venerdì 11 maggio 2018

Una storia mesoamericana

Il sacrificio umano e l’autosacrificio nella cultura azteca: piacere per la sofferenza o strumento politico? 

“How the gods had their beginning and where they began is not well known. But this is plain, [that] there at Teotihuacan... when yet there was darkness, there all the gods gathered themselves together, and they debated who would bear the burden, who would carry on his back - would become - the sun. And when the sun came to arise, they all [the gods] died that the sun might come unto being... and thus the ancient ones thought it to be.” (Bernardino de Sahagún, Florentine Codex)

Gli Aztechi sono stati uno dei pochi popoli mesoamericani a non essere nativi del luogo in cui hanno stabilito il proprio impero, bensì un insieme di diversi popoli uniti soltanto da un comune linguaggio, il Nahuatl, che migravano dalle regioni del nord del Messico (una mitica terra di nome Aztlan da cui deriva appunto il termine di Azteco) fino a stabilirsi nella più florida e ospitale Valle centrale. 
Fra tutti questi popoli quello di cui si conosce sicuramente di più è quello dei Mexica (che si pronuncia Mescica), il quale stabilendosi nella zona paludosa di quella che diventerà la città di Tenochtitlan creerà dal nulla uno degli imperi più straordinariamente organizzati fra le civiltà precolombiane.
Tutti, però, conosciamo gli Aztechi/Mexica per la pratica del sacrificio umano, tutti abbiamo reagito inorriditi (o come me incuriositi, ahimè) le prime volte che abbiamo sentito di questo aspetto della loro cultura e abbiamo in molti casi deciso di preferire Maya e Inca perché ci sembravano tutti più buoni e astronomi/alieni, ma personalmente ho avuto sempre un innato debole per loro e volevo capire da cosa nascesse questa passione per lo sgorgare del sangue rosso di una vittima sull’altare, per questi cuori strappati ancora palpitanti, per questi corpi fatti rotolare dai gradini delle piramidi e per queste partite di calcio che ti costavano la pelle... e allora ho studiato ed in parte ho cominciato a comprendere. 

La natura della civiltà Mexica/Azteca affonda le radici nell’ostilità: essere dei popoli migranti li ha portati ad avere scontri fortissimi e continui con le civiltà autoctone fino ad essere respinti in una delle zone meno ospitali di tutta la Valle del Messico, ovvero la palude ed il lago Texcoco
Avendo avuto, però, un presagio divino ed assistendo al miracolo dell’aquila appollaiata su di un cactus*, arrivati in questo luogo hanno cominciato a costruire, compiere opere di bonifica e sviluppare la loro particolare intelligenza sociale e strategica; continuava a presentarsi il problema dell’affermazione dello stato di civiltà vera e propria di fronte agli occhi dei popoli vicini e allora quale migliore modo di garantirsela se non appropriandosi delle radici culturali lasciate da due grandissime civiltà del passato ormai scomparse come quella dei Toltechi e quella di Teotihuacan
Così fu fatto: le famiglie nobili cominciarono a vantare lontane origini mitiche che legittimavano automaticamente la propria posizione di benestanti sia di fronte ai più poveri, sia agli occhi delle caste nobiliari delle civiltà limitrofe e si cominciarono così a delineare delle nette gerarchie sociali interne che contribuivano a dare un’immagine di ordine ed un effettivo sostegno di forza e stabilità necessari per la sopravvivenza e l’autoconservazione. 
Dall’antica civiltà di Teotihuacan derivarono anche i miti della creazione che ancor di più consolidavano questo rapporto di sacrificio, contrasto e affermazione con la realtà circostante. Secondo gli antichi miti, infatti, il mondo era sottoposto ad un continuo ciclo di nascita e distruzione, ogni ciclo era dominato da un dio che ne decideva e caratterizzava lo stile di vita ed il conseguente declino e la nascita del Quinto Sole (quello che tuttora brilla su di noi) conobbe alcune peculiari difficoltà: innanzitutto bisognava ricreare la Terra e poi doveva essere ridata vita agli umani che erano stati annegati dai diluvi ed acquazzoni che Tlaloc, dio della pioggia e delle tempeste, aveva inflitto alla fine dell’era del Quarto Sole. 
Quetzalcoatl, il serpente piumato, si fece carico dell’impresa compiendo un viaggio nel Mictlan - il regno dei morti - per recuperare le ossa dalle quali la nuova stirpe umana sarebbe risorta e dopo aver dovuto affrontare prove e ostacoli cui fu sottoposto dalle divinità infere Mictlantecuhtli e Mictlanchihuatl, riuscì a performare il rito di rinascita facendo sgorgare parte del proprio sangue sulle ossa inanimate dando vita, così, agli uomini nuovi. 

