Visualizzazione post con etichetta Surrealismo. Mostra tutti i post
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giovedì 2 agosto 2012

Gloomy Semenov

Primi giorni di agosto immerso nell’implacabile caldo milanese. Le prospettive per questo mese che sta iniziando non sono le più allettanti: lavoro, lavoro e soltanto lavoro. Fortunatamente una buona parte dei miei concittadini ha già preso la via del mare e ciò mi permette, se non altro, di andare e venire dall’ufficio in tempi decenti, libero di sfrecciare a mio piacimento sulla Vigevanese, solitamente più simile ad un girone infernale che ad una semplice strada statale. Questo è uno dei vantaggi per chi, come me, sceglie di staccare la spina nei periodi dell’anno meno classici.
Purtroppo il caldo non è il miglior ingrediente per la realizzazione di buoni post. Le idee non mi mancano, intendiamoci. Quello che mi manca è la voglia (o la forza) di mettermi qui la sera a picchiettare sui tasti del mio laptop. Ad ogni modo mi ero ripromesso di non mollare e non ho intenzione di farlo proprio adesso che il mio blog ha iniziato, dopo oltre un anno di solitudine, a dare i suoi frutti in termini di followers. Non moltissimi per la verità, qualcuno potrebbe obiettare, ma per adesso mi va bene così: dopotutto non sono qui per collezionare followers come fossero figurine. Tra l’altro credo che il numero di followers (e il numero di commenti) vadano di pari passo con il livello di interesse che quello che si scrive riesce a suscitare. Di conseguenza sono io l’unico che può portare questo blog verso il successo o verso la rovina. Mi auguro davvero che si avveri la prima ipotesi, non tanto per la mera ambizione di divenire uno dei cosiddetti “influencer blogger” (non aspiro a tanto e nemmeno ne potrei sopportare le responsabilità), quanto perché credo sia più soddisfacente scrivere non solo per se stessi ma anche per gli altri. Sbaglio? Ditemelo voi… Ad ogni modo mi accorgo che mi sto perdendo in chiacchere. Oddio, a me le chiacchere piacciono anche, ma forse non sono queste le cose che cercano gli occasionali visitatori del mio blog (o si?).

giovedì 16 febbraio 2012

L'imitation du cinéma

"Tutto quel che faccio, è un modo di passare il tempo, nulla a che vedere con l'arte o la letteratura. E' un'attività particolare poco più eleborata di quella delle formiche e dei ragni. Non potrei immaginare per un solo istante che ciò che faccio è un lavoro. La parola lavoro mi fa orrore”. In questo modo descrive se stesso Marcel Mariën (1920-1993) poliedrico artista belga, allievo di René Magritte.
Poeta, saggista, filosofo, fotografo, storico, disegnatore, Marcel Mariën fu una delle figure più intriganti del movimento surrealista di André Breton, che "si fonda su visioni oniriche, sul recupero della prolifica immaginazione infantile, sulla malattia mentale come rivelatrice di verità, sull'abolizione della logica in favore dell'automatismo".
Per usare parole semplici, il surrealismo è un escamotage per materializzare qualunque fantasia, anche la più malata, confezionarla ad arte, metterci magari un bel fiocchetto, e spacciarla per qualcosa di talmente colto e geniale da non poter venire intesa che da pochi magnifici adepti. Ammetto che la mia affermazione possa sembrare riduttiva e sono certo che avrò fatto storcere il naso a qualcuno. D'altra parte lo confermano le parole dello stesso Mariën, che ho citato qui sopra in apertura di post, e sono certo che decine di artisti o pseudo-tali abbiano sposato il surrealismo proprio per non dover essere costretti a spiegare i propri lavori o per giustificare quelli venuti male.

giovedì 2 febbraio 2012

Violent Virgin

Koji Wakamatsu, (若松孝二,) non è un comune regista. Possiamo tranquillamente definirlo il maestro indiscusso del surrealismo giapponese: I suoi film sono una raccolta, spesso al limite delle comprensibilità, di parole, pensieri e immagini, messe insieme senza freni inibitori o scopi preordinati. Essi ci mostrano ciò che sta oltre il razionale, immagini nitide e reali ma accostate tra di loro senza alcun nesso logico apparente. Siamo di fronte a quella che definirei una “esperienza onirica visualizzata” e di questo, Koji Wakamatsu, che in mezzo secolo e più di carriera ha girato oltre cento film, è un maestro. Esperienza onirica spesso rappresentata da rapidi passaggi tra bianco e nero e colore, come a voler distinguere con questo piccolo artificio il sogno dalla finzione. Ma non aspettiamoci che vi sia una regola assoluta: in questo “Violent Virgin” (処女ゲバゲバ, Gewalt! Gewalt: shojo geba geba) del 1969, l’uso del colore intende inizialmente sottolineare il sogno, ma poi ad un certo punto il nostro si mette ad utilizzare i due sistemi in maniera assolutamente casuale, spiazzando completamente lo spettatore che, non senza fatica, sta già disperatamente cercando di dare un filo logico ad una trama che sembra non averlo. Con un trucco molto simile, il nostro regista ha cercato di distinguere il presente dal passato in quella piccola perla intitolata “Go Go Second Time Virgin, girata lo stesso anno di Violent Virgin e del quale ho già ampiamente parlato proprio qui non molto tempo fa).

mercoledì 28 dicembre 2011

Go Go Second Time Virgin

Mio padre si suicidò con la sua amante. Mia madre si suicidò quando avevo nove anni. So che le persone si amano e si uccidono. Ma perché mia madre si impiccò? Lo capii a dodici anni. Mia madre era solo triste e sola. Ha detto che avrebbe ucciso se stessa per la rabbia che provava per papà. Sembrava che fosse un doppio suicidio.

Riuscire a descrivere il degrado morale della società in poco più di un’ora. Metterci dentro solitudine, rassegnazione, violenza, abusi, immoralità, ferocia, sesso e  morte. Lo ha fatto Kōji Wakamatsu (若松孝二) con il suo Go, Go, Second Time Virgin (ゆけゆけ二度目の処女 Yuke Yuke Nidome no Shojo), girato in soli quattro giorni nel 1969, con un budget ridottissimo, su un set ristretto quale può essere il tetto di un palazzo di sette piani, uguale a tanti altri, nella periferia di Tokyo.
E’  su questo tetto che viene trascinata e stuprata da un gruppo di teppisti la nostra protagonista, Poppo (interpretata da Mimi Kozakura). Ma non è lo strupro la vera violenza che subisce Poppo. Lo strupro è solo un passaggio obbligato che si ripete nel destino della giovane. “E’ la seconda volta che vengo stuprata. Anche mia madre fu stuprata da una gang, e da quello stupro nacqui io” dice Poppo ad un certo punto.
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