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lunedì 18 agosto 2025

I delitti della casa decagonale

Chiunque sia appassionato di romanzi gialli conosce perfettamente, e certamente apprezza, i cosiddetti “delitti della camera chiusa”, ovvero quel particolare sottogenere in cui l'indagine ruota attorno a un delitto compiuto in circostanze apparentemente impossibili, generalmente una camera chiusa dall'interno. Il vero fulcro di questo sottogenere non è quello classico del poliziesco, cioè scoprire il responsabile, bensì scoprire come il crimine sia stato commesso, visto che la prima impressione degli investigatori e dei lettori è che il criminale, dopo aver compiuto il delitto, sia letteralmente svanito nel nulla. 
Uno dei primi esempi è probabilmente il racconto di Edgar Allan PoeI delitti della Rue Morgue”, ma sono certo molto più noti agli appassionati veri capisaldi del genere come “Il mistero della camera gialla” di Gaston Leroux e “Le tre bare” di John Dickson Carr
Quasi tutti i romanzieri più famosi, prima o poi, si sono cimentati con questa particolare tecnica, da S.S. Van Dine a Edgar Wallace a Ellery Queen, senza naturalmente dimenticare la regina del giallo, Agatha Christie, che con “Dieci piccoli indiani” e “Assassinio sull'Orient Express” ha ampliato l’area di indagine, trasferendola dalle quattro mura in cui era relegata alla vastità di un’isola o di un treno, rispettivamente, mantenendo però rigorosamente inalterato lo schema generale dell’ambiente delimitato e impenetrabile. 
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