Morte, sangue e sacrificio alla base della vita cominciarono così ad incastrarsi in modo abbastanza concreto nell’immaginario religioso azteco, ma un secondo mito conseguente a questo episodio ne salderà definitivamente la presenza. Dopo aver creato la Terra, il Mais e le Persone, i tre elementi indispensabili per la vita, adesso era necessario creare il Sole senza il quale il nuovo universo non avrebbe potuto sussistere e alle divinità Teccitlecatl e Nanahuatzin venne richiesto di lanciarsi nel fuoco e sacrificarsi per la creazione dell’astro; dal loro bruciare venne prodotta una luce talmente forte che gli altri dei temettero potesse incendiare la terra e gli umani, quindi con un escamotage che ricorda alcuni miti dell’estremo oriente (la presenza di un coniglio celeste) si fece in modo di affievolire la luce di uno dei soli gemelli il quale, spostandosi, diede origine alla Luna. 
Il nuovo Sole nascente, Tonatiuh, non si muoveva e quando gliene fu chiesto il motivo rispose: “Why? Because I’m asking for their blood, their color, their precious substance”. (Perché? Perché voglio il loro sangue, il loro colore, la loro intima e preziosa sostanza) ed ancora una volta fu Quetzalcoatl ad avere il coraggio di mettere in atto il sacrificio dei suoi fratelli divini incidendone il petto e traendone fuori il cuore ancora pulsante come offerta al Sole. Tonatiuh finalmente sazio e soddisfatto cominciò a muoversi e da allora, al fine di mantenere il costante movimento del sole, gli Aztechi/Mexica perpetrarono la tradizione del sacrificio umano e dell’autosacrificio alla stregua di quelli compiuti dal dio Quetzalcoatl

Le pratiche di sacrificio, quindi, avevano una spiegazione ed una origine religiosa molto forte: gli Aztechi si sentivano in dovere di sacrificare la propria vita o parte del proprio sangue a quegli dei che tanto avevano fatto per garantire loro vita e sopravvivenza sulla terra; a livello ideale erano stati gli unici che li avevano mai effettivamente supportati ed aiutati durante il viaggio di migrazione, avevano dato loro un posto dove stare ed un sole da cui traevano vita quotidianamente ed era giusto, anzi era considerata una delle più grandi sublimazioni della propria vita quella di sacrificarla come estremo gesto di gratitudine verso tanta benevolenza. 
A questo vi si applicavano con dedizione e continuità e i sacerdoti erano quelli che praticavano più spesso: in ore notturne, dopo essersi purificati, pungevano parti del corpo come i lobi delle orecchie per far sì che ne fuoriuscisse una quantità di sangue non letale e sempre rinnovabile replicando così l’autosacrificio (bloodletting) che Quetzalcoatl aveva messo in atto alla fine del suo viaggio negli inferi, erano educati a questo ed era estremamente importante che la pratica venisse osservata costantemente, morte e vita erano connesse l’una all’altra e rivestivano eguale importanza nella vita religiosa e sociale azteca.

I sacerdoti erano anche coloro i quali avevano l’onore e l’onere di mettere in atto i sacrifici umani delle cerimonie più grandi, in quanto la forma dell’autosacrificio aveva un carattere più simbolico che concreto ed effettivo. Le grandi cerimonie avvenivano con una certa frequenza, tant’è che gli spagnoli rimasero sbigottiti da tutto questo ‘barbaro’ spargimento di sangue e non esisteva solo lo svisceramento del cuore, per ogni divinità erano infatti previste delle modalità precise che ne regolavano il sacrificio e fra le più pittoresche possono essere annoverate quelle dedicate a Xipe Totec, un potentissimo dio della fertilità per il quale si svolgevano due tipi di rituale: il gladiator sacrifice in cui veniva messa in scena una lotta fittizia durante la quale un guerriero prigioniero veniva costretto a scontrarsi - disarmato - contro un esperto guerriero mexica e l’arrow sacrifice in cui la vittima veniva bersagliata di frecce fino alla morte per dissanguamento. 
Le vittime dei sacrifici non erano considerate come dei comuni mortali, ma diventavano Ixiptla ovvero vera e propria personificazione delle divinità e la loro selezione era effettuata con estrema cura, a ogni divinità era destinato un determinato genere di vittime che venivano scelte fra prigionieri di guerra, schiavi o secondi figli di famiglie nobili immolati per l’onore della dinastia; ad esempio per Tlaloc si sceglievano i bambini, per Tezcatlipoca giovani bellissimi ed anatomicamente perfetti e per le divinità femminili, di solito, le donne. 
Le vittime impersonavano gli dei stessi per un periodo di tempo variabile che precedeva il sacrificio e come divinità venivano trattate con tanto di feste a loro dedicate, privilegi di ogni tipo loro concessi e i cronisti spagnoli raccontano di aver visto questi uomini e donne salire le scale dei templi dove sarebbero stati uccisi con i volti pieni di orgoglio perché consapevoli di stare donando la propria vita agli dei e di stare garantendo al mondo di andare avanti e proseguire il ciclo dell’esistenza. Il fatto che molti di questi individui fossero prigionieri di guerra o schiavi ci riporta al discorso iniziale in cui si diceva che le radici della cultura azteca affondassero nell’ostilità e nella volontà di affermazione e questo ne è una ulteriore testimonianza in quanto lo scegliere un guerriero nemico, il consacrarlo a ixiptla, glorificarlo e conseguentemente il sacrificarlo o l’ucciderlo in altri e più concreti termini erano un segnale tangibile del potere e della supremazia che gli Aztechi/Mexica ed il loro impero avevano raggiunto e che non potevano più essere messi in discussione. 
In conclusione più che di un piacere fine a se stesso nei confronti della sofferenza, che è forse quello che abbiamo sempre immaginato tutti pensando alla pratica del sacrificio umano, esso era in realtà uno strumento sociale, politico e religioso potentissimo che non avrebbe potuto esemplificare meglio la cultura ed il sentire di un popolo in cui vita e morte si confondevano di continuo, grandezza e vacuità dell’esistenza coesistevano in un intreccio indissolubile: sapevano di essere venuti dal nulla, ma avevano lottato e combattuto per diventare qualcosa di grande, aiutati dagli dei portavano avanti il ciclo della vita non rinunciando però mai a quell’identità che tanto avevano faticato a costruire. 

