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lunedì 5 ottobre 2026

La letteratura del "No"

Come spesso mi accade, dalla visione di un film è scaturita una riflessione letteraria che mi ha tenuto compagnia per qualche giorno, fino a convincermi a portarla qui sul blog, una riflessione attorno al tema del “rifiuto” e, per estensione, della “fuga”. Mi sono accorto che in molte storie la fuga non nasce tanto dal desiderio di lasciarsi alle spalle un problema, quanto dal rifiuto della vita che si sta vivendo: la famiglia, il lavoro, le convenzioni, perfino il ruolo che gli altri ci hanno assegnato. È una definizione ancora molto approssimativa di quella che lo scrittore spagnolo Vila-Matas ha chiamato «letteratura del No», ma forse conviene partire proprio dal film che ha fatto nascere questa riflessione, ovvero “Wakefield - Nascosto nell'ombra”. 
Quello di Robin Swicord è un film del 2016 incentrato su un uomo, Howard Wakefield (Bryan Cranston), che un giorno qualsiasi decide, senza apparente motivo, di non rientrare a casa e da lì in avanti vive per svariati mesi nella rimessa che si trova proprio di fronte alla comoda casa borghese dove abitava prima con la famiglia; una fuga, dal punto di vista fisico, solo di pochi metri, ma decisamente più drastica sotto qualunque altro aspetto la si voglia guardare. La narrazione procede focalizzandosi sulla sua lotta per sopravvivere, sul suo contendersi la spazzatura con una banda di stranieri specializzata in sottrazione di rifiuti e sulla sua ammirevole sopportazione, in solitudine, del freddo, del caldo, della fame e della malattia. 

giovedì 13 settembre 2012

La donna di sabbia

Gli anni 50 e 60 del secolo scorso furono testimoni di cambiamenti epocali per il mondo in generale e per il cinema in particolare. Ci eravamo appena lasciati alle spalle gli anni bui del secondo conflitto mondiale, i paesi erano frantumati, lacerati, la situazione economica era tra le più disastrose e tuttavia, in questo scenario, erano ancora i sentimenti di speranza e riscatto che tenevano i nostri padri attaccati alla vita. Il cinema, dal canto suo, non poteva che essere lo specchio di quell’epoca. Mentre in Italia si andava affermando il cinema neorealista dei Fellini, dei Visconti, dei Rossellini e dei De Sica, in Francia si respirava aria di Nouvelle Vague, quella degli Chabrol, dei Godard, dei Rohmer e dei Truffaut. La condizione delle classi disagiate era il tema ricorrente: chi non ha mai sentito almeno nominare Ladri di biciclette, Roma città aperta o Riso amaro? Ambientazioni familiari, istantanee di paesi resi poveri e desolati che però riuscirono a catturare in pieno la vera anima delle cose. Anche in Giappone si stava sviluppando un fenomeno simile a quello europeo. La Nuberu Bagu (ヌーベルバーグ, new wave) fu una corrente cinematografica che partiva dagli stessi presupposti ma che si sarebbe evoluta in una forma decisamente più critica nei confronti del sistema costituito. Tra i suoi protagonisti più noti è impossibile non citare Nagisa Oshima (Ecco l'impero dei sensi) e Shohei Imamura (The Insect Woman), quest’ultimo recensito su questo blog più o meno un anno fa. Fu proprio nell’ambito della Nuberu Bagu che si fece strada un giovane regista allora sconosciuto, Hiroshi Teshigahara (勅使河原 宏, 1927-2001).

venerdì 26 agosto 2011

Face of Another

“I am buried alive.”. Così dice Okuyama, il protagonista di “The Face of Another” (他人の顔, Tanin no kao, 1966), nei primi minuti del film.
Si riferisce al fatto che è costretto a portare perennemente delle bende sul viso per nascondere le ustioni che lo deturpano, causate da un non meglio precisato incidente sul lavoro.

Anche fuori contesto, come affermazione è molto forte. Sarà per questo che mi è rimasta in mente più di altre. Come forse la maggior parte delle persone di aspetto “normale”, non avevo mai riflettuto veramente su cosa può voler dire avere il volto sfigurato. Ovvero non avere più un volto e sentire il bisogno di nascondersi dagli sguardi altrui. È il viso che volgiamo al mondo, quindi ci identifichiamo nel nostro viso e il viso, inutile negarlo, è la prima cosa che guardiamo nel prossimo e che ci fa decidere all’istante se una persona ci piace o meno.
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