martedì 29 maggio 2018

Lasciate ogni speranza...

Hellraiser (1987)
Benvenuti all'inferno e...
Lasciate ogni speranza!

Le vie dell’inferno sono lastricate di brutti film, soprattutto di quelli prodotti esclusivamente per spennare i fan. Questo 2018 festeggiamo i trent’anni dell’arrivo in Italia dell’ottimo primo film di una saga terrificante, un ciclo di dieci film totali che dal 1987 ad oggi rappresenta il perfetto specchio in cui l’arte cinematografica riflette il proprio declino verticale: c’è da credere che neanche gli infernali Supplizianti usino gli ultimi film di Hellraiser come tortura: sarebbe troppo crudele. 
Difficile stabilire quanto successo abbia avuto in Italia la saga di Hellraiser, quanti fan l’abbiano seguita e le siano rimasti fedeli: è raro trovare qualcuno che ricordi più di due o tre titoli e spesso le trame si confondono. Di sicuro si ricordano i titoli pre-Duemila. 
Penso si possa affermare che in Italia – dove sono usciti solamente sette film su dieci – la saga di Hellraiser non sia così amata e seguita come nei Paesi anglofoni, in cui i fan hanno tenuto vivo qualcosa che vivo non è mai stato. E proprio i fan hanno iniziato ad utilizzare un termine molto pericoloso, che intorbidisce ogni discussione: mythology.

Nella sua introduzione ad un saggio del 2012 (The Hellraiser Films and Their Legacy, di Paul Kane), l’attore Doug Bradley – che dal 1987 gode di fama mondiale esclusivamente per una manciata di minuti totale nel ruolo di Pinhead – racconta a metà fra il divertito e il disperato che quando partecipa alle convention i fan adoranti gli pongono domande del tipo «Secondo lei la fine dell’ultimo film suggerisce l’impossibilità del Paradiso e la certezza dell’inferno?», a cui l’attore afferma di rispondere: «Domanda interessante: tu che ne pensi?» (Non-risposta che ricorda da vicino il geniale «Tu come la vedi?» del Messaggero di Quèlo interpretato da Corrado Guzzanti.) 
La situazione è peggiorata, testimonia Bradley, perché ad un certo punto anche gli sceneggiatori sul set dei nuovi film hanno cominciato a porgli domande del tipo: «Che ne pensi, Doug? Questa scelta rispetta la mitologia?» Il commento dell’attore merita di essere riportato: «In quelle situazioni mi sento una specie di rappresentate dell’Unione dei Cenobiti, e rispondo: “Un attimo che consulto il mio manuale. Guarda, a pagina 42, paragrafo 3, sezione E è chiaramente attestato che...”».
I fan tendono a creare mitologia ovunque, perché dà sicurezza sapere che c’è un Disegno Intelligente dietro un universo narrativo amato: la verità è purtroppo devastante e devastata. Come ogni altra mitologia, dietro ci sono solo pessimi narratori spinti da pessime motivazioni. 
La mitologia di Hellraiser potete trovarla su un qualsiasi sito di appassionati: quello che mi preme raccontare è la storia del ciclo che meglio rappresenta la morte del cinema e la sua consequenziale discesa nell’inferno della mediocrità. 

Quello che viene presentato al Festival di Cannes il 13 maggio 1987 e arriva nelle sale italiane il 29 gennaio 1988 è un geniale piccolo film britannico che non sembrava avere alcun numero per conquistare il successo che invece ha conquistato. Si tratta della prima regia di uno scrittore, Clive Barker, che a parte qualche esperienza teatrale con la compagnia dell’amico Doug Bradley non sembra avere alcuna capacità in questo campo. Il 35enne di Liverpool ci mette cuore, passione ma soprattutto i due elementi che contraddistinguono l’horror cinematografico dell’epoca: carne e sangue. Oggi è impossibile spiegare l’effetto Hellraiser negli spettatori dell’epoca, visto che due decenni di violenta censura hanno ridotto l’horror a mero jump scare, arido soprassalto, spavento spacciato per paura. Barker fa colare sangue dalla pellicola e riempie gli occhi degli spettatori di carne tremolante: il corpo umano perde ogni dignità e l’anima è un concetto dimenticato. 
Il successo è indiscutibile e Barker, assediato dai giornalisti, da giovane scrittore che ha voluto giocare con il cinema si gonfia così tanto da arrivare ad affermare che l’editoria gli va troppo stretta: la sua poetica può essere narrata solo su pellicola. Chissà se due o tre anni dopo, quando ormai il suo fallimento cinematografico è conclamato, qualcuno gli ha ricordato quell’infausta dichiarazione. 

