mercoledì 23 maggio 2018

The Deviant Hearts

La felicità è pericolosa
The Deviant Heart

"She stood there, dissolved in the simple completeness of the moment, leaning against the trunk of the familiar tree that welcomed her like an old friend by the waving of its branches and the rustling of its leaves. Her spine complained as she bent down, one hand holding the tree for balance, one searching the ground, finding a small oval leaf. She inspected it and decided that it would do. Gently, she held it by both edges and pressed it against her lips. She closed her eyes and let the air travel from her lungs. As the simple melody it created traveled over the water, the long skinny branches of the willow swayed softly to the rhythm of the new song. A sting in her chest, a smile on her lips." 
Una fitta nel petto, un sorriso sulle sue labbra. Sofferenza e piacere, dolore e felicità. Quanto sembrano lontane queste coppe di emozioni? Quante volte, invece, capita di provarle mescolate, avvolte una sull'altra e inseparabili come il dì e la notte? 

Nell'arte e nella letteratura si possono trovare diversi esempi di come il piacere e la sofferenza siano indissolubilmente legati nei destini umani, ma oggi vi voglio portare un esempio poco conosciuto in Italia, che unisce letteratura e musica. 
Nel 2015 Charlotte Wessels, cantante e compositrice, scrive un romanzo breve dal titolo "The Deviant Hearts" (I cuori anomali). Da esso nasce poi l'omonimo concept album del progetto musicale Phantasma, creato dalla stessa Charlotte, da Georg Neuhauser e da Oliver Philipps
L'album contiene dodici tracce più una bonus track, che ripercorrono la storia dei protagonisti del romanzo e ne enfatizzano i momenti più significativi. I testi delle canzoni, scritti dalla stessa Charlotte Wessels, si sposano perfettamente con lo stile del libro e ne costituiscono il naturale proseguimento. Ad un primo ascolto suonano piuttosto criptici, ma assumono una luce nuova dopo la lettura. 

La protagonista di questa storia è una bambina di nome Robin. Ma non è una bambina come tutte le altre. 
Lei e il suo fratellino Jacob hanno una malattia rarissima. Così rara che loro sono gli unici al mondo ad averla e i medici l'hanno scoperta proprio quando è nata Robin. 
"RHS they called it. RHS or 'Responsive Heart Syndrome'. They had never seen this in any human before, or in any living creature for that matter. What they found is that the girl’s emotions triggered her heart to grow larger or smaller. "Best to keep her in." One White Coat told her mother. "Best not to let her experience anything too exciting, be it good, be it bad." Mrs. Hollowood thought this over. That morning, the newspaper had spoken of crisis and executions. Cattle had been brought to slaughter and the neighbor's cat had kittens. That morning, the sunset had been purple. Robin’s television had shown children starving on one channel and adds for diet pills on another. That morning, Robin was given a rainbow-colored pie even though it was not her birthday. "How do you shield someone from the good and the bad in the world?" Mrs. Hollowood asked, only halfway expecting a reassuring answer." 
Il cuore di Robin è anomalo perché cambia fisicamente dimensioni ogni volta che la bambina sperimenta un'emozione forte: si espande per la gioia e si restringe per la tristezza. Responsive Heart Syndrome, la chiamano. Ma in realtà nemmeno i medici sanno come trattarla. 
Ogni volta che Robin e Jacob vedono qualcosa di entusiasmante, di eccitante, che riempie il loro cuore di gioia e i loro sguardi di interesse, finiscono all'ospedale. Costretti in un letto, circondati da tubicini, medicine, corridoi spogli e camici bianchi. Ogni volta bisogna intervenire perché i loro cuori potrebbero non reggere. Potrebbero espandersi fino a spezzare la gabbia toracica e ucciderli. 
La felicità è pericolosa. La felicità è irrimediabilmente legata alla sofferenza. La felicità rischia ogni volta di essere troppa e di portare alla morte. 
L'unica soluzione è tenere al riparo i bambini da qualsiasi cosa sia troppo emozionante. L'unica soluzione è vivere una vita piatta. 
"She tries her hardest and best to enjoy the simple things, avoiding at all cost getting stuck between the teeth of a dream of bigger things, trying to find an appeal in the real, the actual, the every day. Her heart swells at the sight of castles in the sky, which - she reminds herself - are clouds. Her heart swells at the sight of rivers on the road, which - she reminds herself - are puddles." 
Robin ci prova, ci prova davvero. Quando vede qualcosa di bello o affascinante, fa del suo meglio per placare l'entusiasmo e per non emozionarsi. I meravigliosi castelli nel cielo sono solo nuvole. I fiumi che vede scorrere ai lati della strada durante le giornate di pioggia sono solo pozzanghere. 
Ma non ci riesce. Il mondo è troppo affascinante agli occhi di una bambina. Là fuori ci sono troppi misteri da scoprire, avventure da vivere, emozioni che riempiono il cuore di gioia. 

Una notte, Robin e Jacob decidono che non ne possono più di vivere così, circondati dalle pareti asettiche dell'ospedale. 
Ciò che li convince a scappare è proprio la fantasia: gli origami a forma di gru, che Robin creava da qualsiasi foglio di carta le capitasse in mano, per cercare di arginare la noia, sono stanchi di accumularsi immobili in giro per la stanza e iniziano a volare. Convincono i due bambini ad aprire la finestra e a seguirli nel pericoloso mondo esterno. 
Jacob e Robin vivranno finalmente la loro prima avventura, che potrebbe essere anche l'ultima, perché la felicità e l'eccitazione portano inevitabilmente il loro carico di morte. 

