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venerdì 30 maggio 2025

Mystics in Bali: tra mito e frattaglie volanti

Sono passati quasi dieci anni dallo speciale thailandese “Bangkok Haunted” e ancora sono convinto si tratti di una delle cose migliori che abbia mai pubblicato qui sul blog. E non parlo di scrittura (non ho mai pensato di scrivere particolarmente bene), ma del fatto che credo di aver tratto il massimo dal poco materiale cinematografico a mia disposizione (come scrissi allora, “il cinema tailandese è molto restio a rivelarsi per intero.”). 
All’epoca avrei voluto proseguire nell’esplorazione del cinema folk horror del sudest asiatico, ma avevo sempre altro da fare e, semplicemente, la cosa mi è passata di mente, riaffiorando solo nei momenti meno opportuni. Faccio ammenda con questo timido tentativo, partendo da un film indonesiano che omaggia la figura che all’epoca più di tutte aveva colpito la mia immaginazione: Leyak/Leak, detta anche Palasik o Kuyang (il nome varia nei tre principali gruppi etnici del paese e anche la grafia a volte cambia, benché l’indonesiano usi in gran parte l’alfabeto latino). Leyak altro non è che l’equivalente della thailandese Krasue, un essere che si presenta sotto forma di una testa femminile con appese delle interiora sanguinanti che vaga di notte alla perenne ricerca di donne incinte per succhiare il sangue dei feti o dei neonati (vedi qui). Queste premesse sul folklore sono necessarie, altrimenti lo spettatore che fosse del tutto a digiuno di questi temi rimarrebbe spiazzato e finirebbe per capire ben poco di quello che sta guardando. 

giovedì 25 marzo 2021

Hellebore: ricordo di antichi terrori

The Yuletide Special
Ultimamente, vagando senza una precisa meta per siti e blog stranieri, mi capita di incappare in cose davvero interessanti. C'è un intero mondo là oltre i nostri confini, come sapete, e spesso è solo la pigrizia che ci trattiene all'interno delle mura domestiche. Fortunatamente l'ostacolo della lingua inglese è perfettamente sormontabile, e ciò mi consente di spaziare alla grande nel world wide web (altre lingue non ne conosco, ma me ne faccio una ragione) così come spazio tra siti e blog italiani. Il vero problema è la vastità del mondo: pensare di poter seguire migliaia di siti o blog, quando faccio fatica a seguire con costanza quei quattro o cinque connazionali, mi mette l'ansia. Per fortuna non si tratta di un lavoro, e ciò mi permette di uscire dal mio giardino solo quando ne ho voglia e quando mi ricordo. Ed è stato proprio in una delle mie ultime peregrinazioni che sono incappato sul sito di questa "casa editrice" indipendente specializzata nell'horror popolare britannico. Il virgolettato su "casa editrice" è quasi d'obbligo, visto che non ci sono veri indizi che lo sia davvero. Il sito è piuttosto minimale e lascerebbe pensare più che altro a dei fanzinari. In effetti, la loro proposta è un magazine a periodicità variabile il cui tratto distintivo è un forte interesse per uno specifico argomento; realizzata in pratica da appassionati per altri appassionati.

martedì 12 gennaio 2021

La santona di Ponzano

Il grosso portone di legno cedette infine all'ennesima spallata del brigadiere. La fioca luce di quel gelido sole mattutino a fatica riusciva a far breccia nell'oscurità di quell'abitazione secolare. La voce dei due carabinieri, anch'essa, a fatica riusciva a rompere quel silenzio irreale, un silenzio che sembrava assorbire quelle pareti da un tempo incalcolabile. Il più anziano dei due conosceva bene quel tipo di situazione, avendola già sperimentata più volte in passato, ma non osò dire nulla: l'altro, sebbene arruolato nell'Arma non più di due mesi prima, lo avrebbe capito da solo. Il più anziano colse anzi l'occasione per mandare avanti il suo collega per primo, così che si facesse le ossa. Si scambiarono un paio di sguardi e giudicarono entrambi preferibile non indugiare ulteriormente. Torce alla mano, superarono rapidamente il modesto ingresso e si ritrovarono in un'ampia cucina, di quelle che solo persone di una certa età possono giudicare abitabili. Accanto a una stufa, spenta da chissà quanto tempo, un corpo semicongelato giaceva a terra, in una posizione tale che la morte sembrava non averlo nemmeno toccato. I due militari non parlarono. Il più giovane dei due si abbassò sul cadavere della donna, come a volersi assicurare meglio del suo stato; l'altro prese a curiosare in giro, partendo dalla credenza sulla quale era appoggiata una quantità impressionante di corrispondenza mai aperta.