Il primo film di Hellraiser è stato distribuito dalla morente New World Pictures di Roger Corman, nel pieno di una fase di transizione per cui un rischio in più non sembrava un problema, ma dato l’enorme successo della pellicola l’anno successivo decide di produrre un seguito con quel poco di vita che le è rimasto. E qui, come ogni mitologia, arriva la leggenda. 
Leggenda del cinema vuole che un artista non debba fossilizzarsi, non debba cioè ripetere qualcosa che l’ha reso popolare altrimenti poi il pubblico lo identifica solamente con quello, rifiutando qualsiasi altra cosa. Questa falsa credenza è ancora oggi attestata sebbene sia ormai palesemente chiaro che la notorietà non funziona così: quando un artista ha la fortuna di azzeccare qualcosa, e non capita spesso, smettere subito di farla è il modo più sicuro per essere ricordato solo per quella. Perché ad ogni sua altra prova il suo pubblico si chiede «Perché sta facendo altro?», e quando finalmente l’artista torna a fare ciò che l’ha reso famoso, sono passati decenni e fa solo tanta tristezza. Clive Barker non vuole fossilizzarsi con Hellraiser, non vuole fare quello che segue un solo universo narrativo, e quindi appena raggiunto successo mondiale immediatamente scende dal treno in corsa, lasciando solo il suo nome per incassare l’assegno. Fate pure quello che vi pare, sembra dire, che io vado a girare Cabal. Quante scelte sbagliate in un’unica decisione... 

LtoR: Hellbound: Hellraiser II (1988); Hellraiser III: Hell on Earth (1992); Hellraiser IV: Bloodline (1996)
Il successo di Hellraiser si annida nella regia e nella sceneggiatura di Clive Barker, così si pensa di mettere un nuovo regista e un nuovo sceneggiatore, entrambi vistosamente incapaci. Per assicurarsi l’attenzione mediatica si cominciano a fare girare storie di censura, perché ci sono scene talmente forti che la gente rischierebbe l’infarto: mezzucci dozzinali, che si riferiscono ad una sola scena di pochi secondi che è in effetti l’unica scena vagamente interessante di un film sbagliato in ogni sua parte. Tanto perché si parla di mitologia, Hellraiser 2 si inventa la qualunque e sforna demoni come non ci fosse un domani, appare un rombo volante, una città infernale disegnata con i pennarelli, e infiniti dettagli assolutamente inutili: fino alla imbarazzante morte dei Cenobiti. Ma se sono demoni dell’inferno, come fanno a morire? E se muoiono... dove vanno? 
Mentre i fan cercano di incastrare la farlocca mythology di una saga già devastata al secondo episodio, gli affari grossi bussano alla porta. 

Già morente nel 1987, la New World Pictures di Roger Corman chiude i battenti nel 1988 e si divide in altre case, fra cui la New World Entertainment che cerca di sfruttare l’archivio della vecchia casa per provare a riconquistare il mercato: non ci riesce. Nel 1990 il ricco imprenditore Ronald Perelman “spolpa” la casa: per 82 milioni di dollari compra una sotto-casa che Corman aveva comprato nel 1986 – una certa Marvel Entertainment! – ma da uomo d’affari oculato non se le sporca le mani con i filmacci di cui la New World detiene i diritti: li dà al primo che se li voglia portar via. Così l’archivio dei film della storica casa di Corman finisce in mano alla Trans Atlantic Entertainment, fondata da due ex colleghi di Corman che così ottengono qualcosa che era già loro e che ufficialmente hanno venduto. Gli affari mettono più paura dei Cenobiti... 
Alle riviste di settore viene strombazzata l’intenzione da parte della Trans Atlantic di girare seguiti dei film di Corman, e la pessima scelta è di iniziare proprio con un Hellraiser 3, così che l’intera operazione naufraghi nel giro di un lampo. 