Potreste pensare che questa storia sia soltanto una poetica descrizione del legame intrinseco tra due emozioni di segno opposto... ma in realtà credo sia una metafora che racconta tutte le nostre vite.
Tutti noi tendiamo a fuggire il dolore e a ricercare la felicità, ma a volte non è possibile distinguere, perché ciò che ci rende felici porta con sé anche il rischio di soffrire. Quindi decidiamo di rinunciare ad entrambi, per non dover affrontare il dolore. 
Chi di voi non ha mai avuto paura di innamorarsi? Io sicuramente l'ho fatto. A volte sono riuscita ad accettare il rischio, altre volte mi sono tirata indietro. Ma non succede solo con l'amore per un'altra persona: anche una passione che ci dà gioia e riempie di significato la nostra vita può portare ansia, frustrazione e farci sprofondare nella tristezza. 
Non può esistere singolarmente una sola delle due facce della medaglia. Ogni volta che ci mettiamo in condizione di amare, ci mettiamo anche in condizione di soffrire. 

Aprire il nostro cuore alle emozioni vuol dire accettare il pacchetto completo, senza sapere che cosa ci porterà la vita e in quale momento. 
L'unica soluzione per scappare è chiudersi dentro le fredde pareti asettiche di un ospedale, dove non entra la gioia, ma neanche la sofferenza ci può scalfire. Lì, nel nostro rifugio, potremo assemblare origami a forma di gru, ma non potremo dire di aver toccato la vita. 
Oppure, possiamo accettare il rischio. Possiamo essere coraggiosi quanto Robin e Jacob, che per colorare la loro vita di emozioni intense sono disposti anche a morire. 
E forse anche a noi, in alcuni momenti, sembrerà di morire, ma la verità è che la sofferenza non uccide. Se siamo in grado di reggere il peso della felicità, possiamo affrontare anche il dolore. 
La scelta è in mano nostra.


10 commenti:

  1. L'idea di partenza è straordinaria. So per esperienza che l'idea non basta, bisogna saperla sviluppare, però questo romanzo mi intriga tantissimo, suona davvero "poetico" come dici.
    E per quanto mi riguarda devo ammettere che anch'io ho spesso tenuto "sotto controllo" le emozioni, fino a quando sono arrivato al punto di dovergli dare libero sfogo. Non posso dire che ora mi sento "meglio", semmai mi sento più fragile.

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    1. Capisco la sensazione, anch'io tendo a tenere molto sotto controllo le emozioni. Vorrei controllarmi meno e sentirmi più "libera" ma in molte situazioni non ci riesco ancora... in questo il teatro mi aiuta, perché è una specie di situazione protetta.

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  2. Ho ascoltato il preview dell'album. Lei ha una voce molto bella e anche le musiche non sono affatto male.

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    1. Contenta che ti piaccia! Secondo me anche i testi meritano :)

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  3. Solo qualche giorno fa, in uno di questi post, riferendomi al masochismo, scrissi: "siamo davvero certi che tutto ciò non ci riguardi in prima persona?".
    Ecco la risposta! Chi di noi non è mai stato un po' masochista per amore? Magari non tutti nella stessa misura (forse è anche una questione di sicurezza o di insicurezza) ma lo siamo stati tutto almeno una volta nella vita, questo è indubbio. E chi non lo è ancora stato, di sicuro lo sarà.

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    1. Hai ragione, tutti abbiamo amato qualcuno o qualcosa che ci ha fatto soffrire, perché l'amore è fatto anche di questo.

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  4. Un romanzo dallo spunto molto intrigante ed è incredibile l'idea di trasformarlo anche in un'opera musicale!
    Da ragazzo ho vissuto un'esperienza simile, con ovviamente le dovute proporzioni, in quanto una forte emozione positiva - qualunque ne fosse la causa - mi diventava ingestibile scaturendo quasi in un attacco di panico. Quindi ho dovuto lavorare molto sull'"apatizzarmi", per riuscire a ridurre al minimo la mia reazione di fronte a situazioni felici. Ecco perché sento un po' "mio" l'assunto del romanzo ;-)

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    1. Non pensavo che così tante persone si riconoscessero in questa metafora... evidentemente parla di qualcosa che tutti prima o poi proviamo, perché il dolore non è solo quello fisico: anche quello emotivo può fare molto male.

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  5. Ciao.
    Bello ll binomio musica e opera letteraria .
    Il racconto lo si può trovare anche in edizione italiana?
    Poi che posso dirti , la vita è un altalenarsi di tante sensazioni belle e brutte.
    Nel mio caso tutti mi dicono che sono trasparente che non riesco a nascondere quello che penso.
    In più lo dico ...forse è un difetto, ma non riesco a cambiare per questo.
    Una cosa mi sento di dire.
    Al di là della finzione letteraria e del concetto stereotipato di ospedale non è sempre vero che non ci entra la gioia.
    Sicuramente è un luogo dove c’è la sofferenza ma è anche vero che ci lavorano tante persone che cercano di portare quella gioia che scrivi te.
    Sennò veramente ci sarebbe da tagliarsi le vene.

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    1. Ciao, purtroppo non esiste la traduzione italiana del racconto.
      Per quanto riguarda gli ospedali, sono sicura che ci sono tante brave persone che vogliono solo il bene dei pazienti lì dentro. Però io sono talmente traumatizzata dalle mie esperienze passate e da come sono stata trattata da certi individui che non credo riuscirò mai a togliermi questa visione dell'ospedale, mi dispiace...

      Parlando più strettamente del racconto, l'ospedale per i due bambini è un luogo triste perché è noioso e sono costretti a stare lì per molto tempo, mentre vorrebbero andare fuori a giocare. Penso che sia molto comprensibile, dalla prospettiva di un bambino :)

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