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venerdì 27 settembre 2024

Fuori Speciale: gli zombi tra di noi

“Fuori speciale” è una serie di articoli che vengono scritti di getto nel periodo di pubblicazione dello speciale “La grande abbuffata”. Pur non essendone parte integrante, ciò che viene qui trattato ruota intorno all’argomento principale senza spezzarne il filo logico. Si tratta, in estrema sintesi, di piccoli approfondimenti che non hanno trovato posto nella struttura principale. “Fuori speciale”, in uscita tutti i venerdì, non è una lettura necessaria alla comprensione degli articoli de “La grande abbuffata” (che usciranno invece il lunedì), è viceversa una lettura che può essere ignorata o rimandata, a vostro piacimento. 

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Un appassionato di cinema horror degno di questo nome ha certamente un rapporto di odio-amore con gli zombi, nel senso che ogni volta che ne viene presentato uno nuovo si precipita al cinema (o sulla piattaforma) per gustarselo, pur nella consapevolezza che l’entusiasmo iniziale si trasformerà ben presto in una drammatica incazzatura. 
Questo perché, diciamocelo, non ci sono più i film di zombi di una volta. O, per meglio dire, il 99% delle nuove proposte non sono altro che riproposizioni di uno schema visto e rivisto, riproposizioni delle quali avremmo potuto benissimo fare a meno se solo non fossimo stati così stupidi da farci calamitare per l’ennesima volta dal fascino che quegli abomini ritornati dalla morte esercitano su di noi. Ed è un fascino che difficilmente altre creature dell’horror moderno sono in grado di generare. 

lunedì 23 settembre 2024

La Grande Abbuffata: scorpacciate da paura (Pt.1: zombi)

La gola è il quinto vizio o peccato capitale e per gravità precede l’accidia e la lussuria. E a giudicare da quante favole o fiabe narrano di esseri puniti per la loro ingordigia, ha sempre colpito molto l’immaginazione umana. Nell’horror, è lo zombi la creatura che più di tutte correliamo all’idea di voracità. Nel folclore lo zombi appartiene alla tradizione coloniale haitiana, e indica semplicemente una persona soggetta al controllo mentale del bokor, il sacerdote, che ne detiene il “corpo astrale”, mentre il suo “cadavere” continua a vagare sulla terra per essere sfruttato come schiavo per i lavori più faticosi e degradanti; mentre il termine zombi, esistente in alcuni dialetti del Niger e del Congo, deve la sua diffusione a William Buehler Seabrook, un giornalista vissuto a cavallo fra '800 e '900, che lo utilizzò nel suo libro “The Magic Island” (ne abbiamo parlato qui), uno dei suoi incredibili racconti di viaggio. 
I primi film di zombi li rappresentavano proprio così, come vittime del voodoo, inermi davanti a forze aliene incontrastabili e che vengono usate dagli indigeni come forma di vendetta o riscatto sociale. 

martedì 5 settembre 2017

George of the Dead

La prolungata chiusura estiva del blog ha lasciato numerosi strascichi, come potete ben immaginare. Mi sono lasciato indietro molte cose di cui avrei voluto parlare. Mantenere un blog non è solo osservare una programmazione standard, che cerchi di seguire e proseguire ciò che si è iniziato, bensì assecondare la scrittura "di pancia" che, proprio come in un diario, vorrebbe che le emozioni di un preciso istante possano liberarsi. Uno degli impulsi che a stento non mi ha fatto ribollire il sangue nelle vene è esploso di schianto un pomeriggio di metà luglio, solo un paio di giorni dopo la discesa del mio provvisorio sipario: era la notizia della scomparsa del buon vecchio zio George.
Ormai sono trascorsi quasi due mesi da quell'infausto giorno, ma mi piacerebbe lo stesso dedicare due parole al regista che, forse più di ogni altro (anzi, senza forse), ha rivoluzionato la logica del cinema dell'orrore.
Inizio a scrivere questo articolo senza aver ben chiaro fino a che punto potrò spingermi senza apparire noioso e melenso. Su George Andrew Romero è già stato scritto di tutto, specialmente (e inevitabilmente) nelle ultime settimane. Cosa mai potrei aggiungere?

lunedì 25 maggio 2015

William Buehler Seabrook (Pt.1)

William Buehler Seabrook (1884-1945) è stato uno dei personaggi più controversi vissuti a cavallo fra il XIX e il XX secolo, un giornalista arguto ma, soprattutto, una sorta di moderno Marco Polo i cui resoconti di viaggio ebbero un incredibile successo e sono tuttora oggetto di culto.
Amante dell'avventura, curioso fino all'estremo, Seabrook incarnava il tipico, irriducibile avventuriero che, per pura sete di conoscenza, sfidava il pericolo e oltrepassava (poi vedremo meglio come) i limiti tra normale e a-normale, lecito e illecito.
Seabrook fu inoltre uno sfrenato edonista. Alcolista, consumatore abituale di alcol e droghe, sadico che (leggenda narra) non si separava da frustini e catene nemmeno quando viaggiava, fu anche un essere umano dalle molte ombre. Senza per forza volerne fare un’apologia, ma nemmeno demonizzarlo, non posso negare che ammiro il suo spirito inquieto e indomito ed è proprio questo che oggi, a quasi settant’anni dalla sua scomparsa, avvenuta nel 1945, voglio ricordare.
Il nostro nacque nel 1884 nel Maryland, a Westminster e, se si eccettua una parentesi come pubblicitario e una come guidatore di ambulanze nell’esercito americano di stanza in Francia durante la Prima Guerra Mondiale (che gli valse una medaglia), si occupò sempre di giornalismo, dapprima come caporedattore dell’Augusta Chronicle e poi come giornalista presso il New York Times. I suoi racconti di viaggio venivano telegrafati in patria a riviste come Vanity Fair, Cosmopolitan e il Reader's Digest e poi venivano raccolti in volumi che, immancabilmente, diventavano dei best seller.
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