Nel corso della prima parte di questo speciale ci siamo
addentrati nella meandri della leggenda di Okiku, quell’affascinante
personaggio del folklore giapponese al quale la saga di Ring deve in qualche
modo la sua stessa esistenza. La vicenda di Okiku, uno dei fantasmi più celebri
e celebrati del paese, si tramanda ormai da diversi secoli (almeno quattro,
stando alle testimonianze giunte sino a noi), e nel corso del suo lungo cammino
i suoi contorni si sono più volte alterati, come è normale che avvenga quando
la sopravvivenza di una leggenda è affidata alla narrazione orale, lasciando
spazio a un incredibile numero di variazioni sul tema.
Abbiamo già descritto alcune di queste versioni qualche mese fa e tutte hanno in comune il finale tragico, quello che vede la giovane serva
Kiku gettata in un pozzo e lì abbandonata a una lenta agonia. L’assassino il
più delle volte è identificato in un samurai ribelle, Aoyama Tessan o Asayama
Tetsuzan, un uomo reso folle di desiderio a causa del suo amore non corrisposto.
In altre, rare occasioni si è preferita una soluzione più romantica, lasciando
al succitato samurai la più positiva parte del paladino della giustizia.
Comunque vadano le cose, Okiku trova una delle morti più terribili che si
possano immaginare e, com’è quasi superfluo sottolineare, lo spirito di
Okiku, una volta abbandonate le spoglie mortali che lo tenevano prigioniero,
si trasforma in un temibile onryō (怨霊),
un inarrestabile “terminator” vendicativo che non farà fatica a trovare la
strada di ritorno dal regno dei morti.