Clive Barker continua a infilare dita in una torta che non vuole cucinare, e con i giornalisti si lamenta quando la produzione non lo chiama per i suoi saggi ed ispirati consigli: ecco perché il film è un disastro. Invece le sue idee sparate a caso e intere scene girate e poi appiccicate in post-produzione sono davvero “roba buona”, secondo lui? Di per sé il film è un disastro su tutta la linea ma all’epoca nessuno si è accorto della maledizione che l’ha appena colpito. Girate alcune scene in America per cercare di conquistare il pubblico d’oltre oceano, della distribuzione su suolo statunitense si occupano Dimension Films e Miramax: le case dei fratelli Harvey e Bob Weinstein. Da quel momento Hellraiser non è solo una serie di pessimi film: è il simbolo stesso del peggior cinema possibile. 
I Weinstein sono uomini d’affari, non hanno l’idealismo fanfarone di Barker, non hanno velleità artistiche perché sanno bene che con quelle si fa un buco nell’acqua. Harvey e Bob guidano due case di successo che devono i propri grandi guadagni grazie ad una sola regola aurea: lancia le noccioline alle scimmie, e quelle torneranno sempre da te. Le noccioline sono i filmacci a due soldi, le scimmie sono gli spettatori... 

LtoR: Hellraiser V: Inferno (2000); Hellraiser VI: Hellseeker (2002); Hellraiser VII: Deader (2003)
Lasciando da parte indimostrabili (ma plausibili) giochi speculativi per contenere l’importo di tasse da pagare – se in un anno produco due bei film costosi e otto buffonate da due soldi è facile che io guadagni di più che se producessi dieci bei film costosi, perché pago meno tasse sui guadagni e soprattutto rischio molto meno – è ufficiale che i fratelli Weinstein hanno cominciato ad usare Hellraiser come la loro personale discarica. C’è un copione interessante, comprato per due spicci, che però a portarlo al cinema poi il risultato non se lo vede nessuno? La soluzione è facile, ci buttiamo dentro uno o due minuti di Pinhead, inquadriamo al volo una scatola di Lemarchand e sulla locandina ci scriviamo “Hellraiser”: il film, a costi molto vicini allo zero, si vende da solo in tutto il mondo, senza mai ottenere guadagni così elevati da pagarci troppe tasse. 

Dal 1992 in poi ogni Hellraiser è una roba improvvisata, spesso rimontata cercando di salvare il salvabile, con sceneggiature provenienti dalle fonti più impensabili, scritte da autori che mai avrebbero immaginato di finire nella mythology della saga, con una qualità cinematografica in caduta libera e attori sempre più incapaci. Con la svolta del Duemila il cinema americano scopre l’Est Europa e tutte le produzioni – dalla serie A alla Z – vanno a girare in Romania e in Bulgaria: se il budget ha qualche dollaro, ci si porta gli attori da casa, altrimenti si ingaggia qualcuno del posto. I fratelli Weinstein per Hellraiser vogliono solo il peggio, così a Bucharest girano contemporaneamente il settimo e l’ottavo episodio, riciclando copioni scelti a caso: tanto poi c’è la solita scena di trenta secondi con Pinhead che dice stupidate e il prodotto si vende da sé. 
Dal 2005 però i conti parlano chiaro: l’unica voce di spesa di prodotti-spazzatura come i film di Hellraiser è rappresentata dall’ingaggio dell’attore Doug Bradley, cioè l’unico elemento che permetta ai film non solo di vendere, ma di essere considerati anche solo vagamente legati alla saga. I Weinstein cercano in ogni modo di cacciare l’attore ma lui resiste: perché rinunciare ad un buon compenso per un ruolo di pochi secondi? Alla fine servirà un “amico” a farlo rinunciare. Nel 2011 la Dimension Films promuove Gary J. Tunnicliffe – storico ottimo effettista speciale della saga – nuovo regista in occasione del nono film. Essendo amico di Bradley, il neo-promosso lo chiama sei settimane prima dell’inizio delle riprese: non c’è copione, non c’è cast e il budget è una barzelletta... Che fai, Doug, sei dei nostri come al solito? A detta dell’attore, la sua risposta testuale è stata «Vaffanculo». 
Doug non ce l’ha con Tunnicliffe, che si ritrova solo a fare lo sgherro per i tipi della Dimension, ma certo il regista non è cieco: l’eco dei fan di tutto il mondo che insultano il nono film arriva anche alle sue orecchie. Così quando nel 2015 gli viene affidata pure la sceneggiatura e la recitazione del decimo film, Tunnicliffe ci riprova e contatta l’amico: è chiaro che senza il vero Pinhead neanche i fan più tenaci comprano più il prodotto. Il problema è che i due sono così amici, ma così amici... che Tunnicliffe prima di dare il copione a Bradley esige che questi firmi un lungo contratto (tre pagine) che elenca tutti i posti in cui l’attore non è autorizzato a rivelare la trama del film. Stavolta l’ira di Bradley si allarga anche all’ex amico e ribadisce con più forza la risposta già data in precedenza. «Spero di non sembrare egomaniacale – racconta l’attore ad una convention del 2017, – se mi sento di essere qualcuno che fa parte integrante di questo franchise da trent’anni, e che in questo tempo è entrato in contatto con una dozzina di copioni di Hellraiser senza parlarne con nessuno: ora invece rappresento un problema di sicurezza?» 