sabato 22 aprile 2017

Art of the Devil

Long khong 2 (Art of the devil 3, 2008)
Come se la tradizione del Kuman tong non fosse già abbastanza angosciante, si crede anche che dalle sostanze che si sprigionano dal corpo del bambino durante la sua trasformazione in Kuman tong si ottenga un olio efficace per i legamenti d’amore (secondo altre fonti, quest'olio si può ottenere anche dal sangue della madre). Provate a digitare le parole “Nam Man Prai Oil” su internet e vi si spalancherà un mondo: a quanto pare sono moltissime le persone che credono ciecamente nella sua efficacia, e i prezzi possono lievitare fino a raggiungere cifre esorbitanti. Potere della suggestione?
Per attirare a sé la persona desiderata, l’olio va abbinato alla recitazione di mantra, ma occorre anche ingraziarsi lo spirito del defunto con delle offerte: in un certo senso, l’olio va “accudito” e blandito esattamente come si farebbe con un Kuman tong
Il Nam Man Prai Oil, se proprio non se ne può fare a meno, andrebbe sempre maneggiato in modo corretto e consapevole, e se si vorrà disfarsene bisognerà accertarsi di vuotarne il residuo in un corso d'acqua dopo aver pronunciato delle apposite formule di commiato. Sono molti i film che mostrano le tragiche conseguenze dell'uso incauto di questo “olio dei morti”: uno su tutti, il film antologico "Bangkok Haunted" (Bangkok Kill City, 2001) di Oxide Chun Pang e Pisut Praesangeam. In quello che per me è forse l’episodio meno riuscito del lotto, il secondo di tre, la giovane Pam apprende dalla sua vicina di casa dell’esistenza di un olio che rende irresistibili, e che scopriamo essere realizzato con il sangue di donne uccise proprio per realizzare la preziosa pozione. Pam, ignara di tutti i retroscena, se ne procura una boccetta, ma quando usa l’olio su Tim finisce per attirare su di lui l’ira dello spirito ivi contenuto...

giovedì 20 aprile 2017

Kuman Tong: Ghost Delivery

Kuman Tong (© Reuters)
Novembre 2010. In un tempio buddista di Bangkok vengono ritrovati i resti di oltre 2.000 feti umani conservati in sacchi di plastica. La polizia afferma di aver investigato a seguito di diverse lamentele relative a cattivi odori provenienti dalla camera funeraria del tempio e sospetta che i resti derivino da aborti praticati illegalmente (l’aborto in Tailandia è consentito solo se la gravidanza deriva da una violenza sessuale o se può mettere a rischio la vita della madre): un membro del personale del tempio avrebbe confessato di essere stato pagato da alcune cliniche per disfarsi dei resti. (Fonte: bbc.co.uk.) 
Sappiamo che le derive magico-esoteriche nel Buddismo, con il proliferare delle sette più diverse, non sono cosa rara, pertanto il sospetto più grande è che questi feti venissero conservati per essere trasformati in Kuman tong, gli spiriti-bambini della tradizione tailandese. Quanto avvenuto nel 2010 non sarebbe né il primo, né l’ultimo caso del genere. Parlare di Kuman tong significa immergersi completamente nell’oscuro mondo della magia nera. Un tempo, fra gli atti di magia nera più comuni nel sudest asiatico c’era la creazione di questi spiriti familiari, che venivano tramandati da una generazione all’altra perché servissero gli appartenenti alla stessa famiglia (un po’ come i famigli che, nella tradizione occidentale, sono i compagni delle streghe).