Note:
* Si riferisce al mito secondo il quale gli Aztechi avrebbero dovuto fondare la propria città nel luogo in cui avrebbero trovato un’aquila che mangiava un serpente in cima ad un cactus, infatti pare che Tenochtitlán significhi ‘Among the Stone-cactus fruit’. Attualmente quest’immagine costituisce uno stemma tradizionale messicano. 
Fonte: 
Micheal E. Smiths, “The Aztecs”, third edition, Blackwell Publishing Ltd., 2012, cap.2 pag.36-39, cap.8 pag.190, cap.9 pag.197-200, cap.10 pag.219-225.


Alessia HV, Tonatiuh, the Fifth Sun, digital painting, 2018 - https://alessiahv.deviantart.com/

20 commenti:

  1. Quando ho studiato letteratura spagnola ho letto diversi libri sulla "conquista" con vari capitoli dedicati proprio alle crudeltà azteche (che comunque sarebbero state ampiamente superate da quelle dei conquistadores spagnoli...)
    Ho letto anche che, pur essendo evidente che questi sacrifici avvenivano, ci siano state delle esagerazioni nel descriverli da parte dei cronisti spagnoli, un po' per il tipico gusto di esagerare (tipo "Il Milione" di Rustichello sui viaggi di Marco Polo per capirci) e un po' per mettere gli aztechi nella peggior luce possibile e quindi giustificare moralmente la conquista.

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    1. P.S.: bellissimo il tuo disegno.

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    2. Buondì Ariano!
      Grazie sia per aver apprezzato il disegno, sia per aver letto l’articolo!

      Esattamente, gli Spagnoli hanno dovuto in qualche modo giustificare la propria conquista (avvenuta per altro con escamotage disonesti ed ingiusti nei confronti di un popolo che li stava accogliendo), cercando di infangare una cultura che stava già diventando piuttosto scomoda nello scacchiere politico massicano, ma quasi paradossalmente le testimonianze più realistiche ci sono pervenute da tutti i monaci e preti missionari che hanno vissuto a contatto con i pochi superstiti e che hanno raccolto, cercando di ricomporre un puzzle molto frammentato, le testimonianze di questi ultimi.
      Gli studi archeologici a riguardo si stanno muovendo molto in questi ultimi anni e ne sta venendo fuori il ritratto di una civiltà molto viva e piena, nonostante questo aspetto ‘brutale’ ne fosse parte integrante.

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  2. Conoscevo la mitologia alla base del sacrificio azteco, ma mi ha fatto comunque piacere rileggerla, dopo tanti anni e così ben sintetizzata. E davvero bellissimo e potente il disegno... qualcosa mi dice che lo rivedrò presto, riproposto in un altro blog di nostra conoscenza ;-)

    Durante il mio viaggio in Messico, nel 1996, ho visitato sia Teotihuacan che Tula, l'antica capitale dell'impero tolteco. Sono posti davvero speciali, in cui è facile sentirsi come trasportati altrove.
    Mi colpì in particolare, a Tula, scoprire che gli Aztechi, per conquistare la capitale tolteca, decapitarono prima di tutto le Chac-Mool, le statue poste attorno alla città a sua sorveglianza.

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    1. Questo particolare mi mancava e approfondirò a mia volta!
      Sei stato veramente fortunato a poter permetterti di andare in Messico, prima o poi lo farò anche io... ho una bella lista di posti da visitare.

