Visualizzazione post con etichetta Orizzonti del reale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Orizzonti del reale. Mostra tutti i post

lunedì 19 giugno 2023

Orizzonti del reale (Pt.38)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Chi tra di voi ha avuto modo di leggere l'articolo precedente, sa che conclusi dicendo che non sarebbe stato nelle mie intenzioni addentrarmi in considerazioni sui vari mezzi che l’uomo ha mai inventato per raggiungere la trascendenza. Affermai anche che la meditazione, non essendo un processo intellettuale, non può essere compresa con l’intelletto, ma si può soltanto farne esperienza. 
Per ricollegarmi a quanto detto, oggi apro con una piccola parentesi: Maharishi si distacca dalla tradizione buddhista e dai suoi Maestri perché non considera il desiderio come un ostacolo al progresso spirituale, bensì un mezzo essenziale per la sua completezza – il che gli valse l’accusa di voler incoraggiare l’edonismo e spiega, forse, la grande attrattiva generata da questo guru nei confronti dei Fab Four e di molte grosse celebrità degli anni ‘60 e ‘70. 

lunedì 5 giugno 2023

Orizzonti del reale (Pt.37)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Era il 2016 quando pubblicai il mio primo articolo su Timothy Leary. Gli approfondimenti su Terence McKenna sono più recenti, ma comunque datati, il che ha fatto sì che io sia ancora qui oggi, dopo diversi anni, a ripartire da queste due figure. Non dubito che questo possa diventare noioso, per qualcuno, eppure c’è ancora qualcosa da dire, anche perché credo di dover ancora dare un riscontro alle giuste osservazioni che nel tempo sono state fatte sotto forma di commento alle varie puntate di OdR
Spero mi perdonerete se, dopo tutto questo tempo, riprendere il filo del discorso sarà così difficile, per voi, tanto quanto per me lo sarà seguire un filo logico lineare e ineccepibile. In breve, Leary e McKenna menzionarono sette stati di coscienza, avvalorando la tesi che l’esperienza mistica sia causata da un funzionamento alterato del cervello; e poiché è risaputo che entrambi si siano ispirati alla mistica orientale, va detto che anche la Meditazione Trascendentale (MT), tra le altre, opera questa suddivisione in sette stati. 

lunedì 30 maggio 2022

Orizzonti del reale (Pt.36)

LA PRIMA PARTE SI TROVA 
QUI

Per comprendere il ragionamento di McKenna servirebbero molti dettagli in più di quelli che finora mi è stato possibile riportare, ma se vi state chiedendo lo scopo di questa lunga dissertazione, almeno questo sono in grado di chiarirlo. Ponendosi nel solco della tradizione dell’I Ching quale strumento di divinazione, McKenna tentò di dimostrare che se il “modello d’onda” da esso generato è una teoria generale del tempo valida, dovrebbe essere possibile dimostrare perché certi periodi o luoghi sono stati particolarmente ricchi di eventi che accelerano il progresso creativo verso la novità, ma anche dove e quando tali eventi potrebbero ripresentarsi in futuro. Per far questo era però indispensabile l’ausilio di un computer. Con l’aiuto del suo amico Peter Meyer, McKenna elaborò quindi un software chiamato Timewave Zero
I calcoli sono mostrati nell’Appendice del volume, e una descrizione più accurata è fornita nel manuale del software, ma in pratica si tratta dell’applicazione di una funzione matematica definita applicando una trasformazione frattale a una funzione lineare a tratti. L'ultima funzione è un'espressione di 384 "punti dati" (valori interi positivi) derivati dalla sequenza King Wen

