicativa: l'unico modo per proteggersi da lei... è disegnare in terra un cerchio bianco. Il tratto di gesso bianco che compone il cerchio è così uguale al logo di "Ring" che nel 2009, in occasione di un nuovo film russo del racconto di Gogol', venne usato pari pari in locandina.
      Il film è ovviamente "Vij" (o "Viy" all'inglese), che prende il nome dal demone che non va mai fissato negli occhi, e per saperne di più rimando al mio speciale ;-)
      https://ilzinefilo.wordpress.com/2015/10/24/fate-entrare-il-vij/

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    3. Oh sì, mi ricordo di quel tuo vecchio post! Non ho mai visto il film sovietico di cui parlavi ma ho invece visto Sveto Mesto che, come mi pare tu stesso indicavi, ne è un po' il remake serbo.
      Detto questo, un collegamento tra le due cose, seppure suggestivo, mi sembra stia poco in piedi: il cerchio magico per tenere lontano le forze del male si ispira ad una tradizione pagana che poco ha a che fare con gli spettri vendicativi giapponesi. Dubito molto che possa esservi una correlazione, se non sul simbolismo più generale del cerchio stesso, nel suo significato di completezza e armonia (aspirazione molto buddista). C'è anche da considerare che il cerchio magico spesso lo troviamo sotto tutt'altra forma: hai presente quell'usanza di creare barriere spargendo il sale lungo porte e finestre? Ecco.

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    4. In effetti intendevo un collegamento "grafico", non di contenuti, e a parte il "Viy" del 2009 (che si rifà pesantemente a Ring, sia nell'uso del cerchio in locandina che nella giovane strega, in pratica la versione russa di Sadako!) è facile non ci siano collegamenti voluti. Almeno non coscientemente: chi lo sa che Hideo Nakata non avesse quel film russo in mente quando ha creato la grafica del cerchio? ;-)

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    5. In realtà quell'idea del cerchio credo Nakata l'abbia presa da un vecchio film giapponese del 1964 che, guarda un po' il caso, è stato recensito qui sul blog molti anni fa...

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  3. Ho osato vederlo due volte di fila. Mi hanno sempre affascinato gli "specchiamenti" di donne nei film e questo non ha fatto eccezione.

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    1. Ha per caso squillato poi il telefono?

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    2. Ha solo pianto per un po', come nella vecchia canzone ;)

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  4. Io vidi prima il remake americano e solo dopo qualche settimana (o mese, non ricordo di preciso) l'originale giaponese: tra i due quello che reputai, già allora, capolavoro fu il film di Hideo Nakata. E' un po' che non lo vedo, ma ricordo che rimasi estasiato dalla visione! Mi spaventò però meno del corrispettivo statunitense, probabilmente a causa - come viene in parte ricordato dal tuo splendido articolo - della maggiore presenza di "twist", quelli che ti fanno saltare sulla sedia! Le famose "facce" (da me soprannominate "le facciazze") con cui vengono ritrovate le vittime di Samara sono state per me una delle visioni più spaventose della mia vita e non oso riaffrontarne la visione...
    Mentre Ringu, invece, non vedo l'ora di rivederlo (sequel-prequel compresi)!

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    1. Quelle "facciazze" sono in effetti uno dei particolari che rimangono più impressi. Questa è la riprova che non occorrono ettolitri di sangue per fare un horror come si deve.

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  5. E' inutile, li ho visti tutti i Ring e ho anche letto il libro (a mio avviso tradotto non benissimo perché si capiva molto poco) ma l'unica versione che ricordo bene è il remake americano, che mi aveva uccisa di paura. Ecco come funziona l'imprinting del terrore!!

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    1. Non saprei dire se sia fatta male la traduzione oppure se sia proprio scritto male il libro. Se fossi costretto a scommettere penso che propenderei per la seconda ipotesi...

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  6. Io invece ho visto il remake americano ma non l'originale di Nakata, pensa un po'. Lacuna notevole :-(

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  7. Bella recensione all'interno di una bellissima (e coraggiosissima) iniziativa.
    Non sapevo che quella di Nakata fosse la seconda traduzione del romanzo, ora mi toccherà vedere Ring: Kanzenban (a proposito, grazie anche per il link).
    Anch'io vidi prima, al cinema, il remake statunitense, e ai tempi fu uno shock per me e per chi lo vide; oggi ci siamo abituati a fantasmi vendicativi e trame horror ultracontorte, allora non erano così usuali.
    Quando ho visto Ringu di Nakata, in tv, ovviamente non mi fece lo stesso effetto, ma è sicuramente un film migliore, più compatto.
    Complimenti
    Blissard

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    1. La figura del fantasma vendicativo, quello dai lunghi capelli lisci e corvini, ha saturato il cinema per decenni, ma è bene ricordare che la sua diffusione in Occidente è iniziata proprio grazie a gente come Hideo Nakata e Takashi Shimizu. Grazie per i complimenti e benvenuto!

