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venerdì 23 agosto 2024

Cronache della macelleria

"Chi ha detto che la carne è triste? La carne non è triste, è sinistra. Sta alla sinistra della nostra anima, ci cattura quando meno ce lo aspettiamo, ci trasporta su mari densi, ci affonda e ci salva; la carne è la nostra guida, la nostra luce nera e spessa, il pozzo d'attrazione in cui la nostra vita scivola a spirale, risucchiata fino alla vertigine...
E il macellaio che mi parlava di sesso per tutto il giorno era fatto della stessa carne, ma calda, e di volta in volta molle e dura; il macellaio aveva i suoi pezzi di prima e di seconda scelta, esigenti, avidi di bruciare la loro vita, di trasformarsi in polpa.
E lo stesso era delle mie carni, di me che sentivo il fuoco tra le gambe alle parole del macellaio".

Vagavo, poco prima di ferragosto, in uno di quei luoghi dove si vendono un tanto al chilo libri usati. Senza ombra di dubbio la mia attività estiva preferita, specie se costretto a trascorrere in città giornate in cui le persone normali si crogiolano spaparanzate sotto il sole. Il caldo ovviamente era soffocante, ma procedevo impavido nella mia ricerca di piccoli tesori, sollevando e spostando una montagna di libracci senza valore e impolverati dal tempo dalla bancarella sulla quale avevo posato gli occhi. Mia moglie a pochi passi di distanza stava facendo la stessa cosa, ma mentre io continuavo la mia ricerca in tutta comodità, i libri già nelle sue mani le rendevano difficoltosa la ricerca.

mercoledì 17 aprile 2013

Jesús Franco (1930-2013)

C’è una ragione che non mi spiego circa la mia decisione di dedicare qualche minuto del mio tempo alla memoria di Jesús “Jess” Franco Manera, il cineasta spagnolo che solo pochi giorni fa, all’età di 82 anni, si è spento in una clinica di Malaga dove era stato ricoverato per un ictus. Non me ne spiego la ragione per via del fatto che egli non era uno di quei registi per i quali farei carte false per accaparrarmi un posto in prima fila nelle sale dove i suoi film vengono proiettati. E infatti, della sua vasta filmografia (oltre 200 lungometraggi girati in carriera) credo di aver visto solo un paio di titoli, probabilmente due film che egli stesso avrebbe definito “minori”, durante i quali non faccio fatica ad ammettere di essermi annoiato a morte. Eppure Jess Franco è universalmente riconosciuto come il maggior esponente dell’exploitation, il più rappresentativo autore di un certo tipo di horror che oggi ormai non esiste più, quello visionario, quello saturo di atmosfere gotiche e pennellato di erotismo. Un cinema realizzato con budget ridicoli, attori raccolti per strada e spesso con soluzioni che definire “alla viva il parroco” non è fuori luogo. Un cinema che, seppur perennemente criticato e condannato, seppur relegato nelle sale di periferia (spesso addirittura a quelle a luci rosse), aveva il suo stuolo di appassionati.
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