lunedì 16 maggio 2022

Orizzonti del reale (Pt.35)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

L’I Ching, o Libro dei Mutamenti, è utilizzato in Cina fin dal 1000 a.C. circa e consiste di 64 esagrammi, o figure, di sei linee piene (-) o interrotte (- -), che si leggono dal basso verso l’alto e rappresentano categorie o archetipi universali che, se correttamente interpretati, possono far luce sul proprio fato. Alla base della filosofia taoista c'è la vita come movimento, mutamento; ma se il tempo è un processo in divenire, si compone anche di un numero finito di elementi distinti e irriducibili, 64, in relazione fra loro, come ad esempio il primo esagramma (6 linee continue), Ch'ien, il cielo, che esprime il principio maschile yang, e K'un (6 linee interrotte), la terra, che esprime il principio femminile yin. 
Gli esagrammi ricorrono sempre a coppie e il secondo membro di ciascuna coppia si ottiene invertendo il primo. In ogni sequenza ci sono otto esagrammi che se invertiti rimangono uguali. Nella sequenza King Wen questi otto esagrammi sono accoppiati con altri in cui ogni linea del primo esagramma diviene il suo opposto. Ma quale regola o principio governa le 32 paia di esagrammi della sequenza King Wen?

lunedì 2 maggio 2022

Orizzonti del reale (Pt.34)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

La dissertazione dei McKenna si sposta quindi sui meccanismi molecolari e biochimici del sistema nervoso: la funzione dei neurotrasmettitori e la loro probabile natura chimica, le somiglianze e le relazioni strutturali tra neurotrasmettitori e alcuni allucinogeni, le teorie che suggeriscono che i farmaci possono funzionare come falsi trasmettitori, le possibili origini endogene di alcuni tipi di disfunzioni enzimatiche (gli allucinogeni possono sorgere in modo endogeno). Ciò li porta a discutere del possibile ruolo della ghiandola pineale come meccanismo di regolazione del sistema nervoso e come causa o concausa dell'origine degli allucinogeni endogeni, per poi citare la questione dell'azione del farmaco nel sito del recettore, partendo dalla teoria di John R. Smythies di un possibile sito recettore dell'RNA o della ribonucleoproteina. La conclusione è un loro nuovo modello teorico, che si basa sull’assunto che tutto ciò che sperimentiamo come pensiero o coscienza ha la sua base fisica nei fenomeni quantomeccanici.

lunedì 21 marzo 2022

Orizzonti del reale (Pt.33)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Ora, seguendo l’esatta sequenza di argomenti di “Invisible landscape…”, è tempo di accennare anche al modello olografico, così in auge negli anni ’80 e ’90 (risale ad allora anche la maggior parte delle mie letture sull’argomento); d’altra parte, era allora un concetto ancora relativamente nuovo per il grande pubblico, che l’aveva scoperto presumibilmente con la visione di “Guerre Stellari”. Ricordate tutti, penso, come comincia il coinvolgimento di Luke Skywalker nella resistenza: dalla visione di un ologramma con l’immagine tridimensionale della principessa Leila che implora l’aiuto di Obi-Wan Kenobi. Come si ottiene un ologramma non è forse altrettanto noto. Lo scienziato ungherese Dennis Gabor scoprì come realizzarlo per caso, nel 1947, mentre cercava di migliorare il microscopio elettronico, usando la luce verde dello spettro di una lampada a vapori di mercurio, ma fu solo con la diffusione della luce laser negli anni ’60 (e di apposite lastre o pellicole olografiche) che la tecnica si poté perfezionare. 

mercoledì 9 marzo 2022

Orizzonti del reale (Pt.32)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Leggere McKenna è totalmente diverso da leggere Leary. Tanto quest’ultimo è discorsivo, vago ed evocativo quanto McKenna è avvezzo a snocciolare grafici, numeri e dati, per quanto non sempre accurati e tutt’altro che inoppugnabili. Va però detto, come è giusto che sia, che “Invisible landscape: mind hallucinogens and the I CHING” (1975) non è solo l’opera di Terence McKenna, ma anche del fratello Dennis, come lui etnobotanico e anche farmacologo. 
Quando appresero dell'uso sciamanico di una pianta contenente triptamina nella monografia antropologica dedicata a una tribù amazzonica, gli Jívaro, i McKenna erano già interessati alla dimetiltriptamina, o DMT, sia perché questa sembrava stimolare i centri linguistici del cervello, sia perché scatenava delle allucinazioni in cui era possibile incontrare forme molecolari danzanti (definite a volte delle “intelligenze insettoidi”) che sembravano forme di linguaggio visibile. Gli sciamani di quella tribù affermavano che la pianta inducesse uno stato di coscienza in cui veniva generata una sostanza viola fluorescente e che fosse proprio questa sostanza a consentire loro di operare la loro magia. 