LtoR: Hellraiser VIII: Hellworld (2005); Hellraiser IX: Revelations (2011); Hellraiser X: Judgment (2018)
Nessuna delle persone coinvolte nella lavorazione della saga ne fa più mistero: i Weinstein sfornano un Hellraiser ogni circa sette anni semplicemente per non perdere i diritti del marchio, fregandosene altamente di fare un prodotto anche solo somigliante a qualcosa di umano. E se mai esistesse un concetto ridicolo come la mythology, se ne fregherebbero anche di quella: già il secondo film non tiene conto delle “regole” del primo inventandosene di proprie, figurarsi al decimo titolo cos’è rimasto della mitologia tanto amata dai fan. 
Seguiti brutti di film di successo ne sono sempre stati prodotti, ma negli ultimi decenni assistiamo a vera e propria “premeditazione”: film prodotti volutamente male, di una qualità sempre più volutamente scadente, per probabili giochi amministrativi e per sicuri interessi di semplice copyright. Gli spettatori non entrano mai in questi calcoli. 
Se Clive Barker fosse rimasto con i piedi per terra e avesse curato di più la sua creatura all’epoca – invece di tornarci anni dopo, sia nei romanzi che nei fumetti, con effetti imbarazzanti su cui è davvero meglio soprassedere – magari almeno un paio di sequel buoni li avremmo avuti, invece per paura di rimanere fossilizzato con un solo prodotto, cosa che è regolarmente successa perché succede sempre, non abbiamo neanche quelli. 
Il simbolo della fine indecorosa di questa saga è anche Hellraiser, il tributo (2017), libro di Mark Alan Miller (ma ovviamente con scritto “Clive Barker” in copertina) distribuito anche in Italia nel 2018 e una cui copia originale autografata viene venduta a 250 dollari: in esso si racconta uno scontro fra Kirsty Cotton e Pinhead a trent’anni di distanza dalla storia del primo film da cui i due personaggi nascono. È un temino scolastico che una qualsiasi maestra elementare arrotolerebbe ed userebbe per picchiare lo scolaro che l’avesse scritto, ma evidentemente ai fan va bene tutto: ingoiano tutti, quindi... hanno ragione i fratelli Weistein. Non importa che siano noccioline, l’importante è che tiri qualcosa alle scimmie, e loro torneranno. Sempre
Benvenuti all’inferno. Dove abbonda la mythology.


15 commenti:

  1. Che tristezza pero'...ho atteso molto questo post e leggerlo è stata una delusione.
    Povero hellraiser..!
    Complimenti per tutte queste informazioni...hai risposto tu alla domanda che avevo fatto a Nick :)
    Tornero' più avanti su questo tuo post...preferisco seguire l'ordine cronologico di questo "Pleasure of pain"anche se ormai per certi versi , sarà come completare un libro del quale si sa già il finale.
    Massimiliano

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    1. Grazie a te per la lettura ;-)
      Purtroppo Hellraiser gode di una certa nostalgia perché l'unico film buono appartiene ad un passato mitico, quando il cinema ci faceva sognare e la qualità era mediamente così alta che potevamo tutti avere "gusti difficili". Questo ha fatto sì che la saga vivesse di rendita, sebbene sia totalmente crollata già al secondo episodio, scendendo poi sempre di più.
      Per un ciclo del mio blog ho visto tutti e 10 i film, e a parte il primo - la cui bellezza sfida il tempo - parliamo davvero di roba ben al di sotto di qualsiasi sufficienza, nei casi migliori!
      Quando si parla di Hellraiser, bisognerebbe sempre specificare "Il primo Hellraiser", perché si rischia di dare importanza ad una saga che non ne merita affatto.

