Nel 1967 la poetessa e scrittrice tedesca Renate Rasp (1935-2015) pubblicò il suo romanzo d’esordio
“Kuno. Un figlio degenere” (Ein ungeratener Sohn), che comparve in Italia l’anno seguente per
Mondadori nella traduzione di Bianca Cetti Marinoni come “Un figlio degenere”. Da quel momento
l’opera, molto criticata in patria, qui da noi venne presto dimenticata, finché quest’anno la piccola casa
editrice indipendente Storie Effimere non ha deciso di recuperarla e di proporla, in una nuova traduzione
a opera di Silvia Amalia di Cocco, con il suo titolo originale, per esteso.
Piccolo inciso: il catalogo di
Storie Effimere mi sembra molto interessante e non escludo che si torni a parlarne da queste parti. Fine
dell’inciso.
A quasi un anno di distanza dal post dedicato a un libro di Anna Seghers torno a occuparmi di letteratura
tedesca, la quale - non tanto imprevedibilmente - si rivela ricca di gemme nascoste, come questa - anche
se, a essere onesto, non sono del tutto stupito che il libro non abbia trovato tra i suoi lettori un gran
numero di fan, perché la storia è davvero scioccante e difficile da digerire.