giovedì 22 luglio 2021

Orizzonti del reale (Pt.31)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Alla domanda su che cosa siano queste entità (quelle che egli descrive come “gnomi” oppure “elfi”, vedi post precedente) McKenna non fornì mai una risposta univoca, limitandosi a fare delle ipotesi. La prima è che possano essere gli abitanti di un altro universo, una sorta di continuum parallelo che non è raggiungibile fisicamente, ma soltanto quando le droghe aprono una breccia, dissolvendo i confini con la nostra realtà. Per McKenna la droga, come il sonno, permette la dissoluzione dell’ego, e non è un caso che la DMT sia concentrata nel fluido cerebrospinale e che il suo ciclo di 24 ore, nella maggior parte delle persone, abbia il suo apice di concentrazione tra le 3 e le 4 del mattino, proprio quando ci si trova nella fase di sonno profondo (REM); la DMT quindi media la discesa nel sogno, e consente di scivolare in un sogno lucido che non è altro che il risveglio nel “tempo del sogno” degli aborigeni. 
Un’altra ipotesi è che queste entità siano degli elementi psichici autonomi sfuggiti al controllo dell’ego. Sarebbero parti di noi stessi che riconosciamo come tali solo quando ci troviamo in una condizione psichica estrema. Il loro aspetto è bizzarro perché l’archetipo che circonda la DMT è quello del circo o del luna park (abbiamo già detto che McKenna fu un lettore precoce di Jung e in questa ipotesi c’è un po’ di Jung e un pizzico di Freud, anche se McKenna non parla di sogni, paure, speranze e ricordi, non proprio). 

sabato 10 luglio 2021

Orizzonti del reale (Pt.30)

Terence McKenna (1946-2000)
LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Tra i protagonisti della cultura psichedelica che non ho ancora neppure menzionato, se non forse agli albori di Orizzonti del Reale, c’è Terence McKenna. Non ero sicuro, infatti, visto il particolare punto di vista del nostro, ovvero il suo modo di declinare la questione psichedelica, se fosse più opportuno parlarne qui oppure nell’ambito della serie dedicata alla questione femminile, Da donna a strega. Alla fine, per coerenza, ho optato per inserire la biografia di McKenna in OdR, ma sappiate che con questo abbiamo forse trovato il vero ponte che collega le due serie di post.
Biografia non è forse la parola corretta: McKenna visse sotto i riflettori, ma il suo privato è stato meno sensazionale di quello di Timothy Leary e, perlomeno su questa sponda dell’oceano, non ha avuto molta risonanza né è stato “vivisezionato” fino al più minuscolo dettaglio, di conseguenza se ne conoscono solo i fatti principali. Sarà interessante tracciare un parallelismo tra queste due figure: fu proprio McKenna a raccogliere il testimone dall’ex “uomo più pericoloso d’America”; definito il “Timothy Leary degli anni ‘90” ebbe, come il suo mentore, un forte impatto culturale, in particolare nella musica e nel cinema. 

martedì 11 maggio 2021

Orizzonti del reale (Pt.29)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Questo infatti ho più che mai odiato, aborrito e maledetto: questa soddisfazione, la salute pacifica, il grasso ottimismo del borghese; la prospera disciplina dell’uomo mediocre, normale, dozzinale.” (Herman Hesse, Il lupo della steppa)

Non potevo parlare così a lungo di Timothy Leary senza menzionare quello che possiamo indicare senza alcun dubbio come il suo più perfetto alter ego letterario e cinematografico: Harry Haller, il protagonista di uno dei più famosi romanzi di Herman Hesse, trasposto al cinema dal regista Fred Haines.
A quanto pare, durante la sua latitanza in Svizzera Leary discusse con il regista Fred Haines di una sua partecipazione a “Il lupo della steppa” (Steppenwolf): Leary avrebbe dovuto interpretare il ruolo principale, quello di Harry Haller, appunto. Ma come già sapete, se avete letto i post precedenti, Leary dovette lasciare la Svizzera su pressione del governo degli Stati Uniti perché persona non gradita, e così Haines dovette “ripiegare” su Max von Sydow; quando il film finalmente uscì, nel 1974, Leary si trovava già in carcere. Da cinefilo ammetto che ci è andata bene, anzi benissimo, tuttavia non mi sarebbe dispiaciuto vedere Leary alle prese con un personaggio uscito dalla penna di uno degli autori che più ammirava. 