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  2. Ho seguito la discesa all’inferno di Lucius sul suo blog, dove ogni settimana ha affrontato di petto ognuno di questi film, la disparità di qualità tra il primo e l’ultimo fa davvero male agli occhi. Quindi cade a fagiolo che per lo speciale “Pleasure of Pain” arrivi anche questo post finale, pietra tombale sulla saga, il masochismo vero è continuare a produrre film così brutti! Comunque Lucius Cenobita ad honorem! :-D Cheers

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    1. Guarda, data la sofferenza di vedermi 10 film terrificanti, accetto con piacere il titolo di cenobita :-D

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  3. Purtroppo capita a quasi tutte le "serie", quando si allunga troppo il brodo alla fine diventa praticamente acqua...
    Comunque non sapevo che coi sequel fossero arrivati addirittura a quota dieci film, pensavo la metà.

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    1. Purtroppo qui si è partiti già senza alcun brodo da allungare, ma semplice voglia di spennare i fan. Non ci sono storie da raccontare, solo copioni presi a due spicci e "riconvertiti" ad Hellraiser. Addirittura il secondo e il terzo episodio, considerati ancora oggi misteriosamente "migliori" - credo solo perché visti all'epoca e mai più rivisti, perché sono insalvabili sotto ogni aspetto - sono il risultato di rimontaggi successivi e scene rigirate e poi appiccicate per salvare la situazione, crollata vertiginosamente. Siamo molto lontani da un prodotto omogeneo già quando Hellraiser era quotato: figuriamoci dopo!

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  4. L'articolo definitivo. Bravo Lucio come sempre ;)

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    1. Ti ringrazio: era ora di scrivere qualcosa che mettesse nella giusta luce questa saga, che temo sia troppo idealizzata ;-)

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  5. Ho visto solo il primo, per fortuna. Era comunque giunta voce anche a me che il secondo e il terzo film non erano totalmente disprezzabili. Voce infondata, a qual che leggo.

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    1. E' una questione molto spinosa. Chi all'epoca ha visto anche il secondo e il terzo tende ad averne un caro ricordo, legato ad un'epoca diversa e spesso idealizzata. Rivisto oggi, il primo film è ancora un capolavoro indiscutibile, non ha perso un solo grammo di smalto; il secondo e il terzo sono spettacoli imbarazzanti da vedere con il volto tra le mani, per quanto fanno vergogna. Entrambi sono vittime di post-produzioni tribolate, addirittura per il terzo film è stato chiamato Clive Barker a scrivere qualche scena aggiuntiva, girata poi in America e appiccicata con lo sputo sul film: il risultato è un film diviso in due, dove ad un certo punto arrivano dei cenobiti per "morire" due secondi dopo... distrutti da una pistola laser che fuoriesce dalla scatola di Lemarchand! Capisci che è roba che solamente e legata a ricordi di gioventù può usufruire di un minimo di tolleranza.
      Non avendo visto questi film all'epoca, sono esente dal pregiudizio della memoria, anche se in realtà cerco di esserlo sempre: tutti noi abbiamo un film visto in gioventù che tendiamo ad idealizzare malgrado gli evidenti difetti, ma Hellraiser dal 2 in poi è roba assolutamente insalvabile.
      E sei fortunato, che ti sei risparmiato gli Hellraiser dei fratelli Weinstein: l'ultimo, il decimo, ha gli estremi per essere denunciato perché viola i diritti umani!

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    2. Capisco bene. Anch'io cerco sempre di non farmi influenzare dal pregiudizio della memoria quando tratto di un film, nonostante qualcuno creda il contrario. Però è vero che ci sono alcuni rari casi in cui mi è proprio impossibile. Un titolo per tutti: "La supplente" di Guido leoni :-D

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  6. A prescindere che Bradley ha fatto bene a comportarsi così (la dignità non ha prezzo)penso davvero che se Barker non si fosse montato troppo la testa non avremmo assistito ad un tracollo così epocale.

