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lunedì 16 dicembre 2024

Karma, colpa e fine vita (Pt.3): Plan 75 e riflessioni finali

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Per riallacciarci alla prima parte di questo post, abbiamo appurato che la relazione del Giappone con la morte volontaria non riguarda solo la famosa pratica del seppuku, il suicidio rituale dei samurai, o le missioni suicide degli aviatori giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale; è una pratica se possibile ancor più antica, il cui ricordo permane nell’immaginario collettivo della nazione e di tanto in tanto ritorna in auge, se pur camuffato da narrazione distopica. Un esempio recente è il film del 2022 "Plan 75" di Chie Hayakawa, ambientato in un futuro in cui il Paese del Sol Levante inaugura un programma di suicidio assistito gratuito per gli anziani ultra settantacinquenni. Prima che la narrazione prosegua concentrandosi su pochi personaggi, vediamo come la proposta susciti l’attenzione degli anziani per i motivi più disparati: c’è chi ha perso il lavoro, si sente inutile e sente di pesare sulle casse dello stato, chi vuole uscire di scena quando ancora è autosufficiente per non creare problemi ai parenti, chi è allettato dalla somma messa a disposizione dallo stato agli anziani per soddisfare i loro ultimi desideri o pensa di lasciarla in eredità a figli e nipoti, chi semplicemente è solo e non ha nulla e nessuno per cui continuare a vivere. A partire dall’incipit, in cui viene mostrato un attentato contro una casa di cura per attirare l'attenzione sul problema dell’invecchiamento della popolazione (“il crescente numero di anziani sta distruggendo l'economia del nostro paese”, dice l'attentatore prima di togliersi la vita), il film è un crescendo di angoscia e di profonda commozione mostrati col tipico minimalismo giapponese. 

lunedì 28 ottobre 2024

La Grande Abbuffata: epilogo

La parola cibo, dal latino cibus, indica tutto ciò che serve da nutrimento per il corpo”, scrissi nell’articolo introduttivo di questo speciale. E dissi anche, non ricordo se usando esattamente queste parole, che “anche lo spirito va nutrito” perché “così come il cibo è il nutrimento del corpo, l’arte è il nutrimento dello spirito”. Il cinema è oggi la forma d’arte più popolare non solo per le sue caratteristiche intrinseche (non occorre una preparazione culturale specifica per apprezzare la maggior parte dei film, anche se magari non se ne coglieranno tutte le sfumature), ma anche a causa della diffusione prima del televisore (negli anni Sessanta) e più recentemente delle numerose piattaforme di streaming che hanno relegato la visione dei film su grande schermo a un evento occasionale.

venerdì 13 settembre 2024

Fuori speciale: l'entomofagia come volontà e rappresentazione

“Fuori speciale” è una serie di articoli che vengono scritti di getto nel periodo di pubblicazione dello speciale “La grande abbuffata”. Pur non essendone parte integrante, ciò che viene qui trattato ruota intorno all’argomento principale senza spezzarne il filo logico. Si tratta, in estrema sintesi, di piccoli approfondimenti che non hanno trovato posto nella struttura principale. “Fuori speciale”, in uscita tutti i venerdì, non è una lettura necessaria alla comprensione degli articoli de “La grande abbuffata” (che usciranno invece il lunedì), è viceversa una lettura che può essere ignorata o rimandata, a vostro piacimento. 
***

Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. (Matteo 3:4)
Perciò potrete mangiare i seguenti: ogni specie di cavalletta, ogni specie di locusta, ogni specie di acrìdi e ogni specie di grillo. (Levitico 11:22)
Alcuni preferiscono chiamarla distopia, che è un’etichetta ultimamente sin troppo abusata, ma io preferisco utilizzare le parole “narrativa (o cinema) di anticipazione” (*), che per certi versi è simile alla distopia ma porta con sé la capacità di prevedere con esattezza situazioni che avranno, in un futuro più o meno remoto, un preciso riscontro nella realtà.

lunedì 25 dicembre 2023

Non molto da festeggiare

Il blog si prende comunque una pausa e tornerà, come d'abitudine, solo quando questa grande ipocrisia chiamata natale sarà ampiamente archiviata...

lunedì 11 settembre 2023

Una rilettura di "Niente di nuovo sul fronte occidentale" di Remarque

Questo libro non vuol essere né un atto d'accusa né una confessione. Esso non è che il tentativo di raffigurare una generazione la quale - anche se sfuggì alle granate - venne distrutta dalla guerra.
(Erich Maria Remarque) 

