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giovedì 22 settembre 2022

L’estetica di Kayako

Acconciatura tipica del periodo Heian
Impossibile introdurre colui che ha ideato e realizzato la saga di Ju-On senza prima un cappello iniziale sullo scenario che ha portato a quel fenomeno di massa di fine anni Novanta che conosciamo come “J-Horror”. In verità l’argomento lo avevo già affrontato marginalmente in passato e, sicuro, fu in occasione dello Speciale Ghost in the Well (se la memoria non m’inganna, forse anche da qualche altra parte), per cui una nuova introduzione dovrebbe tentare un approccio diverso, meno didascalico.
Anche perché nel corso di questi ultimi vent’anni il fenomeno è stato così tante volte analizzato e sviscerato in ogni suo aspetto che chiunque oggi, in Occidente, ha ormai imparato a riconoscerne le caratteristiche, amandolo o odiandolo. È tuttavia anche vero che, se provassi a fare delle domande in giro, otterrei per un buon 90% una definizione piuttosto vaga di “film con fantasma femminile, dedito alla vendetta, con veste bianca e lunghi capelli neri spettinati”. 

martedì 26 aprile 2022

Marebito

Si tratta forse di un particolare noto a pochi, ma in Giappone le fondamenta dell’estetica horror contemporaneo vennero gettate da Chiaki J. Konaka, scrittore e sceneggiatore giapponese noto per essere il creatore di Digimon Tamers e Ultraman Gaia, nonché per le sue opere ricche di elementi lovecraftiani (vedi anche il post del film recensito qualche tempo fa). Lo fece nel suo libro “Horā Eiga no miryoku: fondamentaru horā sengen” (The fascination of horror films: manifesto of fundamental horror), scritto con l'aiuto di Kiyoshi Kurosawa (il regista di "Kairo", 2001) e dell’animatore Akira Takahashi (padre degli anime City Hunter, Death Note, Inuyasha, ecc.). In quel testo, di cui parleremo in maniera più approfondita in un prossimo futuro, si sarebbe rivisto Takashi Shimizu, uno dei registi più iconici del cinema giapponese moderno. Cosa potrebbe saltare fuori da un incontro tra Shimizu e Konaka? E cosa potrebbe aggiungere a questo mix, già sufficientemente esplosivo, un nome leggendario come quello di Shin'ya Tsukamoto, padre del manifesto cyberpunk Tetsuo? La risposta ha otto lettere: Marebito.

giovedì 20 agosto 2020

Insumasu o ouu Kage

In occasione del 130° anniversario della nascita del Gentiluomo di Providence, colui che come nessun altro riesce a rendere insonni le mie notti da trent'anni a questa parte, il blog solleva la serranda e apre ufficialmente il programma della nuova stagione.
Migliaia, come minimo, saranno i blog che oggi faranno lo stesso in tutto il mondo, dai blog specializzati nella letteratura fantastica ai blog generalisti, a conferma che l'eredità culturale che Howard Phillips Lovecraft, pace all'anima sua, ha lasciato alle nuove generazioni è immensa. 
Non credo serva spendere troppe parole sul personaggio, considerato che, oggi più che mai, la sua opera è divenuta oggetto di venerazione. E non credo nemmeno di sbagliami troppo se affermo che almeno uno dei suoi racconti sia presente nelle case di tutti, spesso in posizione strategica. Occorre però forse ricordare che quello sconosciuto gentiluomo del New England morì in solitudine, senza un soldo e quasi completamente ignorato dai suoi contemporanei. Ma erano evidentemente altri tempi, e il mondo allora non era ancora pronto a sopportare la sua particolare concezione dell'orrore, orrore che oggi amiamo definire "cosmico", non tanto perché caratterizzato da un intero pantheon di creature divine o semi-divine (terrestri, extraterrestri o extra-dimensionali) che regolano il suo universo fantastico, quanto per il carattere "universale" delle sue visioni.
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