mercoledì 18 novembre 2020

Orizzonti del reale (Pt.28)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Se si eccettua una piccola parentesi letteraria e cinematografica che è già scritta e pronta per essere pubblicata, il mio omaggio a Leary doveva terminare la volta scorsa. Tuttavia, tempo fa il buon Etrusco mi ha fatto riflettere sul fatto che ad alcuni di voi potrebbe interessare sapere qualcosa di più sulla sua dipartita. La sua morte annunciata fu un vero e proprio avvenimento mediatico, l’ennesimo della sua vita: attesa, strombazzata, e infine falsata e usata per fare sensazionalismo. Ma andiamo con ordine.
Come detto la scorsa volta, Leary fu testimone della nascita della cultura cibernetica e ne fu entusiasta (il suo libro “Caos e cibercultura” del 1994 è piuttosto famoso); ciò che forse non tutti sanno è che egli non solo si interessò di realtà virtuale fondando una Software House (la Software House Futique Inc., che sviluppò tra gli altri il videogame Mind Mirror, oggi di pubblico dominio), ma fu uno dei promotori della fantascienza Cyberpunk e socio, dal 1988, di due organizzazioni criogeniche: fu la prima celebrità ad aderire alla Alcor (Alcor Life Extension Foundation), fondata nel 1972 e tuttora in attività, per poi passare alla CryoCare.

venerdì 6 novembre 2020

Orizzonti del reale (Pt.27)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Secondo la versione ufficiale, il Bureau aveva già agenti dislocati in Afghanistan per investigare sul traffico di droga che la Confraternita conduceva nel paese (esportando acido e importando hashish), e stava tenendo d’occhio le carte di imbarco e di sbarco di tutti i cittadini americani, e fu così che scoprì la destinazione di Leary ben prima del suo arrivo. Il Bureau sapeva bene che poiché l’Afghanistan, come la Svizzera, non aveva mai firmato un trattato di estradizione con gli USA, se il fuggiasco fosse riuscito a sbarcare sul suolo afghano non avrebbe più potuto rimpatriarlo, perciò quando l’aereo atterrò all’aeroporto di Kabul prese in consegna Leary e la sua compagna mentre si trovavano ancora fisicamente a bordo; in seguito, proprio per via di questo escamotage, il suo avvocato parlerà di “sequestro” e cercherà inutilmente d’invalidare l’arresto. 
Secondo un’altra versione, i due riuscirono invece a sbarcare a Kabul, ma vennero presi in consegna da alcuni dipendenti dell’Ambasciata travestiti da agenti dell’immigrazione e portati in quello che dissero essere il quartier generale della polizia, dove gli vennero confiscati i passaporti. Confinato in un hotel con la compagna per alcuni giorni, Leary chiese l’assistenza di un legale e la restituzione dei passaporti, ma gli venne detto che questi erano ormai in possesso delle autorità americane e che la sua presenza nel paese non era gradita. 

martedì 13 ottobre 2020

Orizzonti del reale (Pt.26)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Quello che dirò da ora in avanti sarà forse meno interessante, perché si tratta di fatti che più o meno potete trovare esposti sul web ovunque, anche in maggior dettaglio. Tuttavia, giacché sono arrivato fino a qui con la storia di Leary, credo che sia giusto anche portarla a termine. 
Dunque, prima di cominciare la panoramica delle sue opere, avevamo lasciato il nostro alle prese con la fine dell’esperimento Concord, con lo sfratto da Millbrook e con il lento ma inesorabile distacco dall’amico Richard Alpert. Ho già accennato all’arresto di Leary avvenuto a Millbrook durante un’incursione notturna dei federali nell’aprile del ’66, ma non fu quello il primo dei suoi guai con la legge. 
Nel 1965, di ritorno con la famiglia dal Messico, la sua macchina viene fermata alla frontiera e i doganieri trovano della marijuana addosso a sua figlia Susan. Leary viene incriminato e condannato a 30 anni di prigione, ma presenta un ricorso basato sulla presunta incostituzionalità del Marijuana Tax Act: vincerà la causa nel ‘69. 
Poco prima però, alla fine del ’68, viene arrestato di nuovo a Laguna Beach, in California, dove si è trasferito l’anno prima. Inizia un contenzioso legale che si conclude nel ’70 con la sua condanna a 10 anni di prigione per il possesso di due mozziconi di sigaretta di marijuana, cui in seguito vengono aggiunti altri 10 anni (dei 30 originari) per l’arresto del ‘65. 