“La proposta ai giovani di leggere oggi un libro di guerra può far nascere qualche perplessità”. Con queste parole ha inizio la prefazione che il curatore Giuseppe Rubiola vergò per l’edizione Mondadori 1974, da quasi cinquant’anni in mio possesso, del capolavoro di Erich Maria RemarqueNiente di nuovo sul fronte occidentale”. Un’edizione diversa da quelle oggi in commercio, proprio perché rivolta a un pubblico di giovanissimi, giovani come lo fui io, studente di scuola media, quando mi ritrovai a sfogliarne le pagine con quella naturale superficialità dovuta all’età. Oggi forse qualcuno la chiamerebbe, utilizzando un neologismo, “edizione annotata”, ovvero ricca di note esplicative o integrative apposte a piè di pagina. Dubito che cinquant’anni fa si utilizzasse la stessa terminologia, e trovo conforto in questa mia sensazione nella stessa copertina, sulla quale spicca l’aggettivo “scolastico”, certamente più consono. Anche perché le annotazioni che vi trovo vanno dalle più convenzionali, come le definizioni di parole come “gavetta” o “spoletta”, a quelle meno ovvie, come la definizione di “Cavallo di Frisia”, un arnese che suppongo sia completamente ignoto al di fuori del mondo militare. 

giovedì 23 dicembre 2021

La magia del Natale

Il Natale sta arrivando e i grandi media nazionali avvertono "Non invitate i No-Vax alla cena di Natale!". Tranquilli, non c'è bisogno di fare proclami, non avremmo mai passato un Natale con gente che prende sul serio i vostri appelli all'odio. Esistono davvero persone che chiedono tamponi tra parenti o discriminano a tavola sulla base dell'assunzione di farmaci? Natale è calore, è armonia, è pace, non un momento di divisione.
Le misure ridicole, fallimentari, grottesche, autoritarie e non risolutive non fanno altro che spronarci a delle festività migliori, autentiche, agli antipodi con quelle psicotiche da voi proposte. State pure tra di voi se volete, cari giornalisti che godete nell'alimentare il clima separatista, non c'è alcun problema. Sapremo sostituirvi con valide e degne alternative. 
E mentre festeggiate tra di voi, chiedetevi se quelli che definite sbrigativamente e anche con disprezzo No-Vax sono solo un pugno di farneticanti complottisti, o se invece sono quelle stesse persone che sino a due anni fa frequentavate senza timore e magari anche stimavate.  
In questo momento, molto difficile psicologicamente per tutti, l’augurio che io faccio a tutti noi è che si riesca a porre un freno alle divisioni, a ritornare a trovare negli altri i punti di unione, a cercare di capire le ragioni di chi ci sta vicino, e non a cercare a tutti i costi un nemico in chi non lo è.

venerdì 15 ottobre 2021

Il giorno più buio

Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero. Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese è speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale 
(Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975).

domenica 3 ottobre 2021

Il vento va, e poi ritorna

Vladimir Bukovskij
 è uno scrittore, neurofisiatra e attivista dissidente russo che ha trascorso 12 anni nelle prigioni psichiatriche russe e nei campi di lavoro, per aver difeso i diritti umani durante gli anni ’60 e gli anni ’70. Il suo ultimo periodo di prigionia risale al 1971. Arrivò in occidente nel 1976 e oggi vive a Cambridge. Ha sperimentato sulla sua pelle un sistema che egli considera sinistramente simile a quello che oggi ci viene imposto con l’Unione Europea. Ecco il video, che ho tradotto e sottotitolato per voi, nel quale esprime pensieri pesanti come macigni, che dovrebbero scuotere anche le coscienze più sopite. 

E’ veramente un enigma per me capire perché, dopo avere appena seppellito un mostro, l’Unione Sovietica, ne stiamo costruendo un altro notevolmente simile: l’Unione Europea. Esattamente, cos’è l’Unione Europea? Forse, esaminando la sua versione sovietica, possiamo trovare la risposta. L’Unione Sovietica era governata da quindici persone non elette che si attribuivano incarichi l’un l’altro e che non erano tenuti a rispondere a nessuno. 

martedì 21 settembre 2021

L'orgoglio e la paura

"Signori, non prestate attenzione
 a questa piccola manifestazione:
 ha un carattere puramente sportivo".
 Caricatura di Gregor Rabinovitch
 pubblicata sul Nebelspalter, 1935, n. 32
 (Biblioteca nazionale svizzera, Berna).
Nel 1978, proprio nel dicembre dell'anno che sta terminando, si è celebrato il trentennale della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Orbene, sicuro di non compiere alcuna interferenza, protesto con fermezza perché in molti stati vi sono ancora uomini che vengono perseguitati per le loro idee. Nessuna interferenza da parte mia, ma il diritto di protestare in difesa di questi uomini che intendono vivere liberi. 
Io sono orgoglioso di essere cittadino italiano, ma mi sento anche cittadino del mondo, sicché quando un uomo, in un angolo della terra, lotta per la sua libertà ed è perseguitato perché vuole restare un uomo libero, io sono al suo fianco con tutta la mia solidarietà di cittadino del mondo.
(Sandro Pertini, Presidente della Repubblica, discorso di fine anno alla nazione, 31 dicembre 1978)

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