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sabato 3 settembre 2016

Ghost in the well

Nel corso della prima parte di questo speciale ci siamo addentrati nella meandri della leggenda di Okiku, quell’affascinante personaggio del folklore giapponese al quale la saga di Ring deve in qualche modo la sua stessa esistenza. La vicenda di Okiku, uno dei fantasmi più celebri e celebrati del paese, si tramanda ormai da diversi secoli (almeno quattro, stando alle testimonianze giunte sino a noi), e nel corso del suo lungo cammino i suoi contorni si sono più volte alterati, come è normale che avvenga quando la sopravvivenza di una leggenda è affidata alla narrazione orale, lasciando spazio a un incredibile numero di variazioni sul tema.
Abbiamo già descritto alcune di queste versioni qualche mese fa e tutte hanno in comune il finale tragico, quello che vede la giovane serva Kiku gettata in un pozzo e lì abbandonata a una lenta agonia. L’assassino il più delle volte è identificato in un samurai ribelle, Aoyama Tessan o Asayama Tetsuzan, un uomo reso folle di desiderio a causa del suo amore non corrisposto. In altre, rare occasioni si è preferita una soluzione più romantica, lasciando al succitato samurai la più positiva parte del paladino della giustizia. Comunque vadano le cose, Okiku trova una delle morti più terribili che si possano immaginare e, com’è quasi superfluo sottolineare, lo spirito di Okiku, una volta abbandonate le spoglie mortali che lo tenevano prigioniero, si trasforma in un temibile onryō (怨霊), un inarrestabile “terminator” vendicativo che non farà fatica a trovare la strada di ritorno dal regno dei morti.

venerdì 15 aprile 2016

Banchō Sarayashiki

A cosa si ispira la terrificante figura di Sadako? Quale oscuro mistero si cela dietro ad uno dei più vendicativi fantasmi del cinema giapponese? Questo è il momento di mettere per un attimo da parte lo speciale dedicato al Ring cinematografico per avventurarsi in una delle più affascinanti leggende della tradizione giapponese, una leggenda che, ormai da diversi secoli, fa tremare (e in parte anche sognare) intere generazioni. La leggenda di Okiku è una delle più antiche storie di fantasmi giapponesi di tutti i tempi, le cui origini risalgono a un tempo talmente remoto che il suo ricordo è andato perduto con il trascorrere dei secoli. Le prime testimonianze certe risalgono al 1741, anno in cui uno spettacolo intitolato Banchō Sarayashiki (番町皿屋敷, The Dish Mansion at Banchō) era in scena al teatro Toyotake-Za che, in ordine di importanza, rappresentava il secondo teatro dei burattini di Osaka (il più importante, il Takemoto-Za, sorgeva esattamente dal alto opposto della strada). 
Non è tuttavia escluso che il Banchō Sarayashiki fosse anche di molto precedente, considerato che il Bunraku ha caratterizzato un po’ tutto il periodo Tokugawa (1600-1867). D’altra parte non è un mistero che Chikamatsu Monzaemon (近松 門左衛門), uno dei più importanti autori di Kabuki e di Bunraku, fosse già attivo nel XVII secolo e i suoi lavori più celebri, The Love Suicides at Sonezaki (曾根崎心中, Sonezaki Shinjū, 1703) e The Love Suicides at Amijima (心中天網島, Shinjūten no Amijima, 1721), dimostrano, nel caso ce ne fosse bisogno, che l’interesse del pubblico era concentrato essenzialmente su storie di intensi amori dai tragici epiloghi e, in quanto a questo, il Banchō Sarayashiki non era davvero secondo a nessuno.
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