domenica 13 settembre 2020

Orizzonti del reale (Pt.25)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Nella sua vita Leary ebbe numerosi detrattori, ma il suo nemico numero uno furono i media. Molti degli attacchi che la stampa gli rivolse negli anni ’60 si basavano sul fatto che molti psichiatri provavano una vera avversione per LSD, mescalina e psilocibina; di conseguenza, la stampa definiva queste sostanze senza mezzi termini delle “armi biochimiche” in grado di scatenare sintomi psichiatrici più o meno gravi come ansia, depressione, confusione, paranoia, psicosi. A volte tuttavia erano attacchi più subdoli, perché il giornalista di turno riportava opinioni o commenti fuori contesto. In particolare, spesso s’insinuò che, a dispetto della sua immagine da istituto di ricerca “serio”, l’IFIF (International Federation for Internal Freedom) non fosse altro che una copertura per favorire il libero scambio di droghe. 
Nel 1966 l’IFIF cambiò nome in League for Spiritual Discovery (prestate attenzione all’acronimo!), e quando verso la fine dell’anno lo stato della California rese l’LSD illegale, dando il là ad altri stati che ne seguirono l’esempio, Leary ne chiese l’iscrizione all’elenco delle religioni organizzate dello stato di New York. Benché avesse dichiarato che non avrebbero ammesso nuovi membri oltre agli attuali 360, al grido di “Start your own religion!” (*) Leary invitò le persone a creare dei gruppi similari perché la libertà di culto garantita dalla legge gli consentisse di continuare a utilizzare l’LSD in qualità di “sacramento” della loro Chiesa. 

mercoledì 26 agosto 2020

Orizzonti del reale (Pt.24)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Con le mie divagazioni e con la chiusa dello scorso post devo aver dato l’impressione che non ci sia più un granché da dire a proposito di “The Politics of Ecstasy”, ma in realtà non è così. Diciamo che pagina dopo pagina il libro diventa più scorrevole e dà l’occasione per fare qualche altra riflessione, il che richiederà il ricollegarsi (di nuovo) ad altri scritti di Leary. È il caso delle due interviste riportate nei capitoli 7 e 11, rilasciate nel 1966 a Playboy e al Realist e pubblicate nelle rispettive edizioni di settembre. 
A mio parere sono entrambe interessanti ma la prima delle due, per due motivi, è anche molto controversa. Il primo motivo riguarda il punto dove Leary definisce l’LSD, oltre che una sorta di panacea per impotenza e frigidità, una cura per l’omosessualità, all’apparenza basandosi su quanto detto da Allen Ginsberg a proposito del fatto di aver cambiato orientamento sessuale dopo aver preso a fare sedute regolari di LSD. Un’affermazione che resta lì, come incisa sulla pietra, ma che ebbe modo di rimangiarsi qualche anno più tardi. Prendiamo ad esempio ciò che scrisse, nel 1988, in “Musings on Human Metamorphoses”:

