Estasi è una parola che può assumere molte sfaccettature, molti significati diversi. È una parola che ha ispirato non solo saggi, come quello di Huxley, ma anche l’arte. Mi ero ripromesso di riprendere il progetto Orizzonti del reale cominciando a parlare di Timothy Leary, ma poi ho deciso di mettere un attimo da parte i saggi, anzi di dimenticarmi per un attimo della letteratura e anche di tutti i modi più colti e però magari anche più criptici in cui è possibile illustrare l'estasi umana: pittura, scultura, eccetera. Metterò da parte tutto questo, con il proposito di tornarci su in un altro momento, e mi cimenterò con la prima incursione cinematografica sul tema dell'estasi, perché nulla più del cinema può affrontare il tema in maniera chiara e diretta. Scrivo “prima incursione” di proposito, perché ne è prevista almeno un'altra e anche perché le due pellicole che tratterò oggi non sono né particolarmente famose né, di certo, le prime che vengono alla mente parlando di estasi: sono “The Addiction” di Abel Ferrara e “Sebastiane” di Derek Jarman. Oltre vent'anni le separano e per questo e mille altri motivi non potrebbero essere più diverse, ma entrambe sono in grado di proporci un’interessante riflessione sul tema.
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giovedì 28 gennaio 2016
Orizzonti del reale (Pt.4)
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Estasi è una parola che può assumere molte sfaccettature, molti significati diversi. È una parola che ha ispirato non solo saggi, come quello di Huxley, ma anche l’arte. Mi ero ripromesso di riprendere il progetto Orizzonti del reale cominciando a parlare di Timothy Leary, ma poi ho deciso di mettere un attimo da parte i saggi, anzi di dimenticarmi per un attimo della letteratura e anche di tutti i modi più colti e però magari anche più criptici in cui è possibile illustrare l'estasi umana: pittura, scultura, eccetera. Metterò da parte tutto questo, con il proposito di tornarci su in un altro momento, e mi cimenterò con la prima incursione cinematografica sul tema dell'estasi, perché nulla più del cinema può affrontare il tema in maniera chiara e diretta. Scrivo “prima incursione” di proposito, perché ne è prevista almeno un'altra e anche perché le due pellicole che tratterò oggi non sono né particolarmente famose né, di certo, le prime che vengono alla mente parlando di estasi: sono “The Addiction” di Abel Ferrara e “Sebastiane” di Derek Jarman. Oltre vent'anni le separano e per questo e mille altri motivi non potrebbero essere più diverse, ma entrambe sono in grado di proporci un’interessante riflessione sul tema.
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