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mercoledì 5 aprile 2017

Nang Nak

Sono stato a lungo combattuto sull’opportunità di iniziare questo speciale proprio da questo punto anziché, come sarebbe tecnicamente più ovvio, da una introduzione generale sul mondo degli spiriti tailandesi. In realtà, ho riflettuto, sarebbe inopportuno o quantomeno sciocco girare eccessivamente attorno a un argomento che è fondamentale nell’economia di questo speciale.
Cominciamo quindi questa avventura dalla vicenda di Mae Nak, senza ombra di dubbio una delle più note della tradizione tailandese. Credo di non sbagliarmi sostenendo l’ipotesi che non esista un solo tailandese adulto che non la conosca a memoria e che non ne sia allo stesso tempo affascinato e terrorizzato. Il nostro obiettivo oggi è quello di cercare di comprendere i motivi per i quali la leggenda legata a un fantasma femminile possa essersi elevata, nel corso di decenni, alla più rappresentativa espressione della cultura popolare di un intero paese. Sono certo di poter anticipare sin da ora che sono almeno due gli aspetti che, convergendo nella figura di una donna-fantasma allo stesso tempo temuta e ammirata, hanno realizzato questo fenomeno: da una parte il substrato di credenze religiose, incredibilmente espressive, radicate nella tradizione locale, dall’altro il significato dualistico della figura femminile stessa, portatrice di vita attraverso il proprio grembo e simbolo di morte attraverso la violazione di un tabù divino e attraverso l’inquinamento del sangue.

lunedì 3 aprile 2017

Bangkok Dangerous

È praticamente impossibile affrontare un discorso coerente sul cinema thai senza fare alcun riferimento agli avvenimenti storici che hanno drasticamente segnato, tra le tante cose, il punto di rottura tra la old e la new vawe del cinema tailandese. Sto parlando della grave crisi economica il cui momento più delicato, per le economie del Pacifico, arrivò mercoledì 2 luglio 1997, giorno in cui le autorità di Bangkok decisero di slegare il "baht" tailandese dal dollaro americano. 
Una decisione inevitabile, dopo i ripetuti attacchi speculativi che avevano costretto la Banca centrale a sacrificare, nella difesa della moneta, più di quattro miliardi di dollari in un mese. Le ragioni della crisi finanziaria più grave nella storia del continente asiatico sono da ricercare nella crescita tumultuosa e disordinata vissuta dalla Tailandia nel decennio precedente, nel corso del quale i flussi di capitale dall'estero avevano favorito un aumento incontrollato degli investimenti, finanziati esclusivamente con l'indebitamento, e un boom indiscriminato del comparto immobiliare. È una storia che vi ricorda qualcosa? 
Quando poi, infatti, i nodi vennero al pettine, la moneta tailandese finì sotto pressione, con i risultati che sappiamo. I tentativi di difendere la moneta, prima attraverso il ricorso alle riserve di valuta, poi mediante svalutazioni sempre più incontrollate e il rialzo dei tassi di interesse, non ebbero seguito alcuno se non quello di spingere nuovi speculatori ad approfittare dell'ulteriore debolezza della divisa e a provocare il fallimento di moltissime aziende. Le conseguenze, nello scenario orientale, furono più o meno le stesse che anche noi siamo abituati a conoscere bene: levitazione dei tassi di interesse, taglio della spesa pubblica e aumento della pressione fiscale. Risultato? Calo dei consumi, disoccupazione… le solite cose. 
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