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  8. Io vidi il primo Ringu in DVD nell'edizione del 2003 della Dynamic Italia - Dyn It. Ricordo un particolare divertente: dovetti farmi cambiare la prima copia che avevo comprato perché l'immagine saltava e non riuscivo più a vedere il filmato. La cosa bella però è che saltava sempre quando arrivava il momento del video di Sadako.
    O delle apparizioni della medesima.

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    1. Ecco... io a quel punto mi sarei davvero ca##to definitvamente addosso.

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  9. Una paura fottuta, altro che la versione degli Yankee... Gran bel posto complimenti ;-) Cheers!

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    1. Una dannatissima paura, con momenti di puro panico!

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  10. Quanto al problema di Sadako, effettivamente esiste una sindrome (genetica) di insensibilità agli androgeni (Sindrome di Morris) in cui l'individuo, maschio, non "recepisce" il testosterone - prodotto dalle gonadi, che sono maschili - e quindi si sviluppa esteriormente nelle forme femminili che sono quelle di base della razza umana. Quindi avrà anziché un pene un sesso femminile (ma a volte presente solo superficialmente, senza una vagina veramente sviluppata), seni, niente utero, e testicoli che non scendono nello scroto (perché non esiste, quindi si avrà criptorchidismo). In forme intermedie questa sindrome può portare a ermafroditismo, tracce evidenti di entrambi i sessi. Ma nella forma più estrema questi soggetti crescono come femmine, anche se talvolta con un comportamento insolitamente vivace, e vengono a sapere della propria condizione quando non arrivano le mestruazioni e fanno degli esami, o se i testicoli non discesi causano un'ernia e vengono quindi scoperti.

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    1. Cavolo, deve essere orribile scoprire, ad un certo punto della vita, di non essere ciò che si credeva.
      Grazie per il prezioso contributo. Davvero istruttivo ^_^

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  11. e che dire?? mi stai incuriosendo tropperrimo cn questi post!!!!

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  12. Anche io ho visto solo il remake...nessuna intenzione di replicare con la versione originale di Nakata. Direi che nella classifica dei film che più mi hanno terrorizzato ci sono questo al secondo posto e il terribile "Non aprite quella porta" al primo. La tua riflessione sulla morte mi ha colpito, per loro...i giapponesi è più facile, hanno un rapporto con il sovrannaturale, con la morte, un approccio direi, culturalmente diverso dal nostro. Per certi versi migliore...

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    1. Credo che pochi, tra coloro che hanno visto Ring si siano soffermati su quel particolare dialogo che ho citato qui sopra all'inizio del post. Eppure a me pare davvero meraviglioso.
      PS: Benvenuto sul blog, by the way! ^_^

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  13. Però... paura a parte, a me son rimasti un po' di dubbi. Sarà che ero troppo presa dalla tensione :P

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    1. No, è proprio che molte cose sono state lasciate senza spiegazione..

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  14. La condizione di Sadako (il termine usato, hai ragione, è improprio) è stata studiata ampiamente in quanto era una condizione che si ripeteva spesso nei membri di una famiglia della Costa Rica (se non ricordo male). Nei primi anni di vita il soggetto ha tratti femminili (ma non il seno, ovviamente), per cui in genere è educato come una femmina; verso la prima adolescenza compaiono le gonadi maschili (diventa fenotipicamente maschio a tutti gli effetti).
    Popolarmente la condizione è nota come "testicoli alle dodici".

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    1. E' traumatizzante solo l'idea dei "testicoli alle dodici"!

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  15. Questo articolo lo avevo perso nella successione Kaidankai, ora ho rimediato. Beh, un horror che non mostra una sola goccia di sangue è una vera rarità, e fa ancora più paura. Non avendo visto nessuno dei film, io avevo subito associato il titolo all'anello.

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    1. Un film horror dove piovono litri di sangue sono spesso noiosi, facili espedienti che al genere non portano nulla di buono. La paura è tutta un'altra cosa...

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