venerdì 29 aprile 2011

Susuk

Ho voluto vedere questo film perché la trama mi incuriosiva, ma in realtà ne parlo non tanto perché mi sia piaciuto, ma perché ha rappresentato l'occasione per sapere qualcosa del Susuk (o charm needles), pratica che non conoscevo.
Il Susuk, che appartiene alla cultura malesiana, consiste nell’inserire degli aghi d’oro nei tessuti del corpo (ad esempio nel mento) con la funzione di talismani, o in alternativa particelle di diamante, mercurio o altri metalli, e anche ingredienti naturali come frutti, foglie di betel, curcuma, ecc.. Il Susuk serve per proteggere da ferite e incidenti, perfino curare piccoli disturbi come i dolori alle articolazioni, ma soprattutto per accrescere la bellezza di chi lo porta e renderlo più attraente e desiderabile, oltre che per favorirne il successo. Il tipo di Susuk e la posizione dove praticarlo si scelgono in base al risultato che si vuole ottenere: ad esempio il Susuk “suara merdu” (mellifluous voice Susuk), una forma di Susuk ayat in cui ingredienti organici vengono inseriti nella zona sotto al mento, serve per migliorare la voce; chi vuole aumentare le proprie prestazioni sessuali può impiantarne uno nell’area pubica, ecc.

mercoledì 27 aprile 2011

Le tre madri

La storia delle Tre Madri comincia all'alba dell'XI secolo, quando tre sorelle crearono la pericolosa arte della stregoneria sulle coste del Mar Nero. Negli anni che seguirono, queste perfide donne vagarono per il mondo accumulando grandi ricchezze e poteri, e seminando morte al loro passaggio.
Nel tardo XIX secolo le donne commissionarono all'architetto italiano Emilio Varelli, che all'epoca viveva a Londra, di progettare e costruire per loro tre dimore, poste in tre luoghi diversi del mondo: Friburgo, Roma e New York. È da queste dimore che le Tre Madri dominano il mondo con il dolore, con le lacrime e con le tenebre. Un amico di Varelli, dopo aver trovato alcuni frammenti del suo diario, scritti in latino, ne fa un libro intitolato "Le Tre Madri": il libro inizia con la precisazione che quanto narrato è tutto reale, e in particolare che l'architetto scoprì troppo tardi la natura malvagia delle tre donne. Le case che egli ha progettato divennero dunque così corrotte che la terra dove erano costruite divenne mortifera e pestilenziale: uno sgradevole e agrodolce odore di malvagità pervade le aree circostanti ciascuna casa.

giovedì 14 aprile 2011

Stanze dal Libro di Dzyan

Le Stanze dal Libro di Dzyan costituiscono l'argomento principale del primo e secondo volume de La dottrina segreta (The secret doctrine), opera di teosofia in due volumi pubblicata nel 1888 da Helena Petrovna Blavatsky. La parte I del primo volume, intitolata Cosmogenesi, contiene sette stanze in versi ermetici e simbolici composte dalla Blavatsky, per ognuna delle quali l'autrice dedica, successivamente, un capitolo di commento in cui spiega i suoi stessi versi. Il secondo volume intitolato Antropogenesi ne contiene altre dodici, sempre seguite da un commento e da una interpretazione.
Le Stanze sarebbero state composte dalla Blavatsky interpretando il linguaggio iconografico di un presunto manoscritto tibetano molto antico, il Libro di Dzyan (o Libro di Dzan), che sarebbe servito come base sapienziale per la La dottrina segreta.
La Blavatsky descrive il manoscritto, di cui avrebbe avuto visione diretta, come un testo antico di migliaia di anni redatto in lingua Senzar e conservato in un luogo segreto del Tibet. Scritto «su foglie di palma, ma rese inalterabili al fuoco, all'acqua e all'aria mediante qualche processo specifico ignoto», il libro tratterebbe della cosmogenesi e dell'evoluzione dell'uomo fino alla distruzione di Atlantide.
Altri versi attribuiti al Libro di Dzyan sono stati pubblicati da Alice Bailey in A Treatise on Cosmic Fire nel 1925.
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