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  7. Ciao visto tutti e tre i film di Hellraiser, nell’ordine in cui li avevo visti forse venticinque anni fa.
    3 , 1 e 2.
    È devo confermare le impressioni che ho avuto nelle prime visioni.
    Per me Hellraiser è soprattutto il terzo capitolo.
    Quello che a distanza di anni sebbene con i suoi tanti difetti ( anche alla luce di questo speciale) mi è rimasto nel cuore.
    Dinamico ,Rock ,ironico per niente noioso.
    Come ho già scritto ha un ritmo da videoclip.
    È l’unico girato en plain air.
    Memorabile la scena dell’inseguimento nella strada con esplosioni ed effetti più o meno pirotecnici.
    Inquietante le sequenze girate dentro la chiesa con Pinhead che scimiotta l’anti Cristo.
    Poi la carneficina nel Boiler room mi ha fatto ricordare tristemente gli eventi terroristico di Parigi ( quasi un presagio purtroppo).
    E il primo film della serie che si discosta dai suoi due predecessori.
    Meno claustrofobico rispetto al primo , che è fedele al racconto di Barker e che si esaurisce la con quel finale che sembra voler essere aperto,ma che non lo è!
    Il secondo sembra un inutile remake del primo in versione femminile che non aggiunge niente di nuovo.
    Anche perché già il primo aveva raccontato tutto .
    Il terzo secondo me con l’idea di portare l’inferno sulla terra , dare ai cenobiti questa possibilità è stato un incipit che poi non è stato coltivato nei deludenti film che sono seguiti.
    Di Hellraiser non so altro , ho visto anche il quarto capitolo ma sinceramente non ricordo niente un po’ come del secondo.
    Adesso dopo la rivelazione che hai fatto riguardo a come la serie sia diventata poi spazzatura o escamotage per pagare poche tasse che posso dirti!
    Sinceramente ci vorrebbe un miracolo per riportare Hellraiser ai fasti di un tempo.
    Io non perdo la speranza...speriamo bene!
    Ciao e complimenti

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    1. Temo che sia una speranza mal riposta, visto che nei successivi 7 film rispetto a quelli che citi, cioè nei successivi 25 anni, non solo non ci sono stati tentativi di miglioramento, ma è stata una discesa agli inferi più profondi. Se un giorno ti capiterà di vedere un Hellraiser più recente, potrai sincerartene in prima persona.
      Le scene all'esterno del terzo film sono proprio quelle girate in fretta e in furia quando ormai, piangenti, erano tutti disperati perché dopo vari rimontaggi proprio il film era impossibile da portare in sala. Barker dice che l'hanno chiamato e lui al volo ha pensato quelle scene, che non c'entrano nulla con il resto della storia e anzi hanno "maledetto" il film: quelle sequenze girate in America hanno attirato i fratelli Weinstein che sono calati sulla serie iniziando a divorarla dall'interno.
      Anche a distanza di anni non riesco proprio a farmi piacere quel terzo film, anche per le occasioni mancate. La scena della chiesa dimostra che c'era un ottimo istinto a sfruttare le potenzialità dissacranti dei personaggi, ma non il coraggio di farlo poi sul serio. E nelle interviste è confermata questa sensazione: la scena doveva essere molto più potente ma alla fine si è scelto di evitare problemi religiosi.
      Fermo restando che parliamo comunque di un periodo in cui il cinema era ancora vivo e anche prodotti di basso profilo come questo potevano vantare una qualità altissima, rispetto alla roba girata dopo il Duemila. Però già dal secondo episodio era chiaro che gli autori che ogni volta si alternavano alla sceneggiatura stavano solo sparando a caso, senza avere la minima idea di cosa dire né la forza, il coraggio e la capacità di dirlo. Stiamo parlando di un prodotto in serie, non è mica un'opera di Ken Russell che può permettersi i demoni in chiesa! :-P
      Sarebbe bello dire che se fosse rimasto Barker alla guida della saga staremmo parlando di prodotti decisamente migliori, ma visto quello che ha fatto dopo temo che il buon Clive sia stato solo molto fortunato ad azzeccare un'idea: tirare fuori più film mantenendo la stessa qualità richiede un tipo di bravura decisamente superiore.
      P.S.
      Ogni elemento del film si richiama alla moda del tempo, temo che vederci elementi innovativi sia solo l'effetto del vederlo slegato dai suoi coetanei. Molti horror mostravano carneficine - erano tempi in cui si poteva spendere in questo tipo di scene - e già l'alieno che veniva in pace di "Arma non convenzionale" (1990) affettava la gente coi CD Audio :-P

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  8. Per me esteticamente il terzo non è male.
    Si stacca nettamente dai primi due.
    Tra i difetti ci vedo una sceneggiatura deboluccia salvata in extremis da quelle trovate di Barker che scrivi tu.
    Poi gusti son gusti.
    Vedere i tre film in due giorni.
    Il primo e il secondo ieri sera ( uno dopo l’altro) mi fa giungere a una conclusione che il masochismo analizzato da te nei tuoi articoli e anche dagli altri blogger con il loro contributo è distante anni luce dall’estetica di Hellraiser.
    Parlo ovviamente dei tre film che ho visto.
    Ciao

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