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mercoledì 19 febbraio 2014

Overlord (Pt.2)

Cruciverba del 2 maggio, 17 orizzontale, “Uno degli Stati Uniti”. Risposta: “UTAH”. Cruciverba del 22 maggio, 3 verticale, “Pellerossa del Missouri”. Risposta: “OMAHA”. Cruciverba del 27 maggio, 11 orizzontale, “Ma qualche pezzo grosso come questo ne ha rubato qualcuno a suo tempo”. Risposta: “OVERLORD”. Cruciverba del 30 maggio, 11 orizzontale, “Cespuglio che suscita reazioni infantili”. Risposta: “MULBERRY”. Cruciverba del 1 giugno, 15 verticale, “Divide il suo regno con Britannia”. Risposta: “NEPTUNE”.
Utah, Omaha, Mulberry, Neptune, ma soprattutto Overlord avevano attirato l’attenzione del controspionaggio inglese. Come era possibile che nomi in codice ritenuti segreti potessero apparire, in una sequenza così impressionante, all’interno dei cruciverba pubblicati proprio nei giorni precedenti lo sbarco in Normandia? Chi era quell’uomo che gli uomini del MI-5 (Military Intelligence, section 5) avevano di fronte? Un uomo qualunque o una spia al servizio dei nazisti? “Ma come faccio a sapere quali parole voi usate per i codici segreti e quali no?
I servizi segreti inglesi avevano purtroppo tutte le ragioni per essere sospettosi. Sempre più spesso in quegli anni erano venuti alla luce i più bizzarri stratagemmi che la rete spionistica di Hitler, la cosiddetta Abwehr, aveva messo in atto per ricevere informazioni dai propri uomini ben distribuiti sul territorio inglese, tra i quali figuravano decine di insospettabili cittadini, proprio come l’uomo che avevano di fronte. Negli anni tra il 1939 e il 1945, in tutta la Gran Bretagna comunicazioni per il Terzo Reich furono scoperte un po’ ovunque, su spartiti musicali, su tappi di bottiglia, su cartoline d’auguri. Messaggi sconvolgenti, scritti in alfabeto morse, erano stati scoperti nelle cuciture di alcuni abiti femminili. Punto, linea, punto, linea. Come distinguere un messaggio in codice da quella che sembrava essere una semplice imbastitura? Abiti destinati ai mercati di paesi neutrali dai quali, con le dovute attenzioni, venivano dirottati a Berlino.

venerdì 14 febbraio 2014

Overlord (Pt.1)

L’uomo aveva deciso di trascorrere quel tardo mattino di inizio giugno ai giardini pubblici, come era ormai sua abitudine consolidata da quando aveva deciso di condividere la sua vita con quel cucciolo. Era una splendida giornata e mai avrebbe potuto immaginare che, prima del calar della sera, dense nubi si sarebbero addensate sulla sua esistenza, scaraventando lui e il suo nome sulle prime pagine di tutti i giornali  con un’accusa tra le più infamanti. Cinquantaquattro anni, ex calciatore dilettante, ora professore in fisica, Leonard Sydney Dawe era un uomo schivo e timido, con un ristretto giro di pochi amici di lunga data che ormai da tempo non riusciva a frequentare più una o due volte l’anno. Conduceva una vita tranquilla, concedendosi nulla di più di qualche birra al pub, una volta alla settimana, dove amava trascorrere qualche ora a discutere di football con altri occasionali avventori, per poi ritirarsi nella sua abitazione al centro del piccolo paese di Leatherhead, nel Sussex.
Il professor Dawe solo all’apparenza era una persona qualunque. Nessuno dei suoi concittadini poteva immaginare che fosse proprio lui quel Leonard Sydney Dawe che tutti i giorni faceva impazzire i lettori del Daily Telegraph: milioni di persone ogni giorno tentavano inutilmente di risolvere i suoi complicatissimi cruciverba, i più complicati che mai s’erano visti prima, quei cruciverba che Leonard Sydney Dawe inventava ogni sera, nella penombra del suo salotto, e che gli permisero di ascrivere il suo nome nell’olimpo dei più geniali enigmisti di tutti i tempi.
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