      Grazie per aver apprezzato, Ivano e, chi lo sa, magari il disegno lo vedremo veramente da qualche altra parte in tempi non troppo lontani! :D

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    2. Io nel mio viaggio ho evitato di proposito tutta la parte Maya del Messico, per concentrarmi sulle due culture azteca e tolteca che mi affascinavano di più.

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    3. Io non so se resisterei alla tentazione, una volta sul posto ne approfitterei probabilmente!

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  3. Splendida trattazione di un mito che mi ha fatto piacere scoprire, essendo io digiuno di precolombiani :-P

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    1. Buongiorno Lucius!
      Mi sono resa conto che gli studi e le conoscenze che per la maggior parte si hanno su queste culture, almeno fra le persone che conoscono, riguardano più che altro i miti della fanta-archeologia, infatti ho voluto procurarmi un testo scritto da un archeologo e professore vero e proprio che effettua studi sul campo e non tratta in modo new age certe tematiche... non è stato semplice all’inizio, ma è stato un viaggio interessantissimo!
      Felice tu abbia apprezzato!
      A presto!

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  4. Bellissimo articolo, brava Alessia.
    Che dire, io non ho mai considerato la cosa come un auto-piacere, però è chiaro che se gli spagnoli stessi rimasero sbigottiti (e ricordiamo chi erano e cosa fecero/faranno) significa che il sangue scorreva davvero a fiumi! XD
    Insomma, dovevi essere fortunato a non nascere secondo figlio di una famiglia nobile, o non nascere bellissimo, o donna! Che poi sicuramente erano così esaltati (la religione, vuoi o non vuoi, ha sempre fatto danni nel cervello umano) che i condannati davvero si credevano prescelti o divinità. Contenti loro...

    Moz-

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    1. Più si è in una condizione di fragilità, più si cercano dei modi per affermarsi e per affermare la propria autorità sugli altri, illudendosi di affermarla anche su noi stessi.
      È una regola d’oro, purtroppo, non solo delle varie civiltà che si sono avvicendate nel mondo, ma anche dei singoli individui sociali. Anche se questo comporta atteggiamenti estremi!
      Ciao Miki e grazieee!

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  5. Alessia! Sei una vera e propria rivelazione! Ottima dissertazione. I miei complimenti!

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    1. Ohi Nick!! Grazie di cuore!! Non pensavo di creare questo effetto, mi fa piacere!! ^_^

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  6. Volevo tenermi questo post per oggi pome che ho 40 minuti di viaggio ma non ho resistito. Che dire? Ottimo pezzo. Scritto veramente bene e zeppo di riferimenti interessanti. Brava!

    Come molti conoscevo i sacrifici umani ma senza sapere il perché o il percome (sacrificavano persone agli dei. Punto.) e ora mi hai aperto gli occhi.

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    1. Ciao Zio!
      Mi fa molto piacere abbia suscitato la tua curiosità e ti ringrazio infinitamente per i complimenti!

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  7. bella storia, peccato per gli arroganti e presuntuosi conquistadores che ci hanno tolto l'opportunità di vedere tutto ciò e di farlo evolvere fino ad oggi (seppur penso che da quelle parti le pratiche, magari non così violente ed estreme, si siano semplicemente mascherate di cattolicesimo, ma siano rimaste abbastanza invariate)

    p.s. bel disegno

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    1. Gli spagnoli hanno agito in uno dei modi più scorretti possibili nei loro confronti, hanno portato tutta la furberia europea in un mondo che viveva e conosceva altri ritmi ed altri codici comportamentali e leggerne mi ha veramente infastidita!
      Sì, la cultura azteca oggi come oggi è celebrata come patrimonio nazionale in Messico, nonostante di Azteco non sia rimasto nemmeno un individuo e sicuramente alcune forme di culto si sono evolute, ma sono fondamentalmente rimaste!
      Grazie per aver letto e sono felice ti sia piaciuto il disegno! Grazie!!

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  8. Volevo approfittarne per ringraziare Obs per aver ospitato il mio articolo e, ancor prima, per avermi chiesto di partecipare insieme a tanti grandissimi nomi del nostro ‘giro di bloggers’. È stata una bellissima occasione e non posso che esserne felice... fra l’altro hai trovato immagini stupende a corredo dell’articolo!
    Quindi GRAZIE!

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  9. Non posso che leggere è lasciarmi travolgere da quello che hai scritto.
    Complimenti.
    Un popolo sanguinario ma affascinante .
    Alla tua domanda pensando al sacrificio mi vien da rispondere preferendo di più la definizione di pensiero politico.
    Massimiliano

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    1. Ciao Massimiliano! grazie per aver preso il tempo per leggere l’articolo e per averlo apprezzato!

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