martedì 9 giugno 2020

Orizzonti del reale (Pt.23)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Le virtù del Dharma, dicevo in chiusura dello scorso articolo, si sono affievolite, e l’umanità brancola nel buio dell’ignoranza, della diffidenza, della corruzione e del declino spirituale. L’Induismo chiama l’era oscura che stiamo vivendo Kali Yuga. Se ho utilizzato questa immagine “orientaleggiante” è perché furono molte le personalità del tempo a mostrare interesse per l’Induismo e il Buddhismo. La più importante di queste fu senz’altro Richard Alpert. Durante il suo soggiorno in India, Alpert assunse un nuovo nome, con il quale nei decenni successivi divenne noto come uno dei più importanti maestri spirituali delle discipline orientali in Occidente: Ram Dass (cioè “servo di Dio).
Forse l’ho già accennato in precedenza, ma anche Leary si lasciò affascinare dall’Oriente e molta della sua teoria è ispirata a queste due religioni (sebbene considerasse il Buddhismo più una filosofia che una religione vera e propria, una posizione un po’ ingenerosa ma abbastanza diffusa). Per esempio, chi ha letto il post che ho dedicato a “Il Gran Sacerdote” sa che all’inizio di ogni capitolo del libro è riportato un esagramma tratto da I Ching, il Libro dei Mutamenti. Inoltre, non è difficile ricondurre la sua definizione di vita come “the game”, il gioco, al “lila” dei Veda, quello che cambia (e di parecchio) è il significato: il lila è l’universo come gioco, manifestazione divina, un’”azione senza azione” spontanea, senza tensioni o conflitti.

giovedì 28 maggio 2020

Orizzonti del reale (Pt.22)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Nel primo capitolo di “The Politics of Ecstasy”, “The Seven Tongues of God”, Leary afferma che fu la sua prima esperienza a Cuernavaca a fargli comprendere fino in fondo le infinite potenzialità del cervello umano, che i funghi sacri attivano a livello cellulare: la descrive come l’esperienza religiosa più profonda della sua vita, che gli permise di raggiungere vette mistiche paragonabili a quelle riportate dai santi e dai mistici, dagli sciamani e dai guaritori. Lui però, sebbene in molti l’abbiano definito un guru, non era un mistico né un santo, perciò affermò che aveva deciso di parlarne con il suo linguaggio e la sua esperienza da scienziato (vedremo poi, nel prossimo articolo, come questa premessa non si sia mai realizzata appieno, né in questa né in altre sue opere).
Non c’è alcuna contraddizione in questo. Se il ritratto delle religioni istituzionalizzate che esce dal libro non è dei migliori, la Psicanalisi e la Psichiatria non ne vengono fuori molto meglio; ma anche se, parole sue, religione e scienza si basano sulla paura e l’ignoranza dei “fedeli”, cui offrono con risposte parziali e spesso fallaci solo “distrazione, protezione illusoria, conforto narcotico”, entrambe in fondo non fanno altro che cercare di dare una risposta ai grandi quesiti esistenziali che l’uomo si pone dalla notte dei tempi; la religione con le sue diverse confessioni, e la scienza con le sue numerose branche che si propongono di sondare l’infinitamente grande, l’infinitamente piccolo e… l’Insondabile: Astronomia, Fisica, Cosmologia, Paleontologia, Biochimica, Genetica, Anatomia, Fisiologia, Neurologia, Epistemologia, Sociologia, Psicologia, Psichiatria, eccetera.

martedì 21 maggio 2019

Orizzonti del reale (Pt.21)

Ronald Stark
LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Mettiamola così: nessuna delle sostanze che smerciavano veniva considerata da Leary pericolosa per la salute. Tuttavia, l’illegalità richiama altra illegalità, perché il denaro proveniente da attività illecite dev’essere “ripulito” prima di poter essere speso, il che in seno al gruppo costituiva la principale occupazione di Bill Hitchcock. Hitchcock riciclò gran parte dei fondi trasferendoli prima nel paradiso fiscale delle Bahamas e poi in Svizzera e nel Liechtenstein, ma a partire dal 1969 alcuni gravi avvenimenti concorsero ad allontanarlo dal gruppo.
Innanzitutto, la dogana statunitense fermò un commesso viaggiatore che trasportava denaro riciclato dalla Svizzera e questi, in preda al panico, fece il nome di Hitchcock; in seguito, Hitchcock e lo stesso proprietario della banca persero molto denaro in operazioni finanziare dubbie, e a quel punto a Bill non restò che tornare a Millbrook e trovarsi un legale per difendersi dalle accuse di evasione fiscale, frode e illeciti vari.
Ma nel 1969 la Confraternita aveva già perso un altro dei suoi elementi principali, quel John Griggs che aveva invitato Leary e i suoi seguaci a Laguna beach e che li aveva poi seguiti a Idylwild. Quando Griggs morì, si disse che aveva sbagliato a calcolare la sua dose di pillole di psilocibina; Leary, invece, sostenne che Griggs avesse comprato quelle pillole sul mercato nero di Los Angeles e si disse certo che ci fossero agenti federali pagati per smerciare di nascosto droghe adulterate con veleno nell’ambiente della Controcultura e incolpare i suoi membri di queste attività.

