Spiriti d’autore. È così che avrei dovuto chiamare questo articolo, giacché gli spiriti presenti nei film del regista di culto Apichatpong Weerasethakul sono l’unico motivo che giustifica la comparsa dell’autore trentasettenne in uno speciale, come questo, dedicato al cinema horror tailandese.
Weerasethakul non è un regista mainstream, ma non ha nemmeno nulla a che fare con l’horror. Tuttavia, per quanto i suoi siano film in gran parte realistici e anche sottilmente politici, arriva sempre il momento in cui vi fanno capolino fantasmi e presenze.
È qui che la dimensione spirituale (o onirica, se vogliamo metterla in altri termini) diventa il vero motivo dominante della narrazione. Abbiamo visto come i tailandesi siano abituati a fare i conti con gli spiriti e i fantasmi in ogni momento della propria esistenza, pertanto non deve stupire che essi compaiano anche in contesti inusuali ai nostri occhi. Fra i suoi lungometraggi più famosi vanno citati “Loong Boonmee raleuk chat” (Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti, palma d’Oro a Cannes nel 2010), “Sang sattawat” (Syndromes and a Century, 2006, miglior film del decennio secondo la classifica The Best of the Decade: An Alternative View della Cinemathèque del Toronto International Film Festival nel 2010) e “Sud pralad” (Tropical Malady, premio della Giuria a Cannes nel 2004). Tralasciando quello di mezzo, che non ho ancora visto, è sugli altri due che mi concentrerò oggi.
È qui che la dimensione spirituale (o onirica, se vogliamo metterla in altri termini) diventa il vero motivo dominante della narrazione. Abbiamo visto come i tailandesi siano abituati a fare i conti con gli spiriti e i fantasmi in ogni momento della propria esistenza, pertanto non deve stupire che essi compaiano anche in contesti inusuali ai nostri occhi. Fra i suoi lungometraggi più famosi vanno citati “Loong Boonmee raleuk chat” (Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti, palma d’Oro a Cannes nel 2010), “Sang sattawat” (Syndromes and a Century, 2006, miglior film del decennio secondo la classifica The Best of the Decade: An Alternative View della Cinemathèque del Toronto International Film Festival nel 2010) e “Sud pralad” (Tropical Malady, premio della Giuria a Cannes nel 2004). Tralasciando quello di mezzo, che non ho ancora visto, è sugli altri due che mi concentrerò oggi.