giovedì 9 maggio 2019

Orizzonti del reale (Pt.20)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Lo scorso articolo si è chiuso con Leary e Alpert felicemente trapiantati nella tenuta di Millbrook, la Mecca della Psichedelia. Tutto questo era però destinato a finire entro il 1966. Molti dei “pellegrini” in visita a Millbrook erano disposti a pagare bene per il loro trip e facevano molta pubblicità all’attività del gruppo, esponendolo alle ritorsioni della Buoncostume. E difatti, l’FBI effettuava numerose incursioni e arresti, spesso con accuse pretestuose, finché tutta questa attenzione indesiderata non spinse i capifamiglia degli Hitchcock a sfrattare i loro famosi inquilini.
Leary ne fu in qualche modo sollevato, perché la vita a Millbrook non era tutta rose e fiori, caratterizzata com’era da liti e contrasti tra le varie fazioni che nel tempo si erano formate al suo interno. Persino lui e Alpert finirono per separarsi per via della loro visione contrastante della questione spirituale: se quest’ultimo asseriva che il cambiamento interiore cominciasse e finisse all’interno, Leary lo vedeva invece come il primo passo di un’evoluzione che doveva riguardare la società intera. Il significato del motto Accenditi. Sintonizzati. Lasciati andare [Distaccati] (“Turn on, Tune in, Drop out” [1]) e del concetto di Politica dell’Estasi (“Politics of Ecstasy”), che avrebbero dato il nome a due sue famose opere, sta proprio in questo. Leary si cimentò dapprima in un inconcludente dibattito sull’LSD promosso da una Commissione Parlamentare guidata dal senatore Ed Kennedy, per poi concludere, ispirato dal guru dei media Marshall McLuhan, che era forse meglio divulgare le basi del suo pensiero direttamente alle masse con quelli che oggi chiameremmo senza mezzi termini dei veri e propri slogan pubblicitari. Erano molto lontani i tempi in cui Leary avrebbe affidato le sue speranze ai computer e alla cybercultura, ma bisogna dire che oggi ciò che si ricorda maggiormente di lui, spesso senza averli compresi a pieno, sono proprio i suoi “mantra” e le sue frasi a effetto.

venerdì 14 dicembre 2018

Orizzonti del reale (Pt.19)

Timothy Francis Leary (1920–1996)
LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Il suo primo “viaggio” fu per Leary come morire e poi rinascere. L’esperienza lo sconvolse al punto da convincerlo che l’LSD fosse la cura adatta a malattie che recenti scoperte scientifiche attribuivano ad alterazioni biochimiche, come la schizofrenia, una cura efficace per l’alcolismo, ma anche uno stimolo creativo e un mezzo per progredire nell’esperienza mistica. Occorre tenere a mente una cosa: Leary immaginava la società e i suoi prodotti (economia, politica, religione) come un grande organismo basato su stati di consapevolezza condivisi da tutti i suoi membri, i cui conflitti e difetti derivano da disfunzioni di origine neurologica, pertanto il progresso della società sarebbe stato possibile solo tramite il progresso mentale e spirituale dei singoli. In tal senso, sarebbe stato auspicabile somministrare l’acido a quante più persone possibile per guidarle sui sentieri della pace, dell’amore e dell’illuminazione. 
Si stima che il Progetto Psilocibina, che comprendeva ministri del culto, teologi e psicologi religiosi, tenne circa quattromila sedute con membri della Facoltà e volontari esterni, ma proprio perché aperto a tutti si attirò numerose critiche, in parte anche interne allo stesso movimento psichedelico. Nel tempo si creò una frattura con coloro, Huxley in testa, che pur essendo favorevoli all’uso terapeutico dell’acido come cura biochimica per la schizofrenia, ritenevano che il sentiero dell’illuminazione non potesse essere percorso da tutti, e perciò che l’LSD dovesse essere tenuto fuori dalla portata dalle masse.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...